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Irpef a debito: come funziona

17 Ottobre 2018


Irpef a debito: come funziona

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 Ottobre 2018



Lavoratori subordinati e pensionati potrebbero risultare debitori verso il fisco nonostante l’utilizzo del modello 730. Alcuni accorgimenti possono evitare questa situazione e salvare la busta paga.

Le dichiarazioni dei redditi dei lavoratori dipendenti e dei pensionati devono essere presentate tramite il cosiddetto modello 730. Il modello in questione, se rientri in una delle categorie suddette, ti permette di provvedere al pagamento delle imposte con un procedimento semplificato, saranno il datore di lavoro o l’ente pensionistico a trattenere dalla tua retribuzione o pensione quanto dovuto per le tasse, senza che tu debba preoccuparti di niente. Le tasse, però, devono essere anticipate di anno in anno, così può capitare di pagare più di quanto dovuto, in questo caso sarai creditore dell’Agenzia delle Entrate e otterrai un rimborso direttamente in busta paga o sulla rata di pensione; in caso risulti un debito, invece, le somme ti verranno trattenute direttamente dalla retribuzione o dalla pensione dei mesi successivi. Vediamo, in particolare, come funziona l’Irpef a debito.

Cos’è il modello 730?

La dichiarazione dei redditi è un documento con cui i cittadini lavoratori comunicano al fisco i propri guadagni. Sui guadagni si calcolano poi le imposte che ogni anno è necessario pagare. Più guadagni e più paghi. Se sei un lavoratore dipendente o un pensionato, con la presentazione della dichiarazione dei redditi, tramite modello 730, provvedi quindi a comunicare i tuoi guadagni e le relative tasse dovute. Ma il calcolo avviene in base allo stipendio percepito nell’anno precedente, così che le imposte sono in realtà anticipate. Si tratta di una finzione per la quale il reddito dell’anno in corso sarebbe uguale a quello dell’anno successivo. Ma non è sempre così e con tale meccanismo è possibile che le tasse calcolate quest’anno si rivelino eccessive per il reddito che effettivamente produrrai l’anno prossimo.

Qualora tu venga chiamato a versare delle imposte che si rivelino maggiori di quelle che effettivamente sono dovute in base al tuo reddito, si procederà al relativo recupero del credito Irpef. Quando, viceversa, pagherai un’imposta minore, vorrà dire che sussiste un Irpef a debito, perché i redditi che sono stati utilizzati per il calcolo sono in realtà inferiori a quelli effettivamente prodotti nell’anno di riferimento.

Come funziona il pagamento delle tasse per dipendenti e pensionati?

Se sei un lavoratore dipendente o un pensionato, il pagamento delle tasse avviene già nel corso dell’anno per effetto dei pagamenti effettuati dai sostituti d’imposta, ovvero dai datori di lavoro e dall’Inps. Nelle buste paga e nelle rate di pensione vengono operate le cosiddette ritenute Irpef che andranno a saldare quanto dovuto al fisco, così da semplificare molto la procedura di pagamento. Oltre al reddito devi tenere in considerazione anche le spese che lo Stato ti permette di detrarre e dedurre dalle tasse.

Alcuni esempi sono rappresentati dalla spese mediche, dalla beneficenza, dalle spese per assistenza ai portatori di handicap. Queste, che possono variare ed è conveniente informarsi su cosa sia possibile detrarre di anno in anno, se sostenute, vengono scontate dal pagamento delle imposte andando a diminuire il totale delle tasse da versare. Si tratta, in sostanza, di un cosiddetto credito di imposta.

Il debito con il fisco

Quella del pagamento delle tasse è un’operazione, a dire il vero, abbastanza complicata. Per questo motivo lo Stato ti permette, se sei un lavoratore dipendente o un pensionato, di utilizzare il modello 730. Ma è anche un sistema che consente di essere certi che pagherai tutto quanto dovuto, in quanto è il tuo datore di lavoro che pagherà al posto tuo, consegnandoti una busta paga più leggera. Ma nonostante il meccanismo più semplice e sicuro, si possono produrre delle conseguenze sfavorevoli e che non sempre dipendono da te.

Il calcolo delle imposte, effettuato in sede di dichiarazione dei redditi, oltre a poter comportare, come detto, un credito verso il fisco, potrebbe portare anche a maggiori imposte rispetto a quelle già versate. Cioè le imposte trattenute in busta paga o rata di pensione risultano insufficienti rispetto a quanto effettivamente avresti dovuto pagare. Questo vuol dire che si è prodotto un maggior reddito o spettano minori detrazioni delle spese.

È il caso, ad esempio, dei lavoratori che percepiscono più stipendi da datori di lavoro diversi in uno stesso anno, caso che genera un reddito complessivo molto più alto, con maggiori ritenute Irpef da versare per effetto della progressività per scaglioni di reddito delle aliquote che permettono di stabilire le imposte.

Altro esempio è rappresentato dal fatto che ogni anno sono diverse le spese che effettui e che puoi detrarre.

Un altro caso molto frequente è il calcolo non corretto delle detrazioni che ti spettano per i familiari a carico. In tutti i casi in cui c’è un Irpef a debito da pagare, quando presenti il modello 730 devi anche effettuare i relativi versamenti che vadano a saldare il debito pregresso verso il fisco.

