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Come affrontare la solitudine

20 ottobre 2018 | Autore:


> Cultura e società Pubblicato il 20 ottobre 2018



Che sia determinata da una perdita affettiva o da una esperienza di abbandono o dalla personale ipersensibilità, è importante che tu sappia che la solitudine può diventare tua alleata.

Ti è mai capitato di trovarti ad una festa, in mezzo a tante persone sorridenti, e di sentirti solo? Oppure di avere tanti amici ma, nel momento in cui ti trovi in una seria difficoltà, di non sapere se poter contare davvero su uno solo di essi. O, ancora, di essere riuscito ad ottenere dalla vita tutto ciò che hai sempre voluto, che sia il lavoro, una donna, un uomo, la casa o lo stile di vita desiderato, ma di sentirti privo di consolazione? O, circostanza ancora più triste, di soffrire al solo pensiero dell’arrivo delle feste come il Natale? Ecco, esistono delle solitudini che sono legate a perdite affettive, altre a patologie o, come anticipato, ad esperienze di abbandono o, infine, legate a vicende di emarginazione. Ora, indipendentemente dal tipo di sensazione di isolamento che provi è necessario che tu apprenda due informazioni utili. La prima è che la sensazione negativa che provi altro non è che un sentimento, la solitudine, condiviso da più persone di quante tu possa immaginare. La seconda è che non solo la solitudine, in quanto ‘stato mentale’, può essere superata ma che, in taluni casi, può diventare anche una tua alleata. Basta lavorare di volontà ed usare qualche piccolo accorgimento organizzativo per eliminare lo stato di disagio e di isolamento che la solitudine porta con sè. Vediamo, dunque, come affrontare la solitudine, come riconoscerla e con quali stratagemmi trasformarla da forza che abbatte e che si subisce, quasi inermi, in una energia organizzativa e propulsiva. Imparando, ad esempio, ad accettarci ed a metterci in gioco. A non ‘riempire’ il tempo con attività, di fatto, inutili ma a sfruttare la solitudine come carburante della nostra esistenza. E proviamo anche a capire perché la solitudine fa paura.

Cos’è la solitudine?

Il fatto che sempre più persone provano uno stato di solitudine oppure di inadeguatezza è dimostrato dalle numerose pubblicazioni in materia, anche su quotidiani e mensili. La solitudine è stata definita da un professore di psicologia dell’università di Chicago come un iceberg atteso che, quando la persona subisce questa sensazione di isolamento, ciò che si riesce a vedere dall’esterno altro non è che la sola punta. L’argomento, infatti, è più complesso di quanto non sembri.

Ma alla domanda su cosa significa la solitudine possiamo rispondere che, in termini generali, esistono due tipi di forme di solitudine.

C’è quella oggettiva, che si ha quando l’interessato prova questo sentimento nonostante possegga invidiabili relazioni sociali ed abbia una intensa vita sociale. Ed è il caso di coloro che vantano mille contatti sui social network, come facebook o instagram o linkedin, con i quali condividono qualunque informazione o momento della propria vita oppure di chi possiede tante conoscenze, amicizie e relazioni, vantando una messaggistica degna del pubblico del ‘grande fratello’, ma che, nonostante tutto ciò, si sentono in difficoltà nel farsi conoscere veramente. Si ha, dunque, in tutti quei casi in cui la persona crea la propria maschera sociale ed entra in relazione con amici, parenti e conoscenti col timore di mostrarsi per chi è realmente e, continuando ad essere “uno, mille e centomila”, evita di deludere i terzi recitando sempre il proprio personaggio. In concreto: si ha tutte le volte in cui si finge la propria popolarità che, però, altro non fa se non di aumentare ulteriormente il senso di lontananza.

La solitudine soggettiva, invece, si identifica con quella insofferenza od indifferenza determinata dalla assenza di interrelazioni sociali. È il caso di chi preferisce stare da solo, magari in casa, perché ha paura del confronto o del giudizio degli altri o, ancora, di chi carica di elevate aspettative i terzi tanto da entrare in ansia al solo pensiero di avere un contatto con loro. Ecco, potremmo definirlo come quel senso di inadeguatezza personale (sappilo: al 99% ingiustificato ed infondato) che impedisce la costruzione di rapporti sociali. Le cause, come abbiamo detto nella introduzione, sono diverse anche se, secondo alcuni studi sociali, la ragione primaria va ricercata nel sistema in cui attualmente viviamo, il quale ci impone di essere sempre efficienti, produttivi, efficaci ed all’altezza delle aspettative degli altri, creando più facilmente degli individui soli.

