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Cause licenziamento dipendente pubblico

21 ottobre 2018


Cause licenziamento dipendente pubblico

> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 ottobre 2018



Spesso si pensa che non sia possibile licenziare un dipendente pubblico. In realtà non è così e, anzi, di recente sono state introdotte delle norme che specificano una serie di ipotesi in cui si può licenziare il dipendente pubblico che ponga in essere gravi comportamenti.

Siamo spessi portati a pensare che chi riesce ad essere assunto alle dipendenze di una pubblica amministrazione non possa essere licenziato. In realtà i dipendenti pubblici, al pari di qualsiasi dipendente privato, possono essere licenziati con le stesse motivazioni per le quali è possibile licenziare un lavoratore dipendente di azienda privata. È vero, tuttavia, che ci sono delle diversità di trattamento. Sono, ad esempio, diverse e più forti le tutele offerte dalla legge al lavoratore pubblico in caso di licenziamento illegittimo. Diverso è anche il procedimento disciplinare che l’amministrazione pubblica deve seguire se vuole contestare al dipendente pubblico un comportamento inadempiente. Di recente la legge ha introdotto cause di licenziamento dipendente pubblico specifiche e tassative. Si sono ripetuti negli ultimi tempi, infatti, casi di dipendenti pubblici che timbrano il cartellino e poi escono a fare la spesa, vanno in palestra, etc. Inoltre si è diffuso un forte sentimento di protesta contro le inefficienze di molti dipendenti pubblici. Proprio per dare un segnale la legge ha dunque stabilito queste ulteriori ipotesi di licenziamento.

Chi sono i dipendenti pubblici?

Innanzitutto è bene chiarire chi sono i dipendenti pubblici a cui si applica la nuova normativa sui licenziamenti. La domanda può sembrare scontata ma non è affatto così. La presenza pubblica, infatti, va ben al di là di quelle che sono le pubbliche amministrazioni (Ministeri, Comuni, Regioni, Province, Inps, Inail, etc.) in quanto gli enti pubblici sono proprietari di molte società che, dal punto di vista giuridico, sono inquadrate come società private.

La legge [1] stabilisce che le norme sul lavoro pubblico si applicano ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche, ossia, tutte le amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative, le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo, le Regioni, le Province, i Comuni, le Comunità montane, e loro consorzi e associazioni, le istituzioni universitarie, gli Istituti Autonomi Case Popolari, le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni, tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali, le amministrazioni, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale, l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN), Agenzie pubbliche ed il CONI.

Che cos’è il licenziamento?

Con il licenziamento la pubblica amministrazione, al pari di una qualsiasi azienda privata, estromette il dipendente dall’ente e termina il rapporto di lavoro. Comunicato il licenziamento al lavoratore, le parti non sono più legate da alcun obbligo reciproco. Il licenziamento altro non è che quello che in un qualsiasi contratto viene chiamato recesso, ossia la facoltà di una parte del rapporto contrattuale di sciogliere il contratto. Nel rapporto di lavoro viene chiamato licenziamento il recesso posto in essere dal datore di lavoro e dimissioni il recesso posto in essere dal dipendente.

Che forma deve avere il licenziamento?

Il licenziamento deve essere intimato al dipendente necessariamente per iscritto. Nella lettera con cui viene comunicato al dipendente il licenziamento devono essere specificati i motivi che lo hanno determinato [2].

Quali sono le cause di licenziamento del dipendente pubblico?

Come abbiamo detto, negli ultimi tempi, l’opinione pubblica è stata particolarmente colpita da alcuni fenomeni di degenerazione del lavoro alle dipendenze della pubblica amministrazione. Si è sentito spesso parlare, infatti, di “furbetti del cartellino”, ossia di personale pubblico che timbrava il cartellino e poi usciva dagli uffici per ore intere per motivi personali. In altri casi, un solo dipendente pubblico timbrava per decine di persone che risultavano in servizio ma erano, in realtà, rimaste direttamente a casa. Questi e altri fenomeni hanno indotto il legislatore ad approvare una normativa [3] che cerca di favorire il licenziamento di dipendenti pubblici che commettono atti gravi come quelli elencati.

In particolare, oltre alle consuete cause di licenziamento per giusta causa o di giustificato motivo di licenziamento stabilite dalla legge o dai contratti collettivi nazionali di lavoro, sono state previste 10 cause di licenziamento disciplinare del dipendente pubblico, ossia:

1) falsa attestazione della presenza in servizio, mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalità fraudolente, ovvero giustificazione dell’assenza dal servizio mediante una certificazione medica falsa o che attesta falsamente uno stato di malattia. In sostanza viene colpito sia il “furbetto del cartellino” che passa il badge e poi se ne va, oppure che passa il badge anche di altri dipendenti assenti sia il lavoratore che si assenta per malattia inviando all’amministrazione un certificato di malattia falso. La norma punisce anche chi si assenta per malattia ma non sta male per davvero. Ipotesi, questa, difficilmente dimostrabile dal datore di lavoro;

