Diritto e Fisco | Articoli

Vendita pc, mobili e attrezzature del professionista: tassazione

17 Ott 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 Ott 2018



Computer, arredi e apparecchiature usati venduti dal libero professionista: quando generano una plusvalenza e come sono tassate le operazioni.

Può capitare che il professionista, per vari motivi, si trovi a dover vendere dei mobili dell’ufficio o attrezzature ed apparecchiature utilizzate nell’attività lavorativa: può trattarsi del pc, dello smartphone, di una scrivania, oppure dell’auto. In questi casi, la somma che il lavoratore ricava può generare una plusvalenza, ed essere tassata come reddito professionale, anche se non si tratta di un compenso che deriva dall’attività esercitata. La plusvalenza si realizza anche se i beni usati in passato nell’esercizio della professione sono messi a disposizione della famiglia, ad esempio se il professionista decide di regalare al figlio il vecchio pc dell’ufficio. Cerchiamo allora di fare chiarezza sulla vendita di pc, mobili e attrezzature del professionista: tassazione, quando si genera una plusvalenza, come si determina l’importo su cui pagare le imposte.

Che cos’è la plusvalenza?

La plusvalenza è una componente straordinaria di reddito che si realizza quando è ceduta un’immobilizzazione, cioè un bene, tangibile o meno, dal quale derivano benefici economici nel tempo: l’immobilizzazione può essere immateriale (come un software), materiale (ad esempio un computer o una scrivania) o finanziaria (titoli).

La plusvalenza, essendo una componente straordinaria di reddito, aumenta il reddito professionale imponibile.

Quando si realizza una plusvalenza?

La plusvalenza si realizza, nella generalità dei casi, se il costo di acquisto del bene, al netto dell’ammortamento, è inferiore al costo a cui il bene è stato rivenduto.

La plusvalenza si realizza anche quando il bene non è venduto, ma viene destinato ai bisogni personali o della famiglia. In questi casi si parla di operazioni di autoconsumo: considerando che manca il prezzo di rivendita del bene, per stabilire se si realizza una plusvalenza si deve calcolare la differenza tra il valore di mercato (valore normale) e il costo del bene non ammortizzato.

La plusvalenza può anche realizzarsi a seguito del risarcimento, in forma assicurativa, per la perdita o il danneggiamento di un bene.

Quando si realizza una minusvalenza?

Dalla vendita delle immobilizzazioni può anche realizzarsi una minusvalenza, cioè una componente negativa del reddito, che quindi diminuisce il reddito imponibile.

La minusvalenza si realizza quando il costo di acquisizione del bene, al netto dell’ammortamento, è superiore al costo a cui il bene è stato rivenduto.

Per quanto riguarda le operazioni di autoconsumo, non si realizzano minusvalenze.

Che cos’è l’ammortamento?

L’ammortamento è un procedimento tecnico-contabile con cui il costo di un determinato bene è ripartito in più anni, o meglio in più esercizi.

L’ammortamento si basa sul fatto che il valore degli impianti e delle macchine, degli attrezzi, dell’arredamento, degli automezzi e della generalità dei beni non è costante nel tempo, ma subisce un processo di deprezzamento dovuto al logorio fisico, all’obsolescenza e ad altre cause.

Facciamo un esempio semplice per capire come funziona l’ammortamento: se l’azienda Rossi acquista un’attrezzatura a 50mila euro, il coefficiente di ammortamento è pari al 10% e la durata dell’ammortamento pari a 10 anni, l’azienda può dedurre ogni anno un costo pari a 5mila euro.

Plusvalenza del professionista per vendita di pc, mobili e attrezzature

Se il professionista decide di vendere il computer, dei mobili o delle apparecchiature dello studio, realizza una plusvalenza se il costo di vendita è superiore al costo di acquisto al netto dell’ammortamento.