Dobbiamo sorridere, sempre. Perché chi ha il broncio o è pensieroso “non piace” né è “appetibile” nelle relazioni sociali. Siamo portati a dover nascondere i nostri veri stati d’animo anche perché, sempre troppo spesso, le amicizie si basavo sul crisma del divertimento e non sull’approfondita conoscenza reciproca e sulla costruzione di un rete di persone fidate. Troppa fatica, conoscere gli altri! Ma chi ce le fa fare? E poi: è così difficile imparare conoscere anche se stessi, perché spendere energie e tempo per comprendere un’altra persona? Beh, osservo sommessamente che, così opinando, non avrebbe senso neppure coltivare le rose, considerato che dopo poco tempo appassiscono. Ma è proprio quel “dedicare tempo e cure” che rende speciale la nostra rosa che, sebbene morirà, tornerà a trovarci, più bella che mai, al ritorno della sua stagione.

Insomma: mi sento di consigliare, a chi pensa in questo modo così superficiale, di leggere il Piccolo Principe di Antoine Saint Exupéry per provare a capire cosa si intende quando si dice che “È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante” e quanto valga la pena “spendersi” per creare qualcosa che né tigna né denaro né alleanze potenti possono (ove reale) togliere. Ma andiamo oltre.

La solitudine cosa comporta? Ecco, l’aspetto più preoccupante del subìre la solitudine non è tanto il sentimento negativo che si vive, quanto il fatto che questo stato di agitazione e di inadeguatezza -così per come dimostrato da alcune ricerche- porta con sé la cd. immunodepressione. In termini più semplici, questo vuol dire che quando si soffre perché ci si sente soli, i globuli bianchi che si occupano della difesa del nostro organismo vengono rilasciati in uno stato deficitario che riduce, dunque, la loro potenza nella lotta ai virus, esponendoci ai relativi rischi.

Le strategie per combattere la solitudine

Ma la verità è che la solitudine è una forza e non qualcosa di negativo da subire. Infatti c’è un aspetto che sfugge, e cioè, cosa insegna la solitudine. Stiamo parlando di una emozione che ci insegna, un po’ alla volta, ad essere “noi stessi i nostri migliori amici”. Questo perché lo “star da soli” ci impone di stare in compagnia di noi stessi e, così, di imparare a conoscerci meglio e ad accettarci.

Ecco perché la solitudine fa paura: perché è nello stato di isolamento che siamo costretti a metterci a nudo. È quella gabbia temporanea (perché nessuno è mai realmente solo) che si trasforma in una aula che ha per maestra la nostra vita e per alunni i nostri punti deboli e le paure. Come il timore di non piacere per come si è realmente. L’allarme di deludere gli altri con la nostra vera personalità.

La preoccupazione per il confronto con chi ci sta di fronte. Una volta che ci fidiamo di queste umili parole, proviamo a vedere come operare concretamente per uscire dalla solitudine o, se vogliamo salire sul gradino più alto, per accettare la solitudine per quella che è. Infatti, occorre ribadire che la prima forza motrice che ci permette di operare qualunque cambiamento rivoluzionario nella nostra esistenza è rappresentata dalla volontà, che è sempre principio di azione, e dalla condotta stessa che ne consegue.

Vediamo assieme alcuni piccoli trucchi che ci permettono di svoltare, facilitandoci la salita nella ricerca del nostro equilibrio.

Riconoscere di avere un problema

Sicuramente il primo passo da dover fare è quello di conoscerci meglio e di fidarci delle nostre sensazioni. Questo ci permetterà di renderci conto che qualcosa in noi non va, anche quando sembra -agli occhi della società- che possediamo una vita invidiabile. In verità, molto spesso non solo non è così, per quanto -per imbarazzo o per paura- utilizziamo delle maschere nei rapporti, anche con gli amici più stretti, al fine di non deludere le loro aspettative e finendo, così, col farci del male. È questo il motivo per cui, quando ci si ritrova da soli, magari in un giorno di festa, ci sentiamo vuoti, insoddisfatti od inadeguati. Riconoscere la necessità di intervenire per sistemare una parte di noi stessi è la prima vittoria da ottenere.