I pagamenti avvengono a partire dalla busta paga di luglio, per i lavoratori dipendenti, e dalla rata di pensione di agosto per i pensionati. Può capitare poi che la retribuzione del mese in cui deve essere effettuato il versamento risulti insufficiente a coprire l’intero importo dovuto, la somma che non si riesce a sanare sarà trattenuta dalla retribuzione del mese successivo e, nel caso in cui anche quella retribuzione sia troppo bassa, dalle retribuzioni dei successivi mesi.

Il ritardato pagamento comporta anche l’applicazione degli interessi dello 0,40 per cento per ogni mese, trattenuto anch’esso dalla retribuzione e versato in aggiunta alle somme a cui si riferisce.

È possibile la rateizzazione?

Se ti trovi nella situazione appena descritta hai un modo per non ridurre a zero la tua busta paga del mese di luglio. Come visto, infatti, questa potrebbe essere totalmente girata all’Agenzia delle Entrate per le tasse che non hai pagato in precedenza. Allora, per evitare questo inconveniente, puoi optare per la rateizzazione del debito. Sarà il datore di lavoro o l’Inps a versare le somme residue trattenendole da tante mensilità quante sono le rate che intendi utilizzare.

Se entro la fine dell’anno non è stato possibile trattenere l’intera somma per insufficienza delle retribuzioni corrisposte, il tuo datore di lavoro, che è il sostituto d’imposta obbligato ad effettuare i versamenti, deve comunicarti, entro il mese di dicembre, gli importi ancora dovuti. La parte residua, che come abbiamo visto viene maggiorata dell’interesse dello 0,40 per cento mensile, considerando anche il mese di gennaio, deve essere versata direttamente da te, e non dal tuo datore di lavoro, nello stesso mese di gennaio.

Cosa posso fare in caso di Irpef a debito?

Se la questione “dichiarazione dei redditi” è ormai chiusa per tutti coloro che hanno compilato il proprio 730 dal quale risulta un credito con il fisco, così non è se, invece, ti sei ritrovato con un debito verso l’Agenzia delle Entrate.

Abbiamo visto che il fisco italiano, presumendo che il debito che risulta dal tuo 730 di quest’anno si riproporrà l’anno prossimo, cerca di ripianare il proprio credito sulla tua busta paga di luglio e novembre. Lo farà addebitandoti la cifra che gli devi, anche rateizzandola, e correrai il rischio di non percepire affatto lo stipendio. Ma questo automatismo applicato dall’Agenzia delle entrate potrebbe non corrispondere alla situazione concreta che ha portato alla creazione del debito. Questo potrebbe dipendere anche da fattori particolari come il cambio di posto di lavoro o un permesso non retribuito. Insomma situazioni che non si propongono automaticamente l’anno prossimo e che perciò sfalsano la visuale dell’Agenzia. In questi casi sarebbe assurdo versare in anticipo tasse che poi risulteranno non dovute l’anno successivo generando un credito nei tuoi confronti. Allora il sistema fiscale ti dà la possibilità, entro il trenta settembre, di chiedere al tuo sostituto di imposta, datore di lavoro o ente pensionistico, di non trattenere questi acconti sulla busta paga o sulla pensione.

E’bene stare molto attenti in quanto l’Agenzia delle entrate applica la regola del “chi sbaglia paga”: se erri nei calcoli ti troverai a dover pagare al fisco, oltre al debito che deriva dal tuo errore di valutazione, una sanzione che può arrivare fino al 30% del debito stesso.

Un esempio può rendere le idee più chiare: se hai cambiato l’azienda per cui lavori e hai dimenticato di far fare al tuo nuovo capo il conguaglio dei redditi su quanto percepito dalla vecchia e dalla nuova azienda, potrebbe risultare un debito al fisco in quanto l’Irpef è un’ imposta progressiva che cresce con l’aumento del reddito e se ogni datore di lavoro ha considerato solo i redditi che producevi con essi, senza considerare il fatto che sommati tra loro fanno aumentare il reddito imponibile, vuol dire che alla fine hai pagato meno imposte del dovuto.

A ciò si aggiunge che l’Agenzia delle entrate opera una presunzione sui redditi dell’anno prossimo e dà per scontato che la tua situazione fiscale sarà sempre identica. In questi casi è bene procedere al cosiddetto blocco del versamento sull’acconto Irpef. Si tratta di casi che possono essere i più disparati e che consistono tutti in una situazione accidentale che non si ripropone ogni anno.

Esempi sono il cambio di posto di lavoro, il passaggio in pensione, ma anche il caso di locazione di un appartamento, che non è detto che si riesca ad affittare tutto l’anno. In queste circostanze si produce un errore sulle valutazioni automatiche dell’Agenzia delle entrate e perciò puoi difenderti comunicando di non voler anticipare il pagamento delle imposte. Oltre al blocco dell’acconto, ricordati che è bene anche procedere al conguaglio dei redditi in caso tu conduca più lavori subordinati, così da evitare di incorrere in errori e dover poi pagare le salate sanzioni che ne derivano.

Di MICHELE AMATO


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