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Come funzionano i controlli fiscali

10 ottobre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 ottobre 2018



L’attività dell’Agenzia delle Entrate e della GdF su dichiarazioni dei redditi e contabilità. Quando scatta l’accertamento.

È una delle cose che augureresti al tuo peggiore nemico e che, pertanto, non vorresti mai per te stesso: un accertamento del Fisco. La sola idea fa tremare qualsiasi contribuente, anche a quelli che sanno di avere carte e numeri in regola, di avere rispettato ogni scadenza e di avere pagato fino all’ultimo centesimo di tasse. Ma…c’è sempre un «ma» nella testa delle persone oneste. E se avessi dimenticato qualcosa? E se c’è stato un errore di interpretazione e le cifre riportate nella dichiarazione dei redditi non sono del tutto giuste? Non parliamo, poi, di chi ha qualche «entratina» in nero e pensa: e se mi hanno beccato? Qui sì che arrivano la salivazione azzerata ed il sudore freddo. Soprattutto se non si è mai stati consapevoli di essere finiti nel mirino del Fisco e, quindi, non si sa come funzionano i controlli fiscali. Ci sarà un signore con l’abito scuro che busserà alla tua porta? Oppure lo farà la Guardia di Finanza?

Non agitarti troppo o, almeno, non ancora. Per finire in galera per evasione fiscale c’è sempre tempo. Gli accertamenti dell’Agenzia delle Entrate iniziano molto prima di quello che tu possa pensare e non sempre avvengono in tua presenza. Anzi, spesso vieni a sapere di essere stato controllato solo quando ti arriva a casa la contestazione con il conto da pagare. Prima, e a campione (a meno che tu non abbia dato degli evidenti motivi per puntare dritto su di te), il Fisco avrà già saputo tutto sul tuo conto. E non solo su quello bancario.

Ecco, allora, quali sono gli accertamenti che vengono realizzati e come funzionano i controlli fiscali.

Controlli fiscali: come si arriva all’accertamento?

L’Agenzia delle Entrate realizza dei controlli fiscali in modo piuttosto frequente. Alcuni di questi finiscono nel nulla, quando è stato appurato che il contribuente ha le carte in regola, ha dichiarato quello che è giusto ed è a posto con il pagamento delle tasse. Altri, invece, richiedono un approfondimento perché svelano qualche irregolarità. È a questo punto, infatti, che scatta l’accertamento su più fronti: la dichiarazione dei redditi e i documenti allegati ad essa. Se le irregolarità rilevate o sospettate lo richiedono, le verifiche possono comportare anche un’ispezione presso la sede in cui il contribuente esercita la sua attività. La tipica scena che vede la Guardia di Finanza spulciare o portare via fatture, documenti, estratti conto bancari, ecc. In base al risultato di queste verifiche, si valuta il debito con il Fisco, si calcolano i relativi interessi e si comunica la sanzione da pagare.

Detto in altre parole, prima che scatti l’accertamento vero e proprio l’Agenzia delle Entrate avvia una procedura che inizia con il controllo a campione e si conclude con l’irrogazione delle sanzioni ed il recupero del credito.

Il contribuente riceve un avviso di accertamento grazie al quale viene informato delle irregolarità riscontrate durante i controlli e dell’opportunità di saldare l’imposta dovuta con una sanzione ridotta.

Controlli fiscali: quali sono?

Il Fisco realizza tre tipi di controlli sulle dichiarazioni dei redditi dei contribuenti. Si tratta di:

  • un controllo automatico, mirato a rilevare eventuali errori nella compilazione della dichiarazione. In tale caso, l’Agenzia delle Entrate invia una raccomandata a/r al contribuente (oppure all’intermediario che l’ha presentata, come un commercialista o un patronato) in cui si fa presente la situazione;
  • un controllo formale, che consiste nella verifica incrociata dei dati inseriti nella dichiarazione e della documentazione allegata (giustificativi, scontrini, ecc.). Se ci sono delle irregolarità, l’Agenzia invia una richiesta per trasmettere ulteriore documentazione o per fornire altri chiarimenti utili a dimostrare la correttezza dei dati inseriti. A conclusione del controllo formale, il cittadino riceve un’altra lettera, questa volta con l’esito della verifica e con l’eventuale richiesta di pagamento del debito;
  • un controllo sulla liquidazione della tassazione separata: consiste nel determinare l’imposta dovuta sui redditi per i quali sono già stati versati degli acconti (ad esempio il Tfr o arretrati di stipendio). Se calcolando la differenza tra ciò che è stato pagato e ciò che si deve pagare è a vantaggio del Fisco, non verranno chieste delle sanzioni o degli interessi ma soltanto l’importo ancora dovuto.

Controlli fiscali: entro quando avvengono?

A partire dal 2017 (quindi dalle dichiarazioni relative ai redditi del 2016 da presentarsi con il modello Unico), l’Agenzia delle Entrate può effettuare dei controlli fiscali e degli accertamenti in questi tempi e per questi motivi:

  • per la dichiarazione infedele, cioè quella in cui ci sono degli errori o delle omissioni: entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello della presentazione;
  • per l’omessa dichiarazione: entro il 31 dicembre del settimo anno successivo a quello in cui doveva essere stata presentata. La norma riguarderebbe solo le imposte dirette, l’Iva ed i tributi collegati.

Questi termini vengono raddoppiati quando al contribuente viene contestato un reato tributario previsto dalla legge che comporta l’obbligo di denuncia.

Controlli fiscali: dove avvengono?

