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Chi ha diritto alla Dis-coll?

21 Ottobre 2018


Chi ha diritto alla Dis-coll?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 Ottobre 2018



Il mondo del lavoro oggi vede la presenza di numerose tipologie di lavoratori precari che non hanno un contratto di lavoro subordinato. Nel tempo la legge ha cercato di estendere a queste categorie di lavoratori ulteriori diritti, anche in caso di perdita del lavoro.

A partire dalla fine del secolo scorso, con una tendenza costante e tuttora in corso, il mondo del lavoro ha subito importanti cambiamenti. Oggi, a fianco dei contratti di lavoro “standard”, ossia il normale contratto di lavoro subordinato, sono presenti tante tipologie di lavoro diverse e, spesso, precarie. Collaboratori coordinati e continuativi, collaboratori a progetti, lavoratori che operano nel mondo della ricerca, etc. Molto spesso gli strumenti di tutela offerti dalla legge ai lavoratori continuano ad essere destinati solo ai lavoratori subordinati. Si pensi alla Naspi, ossia la Nuova Assicurazione per l’impego, ossia la tutela offerta ai lavoratori subordinati che perdono involontariamente il lavoro. Questa tutela, importantissima perché consente a chi si ritrova senza lavoro di avere un sussidio con cui andare avanti, non spetta a tutta una serie di categorie di soggetti solo per il fatto che non sono riusciti ad ottenere un contratto stabile ma dei contratti atipici, spesso usati solo per ridurre i costi o per evitare di garantire determinate tutele. Per tutelare questi soggetti nel momento in cui si ritrovano senza un reddito è stata inventata la Dis-Coll. Ma chi ha diritto alla Dis-coll?

Che cos’è la Dis-coll?

Dis-coll sta per disoccupazione (“Dis”) dei collaboratori (“Coll”) e nasce dall’esigenza di garantire anche ai lavoratori precari, assunti con contratti atipici e non con il normale contratto di lavoro subordinato, una tutela in caso di perdita del lavoro e, dunque, del reddito percepito. All’inizio questo sussidio è stato introdotto in via sperimentale per i soli eventi di disoccupazione che si sono verificati nell’anno 2015 [1]. Successivamente, con ulteriori interventi normativi [2] il legislatore ha esteso la tutela rispettivamente agli eventi di disoccupazione verificatisi a far data dal 1° gennaio al 31 dicembre 2016 e dal 1° gennaio al 30 giugno 2017. Infine la legge ha disposto la stabilizzazione e l’estensione dell’indennità di disoccupazione per i lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa Dis-coll [3]. Oggi possiamo dunque affermare che la Dis-Coll è una forma di tutela strutturale prevista in caso di perdita del lavoro da parte dei lavoratori con contratti atipici che si pone dunque al fianco della Naspi.

A chi spetta la Dis-coll?

L’indennità di disoccupazione Dis-coll spetta ai collaboratori coordinati e continuativi, anche a progetto, che hanno perso involontariamente l’occupazione dal 1° gennaio 2015 e che sono iscritti in via esclusiva alla Gestione Separata presso l’INPS. A partire dal 1° luglio 2017 il beneficio è stato esteso anche agli assegnisti e ai dottorandi di ricerca con borsa di studio. L’indennità non spetta a:

  • collaboratori titolari di pensione;
  • titolari di partita IVA;
  • amministratori e sindaci;
  • revisori di società;
  • associazioni e altri enti con o senza personalità giuridica.

Ricordiamo che i collaboratori coordinati e continuativi sono dei lavoratori che vengono assunti dall’azienda non con un contratto di lavoro subordinato ma con un contratto di collaborazione. Si tratta di collaboratori che, tuttavia, pur essendo qualificati come autonomi, sono in una situazione di forte dipendenza nei confronti dell’azienda presso cui operano. Si parla infatti di collaboratori coordinati e continuativi poiché collaborano stabilmente con l’azienda, con continuità e, inoltre, è l’azienda a coordinare la loro attività. È dunque una categoria di lavoratori che si pone nel mezzo tra i lavoratori subordinati e i lavoratori autonomi.

Il contratto a progetto era una tipologia contrattuale prevista dalla legge Biagi [4] che, tuttavia, è stata abolita dal Jobs Act [5]. Possono tuttavia esserci ancora dei lavoratori a progetto, ad esempio perché la durata del contratto era molto lunga, e dunque la Dis-Coll opera nei loro confronti qualora dovesse terminare il contratto e dovessero dunque ritrovarsi senza compensi. Gli assegnisti e i dottorandi di ricerca sono figure professionali che operano in ambito universitario e che collaborano nella ricerca.

Come funziona la Dis-coll?

L’indennità di disoccupazione Dis-coll spetta:

  • dall’ottavo giorno successivo alla cessazione del rapporto di collaborazione/assegno di ricerca/dottorato di ricerca con borsa di studio, se la domanda è presentata entro l’ottavo giorno;
  • dal giorno successivo alla presentazione della domanda, se è presentata oltre l’ottavo giorno successivo alla cessazione;
  • dall’ottavo giorno successivo alla fine del periodo di maternità o di degenza ospedaliera, se la domanda è presentata durante il periodo di maternità o degenza ospedaliera indennizzati;
  • dal giorno successivo alla presentazione della domanda, se è presentata dopo il termine del periodo di maternità o di degenza ospedaliera ma comunque entro i termini di legge.