Facciamo un esempio per capire meglio:

  • l’avvocato Rossi acquista un arredo per 10mila euro;
  • il coefficiente di ammortamento di quell’arredo è il 10%;
  • l’avvocato rivende l’arredo dopo 3 anni a 8mila euro;
  • la vendita ha generato una plusvalenza pari a mille euro: questo perché il costo di acquisto, al netto degli ammortamenti, è pari a 7mila euro (dato che dai 10mila euro iniziali vanno tolti i 3 ammortamenti del 10%, quindi 3mila euro); sottraendo dal costo di vendita il costo di acquisto meno gli ammortamenti, ottengo una differenza pari a mille euro, quindi una plusvalenza, da sottoporre a tassazione.

I beni mobili rivenduti, in ogni caso, generano plusvalenze tassabili solo se il loro acquisto è successivo al 4 luglio 2006 (in precedenza le plusvalenze erano irrilevanti).

Vendita di oggetti d’arte, di antiquariato o da collezione del professionista

Se il professionista vende oggetti d’arte, di antiquariato o da collezione, il ricavato non dà mai luogo a plusvalenze o minusvalenze. Il costo sostenuto per il loro acquisto si considera spesa di rappresentanza [1].

Vendita dell’auto del professionista

In base a quanto chiarito dall’agenzia delle Entrate [2], se le plusvalenze o le minusvalenze derivano dalla vendita di beni strumentali il cui costo non è integralmente deducibile, come l’autovettura, le plusvalenze e le minusvalenze rilevano in proporzione all’ammortamento deducibile per il fisco; l’ammortamento deducibile ai fini delle imposte, difatti, è inferiore rispetto a quello civilistico, che invece è calcolato sull’intero costo del bene.

Ricordiamo, a questo proposito, che la deducibilità dei veicoli appartenenti ai liberi professionisti è limitata al 20%: sono esclusi gli agenti e i rappresentanti di commercio, che possono dedurre i costi nella misura dell’80%.

Se il veicolo acquistato, in particolare, è:

  • un’autovettura o un autocaravan, il costo massimo deducibile è 18.075,99 euro (il limite per le autovetture è elevato ad euro 25.822,84 per gli autoveicoli utilizzati da agenti o rappresentanti di commercio);
  • un motociclo, il costo massimo deducibile è 4.131,66 euro;
  • un ciclomotore, il costo massimo deducibile è 2.065,83 euro.

L’Iva è invece detraibile al 40%.

Sempre nella stessa percentuale (20% per i professionisti e 80% per gli agenti e i rappresentanti di commercio) sono deducibili:

  • i costi relativi al carburante;
  • i costi di manutenzione e riparazione del veicolo;
  • i costi per l’assicurazione;
  • le spese di custodia e parcheggio;
  • i pedaggi;
  • il bollo auto.

Se invece manca un prezzo e l’operazione è di autoconsumo, si calcola la differenza tra il valore di mercato (valore normale) e il costo del bene non ammortizzato.

Il coefficiente di ammortamento dell’autovettura del professionista è pari al 25%.

Vendita dello studio del professionista

In caso di cessione o autoconsumo degli immobili del professionista, ad esempio di vendita dello studio, si possono verificare tre situazioni diverse:

  • se l’immobile è stato acquistato prima del 1° gennaio 2007, la sua vendita non genera plusvalenze, perché precedente rispetto alla norma del Tuir che ne prevede la rilevanza;
  • se l’immobile è stato acquistato nel triennio 2007-2009, è ammortizzabile, quindi in grado di determinare plusvalenze;
  • se l’immobile è stato acquistato dal 1° gennaio 2010, non è in grado di determinare plusvalenze, anche perché non ammortizzabile; la cessione dello studio potrebbe però dare luogo alla realizzazione di un reddito diverso [3].

note

[1] Art. 54, comma 5 del Tuir.

[2] Circolare 28/E/2006.

[3] Art. 67, comma 1, lett. b) del Tuir.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI