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Il glifosato provoca il cancro?

10 ottobre 2018


Il glifosato provoca il cancro?

> Salute e benessere Pubblicato il 10 ottobre 2018



Glifosato: tutto quello che dovresti sapere sul diserbante attualmente più usato al mondo e sul suo rapporto con lo sviluppo del cancro.

Hai mai sentito parlare del glifosato e dei suoi effetti sulla salute? Negli ultimi anni si è acceso il dibattito sui rischi per la salute legati al largo utilizzo in agricoltura del glifosato, in particolare per quanto riguarda una sua possibile associazione con un incrementato rischio di sviluppare il cancro. Nel corso del tempo, con il progresso scientifico, sono molte le sostanze che sono state introdotte in agricoltura e alcune di queste costituiscono un potenziale pericolo per la salute. Di conseguenza, è necessario informarsi maggiormente per poter rimanere sani. A questo punto probabilmente la tua domanda sarà: il glifosato provoca il cancro?. In questo articolo cercherò di parlarti del glifosato e di chiarirti i dubbi sulla sua relazione con il cancro.

Cos’è il glifosato

Il glifosato è un erbicida largamente utilizzato in agricoltura, a temperatura ambiente è solido e inodore. È stato scoperto da Henry Martin nel 1950, ma è stato utilizzato in agricoltura a partire dagli anni 70 e da allora è stato impiegato in maniera sempre crescente fino a diventare attualmente il composto diserbante maggiormente utilizzato al mondo in assoluto.

Come funziona il glifosato

Il glifosato è un composto diserbante di tipo sistemico: una volta applicato sulle foglie delle piante non si limita ad agire in questo punto, ma viene assorbito nel giro di qualche ora diffondendosi a tutte le parti che compongono la pianta. In questo modo, la sostanza è in grado di raggiungere tutti i punti della pianta e bloccando una delle funzioni vitali del vegetale ne causa l’essiccamento in meno di due settimane.

Effetti sulla salute

Il glifosato presente nelle piante viene ingerito dall’uomo che le consuma con la dieta e quindi viene assorbito dall’organismo. La sostanza viene eliminata per la maggior parte tramite le urine completamente immodificata, mentre una piccola parte viene metabolizzata formando un altro composto. Per quanto riguarda gli effetti dell’esposizione acuta al glifosato, non ci sono studi né dati che parlano di alcun tipo di tossicità, quindi una singola esposizione non dovrebbe essere causa di malattie. Gli effetti dell’esposizione cronica al glifosato che si ottiene consumando alimenti che lo contengono è tuttora oggetto di discussione: secondo alcuni è dannosa e in particolare è causa di cancro, secondo altri non lo è.

Classificazione IARC del glifosato

La IARC (International Agency for Research on Cancer) è un organismo internazionale responsabile di definire il potenziale cancerogeno di tutte le sostanze usate dall’uomo o con cui egli può entrare in contatto. La IARC attribuisce ciascuna sostanza ad un gruppo:

  • Gruppo 1: sostanze certamente cancerogene per l’uomo (ad esempio il fumo di tabacco);
  • Gruppo 2A: sostanze probabilmente cancerogene per l’uomo (cioè ci sono prove di cancerogenicità negli animali, ma nell’uomo non sono chiare);
  • Gruppo 2B: sostanze possibilmente cancerogene per l’uomo (cioè le prove di cancerogenicità non sono chiare né negli animali né nell’uomo);
  • Gruppo 3: sostanze non classificabili in base alla cancerogenicità;
  • Gruppo 4: sostanze probabilmente non cancerogene per l’uomo.

Il glifosato è stato classificato come probabilmente cancerogeno per l’uomo dalla IARC (gruppo 2A) a partire dal 2015.

Studi su cancro e glifosato

Sono stati condotti molti studi sullo sviluppo di cancro nelle persone soggette ad esposizione cronica a livelli elevati di glifosato, ma con risultati contrastanti. Gli studi condotti su agricoltori direttamente coinvolti nell’utilizzo del composto hanno mostrato in alcuni casi un incremento dell’incidenza di cancro (in particolare linfomi non-Hodgkin). Gli studi condotti sulla popolazione in generale hanno dato dei risultati contrastanti sulla cancerogenicità del glifosato. Anche per quanto riguarda gli animali non ci sono stati risultati certi. Gli studi effettuati in laboratorio sulle cellule invece hanno dimostrato che il glifosato è in grado di trasformare le cellule sane in cellule tumorali in alcune situazioni, ma soprattutto che è in grado di favorire la moltiplicazione delle cellule di alcuni particolari tipi di tumore.

Come comportarsi nei confronti del glifosato

L’esposizione al glifosato sembra ad oggi un evento inevitabile a causa della sua diffusione in tutto il mondo. Le conoscenze attuali non sono in grado di stabilire con certezza il nesso con lo sviluppo di tumore e quindi è necessaria prudenza nel suo utilizzo. È una sostanza molto diffusa soprattutto negli strati superficiali del terreno, quindi non puoi evitarla del tutto ma il tuo obiettivo dovrebbe essere quello di ridurre la tua esposizione al glifosato il più possibile. Come fare? In Italia è stato vietato l’utilizzo del glifosato nelle zone verdi maggiormente frequentate delle città come parchi e giardini, quindi dovresti cercare di frequentare queste zone. L’utilizzo è inoltre vietato nelle scuole e nelle strutture sanitarie che possono essere considerate delle “zone sicure”.

Di LORENZO COSENTINO

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