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Judo: tecniche e benefici

3 Ott 2018 | Autore:


> Salute e benessere Pubblicato il 3 Ott 2018



Il judo è uno sport di combattimento fondato sul principio della non-resistenza e della flessibilità. 

Avrai sicuramente sentito parlare del judo e magari ti starai chiedendo quali sono le sue tecniche di combattimento e quali sono i benefici che derivano dalla pratica di questa disciplina. Partiamo dalle origini. Il judo è un’arte marziale nata in Giappone e fondata dal prof. Jigorō Kanō nel 1882. E’ una disciplina olimpica dal 1964. E’ uno sport in grado di forgiare il carattere dell’atleta (judoka) conducendolo verso un’esistenza equilibrata grazie ad un metodo di formazione e di educazione fisica e mentale. Il judo richiede grandi abilità nel riuscire a dominare l’avversario e a gestire la situazione in cui ci si trova senza perdere le staffe. E’ una filosofia di vita e si poggia su un preciso codice morale. Quali sono le qualità essenziali di un judoka? L’educazione, il coraggio, la sincerità, l’onore, il rispetto, la modestia, il controllo di sé e l’’amicizia. Se vuoi saperne di più su judo: tecniche e benefici, prosegui nella lettura di questo articolo.

Quali sono i benefici del judo?

Il judo consente di raggiungere un equilibrio fisico e mentale. Gli esercizi coinvolgono tutti i muscoli del corpo, sono mirati alla crescita della massa muscolare e permettono di mantenere una buona postura. Come tutti gli sport di combattimento, il judo lavora sulla disciplina, sul coraggio e sull’autocontrollo. Insegna a mantenere calma e lucidità, favorisce l’acquisizione delle regole, educa al rispetto verso il prossimo. La pratica del judo aiuta ad avere una maggiore sicurezza in se stessi e ad essere focalizzati al raggiungimento del propri obiettivi. Il judo insegna a persistere, nonostante le sconfitte, e a superare i propri limiti. Inoltre, migliora le capacità di collaborazione e riduce il livello di ostilità e di ansia dell’atleta.

Intervista a Gennaro Maccaro

Per approfondire l’argomento abbiamo intervistato il maestro Gennaro Maccaro, docente di difesa personale e tecniche operative speciali della Polizia di Stato. M° Benemerito di judo cintura nera 7° Dan, medaglia d’oro al merito sportivo. Autore del libro “Metodo globale di autodifesa” e “ Didattica contro il bullismo”.

Perché praticare judo?

Praticare judo è una scelta come tanti altri sport. Il judo è uno sport di combattimento dinamico e completo praticato da due contendenti. Consiste, soprattutto, nello sfruttare la forza di spinta dell’avversario. In particolare, su un attacco di uno dei due viene applicata una tecnica che agevola la reazione di chi subisce l’attacco stesso. I benefici sono quelli di sicurezza per reagire ad un’aggressione, nonché quelli di normale cultura fisica del corpo. Ho dedicato 50 anni della mia vita ad insegnare il judo e quello che la sua filosofia rappresenta così come lo ha pensato il suo fondatore: rispetto dell’avversario, cura per sé stessi sia dal punto di vista fisico sia morale, ordine e disciplina nei rapporti con gli altri e con i propri insegnanti.

Il judo è utile ed efficace per la difesa personale?

