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Trattamenti di famiglia: quali sono

2 ottobre 2018 | Autore:


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Assegni familiari riconosciuti dall’Inps e dal Comune: a chi spettano, a quanto ammontano, come si richiedono.

Ai nuclei familiari che hanno una composizione particolare e necessità di un sostegno al reddito sono riconosciuti i trattamenti di famiglia: si tratta di particolari prestazioni di assistenza, erogate nella generalità dei casi dall’Inps (in alcune ipotesi sono liquidate dal datore di lavoro, che poi compensa le somme con i contributi Inps dovuti). I principali trattamenti di famiglia sono gli assegni al nucleo familiare (Anf), gli assegni familiari dei lavoratori autonomi, gli assegni per il nucleo familiare e gli assegni di maternità dei Comuni. Facciamo allora il punto della situazione sui trattamenti di famiglia: quali sono, a quanto ammontano, chi ne ha diritto e come si ottengono.

Assegni al nucleo familiare

Gli assegni al nucleo familiare, o Anf, spettano alle famiglie il cui reddito prevalente deriva da lavoro dipendente o assimilato: in particolare, gli Anf sono una prestazione di sostegno al reddito a carico dell’Inps, e sono riconosciuti se nella famiglia del lavoratore, o del pensionato, è presente un minore o una persona inabile, oppure se il nucleo ha una composizione particolare.

L’ammontare degli Anf sale al crescere del reddito della famiglia ed in base al numero dei componenti.

Chi ha diritto agli assegni al nucleo familiare?

Gli assegni al nucleo familiare Anf possono essere richiesti, nello specifico, dai:

  • lavoratori dipendenti in attività;
  • lavoratori disoccupati;
  • lavoratori cassintegrati;
  • lavoratori in mobilità e impiegati in lavori socialmente utili;
  • lavoratori assenti per malattia o maternità;
  • lavoratori in aspettativa per cariche pubbliche elettive e sindacali;
  • lavoratori dell’industria o marittimi in congedo matrimoniale;
  • lavoratori parasubordinati e autonomi iscritti in via esclusiva alla gestione separata Inps;
  • titolari di pensioni derivanti da lavoro dipendente (privato o pubblico);
  • soci di cooperative, che prestano attività di lavoro per conto della società, in presenza di particolari condizioni.

Chi fa parte della famiglia per il diritto agli assegni al nucleo familiare?

Ai fini del riconoscimento degli assegni familiari, fanno parte della famiglia:

  • i coniugi (non legalmente separati);
  • i figli minorenni;
  • i figli maggiorenni inabili;
  • i fratelli, le sorelle e i nipoti minorenni o maggiorenni inabili del richiedente, a condizione che siano orfani di entrambi i genitori e non abbiano diritto alla pensione come superstiti;
  • i nipoti in linea retta, minori e viventi a carico dell’ascendente, se conviventi.

Nei nuclei familiari numerosi, cioè con più di 3 figli o equiparati di età inferiore a 26 anni compiuti, rilevano al pari dei figli minori anche i figli di età compresa fra 18 e 21 anni, purché studenti o apprendisti.

Non vanno invece ricompresi nel nucleo familiare:

  • il coniuge legalmente ed effettivamente separato;
  • il coniuge che ha abbandonato la famiglia;
  • i figli affidati all’altro coniuge o all’ex coniuge;
  • i figli ed equiparati coniugati;
  • i genitori ed equiparati e gli altri ascendenti, i fratelli, le sorelle e i nipoti maggiorenni non inabili;
  • i figli ed equiparati maggiorenni, non inabili;
  • il coniuge, i figli ed equiparati di cittadini stranieri che non abbiano la residenza in Italia, salvo esistano accordi bilaterali in materia.

In alcuni casi è necessaria un’autorizzazione per includere nel nucleo determinati componenti.

Quali famiglie hanno diritto agli assegni al nucleo familiare?

Perché possano essere riconosciuti gli Anf, almeno il 70% del reddito della famiglia deve derivare da lavoro dipendente o assimilato (sono assimilati al reddito di lavoro dipendente ai fini degli Anf, ad esempio, il reddito di lavoro parasubordinato o il reddito dei pensionati che erano occupati come lavoratori subordinati).

