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Eredità: come tutelarsi se il defunto ha fatto donazioni quando era in vita

21 Ottobre 2018


Eredità: come tutelarsi se il defunto ha fatto donazioni quando era in vita

> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 Ottobre 2018



Se il defunto ha donato ad altri qualcosa del suo patrimonio mentre era in vita, tu puoi chiedere che ti venga restituito quel bene, perché ti appartiene di diritto in quanto erede.

Quella dell’eredità è una tematica molto complessa, in cui ogni situazione genera delle conseguenze sia sociali che economiche. Può sembrare antipatico pensare ai soldi quando un proprio caro è appena deceduto, ma è qualcosa di necessario e naturale. Voglio parlarvi, in particolare, dei diritti che ha il cosiddetto erede “legittimario”, ovvero quella categoria di erede che è rappresentata dalle persone che hanno avuto uno stretto rapporto con il defunto e che perciò hanno dei diritti che nessuno può negargli: si può trattare, infatti, del marito, della moglie, dei figli e dei genitori del caro estinto. Questi soggetti devono necessariamente ricevere una precisa quantità di beni ereditari e nessuno può negargliela. Tuttavia è possibile che già durante la vita del defunto questi abbia compiuto delle azioni che ledono i diritti dei cosiddetti legittimari. Ci si vuole qui dedicare con precisione all’eventualità in cui il parente deceduto abbia donato alcuni suoi beni senza pensare a queste figure particolari. Approfondiamo questo tema eredità: come tutelarsi se il defunto ha fatto donazioni quando era in vita.

Cosa sono l’eredità e la successione?

L’eredità è il patrimonio che viene trasferito ad una persona al momento della morte di un altra. Tutti i beni del defunto (cosiddetto “de cuius”) sono trasferiti agli eredi, ovvero a quelle persone che per legge o per volontà dello stesso sono nominate successori. Sembra complesso, ma vediamo di cosa si tratta in concreto.

Chi muore lascia sempre delle sostanze, dei beni che non ha consumato durante la vita; questi beni rappresentano l’eredità che sarà divisa tra gli eredi grazie alla successione. La successione è proprio quel meccanismo giuridico che permette di tramandare un’eredità. È, in qualche modo, di una forma di tutela del risparmio.

Quando muore un parente, che sia molto prossimo o particolarmente lontano e sconosciuto, ci si chiede se si abbia diritto ad una parte dei beni che erano di sua proprietà. In definitiva, si dovrà verificare se ci si trovi a ricoprire la qualità di erede.

Quando sono considerato erede? Quando, in particolare, legittimario?

Quando muore una persona che conosci, o addirittura un familiare, ti chiedi se questo ti abbia lasciato qualcosa con un testamento. In questo testo scritto dal de cuius potrebbe comparire il tuo nome e quello di altre persone. Ebbene, tutti quei nomi rappresentano gli eredi. Ci sono delle circostanze in cui, lo abbiamo già accennato, puoi essere considerato erede anche senza che il defunto lo voglia e quindi senza che il tuo nome compaia. Si tratta della cosiddetta successione necessaria, che si riferisce al marito, alla moglie, ai figli e ai genitori del defunto, i quali sono detti eredi legittimari (o necessari). Ma non hai diritto a ricevere i beni del defunto solo perché esiste un testamento o per il semplice fatto di essere uno di questi soggetti privilegiati.

Prima devi decidere se accettare questo ruolo, che, come vedremo, potrebbe essere anche sconveniente. L’accettazione è il modo con cui si diventa eredi, ma stai attento, perché diventare eredi potrebbe voler dire anche dover pagare i debiti del defunto. È bene quindi che tu controlli prima quale era la condizione economica del tuo parente, così da verificare la convenienza di subentrargli. Infatti, qualora tu decidessi di accettare e ci fossero dei creditori del de cuius, questi potrebbero chiedere a te di pagare e potresti anche veder dissipato tutto ciò che hai ricevuto in eredità. Vediamo meglio questa situazione.

