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Elemento di garanzia retributiva: cos’è?

21 novembre 2018


Elemento di garanzia retributiva: cos’è?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 novembre 2018



In numerosi contratti collettivi nazionali di lavoro si parla dell’elemento di garanzia retributiva. In questo articolo cerchiamo di capire che cos’è e a chi si applica.

Si parla da molto tempo della necessità di aumentare la produttività delle imprese nel nostro Paese per poter competere con le imprese concorrenti. Questa esigenza è particolarmente sentita a causa della globalizzazione dei mercati che impone alle aziende di competere in un mercato molto ampio e nel quale non ci sono regole uniformi. Per aumentare la produttività delle imprese ci sono, senza dubbio, molti metodi. Uno di questi è incidere sulla produttività dei lavoratori e dei collaboratori dell’azienda. Se i dipendenti si impegnano di più, producono di più e sentono gli obiettivi dell’azienda come propri allora anche l’impresa può trarne dei vantaggi positivi ed aumentare la propria produttività. Per stimolare i lavoratori ad un maggiore slancio produttivo in azienda sono stati, nel tempo, sperimentati diversi meccanismi. Uno dei più efficaci resta, sempre e comunque, l’attribuzione di premialità economiche ai dipendenti che raggiungono determinati obiettivi di produttività stabiliti dall’azienda o, insieme, dal datore di lavoro e dai lavoratori o dai sindacati che li rappresentano. Per questo, in molte aziende, vengono siglati degli accordi sulla produttività tra azienda e sindacati che prevedono l’impegno dell’azienda ad erogare una somma di denaro, detta premio di risultato, ai dipendenti se vengono raggiunti determinati obiettivi prefissati. Con questi accordi ci guadagnano tutti. L’azienda raggiunge obiettivi importanti per le proprie strategie produttive e commerciali. Il dipendente si ritrova più soldi in busta paga e aumenta il proprio potere di acquisto. In Italia, tuttavia, le aziende di medie e grandi dimensioni in cui esiste un sindacato aziendale ed in cui si approvano contratti aziendali sulla produttività sono la minoranza. La maggior parte dei dipendenti lavora in aziende prive di contratti aziendali e a questi lavoratori è, dunque, preclusa la possibilità di raggiungere quella somma premiale che possono aspirare ad ottenere i dipendenti delle aziende medio-grandi. Per evitare dunque una penalizzazione dei dipendenti delle aziende minori alcuni contratti collettivi nazionali di lavoro prevedono un istituto introdotto dai contratti collettivi. In questo articolo, ti spiegheremo l’elemento di garanzia retributiva: cos’è?.

Il premio di risultato

Come abbiamo già evidenziato in alcune aziende datore di lavoro e lavoratori fanno un patto: i dipendenti si impegnano a lavorare di più, ad accettare orari di lavoro più flessibili, ad incrementare i ritmi e a raggiungere gli obiettivi che vengono fissati con l’imprenditore e, in cambio, se i risultati sperati sono raggiunti, l’azienda si impegna ad erogare ai dipendenti una somma di denaro aggiuntiva rispetto alla retribuzione detta premio di risultato.

Il premio di risultato, pur essendo riconosciuto come un ottimo strumento sia per le imprese che per i lavoratori, non è però molto diffuso poiché in molte aziende non c’è una particolare sensibilità in questo senso oppure perché nelle aziende minori non ci sono rappresentanze sindacali in azienda e spesso il premio di risultato è proprio il frutto di un accordo tra l’azienda e le organizzazioni sindacali.

Questo fa sì che si crei una vera e propria disparità di reddito tra i lavoratori delle aziende in cui è previsto il premio di risultato ed i dipendenti delle imprese in cui questa forma di incentivo non c’è.

L’elemento di garanzia retributiva

Proprio per evitare un fenomeno di diversificazione salariale e, in definitiva, di diseguaglianza tra lavoratori, alcuni contratti collettivi nazionali di lavoro hanno introdotto l’elemento di garanzia retributiva. Si tratta, in sostanza, di una somma di denaro che, in base alle disposizioni del contratto collettivo nazionale di lavoro, deve essere erogata ai dipendenti, nell’importo e con le modalità fissate dal contratto collettivo,  da parte delle aziende in cui non sono previsti contratti collettivi aziendali e, dunque, in cui non c’è il premio di risultato.

Le organizzazioni sindacali vogliono evitare che i lavoratori delle aziende minori, che già di per sé godono solitamente di meno tutele e di meno diritti, percepiscano una retribuzione nettamente inferiore ai loro colleghi che operano nelle imprese medio-grandi. L’ammontare, le modalità ed i tempi di erogazione dell’elemento di garanzia retributiva sono fissati dal contratto collettivo nazionale di lavoro.

Ogni dipendente che lavora in un’azienda priva di contrattazione collettiva aziendale e di premio di risultato dovrà, dunque, verificare quale contratto collettivo nazionale di lavoro si applica al suo rapporto di lavoro e consultare il testo del contratto collettivo per verificare se ha diritto all’elemento di garanzia retributiva e, se sì, quanto e quando gli spetta.

Cosa prevedono i principali contratti collettivi nazionali di lavoro?