Hanno poi diritto agli Anf solo i nuclei familiari con una composizione specifica, indicata nelle seguenti tabelle:

  • Tabella 11: riguarda i nuclei con entrambi i genitori e almeno un figlio minore (non sono presenti componenti inabili)
  • Tabella 12: riguarda i nuclei con un solo genitore e almeno un figlio minore (non sono presenti componenti inabili)
  • Tabella 13: riguarda i nuclei con solo minori non inabili;
  • Tabella 14: riguarda i nuclei con entrambi i genitori, senza figli minori e almeno un figlio maggiorenne inabile, oppure con almeno un figlio minore e almeno un componente inabile;
  • Tabella 15: riguarda i nuclei con un solo genitore e almeno un figlio minore (e almeno un componente inabile), oppure senza figli minori e almeno un figlio maggiorenne inabile;
  • Tabella 16: riguarda i nuclei orfanili con almeno un minore e almeno un inabile;
  • Tabella 19: riguarda i nuclei orfanili con solo maggiorenni inabili;
  • Tabella 20 A: riguarda i nuclei con entrambi i coniugi e senza figli ed almeno un fratello, sorella o nipote inabile;
  • Tabella 20 B: riguarda i nuclei monoparentali (richiedente celibe/nubile, separato/a, divorziato/a, vedovo/a, abbandonato/a) senza figli (e almeno un fratello, sorella o nipote inabile);
  • Tabella 21 A: riguarda i nuclei senza figli, con i soli coniugi o con entrambi i coniugi e almeno un fratello, sorella o nipote senza componenti inabili;
  • Tabella 21 B: riguarda i nuclei monoparentali (richiedente celibe/nubile, separato/a, divorziato/a, vedovo/a, abbandonato/a) senza figli e con almeno un fratello, sorella o nipote, senza componenti inabili;
  • Tabella 21 C: riguarda i nuclei senza figli, con i soli coniugi o con entrambi i coniugi e almeno un fratello, sorella o nipote (almeno un coniuge inabile e nessun altro componente inabile);
  • Tabella 21 D: riguarda i nuclei monoparentali (richiedente celibe/nubile, separato/a, divorziato/a, vedovo/a, abbandonato/a) senza figli e con almeno un fratello, sorella o nipote, nei quali solo il richiedente è inabile.

A quanto ammontano gli assegni al nucleo familiare?

Gli assegni al nucleo familiare non sono uguali per tutti, ma il loro ammontare dipende dalla tabella a cui appartiene la famiglia, dal numero dei componenti e dal reddito del nucleo.

Nello specifico, per stabilire l’importo degli Anf mensili spettanti, si devono considerare le tabelle pubblicate annualmente dall’Inps, che hanno validità dal 1° luglio di un determinato anno al 30 giugno dell’anno successivo: individuata la tabella di riferimento del nucleo, bisogna individuare la fascia in cui si colloca il reddito familiare, nella colonna che corrisponde al numero dei componenti della famiglia, e verificare qual è l’assegno corrispondente indicato dall’Inps.

Quest’operazione è generalmente effettuata dai datori di lavoro, mentre per chi riceve gli assegni direttamente dall’Inps, come i disoccupati, è l’istituto a stabilire l’importo dell’assegno.

Per approfondire: Assegni al nucleo familiare, quanto spetta al mese?

Come fare domanda per gli assegni al nucleo familiare?

Generalmente, la domanda per gli assegni al nucleo familiare deve essere consegnata dal lavoratore al datore di lavoro, tramite il modello SR 16 Anf Dip.

Gli assegni devono essere richiesti ogni anno, secondo il loro periodo di validità: ciascun periodo parte dal primo luglio, per terminare il 30 giugno dell’anno successivo. Pertanto, è necessario che il lavoratore consegni la domanda Anf al proprio datore di lavoro entro il 30 giugno di ciascun anno.

In alcuni casi, gli assegni al nucleo familiare possono essere richiesti direttamente all’Inps, attraverso il sito web dell’istituto, il call center Inps (chiamando il numero 803.164 o 06.164.164 da cellulare) o, se non si possiedono le credenziali per l’accesso (pin Inps dispositivo, Spid, Carta nazionale dei servizi) tramite patronato.

