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Scoliosi: cosa fare

20 Ottobre 2018 | Autore:


> Salute e benessere Pubblicato il 20 Ottobre 2018



Malgrado i progressi della scienza alcune malattie rimangono immutate e continuano ad affliggerci.

La scoliosi (il termine deriva dal greco e significa storto, contorto), malattia conosciuta fin dall’antichità, è caratterizzata da un’alterazione della colonna vertebrale. Da un punto di vista anatomico, la colonna vertebrale è l’asse portante del nostro organismo e pur chiamandosi “colonna” in realtà, osservandola di profilo, si nota che non ha un andamento verticale ma presenta delle curvature. Queste curvature sono funzionali alla stabilità e ai rapporti che la colonna vertebrale, nei vari distretti anatomici (colonna cervicale, dorsale, lombare, sacrale) ha con i diversi apparati. Per scoliosi si intende una curvatura laterale, vista frontalmente, della colonna vertebrale che si associa a deformità della stessa (dismorfismo). Diametralmente opposti, per le differenze prognostiche e terapeutiche, sono i cosiddetti paramorfismi in cui si ha solo un atteggiamento scoliotico senza alterazioni anatomiche della colonna vertebrale. Pertanto, in caso di una curvatura sospetta della colonna, che fare per sapere se ci si trova di fronte ad una scoliosi o ad un atteggiamento scoliotico?. In questo articolo cercheremo di rispondere alla domanda scoliosi: cosa fare?.

Scoliosi: come distinguerla?

Le curvature della colonna vertebrale devono essere studiate e interpretate per evitare che una scoliosi non venga trattata tempestivamente oppure un atteggiamento scoliotico venga sottoposto a terapie lunghe, inutili se non dannose.

Si possono verificare due condizioni:

  • la scoliosi: viene definita come una deformità permanente della colonna vertebrale che appare ricurva su sé stessa e ruotata nelle tre dimensioni dello spazio.  Presenta alterazioni delle parti anatomiche che la compongono (corpi vertebrali, articolazioni), e delle strutture che la circondano (muscoli paravertebrali, organi interni). Le vertebre risultano ruotate su sé stesse con conseguente deformità della gabbia toracica, inoltre tendono a essere schiacciate da un lato. Queste alterazioni sono tanto più gravi quanto più precocemente insorge la scoliosi in quanto viene alterato il normale accrescimento osseo tanto da rendere difficile e incompleta la correzione. Nella scoliosi si riconosce una curva principale a cui si associa una curvatura secondaria (curva di compenso) che è rivolta dal lato opposto rispetto alla curva principale. Le curve possono interessare tutti i tratti della colonna vertebrale (cervicale, dorsale, lombare);
  • l’atteggiamento scoliotico: non è presente alcuna alterazione anatomica della colonna, la curvatura è conseguente alla dismetria degli arti, lussazione delle anche, alterazioni posturali o deficit della muscolatura del tronco.

I due quadri clinici presentano decorsi prognostici e terapeutici completamente differenti, pertanto che fare per distinguere la scoliosi da un atteggiamento scoliotico?.

Scoliosi: la diagnosi

Per fare diagnosi di scoliosi è necessaria una visita specialistica ortopedica ed esami strumentali. Durante la visita il paziente viene fatto spogliare ed esaminato:

  • in posizione eretta: il paziente con scoliosi può presentare un’asimmetria delle spalle, deformazioni del torace, sporgenza di una scapola, possono essere evidenti la curva principale e la curva di compenso;
  • in posizione flessa in avanti con le gambe unite: si evidenza la sporgenza (gibbo) di una parte del torace.

È indispensabile per la diagnosi di scoliosi eseguire, con il paziente in piedi, una radiografia standard della colonna vertebrale in toto in posizione antero-posteriore e latero-laterale. Quest’esame permette di valutare e misurare la deformazione della colonna. Ultimamente, sia per la diagnosi che per valutare l’evoluzione della patologia, viene utilizzata la teletermografia, una tecnica che misura il calore emesso dai muscoli paravertebrali. Se le lastre non evidenziano alterazioni anatomiche della colonna, si tratta di un atteggiamento scoliotico che trova completa risoluzione nel trattare le cause che sono all’origine (dismetria degli arti/alterazioni posturali).

La presenza di una curva della colonna vertebrale con torsione e deformazione dei corpi vertebrali permette di fare diagnosi di scoliosi. L’entità e la gravità della scoliosi si valuta misurando la curvatura della colonna vertebrale. Viene utilizzato il metodo Cobb che consiste nel tracciare due linee (una superiormente alla prima vertebra della curva e una inferiormente all’ultima vertebra) e nel congiungere le linee ottenendo un angolo chiamato angolo di Cobb o angolo di curvatura della scoliosi, che indica la deviazione della colonna (viene espressa in gradi).

Si possono avere vari gradi di scoliosi:

  • <10°: lieve;
  • >10° e <20°: moderata: trattamento conservativo;
  •  >20°: trattamento ortopedico se è presente un peggioramento rapido;
  • 30°: trattamento ortopedico;
  • 40°: stabilizzazione chirurgica.

Le forme più frequenti sono le scoliosi tra i 10° e i 30°.
In relazione alla sede della curva, si distinguono scoliosi toraciche, toraco-lombari o lombari. Nella maggior parte dei casi la scoliosi si presenta a doppia curva (curva primitiva e curva di compenso), ma sono presenti anche scoliosi ad un’unica curva.

Quali sono le cause e i sintomi della scoliosi?