Il contratto collettivo del commercio [1] ha previsto, in via sperimentale, l’attribuzione di un elemento economico di garanzia ai lavoratori a tempo indeterminato nonché agli apprendisti e ai contratti di inserimento in forza al 31 ottobre 2017, che risultino iscritti nel libro unico da almeno sei mesi. Il contratto collettivo specifica che – per i lavoratori a tempo parziale – l’importo sarà calcolato secondo proporzionalmente al lavoro prestato.

Se, ad esempio, l’elemento economico di garanzia è pari a 100 euro ed il dipendente ha un part-time del 50% avrà diritto ad un importo di euro 50. Il contratto collettivo precisa anche che l’importo non è utile ai fini del calcolo di nessun istituto di legge o contrattuale ivi compreso il trattamento di fine rapporto. Come detto, tale importo viene erogato a chi non prende il premio di risultato.

Infatti, il contratto del commercio prevede che l’importo è assorbito, sino a concorrenza, da ogni trattamento economico individuale o collettivo aggiuntivo rispetto a quanto previsto dal contratto collettivo, che venga corrisposto successivamente al 1° gennaio 2015.

Ciò significa che se il dipendente già percepisce, ad esempio, un superminimo individuale o un premio di risultato pari o superiore al valore dell’elemento economico di garanzia, quest’ultimo non spetta. Tale importo è stato erogato ai dipendenti del settore con la retribuzione di novembre 2017. Per quanto riguarda gli importi, il contratto collettivo prevede le seguente somme, differenziate a seconda delle dimensioni dell’azienda e del livello di inquadramento del dipendente:

Aziende fino a 10 dipendenti

Quadri, I e II livello: 95 €
III e IV livello: 80 €
V e VI livello: 65 €

Aziende a partire da 11 dipendenti

Quadri, I e II livello: 105 €
III e IV livello: 90 €
V e VI livello: 75 €

Il contratto collettivo del credito [2] prevede che sia riconosciuto un importo pari ad Euro 258,00 annui a titolo di elemento di garanzia retributiva, a favore dei lavoratori dipendenti da aziende prive di contrattazione di secondo livello e che non percepiscono altri trattamenti economici collettivi oltre a quanto spettante per contratto collettivo nazionale di categoria.

Il contratto collettivo nazionale delle imprese turistiche aderenti a Confindustria [3] prevede l’attribuzione ai dipendenti qualificati in forza nelle aziende che nei quattro anni precedenti siano risultate prive di contratto di secondo livello, e che non abbiano percepito altri trattamenti economici individuali o collettivi oltre a quanto spettante dal contratto collettivo stesso, di un importo a titolo di elemento di garanzia retributiva con la retribuzione del mese di gennaio 2018. L’elemento di garanzia riguarda i lavoratori che risultino iscritti nel libro unico da almeno sei mesi. L’azienda calcolerà l’importo in proporzione alle giornate di effettiva prestazione lavorativa prestate alle proprie dipendenze.

Come già previsto nel settore del commercio, per i lavoratori del turismo a tempo parziale, l’ammontare dell’elemento di garanzia sarà calcolato in proporzione all’entità della prestazione lavorativa. Il contratto del turismo esclude dall’obbligo di versare questa somma le aziende che versino in comprovate situazioni di difficoltà economico-produttive che abbiano in essere il ricorso agli ammortizzatori sociali definiti da apposito accordo sindacale. Anche il contratto del turismo prevede che la somma erogata come elemento di garanzia non è utile ai fini del calcolo di nessun istituto di legge o contrattuale, in quanto le parti ne hanno definito l’ammontare in senso onnicomprensivo, tenendo conto di qualsiasi incidenza, ivi compreso il trattamento di fine rapporto. L’elemento di garanzia è assorbito, sino a concorrenza, da ogni trattamento economico individuale o collettivo aggiuntivo rispetto a quanto previsto dal contratto collettivo dell’industria turistica.

Anche questo contratto prevede somme distinte a seconda del livello di inquadramento del dipendente:

  • Area A:186 €;
  • Area B:158 €;
  • Area C:140 €;
  • Area D: 112 €.

In conclusione si può affermare che l’elemento economico di garanzia retributiva non è previsto da tutti i contratti collettivi nazionali di lavoro ma solo da alcuni di essi. Sono i contratti collettivi a disciplinare a chi spetta questo emolumento, a quali categorie di dipendenti e con quali requisiti di anzianità. Gli stessi contratti collettivi determinano quando deve essere pagato questo importo e con quali modalità.

I contratti, come abbiamo visto, spesso affermano che tale importo non concorre a determinare gli istituti contrattuali. Con questa affermazione si vuole escludere che l’elemento economico di garanzia possa essere conteggiato nel calcolo di tutte quelle indennità che si calcolano sulla retribuzione erogata al dipendente come, ad esempio, il trattamento di fine rapporto e l’indennità sostitutiva del preavviso.

Una volta erogato al dipendente, in ogni caso, l’elemento economico di garanzia costituisce una voce della retribuzione a tutti gli effetti e dunque su questa somma il dipendente dovrà pagare regolarmente le tasse sul reddito ed il datore di lavoro dovrà pagare i contributi previdenziali all’Inps ed all’Inail.

note

[1] CCNL Commercio, Acc. 30.03.2015.

[2] Art. 28 CCNL del credito del 31.03.2015.

[3] CCNL Turismo-Confindustria, Acc. di rinnovo del 14.11.2016.


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