In molte occasioni, i funzionari del Fisco non devono scomodarsi dalla loro scrivania per effettuare i controlli fiscali. Attraverso le banche dati, la dichiarazione dei redditi o la documentazione a cui ha accesso (compresi i movimenti dei nostri conti correnti) possono già fare delle verifiche. Se la situazione si complica, soprattutto nel caso di professionisti o imprenditori, può essere richiesto l’intervento della Guardia di Finanza per effettuare delle ispezioni in loco, cioè negli uffici del contribuente interessato.

Queste ispezioni devono avvenire nel rispetto dello statuto dei diritti del contribuente [1] seguendo, cioè, alcune regole come:

  • realizzare i controlli nel modo meno invasivo possibile e solo durante l’orario d’ufficio salvo in casi di eccezionale gravità;
  • limitare al massimo di stravolgere o di disturbare la normale attività professionale;
  • accettare, quando possibile, di visionare ed esaminare la documentazione amministrativa e fiscale presso gli uffici di chi conduce le verifiche.

Controlli fiscali: come avviene l’ispezione della GdF?

Se i controlli fiscali avvengono negli uffici del contribuente a carico dei militari della Guardia di Finanza, ci sono delle procedure che devono essere rispettate.

Prima di tutto, il cittadino ha diritto a verificare due cose. La prima, che si tratti effettivamente di persone appartenenti alle Fiamme Gialle e non, come succede qualche volta, di finti finanzieri. A tal fine, i militari sono tenuti ad identificarsi.

In secondo luogo, si deve verificare se gli ispettori hanno con sé l’ordine di accesso, rilasciato dal funzionario dirigente dell’ufficio oppure dal comandante del Reparto della Guardia di Finanza e contenente:

  • chi è autorizzato a fare l’ispezione;
  • dove e quando deve essere fatta l’ispezione;
  • quale tipo di ispezione verrà effettuata.

Se non viene esibita copia dell’ordine di accesso oppure gli ispettori non si identificano, il contribuente ha il diritto di rifiutare il controllo.

Il contribuente ha il diritto anche di chiamare due testimoni (anche familiari) che possono assistere all’ispezione (senza mai parlare, però) e a registrare o fotografare il lavoro degli ispettori. Può anche fare delle domande e ha il diritto di ricevere delle risposte. Domande e risposte finiranno a verbale.

Secondo la legge, i controlli della Guardia di Finanza devono durare al massimo:

  • 15 giorni se interessano lavoratori autonomi ed imprese in regime di contabilità semplificata;
  • 30 giorni negli altri casi.

Gli agenti sono tenuti a redigere ed a rilasciare quotidianamente un verbale giornaliero, mentre alla fine dell’ispezione dovranno consegnare un verbale di constatazione.

Concluso il controllo, il contribuente ha 60 giorni di tempo per presentare all’Agenzia delle Entrate una memoria difensiva, per sollevare delle eccezioni o per chiedere delle spiegazioni se il verbale non è chiaro in qualche passaggio. Solo dopo quei 60 giorni e non prima (pena nullità) l’Agenzia può decidere di avviare un accertamento.

Controlli fiscali: i tipi di accertamento

Ci sono diversi tipi di accertamento fiscale. Nello specifico, esso può essere:

  • analitico;
  • induttivo o di ufficio;
  • analitico-induttivo;
  • induttivo puro;
  • sintetico.

L’accertamento analitico

Attraverso l’accertamento analitico, l’Agenzia delle Entrate rettifica delle singole voci della dichiarazione presentata dal contribuente (costi, plusvalenze, ricavi, ecc.). In altre parole, viene rideterminato il reddito imponibile grazie ad un nuovo calcolo dei singoli elementi e allo scomputo – in toto in parte – di deduzioni e detrazioni indicate nella dichiarazione ma non spettanti.

Infine, per quanto riguarda il reddito di lavoro autonomo e d’impresa, l’accertamento analitico si effettua in base al confronto tra la dichiarazione e la contabilità del contribuente.

L’accertamento induttivo o di ufficio

In questo caso, l’Agenzia delle Entrate stabilisce il reddito del contribuente sulla base di quanto ha raccolto durante i controlli fiscali senza tenere conto, quindi, di quello che riportano la dichiarazione ed i libri contabili.

All’accertamento induttivo o di ufficio si arriva se:

  • non è stata presentata la dichiarazione dei redditi;
  • la dichiarazione è stata considerata nulla;
  • la dichiarazione non contiene il reddito d’impresa o di lavoratore autonomo;
  • non è stata conservata (oppure è stata nascosta durante un’ispezione) una scrittura contabile;
  • la contabilità non è attendibile.

L’accertamento analitico-induttivo

Questo tipo di accertamento coinvolge soltanto imprenditori e professionisti, cioè quei contribuenti che sono tenuti ad avere delle scritture contabili. L’Agenzia delle Entrate lo attiva se riscontra delle attività non dichiarate o specifiche passività dichiarate ma, in realtà, assenti. L’accertamento analitico-induttivo si basa su delle prove presuntive.

L’accertamento induttivo puro

Interessa le imposte sui redditi e l’Iva. Come quello precedente, coinvolge professionisti ed imprenditori ma viene avviato solo se si verificano gravi violazioni contabili. Il Fisco, attraverso l’accertamento induttivo puro, vuole sapere come si sia arrivati ad un certo reddito, anche attraverso la richiesta degli estratti conto bancari.

L’accertamento sintetico

Quest’ultimo tipo di accertamento interessa soltanto le persone fisiche. Lo scopo dell’Agenzia delle Entrate è quello di accertare il reddito complessivo del contribuente e le relative imposte, anche attraverso un controllo sui beni ed i servizi acquistati o altre spese sostenute.

note

[1] Legge n. 212/2000 del 27.07.2000.

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