Prima dell’accettazione si parla solo di “chiamata all’eredità”, ovvero di una mera possibilità di ottenere parte del patrimonio del defunto. L’accettazione dell’eredità può essere espressa o tacita. All’interno della prima categoria si distingue poi tra pura e semplice o con beneficio di inventario.

L’accettazione espressa dell’eredità puoi darla davanti ad un Pubblico Ufficiale (ad esempio un notaio) o in un atto privato, come uno scritto che contenga la tua firma. L’accettazione si definisce tacita, invece, quando compi un’azione che presuppone necessariamente la tua volontà di accettare (pensa al caso in cui decidessi di pagare un debito con i soldi dell’eredità: in questo caso la legge presuppone che tu voglia diventare erede). Se ti trovi ad essere chiamato a diventare erede di un familiare o di un conoscente ricordati sempre di valutare se accettare o meno, perché ti ho già detto che se accetti sarai anche costretto a pagare i debiti del defunto, qualora ce ne siano.

Se decidi comunque di accettare pur sapendo che ci sono dei creditori pronti a darti addosso, sappi che esiste una soluzione che ti permette di difendere almeno i tuoi beni. Si tratta dell’accettazione con beneficio di inventario: con questa modalità, quando accetti l’eredità scegli, espressamente, di separare i beni che ti ha lasciato il defunto dai tuoi; pur rimanendo tu il proprietario di tutto, potrai evitare che i creditori ti chiedano di utilizzare i frutti del tuo lavoro per essere pagati, che essi mettano mano al tuo conto corrente o che decidano di pignorarti la casa e venderla. Infatti se accetti l’eredità senza tale beneficio (si dirà allora che tu sei erede puro e semplice) tutti i beni, tuoi e del defunto, si confonderanno e potranno tutti essere aggrediti dai creditori.

Hai comunque tutto il tempo per pensare a come agire: dieci anni dal momento in cui sei venuto a conoscenza dell’apertura della successione [1]. Abbiamo visto, poi, che si è considerati eredi in due casi: quando è il defunto stesso ad averti investito di questa posizione con il testamento e quando rientri nella categoria che la legge definisce dei “legittimari”. Nella prima circostanza il defunto indica le persone che vuole che siano i propri eredi e i beni a cui questi hanno diritto.

Sono invece eredi legittimari il coniuge (il marito o la moglie), i discendenti (i figli) e gli ascendenti (i genitori) del defunto [2]. A questi ultimi è riservata una precisa parte (la cosiddetta quota) di eredità che, come vedremo a breve, non può essere inferiore a quella prevista dal codice civile, perciò il defunto non può neanche donare questi beni mentre è ancora in vita. Il legislatore ha voluto creare questa posizione privilegiata per far si che i beni del defunto rimangano almeno in parte all’interno della famiglia e venga così tutelato un patrimonio che può a tutti gli effetti essere definito familiare.

Ma esiste anche un terzo tipo di successione: cosa accade se colui che è deceduto non ha provveduto a redigere un testamento? Come si fa a capire se si è erede e che tipo di beni spettano?. In questo caso è il codice civile che provvede direttamente con la “successione legittima”, ovvero la successione fatta dalla legge. In questo caso l’eredità si devolve al coniuge, ai discendenti, agli ascendenti, ai collaterali (fratelli o cugini), agli altri parenti e in fine allo Stato. Ma tali categorie sono elencate in ordine progressivo, così che è considerato erede colui che rappresenta la categoria di parente più vicino al defunto e si scalano le posizioni in caso di mancanza di quelle precedenti [3].

Quali sono le quote di eredità dei legittimari?