La scoliosi colpisce prevalentemente il sesso femminile (rapporto di 7:1), in età infantile o adolescenziale.

In relazione all’eziopatogenesi, la scoliosi può essere:

  • idiopatica (70-80%): la causa è sconosciuta; è verosimilmente ad eziologia multifattoriale su una evidente predisposizione genetica ed ereditaria (ci si ammala più frequentemente se la madre ha la scoliosi);
  • secondaria (20/30%): malformazioni congenite ossee, osteopatie, neurofibromatosi.

La scoliosi idiopatica si manifesta più frequentemente nei momenti di crescita intensa (6/24 mesi, 5/8 anni, 11/14 anni), presenta una progressione rapida all’inizio della pubertà, si arresta quasi del tutto al completamento dello sviluppo osseo. È stata osservata la possibilità di una forma di scoliosi dell’età adulta.
La scoliosi idiopatica è dovuta a una deformazione della colonna vertebrale che determina una curvatura nello spazio e ciò si manifesta con:

  • gibbo dorsale: rappresenta l’alterazione non solo più eclatante della scoliosi (si evidenzia maggiormente quando il soggetto si flette in avanti) ma anche la più dannosa in quanto modifica la fisiologia con danni ai vari apparati; inoltre, da un punto di vista estetico, altera la morfologia del corpo con ripercussioni anche gravi sulla psicologia dell’individuo;
  • asimmetria delle spalle, del bacino e del triangolo della taglia (spazio compreso tra fianchi e braccia in un soggetto in piedi);
  • rachialgia e dolori artrosici secondari allo squilibrio di forza dei muscoli e dell’apparato legamentoso dei due emitoraci;
  • disturbi cardio-respiratori per alterazione della gabbia toracica.

La scoliosi è una patologia progressiva che necessita di una diagnosi precoce e di un intervento tempestivo per limitare il danno estetico e le complicanze osteoarticolari e cardiorespiratorie.

Scoliosi: il trattamento

La terapia della scoliosi ha lo scopo di permettere la riduzione del grado di curvatura o almeno impedirne la progressione. I risultati variano in relazione alla:

  • tempestività dell’intervento: la scoliosi è una patologia che tende a peggiorare, pertanto la diagnosi precoce permette di intervenire e di limitarne l’evolutività;
  • età del paziente: la scoliosi colpisce prevalentemente individui in età evolutiva quando cioè non è ancora concluso l’accrescimento osseo e c’è margine per cercare di correggere la deformità scoliotica. Una diagnosi effettuata in età adulta trova, nella rigidità della colonna vertebrale, un limite che impedisce la correzione della curva;
  • entità della curva: il grado di curvatura della colonna vertebrale è un elemento che orienta verso approcci terapeutici differenti.

L’angolo di curvatura della scoliosi, misurato sulla radiografia, permette di classificare i pazienti e individuare il percorso terapeutico, per cui:

  • in presenza di una curva < 30° si opta per un trattamento di tipo conservativo. Vengono eseguiti controlli semestrali per tenere sotto controllo l’eventuale evoluzione della scoliosi e viene prescritta la fisioterapia che permette, attraverso esercizi specifici, di rafforzare la muscolatura del dorso;
  • in presenza di una curva >40% trova indicazione l’intervento chirurgico. L’età indicata va dai dodici ai sedici anni, pur potendosi eseguire anche in età infantile o in età adulta. L’intervento chirurgico consiste un’artrodesi vertebrale (comprende le vertebre interessate dalla scoliosi e la vertebra superiore e inferiore) e nel posizionamento di una barra metallica. Si realizza in tal modo una correzione della curvatura e una stabilizzazione della correzione;
  • in presenza di una curva >30° vengono prescritti corsetti ortopedici. Si tratta di presidi realizzati su misura da portare ventiquattro ore al giorno con la funzione di contrastare l’evoluzione della curva. Deve essere eseguita anche la fisioterapia e per ottenere dei buoni risultati è fondamentale l’aderenza al programma terapeutico e quindi è necessaria la collaborazione dei giovani pazienti e della famiglia.  Esistono differenti modelli:
  • corsetto Milwaukee indicato nelle scoliosi dorsali e cervico-dorsali. È un corsetto dinamico costituito da assi metalliche (una anteriore e due posteriori) regolabili in altezza collegate a una parte in plastica che riproduce le forme del soggetto. A livello del mento presenta un collare che tiene in estensione la colonna. Vengono applicate al corsetto le pelote di spinta, in corrispondenza delle curve scoliotiche, allo scopo di premere sulla gibbosità;
  • corsetto Boston: indicato per le curve lombari e toraco-lombari;
  • corsetto Lionese: vieneprescritto dopo aver utilizzato altri corsetti, specifico per curve toraco-lombari e lombari;
  • corsetto Cheneau: indicato nelle curve toraco-lombari, viene realizzato su calco gessato o scansione computerizzata.

Ultimamente, per la terapia della scoliosi, si utilizza la stimolazione elettrica (LESS) che consiste nell’applicare degli elettrodi sulla cute, a livello della curvatura. Il trattamento viene effettuato durante le ore di sonno (per almeno otto ore). È importante sottolineare, in caso di scoliosi idiopatica, che fare una diagnosi precoce e iniziare tempestivamente la terapia incide notevolmente sulla prognosi. Infatti, pur essendo una patologia sostanzialmente benigna, se non curata, può presentare danni organici gravi e complicanze estetiche che possono essere causa di profondo disagio psico-fisico.


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