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Obesità: come dimagrire con la chirurgia

18 ottobre 2018 | Autore:


> Salute e benessere Pubblicato il 18 ottobre 2018



Il benessere della nostra società si accompagna a disturbi alimentari che rappresentano una vera e propria epidemia globale.

Parlare di obesità implica non soltanto prestare attenzione a un problema estetico, ma occuparsi di una vera e propria malattia con importanti complicanze a carico di tutti gli organi. Le persone obese saltano da una dieta fai da te, a quella sentita in televisione o prescritta dal nutrizionista e si ritrovano a sperimentare l’effetto fisarmonica o effetto Yoyo, cioè l’alternanza di dimagrimento e aumento di peso. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, l’obesità non è da ricondurre esclusivamente all’assunzione di quantitativi elevati di cibo, ma intervengono fattori genetici e culturali, la vita sedentaria e un’inadeguata alimentazione con predilezione di cibi grassi e alcol. Trattare l’obesità significa far dimagrire il paziente e al tempo stesso prevenire e curare importanti problemi di salute. Un rimedio, soprattutto se si tratta di persone con patologie associate, è l’intervento chirurgico, ma prima di analizzare obesità: come dimagrire con la chirurgia, vediamo cosa si intende per obesità.

Definizione di obesità

L’obesità è una condizione estremamente diffusa in tutto il mondo. In Italia, secondo l’ISTAT, il 35% degli adulti è sovrappeso e il 10% è obeso.  Si definisce obesità una condizione clinica caratterizzata da un abnorme aumento di peso con accumulo di grasso. La distribuzione del grasso è pressoché uniforme, anche se risulta più dannosa, per le complicanze metaboliche e cardiovascolari, la prevalente localizzazione a livello dell’addome.

Il grado di obesità viene calcolato in base all’indice di massa corporea (IMC) utilizzato per valutare i rischi collegati al sovrappeso e all’obesità in persone adulte (dai diciotto ai sessantacinque anni). Il valore si ottiene utilizzando una formula: si divide il peso corporeo (misurato in chilogrammi) per il quadrato dell’altezza (misurata in centimetri).

Attraverso questo calcolo si ottengono diverse classi:

  • < 16,00: grave magrezza;
  • 16,00-18,49:sottopeso;
  • 18,50-24,99:normopeso;
  • 25,00-29,99:sovrappeso;
  • 30,00- 34,99: obesità classe 1;
  • 35,00-39,99:obesità classe 2;
  • >40,00: obesità classe 3.

L’obesità aumenta il rischio di manifestare patologie cardiovascolari (infarto e ictus), respiratorie (sindrome delle apnee notturne del sonno), epatiche (steatosi epatica), ortopediche (artrosi), metaboliche (diabete mellito tipo 2, sindrome metabolica) e conseguentemente è un indice prognostico negativo.

In base al fattore di rischio, l’obesità viene suddivisa in:

  • obesità di I grado (IMC 30,00 – 35,00): rischio moderato;
  • obesità di II grado (IMC 36,00 – 40,00): rischio alto;
  • obesità di III grado (IMC 41,00 – 45,00): rischio alto;
  • obesità grave di I grado (IMC 46,00- 50,00): rischio grave;
  • obesità grave di II grado (IMC 51,00-55,00): rischio grave;
  • obesità grave di III grado (IMC 55,00-60,00): rischio grave.

L’indice di massa corporea dà, quindi, l’entità del grado di severità dell’obesità e del rischio di possibili complicanze a cui si va incontro. Infatti, in caso di obesità grave (IMC > 40,00) o gravissimo (IMC tra 55 e 60) si ha una riduzione notevole dell’aspettativa di vita (dai sei anni ai quattordici anni).

Le cause dell’obesità sono molteplici:

  • una predisposizione genetica: l’ereditarietà dell’IMC è del 66%;
  • fattori ambientali relativi al tipo di alimentazione seguita: aumentato consumo di prodotti trasformati, carboidrati raffinati, bibite gasate, succhi di frutta;
  • sedentarietà;
  • farmaci: corticosteroidi, litio, antidepressivi, antipsicotici.

