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Licenziamento colf senza lettera e preavviso: è valido?

1 Ott 2018


Licenziamento colf senza lettera e preavviso: è valido?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 Ott 2018



Si può licenziare la colf a voce e senza un preavviso? La Corte di Cassazione interviene sul lavoro domestico e sostiene la validità del recesso in tronco dal contratto.

Qualche mese fa hai assunto una colf per aiutarti in casa nelle varie faccende domestiche. Alcuni attriti, tuttavia, hanno spezzato quel legame di fiducia che si era creato e così avete deciso di interrompere il rapporto di lavoro. In verità sei stato tu a chiederle di andare via e lei non ha frapposto particolari resistenze. Dopo aver discusso del licenziamento, però, non le hai inviato alcuna lettera scritta o disdetta formale, né le hai dato un preavviso. Ora però ti vengono i dubbi di aver agito in modo non corretto: non vorresti che lei possa contestarti qualcosa e farti causa. Tutto vuoi tranne che impelagarti in cause e tribunali per poi magari, dopo molti anni, doverle pagare anche il risarcimento. Così ti chiedi se è valido il licenziamento della colf senza lettera e preavviso. La questione è stata decisa dalla Cassazione con un’ordinanza di qualche ora fa [1]. La decisione della Corte ci offre l’occasione per fare il punto sulla regolamentazione del lavoro domestico: quali sono gli obblighi del datore di lavoro e quali i suoi diritti. Procediamo dunque con ordine.

Colf: cosa si intende per lavoro domestico?

La colf è una collaboratrice familiare. Il termine è proprio la crasi, ossia la contrazione, delle due parole «collaboratrice» e «familiare». A differenza della badante, che è colei che si occupa degli anziani, la colf invece presta la propria opera, a qualsiasi titolo, per il funzionamento della vita familiare. Sono considerati collaboratori domestici gli addetti alle normali incombenze familiari (camerieri, colf, baby-sitter, cuochi, ecc.).

Come deve essere il lavoro della colf?

L’attività della colf deve essere:

  • continua (non cioè occasionale);
  • resa all’interno dell’abitazione del datore di lavoro;
  • rispondere a un bisogno personale del datore di lavoro, legato al funzionamento della vita familiare (e non dell’attività istituzionale e professionale). Tale requisito è soddisfatto anche quando le prestazioni sono rese a favore di un soggetto diverso dal datore purché quest’ultimo vi abbia interesse: è il caso, ad esempio, del figlio che assume una badante per accudire il genitore anziano, provvedendo direttamente alla retribuzione.

La colf può essere convivente (e in tal caso prestare servizio intero o ridotto a determinate fasce orarie) oppure non convivente.

Il lavoro può essere a tempo indeterminato oppure a tempo determinato, ossia con una data di scadenza fissata già all’inizio del rapporto.

Quando si può licenziare una colf?

Nel caso di contratto di lavoro a tempo determinato, il rapporto con la colf cessa alla scadenza del termine precedentemente concordato. In tutti gli altri casi (rapporto a tempo indeterminato) la colf può essere licenziata anche senza motivazione come invece succede per tutti gli altri lavoratori. Non c’è quindi l’obbligo di individuare i giustificati motivi oggettivi e soggettivi previsti dalla legge per i dipendenti degli altri settori. Esiste solo l’obbligo di dare il preavviso. Il preavviso non è dovuto quando invece il licenziamento avviene per una giusta causa (ad esempio la colf impugna un coltello e minaccia il datore di lavoro; non si presenta in casa per svariati giorni senza dare notizie di sé); solo in tale ipotesi è possibile il licenziamento in tronco della colf.

Oltre ovviamente al licenziamento, il rapporto con la colf si può interrompere anche per dimissioni della stessa, per risoluzione consensuale delle parti e per morte del datore di lavoro (in tale ipotesi il contratto non prosegue con gli eredi).

Preavviso licenziamento colf

Abbiamo detto che il preavviso per il licenziamento della colf è obbligatorio salvo nel caso di licenziamento per giusta causa (colpa grave o malafede del dipendente per fatti particolarmente riprovevoli).

Il datore di lavoro può recedere con effetto immediato dal rapporto lavorativo, senza quindi preavviso, ma in tal caso nell’ultima busta paga deve versare alla colf l’indennità sostitutiva del preavviso.

I termini del preavviso variano a seconda degli anni di anzianità e dell’orario di lavoro. In particolare:

  • colf con almeno 25 ore settimanali: a) fino a 5 anni di anzianità 15 giorni di preavviso (7,5 per dimissioni); b) oltre 5 anni di anzianità 30 giorni di preavviso (15 per dimissioni);
  • colf con meno di 25 ore settimanali: a) fino a 2 anni di anzianità 8 giorni di preavviso; b) oltre 2 anni di anzianità 15 giorni di preavviso.

Nel caso di mancato o insufficiente preavviso la parte che recede deve corrispondere un’indennità sostitutiva, pari alla retribuzione corrispondente al periodo di preavviso non concesso.

Licenziamento: a voce o scritto?

La cessazione del rapporto di lavoro deve essere comunicata, telematicamente dal datore di lavoro all’INPS, entro 5 giorni dall’evento.

Inoltre, la colf può essere licenziata a voce senza bisogno di una lettera scritta da spedire o da controfirmare. È valido quindi il licenziamento orale della collaboratrice domestica contrariamente a quanto avviene per tutti gli altri lavoratori per i quali la forma scritta è a pena di nullità. Per il lavoro domestico, infatti, è espressamente prevista l’esenzione dalla forma scritta del recesso senza che ciò – a detta della Cassazione – possa essere considerato discriminatorio.

note

[1] Cass. ord. n. 23766/18 del 1.10.2018.


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