La Dis-Coll viene pagata mensilmente per un numero di mesi pari alla metà dei mesi di contribuzione presenti nel periodo compreso tra il 1° gennaio dell’anno civile precedente l’evento di cessazione del rapporto di collaborazione e l’evento stesso. Facciamo un esempio. Tizio inizia a collaborare come collaboratore coordinato e continuativo con l’azienda Alfa il 1 gennaio 2015. Il 1 gennaio 2018 l’azienda recede dal contratto e Tizio si ritrova senza lavoro. Avrà diritto a prendere la Dis-Coll per un numero di mesi pari alla metà dei mesi di contribuzione presenti nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2017 e l’evento di cessazione del rapporto (1 gennaio 2018). Essendo questo periodo di 12 mesi avrà diritto alla Dis-Coll per 6 mesi. In ogni caso, la prestazione Dis-Coll può essere corrisposta per una durata massima di sei mesi. La fruizione dell’indennità Dis-Coll non dà diritto alla contribuzione figurativa: ciò significa che i mesi in cui il lavoratore prende la Dis-Coll non contano ai fini dei contributi e, quindi, della futura pensione.

Quanto spetta?

L’importo della Dis-Coll dipende dal reddito imponibile ai fini previdenziali risultante dal versamento dei contributi effettuati, derivanti dai rapporti di collaborazione in relazione ai quali è riconosciuto il diritto all’indennità in parola, relativo all’anno in cui si è verificato l’evento di cessazione dal rapporto di lavoro e all’anno civile precedente, diviso per il numero di mesi di contribuzione o frazione di essi. L’indennità di disoccupazione è pari al 75% del reddito medio mensile, come sopra determinato, quando detto reddito è inferiore a 1.195 euro (per il 2015, 2016 e 2017), rivalutato ogni anno sulla base della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati dell’anno precedente. È, invece, pari al 75% dell’importo di 1.195 euro, maggiorato del 25% della differenza tra il reddito medio mensile e 1.195 euro, quando il reddito medio mensile che costituisce base di calcolo della Dis-coll sia superiore al predetto importo di 1.195 euro.

In ogni caso, per il 2015, 2016 e 2017, l’importo dell’indennità non può superare i 1.300 euro, rivalutati annualmente. A partire dal quarto mese di fruizione (91° giorno), l’indennità Dis-coll si riduce ogni mese in misura pari al 3%. Se il beneficiario dell’indennità si rioccupa con contratto di lavoro subordinato di durata pari o inferiore a cinque giorni, la prestazione è sospesa. La sospensione opera d’ufficio sulla base delle comunicazioni obbligatorie. L’Inps infatti riceve la comunicazione di assunzione del dipendente dall’azienda e, automaticamente, sospende la Dis-Coll. Al termine del periodo di sospensione la prestazione è corrisposta nuovamente per il periodo residuo spettante.

Il beneficiario di indennità Dis-Coll che intraprenda o sviluppi un’attività lavorativa autonoma, di impresa individuale o un’attività parasubordinata deve comunicare all’INPS entro 30 giorni rispettivamente dall’inizio dell’attività o, se questa era preesistente, dalla data di presentazione della domanda di Dis-coll, il reddito che presume di trarre dalla predetta attività.

Come viene pagata la Dis-coll?

L’indennità viene corrisposta mediante:

  • accredito su conto corrente bancario o postale;
  • accredito su libretto postale;
  • bonifico domiciliato presso Poste Italiane SpA, allo sportello di un ufficio postale di residenza o di domicilio.

Secondo le vigenti disposizioni di legge, le pubbliche amministrazioni non possono effettuare pagamenti in contanti superiori a mille euro [6].

Quando si perde la Dis-coll?

ll beneficiario decade dall’indennità nei seguenti casi:

  • perdita dello stato di disoccupazione;
  • inizio di un’attività di lavoro autonoma, di impresa individuale o di un’attività parasubordinata, senza provvedere alla comunicazione all’INPS, entro 30 giorni dall’inizio dell’attività o, se questa preesisteva, dalla data di presentazione della domanda di Dis-Coll, del reddito che si presume trarre dall’attività stessa;
  • rioccupazione con contratto di lavoro subordinato di durata superiore a cinque giorni;
  • titolarità di trattamenti pensionistici diretti;
  • acquisizione del diritto all’assegno ordinario di invalidità, salvo il caso in cui il percettore opti per l’indennità Dis-coll;
  • non regolare partecipazione alle iniziative di attivazione lavorativa e ai percorsi di riqualificazione professionale proposti dai servizi competenti. In sostanza, lo Stato aiuta il lavoratore che ha perso il lavoro ma quest’ultimo deve collaborare con il Centro per l’impiego nel trovare una nuova occupazione.

Quando fare domanda per la Dis-coll?

La domanda va presentata esclusivamente in via telematica (tramite il sito dell’Inps) entro sessantotto giorni dalla data di cessazione del rapporto di collaborazione, che decorrono dalla data di cessazione dell’ultimo contratto di collaborazione/assegno di ricerca/dottorato di ricerca con borsa di studio. Se nei sessantotto giorni si verifica un evento di maternità o di degenza ospedaliera indennizzabili, il termine rimane sospeso per l’intero periodo e riprende poi a decorrere per la parte residua. I sessantotto giorni decorrono, invece, dalla data di cessazione del periodo di maternità o di degenza ospedaliera indennizzati, se l’evento accade nel corso del rapporto di lavoro poi cessato e si protrae oltre.

note

[1] Art. 15 D. Lgs. n. 22/2015 del 4.03.2015.

[2] Art. 1 co. 310 L. n. 208/2015 del 28.12.2015.

[3] Art.7 L. n. 81/2017 del 22.05.2017.

[4] D. Lgs. n. 276/2003 del 10.09.2003.

[5] D.Lgs. n. 81/2015 del 15.06.2015.

[6]D. L. n. 201/2011 del 4.12.2011, convertito dalla L. n. 214/2011 del 22.12.2011.


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