In presenza di obesità il paziente viene preso in carico da un team di specialisti per individuare un approccio terapeutico personalizzato.

Terapia dell’obesità

Il trattamento del paziente obeso è multidisciplinare includendo la figura del nutrizionista, dell’internista, dello psicologo/psichiatra, del fisioterapista. In presenza di obesità grave o di patologie associate, soprattutto cardiovascolari, si può prendere in considerazione la possibilità di dimagrire con la terapia chirurgica (chirurgia bariatrica).

È fondamentale premettere che la terapia chirurgica è riservata a casi selezionati e non rappresenta una scorciatoia per perdere peso in breve tempo. L’intervento chirurgico è indicato per persone di età compresa tra i diciotto e i sessantacinque anni con un IMC superiore a 40 in assenza di complicanze, oppure con un IMC tra 35 e 40 in presenza di patologie associate quali il diabete tipo 2, ipercolesterolemia, coronaropatie, ipertensione o patologie respiratorie.

Non si possono sottoporre ad intervento chirurgico per l’obesità pazienti affetti da bulimia nervosa, da depressione o psicosi gravi, da abuso di droghe o alcol. L’intervento chirurgico viene eseguito previa consulenza psicologica che valuti la reale motivazione del paziente a cambiare lo stile di vita e di alimentazione.

Intervento chirurgico per l’obesità

La cura dell’obesità, anche quando si avvale della terapia chirurgica, non può prescindere da indicazioni comportamentali e dietetiche, infatti è fondamentale, allo scopo di consolidare i risultati ottenuti con l’intervento chirurgico, svolgere costantemente un’attività fisica e seguire un’alimentazione corretta.

L’intervento chirurgico per dimagrire può essere preceduto da un intervento transitorio che consiste nel posizionamento a livello dello stomaco, per via endoscopica, di un palloncino che viene riempito con una soluzione salina e viene rimosso, per via endoscopica, dopo un tempo massimo di sei mesi.

Questo metodo trova indicazione:

  • nei pazienti con un IMC tra 25 e 35 che, quindi, non sono candidati alla chirurgia bariatrica ma che non riescono a perdere peso con un’alimentazione adeguata e con l’esercizio fisico;
  • in soggetti che, pur presentando le caratteristiche richieste per l’intervento, preferiscono non sottoporsi ai rischi e agli effetti collaterali di un intervento chirurgico;
  • in obesi con IMC > 50 allo scopo di perdere peso prima di effettuare l’intervento chirurgico e ridurre, in tal modo, i rischi collegati all’anestesia.

I tipi di intervento chirurgico per dimagrire (chirurgia bariatrica) a cui può sottoporsi un paziente obeso sono:

  • bendaggio gastrico: è un intervento chirurgico reversibile, viene posizionato attorno allo stomaco un anello di silicone che viene stretto dopo l’intervento. Lo stomaco diventa una sorta di clessidra con una porzione superiore più piccola e una strozzatura intermedia. In tal modo il paziente avverte un senso di sazietà con quantitativi ridotti di cibo, inoltre lo svuotamento gastrico avviene con molta lentezza e questo induce il paziente a mangiare molto più lentamente. Gli effetti dell’intervento possono vanificarsi qualora il soggetto continui ad alimentarsi frequentemente con cibi ipercalorici;
  • gastroresezione a manica: intervento chirurgico irreversibile che consiste nell’asportazione laparoscopica di una parte dello stomaco. La riduzione delle dimensioni dello stomaco determina l’impossibilità di mangiare quantitativi smodati di cibo, inoltre si riduce la produzione dell’ormone grelina che stimola la fame;
  • bypass gastrico Roux-en-Y: intervento chirurgico che prevede la creazione di una tasca gastrica di piccole dimensioni ricavata, attraverso la resezione dell’organo, nella parte superiore dello stomaco. Tale sacca viene collegata all’intestino tenue, più specificamente a quella parte dell’intestino chiamata digiuno, e in tal modo si bypassa quella parte dell’apparato digerente (parte dello stomaco, duodeno e vie biliari) responsabile dell’assorbimento dei cibi; inoltre, a seguito delle ridotte dimensioni dello stomaco, si induce precocemente un senso di sazietà. Le parti dell’apparato gastrointestinale che vengono separate, restano comunque in sede e non è possibile in un momento successivo ripristinare l’anatomia preesistente pertanto l’intervento è di fatto irreversibile.
    In casi selezionati di obesità, quando l’approccio comportamentale e alimentare abbia fallito, si può dimagrire con la chirurgia. È un intervento d’elezione in quanto modifica irreversibilmente l’anatomia e la fisiologia dell’organismo. Tutti gli interventi chirurgici vengono effettuati in anestesia generale, richiedono accertamenti preoperatori e controlli clinici post-operatori e possono presentare complicanze operatorie ed effetti collaterali.