Se hai capito di essere un erede che appartiene alla categoria privilegiata dei legittimari, vorrai anche sapere cosa ti spetta di diritto. È la legge a deciderlo e non il defunto. In particolare:

  • a favore del coniuge, marito o moglie che sia, anche se separato e purché non gli sia stata addebitata la separazione, è riservata una quota costituita dalla metà del patrimonio totale dell’altro coniuge defunto [4];
  • se a decedere è il genitore e questo lascia un solo figlio (che sia legittimo, naturale o adottivo), a questi è devoluta la metà del patrimonio. Ma se i figli sono di più, a questi sarà devoluta una quota pari a due terzi, da dividere in parti uguali tra loro [5];
  • se il defunto lascia il coniuge e un solo figlio, ad ognuno è riservato un terzo del patrimonio. Quando i figli sono più di uno ad essi è complessivamente riservata la metà del patrimonio e al coniuge ne spetta un quarto. La divisione tra tutti i figli è anche in questo caso effettuata in parti uguali. [6];
  • se il de cuius non lascia figli ma solo ascendenti (i genitori), a favore di questi è riservato un terzo del patrimonio. In caso di pluralità di ascendenti la quota è divisa ugualmente tra gli stessi [7];
  • quando chi muore non lascia figli, ma solo il coniuge e gli ascendenti (i genitori), al primo è riservata la metà del patrimonio, ed agli ascendenti un quarto [8].

In merito alla posizione del coniuge è bene effettuare due precisazioni che tengono in considerazione l’importanza dello stesso nella vita della famiglia e in particolare nella vita del defunto: in primo luogo al coniuge sono sempre riservati il diritto di abitare nella casa adibita a residenza della famiglia e di usare tutti i mobili che la corredano, e ciò a prescindere dal fatto che la casa sia di proprietà del defunto o che appartenga ad entrambi. Vuol dire che in caso di morte, ad esempio del marito, la moglie sopravvissuta potrà continuare ad abitare nella casa che utilizzava assieme al compagno e potrà continuare ad usare gli arredi e tutti i beni che vi sono contenuti. In tutti questi casi le ricchezze che rimangono escluse dalle quote descritte e riservate ai legittimari, rappresentano la cosiddetta quota disponibile, ovvero quella parte del patrimonio che il defunto può utilizzare a piacimento.

Cosa posso fare per evitare che la mia quota di eredità venga diminuita?

Se sei un erede legittimario, all’apertura della successione, o in un secondo momento, potresti venire a conoscenza del fatto che il de cuius ha preso delle decisioni relative a quella parte di eredità su cui per legge non aveva alcun diritto e che era a te riservata.

Si verifica così la cosiddetta “lesione della quota di legittima”, ovvero della parte di eredità che ti spetta per legge e che, come visto, non può essere diminuita in alcun modo. L’esempio principale di lesione di questa quota è rappresentato dal caso in cui il defunto abbia provveduto, durante la sua vita, a stipulare dei contratti di donazione a favore di altre persone. Se le cose sono andate davvero così sappi che puoi fare qualcosa per ottenere quanto ti è stato tolto. Precisamente puoi intervenire con quella che è definita “azione di riduzione”: l’obiettivo è reintegrare la tua quota di legittima diminuendo prima le disposizioni fatte dal defunto con il testamento e se questo non risultasse sufficiente potrai andare a recuperare anche quei beni che sono stati donati. Ma dovrai essere tu stesso a dimostrare di aver ricevuto un danno, dovendo anche dimostrare a quanto ammonterebbe la tua eredità se le donazioni non fossero state fatte. La legge prescrive, in particolare, che le donazioni non si riducono se non dopo aver provato a recuperare il valore dell’eredità dagli altri eredi [9]. Ma vediamo nello specifico cosa è necessario fare.

Preventivamente devi stabilire l’ammontare di tutti i beni (come il denaro, i gioielli, i terreni, ecc) di cui il defunto poteva disporre con testamento, cioè devi stabilire qual è la parte di patrimonio ereditario sul quale il defunto aveva la possibilità di operare una scelta. Per far ciò è necessario formare la cosiddetta “massa ereditaria”, calcolando l’ammontare di tutti i beni che appartenevano al defunto al momento della morte e a questa sottrarre i debiti e i beni che sono stati donati durante la vita. Sull’ammontare del patrimonio ereditario così descritto devi calcolare poi la quota che ti sarebbe spettata in quanto erede legittimario [10].