Non è il caso in questa sede di trattare delle tecniche del Judo in maniera troppo approfondita, ma è sicuramente il caso di sottolineare come il Prof. Kano eliminò tutte le azioni di attacco armato e di colpo che potevano portare al ferimento, talvolta grave, degli allievi. Tali tecniche furono ordinate solo nei kata, in modo che si potesse praticarle senza pericoli. Una delle caratteristiche fondamentali del judo è la possibilità di effettuare una tecnica senza che i praticanti si feriscano. Ciò accade grazie alla concomitanza di diversi fattori quali l’abilità nel cadere, che viene insegnata con precisione meticolosa, la corretta applicazione della tecnica e la presenza del tatami che assorbe la caduta. Il principio delle tecniche del judo non è l’opposizione all’attacco violento, ma comprende l’applicazione del principio yawara  non soltanto nel contesto dell’elasticità passiva intesa in senso buddhista, ma anche come principio attivo del contrattacco. Spiega Jigoro Kano che yawara significa adeguarsi alla forza avversaria al fine di ottenere il pieno controllo. Esempio: se vengo assalito da un avversario che mi spinge con una certa forza, non devo contrastarlo, ma in un primo momento debbo adeguarmi alla sua azione e, avvalendomi proprio della sua forza, attirarlo a me facendogli piegare il corpo in avanti. In questo, notiamo che questo principio ha come scopo la difesa nei limiti dell’aggressione perché l’azione di contrattacco è misurata sull’azione aggressiva. È questo il principio che guida la legittima difesa.

Come contrastare il bullismo con il judo?

Bella domanda. Rispondo con molto piacere anche perché a tal proposito ho scritto un libro “Didattica contro il bullismo –Comportamenti e tecniche per studenti delle scuole di 1° e 2° grado”. Il quadro etico ed educativo delineato dal fondatore del judo è quello sul quale ho voluto costruire il metodo da divulgare nelle scuole, perché qualitativamente elevatissimo e in grado di costituire quel rigido supporto necessario agli adolescenti e pre-adolescenti per incanalare le pulsioni, le emozioni che sorgono con il cambiamento repentino di quel periodo della vita. Questo sistema didattico è una disciplina modellata sul judo dalle quali mutua alcune tecniche selezionate di caduta o per liberarsi da prese, ma mai tecniche di risposta che hanno lo scopo duplice di:

  • migliorare la percezione di sé stessi e la conseguente autostima in tutti i ragazzi, specialmente i più deboli;
  • dare i mezzi ai ragazzi per riuscire a lasciare il teatro del fatto di aggressione senza riportare danni seri.

Quali sono le forme di prevenzione negli sport da combattimento?

Prepararsi fisicamente ed adeguatamente allo sport scelto ed affidarsi ad un tecnico federale di livello. Nelle nostre competizioni di judo vi sono regole ben precise gestiste da ufficiali di gara oltre che da car sistem (var).

Quali sono le tecniche di proiezione?

Le tecniche di proiezione sono tante e spiegarle  per iscritto sarebbe complicato. Lo scopo delle tecniche di proiezione è sbilanciare l’avversario per farlo cadere al suolo. Esistono diversi modi di portare a terra l’avversario. Esistono tecniche prevalentemente tirate di mano, di gambe e di piedi. In poche parole, si può far cadere in avanti, indietro, laterale ossia in tutte le direzioni l’avversario oppure caricarlo in spalla e proiettarlo al suolo. E’ da tenere presente che a livello sportivo queste tecniche devono essere sempre controllate in modo da non arrecare danno fisico all’avversario. Per proiettare l’avversario al suolo partendo dalla posizione eretta ci sono tre tipi di tecniche:

  • tecniche di gamba;
  • tecniche di braccio;
  • tecniche d’anca.

Le tecniche di proiezione in cui il judoka accetta di perdere il suo equilibrio per far cadere il suo avversario sono le tecniche di sacrificio suddivise in:

  • tecniche di mano e di spalla;
  • tecniche di anca;
  • tecniche di gamba;
  • tecniche di sacrifico in avanti;
  • tecniche di sacrifico sul fianco;
  • tecniche di sacrifico in avvolgimento.

Come controllare le cadute?

Le cadute rappresentano il bagaglio più grande che bisogna imparare per la salvaguardia della propria incolumità. E’ sicuramente di primaria importanza imparare a cadere senza riportare danni. Le cadute rappresentano la base dell’intera preparazione e, al momento dell’incontro del proprio corpo con il tatami o a terra, consentono di ammortizzare l’impatto con una tecnica adeguata di braccia. Tra le tecniche di caduta troviamo:

  • caduta all’indietro;
  • caduta laterale;
  • caduta rotolata in avanti;
  • caduta facciale.