Assegni familiari per i lavoratori autonomi

Da non confondere con gli assegni al nucleo familiare Anf, gli assegni familiari per i lavoratori autonomi sono un differente trattamento di famiglia.

Il diritto agli assegni familiari, nel dettaglio, è riconosciuto ai seguenti lavoratori autonomi:

  • coltivatori diretti, coloni e mezzadri;
  • piccoli coltivatori diretti;
  • titolari pensionati nelle gestioni speciali dei lavoratori autonomi (artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni e mezzadri).

Ai liberi professionisti ed ai lavoratori parasubordinati (cococo) iscritti alla Gestione separata spettano invece, come abbiamo osservato, gli assegni al nucleo familiare (Anf).

Quando spettano gli assegni familiari per i lavoratori autonomi?

Gli assegni familiari spettano se nel nucleo familiare del lavoratore vi sono uno o più persone a suo carico. I limiti previsti dall’Inps per l’anno 2018, al di sotto dei quali un familiare è considerato a carico, sono pari a:

  • 714,62 euro per il coniuge, per un genitore, per ciascun figlio o equiparato;
  • 1250,58 euro per due genitori ed equiparati.

I limiti di reddito sono dunque differenti dal reddito massimo previsto per considerare un familiare fiscalmente a carico, pari a 2.841 euro nella generalità dei casi.

Sono previsti, in aggiunta, dei limiti massimi di reddito complessivo, che sono stati pubblicati, per l’anno 2018, in 4 tabelle allegate alla più recente circolare in materia [1]. I limiti si differenziano a seconda della specifica categoria a cui appartiene l’interessato (ad esempio vedovo, inabile…) e a seconda del numero dei componenti del nucleo familiare.

Il presupposto degli assegni familiari per i lavoratori autonomi, poi, è diverso da quello stabilito per i lavoratori subordinati e per gli iscritti alla Gestione separata: per questi ultimi, infatti, il beneficio è concesso in base al numero dei componenti, alla tipologia e al reddito complessivo percepito dal nucleo familiare, senza aver riguardo al reddito dei singoli componenti.

Per quali familiari spettano gli assegni familiari dei lavoratori autonomi?

Gli assegni spettano ai lavoratori autonomi per i seguenti familiari:

  • coniuge;
  • figli o equiparati anche se non conviventi, purché possiedano i seguenti requisiti:
  • età inferiore a 18 anni;
  • età inferiore a 21 anni se apprendisti o studenti;
  • età inferiore a 26 anni se studenti universitari (nel limite del corso legale di laurea);
  • inabili al lavoro (senza limiti di età);
  • fratelli, sorelle e nipoti conviventi (per i nipoti valgono gli stessi requisiti dei figli);
  • ascendenti (genitori, nonni, ecc..) ed equiparati, solo se il richiedente è piccolo coltivatore diretto.

A quanto ammontano gli assegni familiari per i lavoratori autonomi?

L’importo mensile degli assegni familiari, per l’anno 2018, ammonta a:

  • 8,18 euro, per i coltivatori diretti, coloni e mezzadri, per ogni figlio ed equiparato, fratelli, sorelle e nipoti conviventi;
  • 10,21 euro, spettanti ai pensionati delle gestioni speciali per i lavoratori autonomi e ai piccoli coltivatori diretti per il coniuge e i figli ed equiparati;
  • 1,21 euro mensili spettanti ai piccoli coltivatori diretti per i genitori ed equiparati.

Come si chiedono gli assegni familiari per i lavoratori autonomi?

La domanda di assegni familiari deve essere inviata:

  • tramite sito web dell’Inps, se l’interessato dispone di codice pin dispositivo, carta nazionale dei servizi o Spid: è necessario accedere alla sezione «Invio online di domande di prestazioni a sostegno del reddito»;
  • tramite contact center Inps Inail, accessibile al numero 803.164 o 06.164.164 (è necessario essere in possesso di codice pin dispositivo);
  • tramite i servizi telematici di un patronato.