Identificare l’obiettivo

Una delle prime insidie nella lotta alla solitudine è quella di cadere nel tranello di pensare che basta riempire il tempo per non sentirsi soli. Ed allora, non sono un assolutamente un aiuto il gettarsi a capofitto nel cibo oppure il giocare ai videogames o lo stare al cellulare. Neppure il dedicarsi allo shopping o ad altri passatempi. Perché una volta terminata quella attività (fine a se stessa), la sensazione di vuoto ci attacca. E nessun progresso avremo ottenuto per diventare più forti e per eliminare quello stato di paura ed ansia. C

iò di cui, invece, si ha certamente bisogno è un diverso obiettivo od una diversa metà che possano aiutare a superare l’angoscia quotidiana dello svegliarsi al mattino. Infatti, ad esempio, il prefissarsi l’obiettivo di iniziare una attività sportiva (fare l’elettrocardiogramma, andare dal medico di famiglia per la visita e per ottenere il certificato di idoneità alla attività sportiva, scegliere lo sport a cui si intende dedicarsi e così via proseguendo) ci aiuterà ad eliminare il drammatico pensiero sul “come arrivare alla fine della giornata” senza sentirsi male.

Fare la prima mossa

Ok: allora abbiamo capito che c’è una sofferenza di fondo da superare ed abbiamo fatto anche un piccolo elenco dei piccoli-grandi obiettivi da raggiungere. Ora si deve agire e niente è meglio del fare la prima mossa.

Ad esempio: uscire a cena da solo e trovare il piacere nel farlo. Proprio così: anche (e soprattutto) quando non ci va di vedere nessuno e veniamo inabissati da paure o da timori o, peggio ancora, dall’apatia, niente è meglio dell’obbligarsi a vestirsi nel modo in cui più ci piace, metterci a nostro agio ed… uscire! L’obiettivo è quello di guardare in faccia la nostra solitudine e di capire che basta davvero poco per decidere di cambiare.

E, quindi, andare a cena in un pub o, comunque, in un locale affollato ci permetterà di guardarci attorno e, magari, di incontrare una persona nuova o anche degli amici o conoscenti ed intrattenerci in conversazioni che siano per noi piacevoli. Come si dice, d’altra parte: tentar non nuoce. Mai.

Razionalizzare

Pensiamo che i migliori successi sono stati ottenuti quando l’autore era solo e non circondato da distrazioni. Fare ciò che davvero ci piace, e non ciò che gli altri si aspettano che ci piaccia, è portare un po’ di ordine nella nostra vita. La solitudine, in questo caso, è una opportunità per spiccare il volo, per riordinare le idee. Avere del tempo, ad esempio, per riordinare le vecchie foto o i nostri amati libri o, ancora, per ascoltare la natura.

È nella solitudine che si può meditare o pregare. E così, certamente, crescere e sviluppare la nostra spiritualità. Mettersi, insomma, in una comunicazione superiore. Non è una sciocchezza: è l’essenza della vita stessa se pensiamo che siamo nati e moriremo soli. Sì: i momenti più importanti della nostra vita avvengono nella nostra solitudine. Ed è con la solitudine che si smettere di vivere in superficie e si approfondisce la conoscenza di se stessi, razionalizzando chi veramente vogliamo essere.

Un giorno alla volta

Uscire dal timore della solitudine e saperla, anzi, sfruttare a nostro vantaggio è come rientrare nel flusso della vita. Proviamo a farlo, ad esempio, fissando un progetto per ogni giorno. Reinventiamoci ma non creando un nuovo personaggio ma ritrovando noi stessi. Se impariamo a vivere un giorno alla volta, apprezzando anche i momenti in cui si è da soli con i nostri pensieri o i nostri problemi, con le paure ed i sogni, saremo in grado di entrare in relazione con chiunque, perché le nuove relazioni non saranno più il frutto di un bisogno ma il raggiungimento di un piacere e di una libera scelta. Dunque, day by day, un giorno alla volta, reimmettiamoci nel flusso della esistenza. La nostra esistenza.

Lavoro

Molto spesso la solitudine dipende proprio dall’eccessivo impegno e tempo che si dedica alla propria attività lavorativa. Ma anche quando siamo innamorati del nostro lavoro, un trucco per uscire dalla solitudine è quello di partecipare a dei seminari oppure a dei corsi. Questo ci permetterà di fare nuove conoscenze, spingendoci a confrontarci con altri su argomenti che a noi piacciono. Un altro “campo” per metterci alla prova: un altro punto da conquistare.

Hobby e volontariato

Superare le abitudini e cercare ciò che ci fa star bene: scegliamo un hobby e coltiviamolo con passione. Anche il volontariato ci permette di sentirci bene perché saremo –sicuramente- utili per qualcuno o per qualche ideale superiore. Fare ciò che “fa bene agli altri” è capace di farci sentire parte di questa vita, strappandoci sorrisi. Imparare a donare ci permette di capire come su questa terra le apparenze ingannino, insegnandoci come, molto spesso, chi sembra più povero di noi, magari, è maggiormente ricco di esperienze che possono illuminarci. Imparare a condividere ci rende liberi dai nostri bisogni, questa è la vera libertà: prendersi del tempo per noi stessi e per gli altri.


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