Complicanze ed effetti collaterali dell’intervento bariatrico

Dimagrire con la chirurgia significa esporsi al rischio di complicanze e di eventuali effetti collaterali, comunque possibili in ogni tipo di intervento. Le complicanze gravi dell’intervento bariatrico si aggirano tra il 3,4% e il 12% in relazione al tipo di intervento eseguito e alle condizioni cliniche del paziente. Il rischio di complicanze gravi dell’intervento è più alto nei pazienti con IMC elevato, di età avanzata, in mediocre stato di salute e in particolari condizioni cliniche (pregressa trombosi venosa profonda o embolia polmonare).

Il tasso di mortalità a trenta giorni dall’intervento si stima inferiore 1%.

Gli effetti collaterali dell’intervento chirurgico sono costituiti da:

  • malassorbimento di vitamine e minerali che richiedono l’integrazione orale;
  • diarrea;
  • dumping syndrome: si presenta nei pazienti sottoposti a bypass gastrico. È una condizione conseguente al transito veloce dei cibi ed è caratterizzata da malessere generalizzato associato a crampi addominali, sudorazione, vertigine e diarrea a seguito dell’ingestione di cibi ricchi di zuccheri semplici.

In presenza di obesità grave si può dimagrire con la chirurgia e nonostante gli effetti collaterali e le limitazioni all’intervento, si conseguono risultati incoraggianti.

Effetti a lungo termine della chirurgia bariatrica

La chirurgia bariatrica rappresenta, in presenza di obesità grave, una possibilità di dimagrire, ma non può essere assolutamente considerata risolutiva. Infatti, è fondamentale che vi sia, da parte del paziente, una presa di coscienza sulla necessità di cambiare le proprie abitudini di vita in ambito alimentare e di svolgere attività fisica.

Per quanto riguarda i risultati conseguenti all’intervento chirurgico per dimagrire, si è rilevato che:

  • il bypass gastrico è l’intervento con il risultato migliore a 2-5 anni con una perdita di peso pari al 65% del peso in eccesso. Tuttavia, già a partire dal secondo/terzo anno il paziente riprende a prendere peso. A distanza di dodici anni dall’intervento il 40% dei pazienti riesce a mantenere i risultati conseguiti, mentre l’1% riacquista il peso;
  • il bendaggio gastrico permette una perdita di peso, a 2-5 anni, pari al 45%.

La chirurgia per dimagrire permette di migliorare la prognosi e l’aspettativa di vita dei pazienti obesi in quanto si ha una riduzione della glicemia nei diabetici, una minore incidenza di ipertensione arteriosa, e un rischio di morte inferiore, nel breve periodo, rispetto a chi non si è sottoposto all’intervento.

Pertanto, è indubbio che la chirurgia per dimagrire rappresenti, nei casi selezionati, un valido aiuto. Tuttavia, per mantenere nel tempo i risultati raggiunti, non si può prescindere da abitudini comportamentali e alimentari corrette.


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