Assegno di maternità dei comuni

Da non confondere con gli assegni familiari e gli assegni al nucleo familiare, l’assegno di maternità concesso dai comuni è una prestazione che spetta per le nascite, gli affidamenti preadottivi e le adozioni senza affidamento: l’assegno è erogato dall’Inps, e spetta anche in assenza di contribuzione versata da parte del genitore richiedente, poiché è un trattamento di assistenza. Proprio per questo è richiesta una determinata soglia Isee, superata la quale non si ha più diritto alla prestazione.

L’assegno spetta alle cittadine italiane, europee ed extracomunitarie, purché in possesso di permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo e residenti in Italia.

L’assegno viene pagato direttamente dall’Inps ed è riconosciuto:

  • alle donne non occupate;
  • alle donne occupate non aventi diritto a trattamenti economici di maternità;
  • alle donne occupate aventi diritto a trattamenti economici di maternità di importo inferiore a quello dell’assegno; in questo caso, l’assegno spetta per l’importo differenziale.

L’assegno di maternità non costituisce reddito ai fini fiscali e previdenziali e viene pagato dall’Inps in unica soluzione con cadenza mensile, non oltre 45 giorni dalla data di ricezione dei dati trasmessi dai comuni.

La domanda di assegno di maternità deve essere presentata al comune di residenza entro:

  • 6 mesi dalla nascita del bambino;
  • 6 mesi dall’effettivo ingresso del minore in famiglia, nel caso di adozione o affidamento.

Assegno per il nucleo familiare

L’assegno per il nucleo familiare è un ulteriore trattamento di famiglia, da non confondere con l’assegno al nucleo familiare: in particolare, si tratta di una prestazione concessa dai comuni e liquidata dall’Inps, per le famiglie che hanno figli minori e che dispongono di patrimoni e redditi limitati.

In particolare, l’assegno spetta ai nuclei familiari composti almeno da un genitore e tre figli minori, con risorse patrimoniali e reddituali non superiori alla soglia Isee stabilita ogni anno (per il 2018 pari a 8.650,11 euro).

I tre minori possono essere figli anche del solo richiedente o del solo coniuge, oppure in affido preadottivo; è necessario, però, che nessuno dei tre figli minori risulti in affidamento presso terzi.

Come si chiede l’assegno per il nucleo familiare

La domanda di assegno deve essere presentata al Comune di residenza entro il 31 gennaio dell’anno successivo a quello per cui è richiesto l’assegno (così l’assegno per il 2018 può essere richiesto entro il 31 gennaio 2019), facendo riferimento ai requisiti posseduti alla data del 31 dicembre immediatamente precedente. La domanda deve essere accompagnata da una Dsu, cioè da una dichiarazione Isee, valida.

Una volta accertata la sussistenza di tutti i requisiti, il Comune dispone il mandato di pagamento all’Inps, che provvede a liquidare l’assegno con cadenza semestrale posticipata (entro il 15 luglio e il 15 gennaio).

Il diritto all’assegno si perde:

  • dal 1° gennaio dell’anno in cui è eventualmente superata la soglia Isee;
  • dal primo giorno del mese successivo a quello in cui si verifica una variazione della composizione del nucleo, tale da determinare una situazione che non rispecchia più i requisiti richiesti.

La prestazione è cumulabile con qualsiasi altro trattamento di famiglia e non costituisce reddito ai fini fiscali e previdenziali.

Importi assegno per il nucleo familiare e assegno di maternità

Per il 2018, gli importi delle prestazioni riconosciute dal Comune ammontano a:

  • 142,85 euro al mese, per 13 mensilità, per l’assegno per il nucleo familiare concesso dai Comuni; il valore dell’Isee (l’indicatore che “misura la ricchezza” della famiglia) necessario per ottenere la prestazione integrale è pari a 6.793,06 euro, mentre è pari a 8.650,11 euro il valore entro cui si può ottenere la prestazione in misura parziale;
  • 713,10 euro per l’assegno di maternità riconosciuto dai Comuni (pari a 342,62 euro per 5 mesi); il valore dell’Isee per ottenere la prestazione è pari a 17.141,45 euro.

note

[1] Circolare Inps n.10/2018.


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