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Peculato per il sindaco che porta con sé la moglie nei viaggi istituzionali

21 Febbraio 2013
Peculato per il sindaco che porta con sé la moglie nei viaggi istituzionali

Commette peculato l’amministratore dell’ente locale se, nel viaggio organizzato dall’ente, porta con sé la moglie o qualsiasi altro parente a spese dell’amministrazione.

La Cassazione ha recentemente condannato [1], con l’accusa di peculato, un sindaco, un assessore e un consigliere per aver portato con sé le rispettive consorti in un viaggio organizzato dall’ufficio, facendo ricadere sulla cittadinanza le spese sostenute per la trasferta di queste ultime. La sanzione non è stata di poco conto: due anni di reclusione oltre all’interdizione dai pubblici uffici.

Gli oneri destinati al vitto e alloggio per le delegazioni pubbliche non possono essere beneficiati da chi non ha alcun titolo istituzionale e non ricopra incarichi per conto dell’ufficio. E ciò anche se il rendiconto dell’intero viaggio sia stato approvato successivamente dagli uffici dell’ente. Ciò che rileva, infatti, è che, di fatto, vi sia stata la destinazione di una parte delle somme pubbliche a copertura di costi estranei al soddisfacimento di interessi della collettività.

La Cassazione ha ricordato che il reato di peculato entra in gioco tutte le volte in cui vi è una appropriazione del denaro pubblico per un profitto proprio o altrui. È stato proprio il caso di specie, in cui le spese per la partecipazione alla trasferta non sono state distratte per una finalità pubblica, ma, al contrario, destinate a finalità estranee agli interessi della pubblica amministrazione, consentendo a soggetti privati (i parenti degli amministratori), pur senza alcun titolo, di partecipare al viaggio a spese dell’ente pubblico.

L’ente poi si era auto-assolto, ratificando il proprio operato con l’approvazione, in delibera comunale, delle spese sostenute. Una mossa tanto scontata quanto inutile, secondo la giusta interpretazione della Cassazione.


note

[1] Cass. sent. n. 7492 del 15.02.2013.


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