A questo punto ti accorgerai se quello che hai ricevuto è giusto o inferiore a quanto ti spetta. Se ti risulta di dover ancora ricevere dei beni potrai andarli a chiedere prima agli altri eredi, che non essendo legittimari non hanno diritto ad una quota specifica di eredità come te, e successivamente potrai andare a limitare o cancellare anche le donazioni fatte in vita dal defunto.

Questo complesso sistema rappresenta la cosiddetta azione di riduzione, che potrai esercitare in Tribunale chiedendo che a partire dall’ultima donazione, fino alla più risalente, queste vengano ridotte, ovvero rese inefficaci nella parte in cui ti provochino un danno. Il rischio più grave che puoi correre in caso tu voglia agire per la riduzione delle donazioni che ledono i tuoi diritti, si presenta nel caso in cui i cosiddetti donatari, coloro che hanno ricevuto il bene, lo vendano ad altri. Ebbene, anche in tal caso la tua posizione di erede è tutelata dalla legge, che ti permette di chiedere la restituzione anche nei confronti di questi soggetti che li hanno acquistati o a loro volta ricevuti per donazione [11].

E se la donazione comprende beni immobili di alto valore?

Se oggetto della donazione da ridurre, cioè da rendere inefficace per ristabilire la quota che ti spetta di diritto in quanto erede legittimario, è un bene immobile come un appartamento o un terreno coltivato, il valore di questo bene potrebbe essere superiore a quanto ti spetta. In questo caso, allora, ci sono due possibilità: prima si cerca di capire se è possibile separare l’immobile in parti autonome, tanto quanto occorre per raggiungere il valore della quota che ti spetta. Ma se ciò non fosse possibile senza mantenere integra la struttura o senza diminuire troppo il valore complessivo del bene, la legge stabilisce che l’immobile venga interamente compreso nell’eredità, senza che altri soggetti possano avanzare alcun tipo di diritto sullo stesso bene. Così facendo l’immobile potrà essere venduto e tu potrai prendere dal prezzo di vendita la tua parte. Ma nel caso in cui il bene abbia un valore oltre il quarto della tua quota la legge permette che la persona a cui sia stato donato ti dia quanto ti spetta in denaro [12].

Quando posso agire in riduzione delle donazioni?

Se sei un erede legittimario e ti trovi in una delle condizioni sopra descritte è necessario che tu conosca anche le particolari condizioni richieste dalla legge per agire in riduzione. Prima di tutto, nonostante sia tu il legittimario, potresti essere tu stesso ad aver ricevuto le donazioni, in tal caso dovrai considerarle come se ti fossero state date in eredità e quindi imputarle alla tua parte di legittima, salvo che il defunto non ti abbia da ciò esplicitamente dispensato. Qualora invece tu non abbia accettato l’eredità con il beneficio di inventario, ovvero con la riserva di controllarne la convenienza e la correttezza, non potrai chiedere la riduzione delle donazioni. In conclusione ricordati che per agire in riduzione devi controllare il termine di prescrizione di questo diritto, cioè devi agire entro dieci anni dalla data in cui hai accettato l’eredità [13].

Di MICHELE AMATO

note

[1] Art. 456 cod. civ.

[2] Art. 536 cod. civ.

[3] Art. 536 cod. civ.

[4] Art. 540 cod. civ.

[5] Art. 537 cod. civ.

[6] Art. 542 cod. civ.

[7] Art. 538 cod. civ.

[8] Art. 544 cod. civ.

[9] Art. 554 cod. civ.

[10] Art. 556 cod. civ.

[11] Art. 563 cod. civ.

[12] Artt. 560 e 561 cod. civ.

[13] Cass. sent. n. 20644/2004 del 25.10.2004.


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