2) assenza priva di valida giustificazione per un numero di giorni, anche non continuativi, superiore a tre nell’arco di un biennio o comunque per più di sette giorni nel corso degli ultimi dieci anni ovvero mancata ripresa del servizio, in caso di assenza ingiustificata, entro il termine fissato dall’amministrazione. Questa norma vuole colpire chi si assenta senza giustificarsi;

3) ingiustificato rifiuto del trasferimento disposto dall’amministrazione per motivate esigenze di servizio. Spesso si ha l’impressione che nella pubblica amministrazione i dipendenti si scelgano i posti a loro più congeniali. Questa norma impone al dipendente di spostarsi se il trasferimento è motivato. Se rifiuta viene licenziato;

4) falsità documentali o dichiarative commesse ai fini o in occasione dell’instaurazione del rapporto di lavoro ovvero di progressioni di carriera. Durante il concorso con cui viene assunto oppure quando partecipa a concorsi interni, il dipendente pubblico deve consegnare dei documenti. Se questi risultano falsi può essere licenziato;

5) reiterazione nell’ambiente di lavoro di gravi condotte aggressive o moleste o minacciose o ingiuriose o comunque lesive dell’onore e della dignità personale altrui. Chi dà fastidio agli altri sul lavoro può essere licenziato;

6) condanna penale definitiva, in relazione alla quale è prevista l’interdizione perpetua dai pubblici uffici ovvero l’estinzione, comunque denominata, del rapporto di lavoro;

7) gravi o reiterate violazioni dei codici di comportamento che sono, di fatto, i codici disciplinari delle singole pubbliche amministrazioni in cui viene spiegato al dipendente quali sono i suoi doveri e le regole comportamentali che deve seguire;

8) mancato esercizio dell’azione disciplinare con dolo o colpa grave da parte del responsabile e/o dirigente. Il dirigente e/o responsabile che può avviare un procedimento disciplinare per contestare ad un dipendente un comportamento scorretto ma non lo fa può pagarla cara ed essere lui stesso licenziato;

9) la reiterata violazione di obblighi concernenti la prestazione lavorativa, che abbia determinato l’applicazione, in sede disciplinare, della sospensione dal servizio per un periodo complessivo superiore a un anno nell’arco di un biennio. Questa norma vuole colpire i cosiddetti fannulloni della pubblica amministrazione ossia dipendenti che non fanno il loro dovere durante l’orario di lavoro;

10) insufficiente rendimento, dovuto alla reiterata violazione degli obblighi concernenti la prestazione lavorativa, stabiliti da norme legislative o regolamentari, dal contratto collettivo o individuale, da atti e provvedimenti dell’amministrazione di appartenenza, e rilevato dalla costante valutazione negativa della performance del dipendente per ciascun anno dell’ultimo triennio. Anche questa norma vuole colpire i cosiddetti fannulloni della pubblica amministrazione che hanno rendimenti scarsi perché non si impegnano sul lavoro.

Cos’è la falsa attestazione della presenza in servizio?

La legge, con lo scopo evidente di colpire, in particolare, i cosiddetti “furbetti del cartellino” punisce, come abbiamo visto, con il licenziamento il dipendente che attesta falsamente la presenza in servizio. Ma cosa significa? È falsa attestazione della presenza in servizio qualunque modalità fraudolenta posta in essere, anche avvalendosi di altre persone, per far risultare il dipendente in servizio o trarre in inganno l’amministrazione presso la quale il dipendente presta attività lavorativa circa il rispetto dell’orario di lavoro dello stesso.

Della violazione risponde anche chi abbia agevolato con la propria condotta attiva o omissiva la condotta fraudolenta. Oltre ad esporre il dipendente al rischio del licenziamento, la legge ha introdotto anche un reato penale per chi attesta falsamente la presenza in servizio. Infatti, il lavoratore dipendente di una pubblica amministrazione che attesta falsamente la propria presenza in servizio, mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalità fraudolente, ovvero giustifica l’assenza dal servizio mediante una certificazione medica falsa o falsamente attestante uno stato di malattia è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da euro 400 ad euro 1.600. Anche il medico che firma un certificato falso rischia, in quanto la medesima pena si applica anche al medico e a chiunque altro concorre nella commissione del delitto [4].

Cosa rischia il dirigente?

Una delle novità introdotte è la possibilità di licenziare il dirigente che non ha avviato il procedimento disciplinare per punire i dipendenti infedeli oppure ha fatto scadere i termini del procedimento disciplinare. Molto spesso, infatti, anche se le norme consentono di licenziare i dipendenti pubblici che non rispettano le regole, nessuno, nelle amministrazioni, si attiva per procedere con i licenziamenti. Con questa norma si vuole mettere i dirigenti di fronte alle loro responsabilità: se loro non licenziano i dipendenti che commettono fatti gravi saranno loro stessi a poter essere licenziati.

note

[1] Art. 1 co.2 D.lgs. n. 165/2001.

[2] Art. 2 L. n. 604/1966.

[3] D.Lgs.  n. 75 del 25 maggio 2017.

[4] Art. 55-quinquies D.lgs. n. 165/2001.


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