Scopo comune di tutte le tecniche di caduta è controllare la testa perché non urti il suolo con violenza, tutelare i gomiti e le spalle perché si evitino contusioni o rotture di arti che si possono sempre, e con molta facilità, verificare a causa di cadute scomposte. Quindi sono due gli accorgimenti iniziali di ordine generale da adottare in tutte le cadute:

  • spingere il mento verso lo sterno ed indirizzare il proprio sguardo verso l’addome;
  • assumere sempre una posizione del corpo piuttosto arrotondata al fine di facilitare la rotazione del corpo e ritrovare di slancio la posizione eretta.

Lotta a terra: come funziona?

Premesso che lo scopo della pratica del judo è quello di portare a terra l’avversario, di conseguenza si cerca di immobilizzarlo per renderlo inoffensivo. Il combattimento a terra è una parte essenziale del judo. Una volta che si riesce a portare a terra l’avversario con una tecnica di proiezione, il judoka potrà ricorrere all’uso di tre diverse tecniche:

  • immobilizzazione al suolo o “presa”;
  • tecnica di lussazione o “leva” sul gomito;
  • strangolamento.

Quali sono le tecniche di strangolamento?

Esistono diverse tecniche di strangolamento: respiratorie, sanguigne e miste a livello della gola in particolare si esegue una presa con le mani ad uno o ai due baveri del judogi. Nell’eseguire questa tecnica, di regola, l’avversario si arrende battendo un colpo di mano sul tatami o sull’avversario.

Quali sono gli atti proibiti e perché?

E’ vietato applicare lussazioni che non siano al gomito. Nella difesa personale e nei kata, sia a terra sia in posizione eretta, si potranno utilizzare: leve ai polsi, alle gambe, alle spalle, al collo. Gli atti proibiti sono tutte quelle tecniche non contemplate nel regolamento mondiale di judo. Si fa riferimento a tutto ciò che può danneggiare l’avversario senza rispetto delle regole arbitrali. Chiaramente vale per tutto il mondo judoistico.

Come si vince in una gara?

Una gara si vince mettendo in atto quanto sopra, preparando l’atleta adeguatamente alla competizione prevista. In ogni caso, vince chi fa ippon o wazari, ossia esegue una tecnica in piedi schierando l’avversario o a terra con le immobilizzazioni nei tempi previsti.

Quando si parla di judo negativo?

Tutto ciò che l’atleta esegue in un combattimento  in modo non dinamico, mettendo le ginocchia a terra continuamente, non attaccando.

Judo e bambini: uno strumento per educare?

La pratica del judo ha un suo cerimoniale all’inizio e alla fine di ogni lezione (o incontro) e viene praticata su un tappeto chiamato tatami. Al momento di salire e scendere dal tatami, gli atleti si devono inchinare in segno di  reciproco rispetto. Ai bambini viene insegnato il rispetto per il maestro e l’avversario, esercizi propedeutici per la caduta, evitando di farsi male nelle proiezioni e naturalmente di non infierire sulle persone meno forti. Viene insegnata loro l’educazione generale che, normalmente, dovrebbe essere praticata a tutti i livelli. Il  judo ci pone al centro della realtà della vita, ossia un contatto reale con chi è di fronte a noi. Questo, in particolar modo per i bambini, è una cosa ottima. Per loro il contatto diretto con un altro bambino è molto educativo, portandolo ad affrontare le proprie paure in maniera adeguata nel momento in cui deve esce fuori il bullo.

Qual è la differenza tra judo e karate?

La differenza sostanziale tra le due arti marziali e’ che il  judo prevede che la lotta deve essere praticata con le prese sul judogi tirando o spingendo delle tecniche di proiezione all’avversario ed è una disciplina olimpica. Il karate, invece, si pratica a distanza con colpi di pugni e calci controllati che non devono arrecare danno all’avversario.


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