Diritto e Fisco | Articoli

Se l’azienda fallisce chi paga il Tfr

2 Ottobre 2018


Se l’azienda fallisce chi paga il Tfr

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 Ottobre 2018



Se fallisce il datore di lavoro e la società dove lavoro che succede ai dipendenti, alla liquidazione e agli stipendi?

Chi lavora bene, difficilmente viene licenziato. Ma ci sono alcune variabili che anche i più stacanovisti non possono controllare. La crisi per esempio. Se l’azienda è costretta a tagliare il personale inizia proprio dagli addetti al settore in perdita. Se poi interviene il fallimento non c’è speranza per nessuno. In questi casi – salvo che il tribunale autorizzi la gestione provvisoria dell’impresa (ad esempio, per smaltire il magazzino), circostanza che tuttavia di solito interessa pochi dipendenti e ha una rilevanza temporale molto limitata – tutti i dipendenti vengono raggiunti dalla lettera di licenziamento. Al di là della perdita del posto, per i lavoratori si affaccia anche un altro problema: se una ditta viene dichiarata fallita dal giudice è perché non ci sono soldi in cassa per pagare fornitori e dipendenti stessi. Chi provvede dunque a questi ultimi? Se l’azienda fallisce chi paga il Tfr? E che succede agli stipendi non ancora versati? La questione è spesso al centro di numerose battaglie anche se la legge, sul punto, è molto chiara: esiste un fondo di salvaguardia presso l’Inps che tutela i diritti dei lavoratori, anche di quelli che non hanno già imbracciato le armi contro il datore e non gli hanno fatto causa per ottenere gli arretrati. Con una semplice istanza si ha diritto alle somme avanzate. Ma entro determinati limiti e nel rispetto di una particolare procedura che a breve illustreremo. Lo faremo tenendo conto di una recente sentenza della Cassazione [1] che potrà essere da guida in questo delicato argomento. 

Dunque se ti stai chiedendo chi paga il tfr se l’azienda fallisce, non hai che da seguire questi semplici consigli che qui di seguito ti forniremo. La buona notizia è che riceverai sicuramente i tuoi soldi; la brutta è che dovrai aspettare qualche mese (o, se sei sfortunato, anche un anno). Ma procediamo con ordine.

Intervento del Fondo di garanzia dell’Inps

In caso di insolvenza del datore di lavoro per il quale sia stata aperta una procedura fallimentare, il dipendente può accedere al Fondo di Garanzia dell’Inps che gli riconosce tutto il TFR accantonato dall’inizio del rapporto di lavoro e le ultime tre mensilità, queste ultime solo a condizione che il rapporto di lavoro non sia cessato da oltre un anno dall’apertura del fallimento. Per cui, un lavoratore licenziato due anni prima del fallimento può solo chiedere all’Inps il Tfr e non le ultime mensilità non corrispostegli.

Oltre che nell’ipotesi di fallimento, la garanzia del Fondo opera nei seguenti casi:

  • concordato preventivo;
  • liquidazione coatta amministrativa;
  • amministrazione straordinaria;
  • procedura di liquidazione del patrimonio.

Il Fondo di Garanzia dell’Inps interviene anche se la procedura di fallimento viene chiusa dal tribunale con un rigetto dell’istanza perché l’imprenditore non è considerato soggetto fallibile. Come noto, infatti, esistono dei precisi presupposti per dichiarare il fallimento di un imprenditore, presupposti legati al tipo di attività svolta, al fatturato e all’indebitamento. Se questi presupposti mancano e, tuttavia, il dipendente dimostra di aver maturato il Tfr e di aver tentato invano un pignoramento contro l’azienda, può ugualmente ottenere le somme dal Fondo di Garanzia dell’Inps.

In pratica, quando non è possibile esperire una delle predette procedure procedure fallimentari (in quanto il datore di lavoro non è assoggettabile ad esse), il lavoratore deve preventivamente tentare l’esecuzione forzata. Se quest’ultima è infruttuosa e non risultano circostanze che dimostrino l’esistenza di altri beni aggredibili con l’azione esecutiva, il lavoratore può conseguire le prestazioni del Fondo di garanzia [2].

Come farsi pagare il TFR e lo stipendio dal Fondo di Garanzia

Per poter ottenere il TFR e le ultime tre mensilità dal Fondo di Garanzia bisogna presentare prima la richiesta di ammissione al passivo dell’azienda inoltrata al Curatore fallimentare nominato dal tribunale (il nome è indicato nella sentenza di fallimento o si può conoscere in tribunale). Poi bisogna attendere l’udienza in cui il giudice accerta il credito del lavoratore e il relativo decreto di accoglimento della domanda. L’interessato deve chiederne copia autentica nella cancelleria fallimentare del tribunale che si occupa della procedura. L’attività non richiede l’assistenza di un avvocato.

Infine si deve inviare un’apposita domanda al Fondo tramite l’Inps. Il modello è scaricabile online dal sito dell’Istituto. La presentazione della domanda è solo telematica attraverso il servizio accessibile mediante PIN dal sito www.inps.it. In alternativa ci si può avvalere di un patronato o del contact center tramite il numero verde Inps.

La domanda deve essere corredata da una ricca documentazione. Innanzitutto ci devono essere i documenti che giustificano il credito: buste paga, CU, contratto di lavoro. Non sono tuttavia elementi essenziali perché il datore di lavoro potrebbe non averli rilasciati. In ogni caso bisogna presentare la copia degli atti processuali che attestano: l’ammissione del credito, da parte del giudice delegato, alla procedura fallimentare e il decreto di esecutività dello stato passivo del fallimento (emesso sempre dal giudice delegato alla procedura).

La domanda va presentata entro cinque anni dalla risoluzione del rapporto di lavoro altrimenti si prescrive. Il termine può essere interrotto con l’insinuazione del credito del lavoratore nello stato passivo e ricomincia a decorrere, per l’intera sua durata (5 anni), dalla data di chiusura della procedura di fallimento.

Quando l’Inps paga il TFR in caso di fallimento dell’azienda?

Il Fondo di Garanzia dell’Inps liquida le somme spettanti ai dipendenti, con gli interessi legali e la rivalutazione monetaria entro 60 giorni dalla richiesta del lavoratore. In verità il termine è solo dilatorio e non perentorio. A volte è necessario attendere molto più tempo. Si tenga conto che la fase che richiede più pazienza è proprio quella dell’accertamento del credito da parte del giudice delegato.

Gli interessi e la rivalutazione monetaria decorrono dal momento della cessazione del rapporto e fino alla data del relativo pagamento.

In caso di cessione dell’azienda

In caso di trasferimento di azienda, al termine del rapporto «il datore di lavoro cessionario risponderà per l’intero TFR (in via diretta quanto alla quota di maturata dopo la cessione; in via solidale quanto alla quota maturata precedentemente); invece il datore di lavoro cedente risponderà solo per la quota di TFR maturata prima della cessione». E ancora, il diritto al TFR «in quanto credito non esigibile al momento della cessione dell’azienda non può essere ammesso al passivo del fallimento del datore di lavoro cedente».  

In definitiva poiché il Tfr diventa esigibile solo al momento della cessazione del rapporto, il fatto che (erroneamente) il credito maturato per Tfr fino al momento della cessione d’azienda sia stato ammesso allo stato passivo nella procedura fallimentare del datore di lavoro cedente non può vincolare l’Inps, che è estraneo alla procedura e che, perciò, deve poter contestare il credito per Tfr sostenendo che esso non sia ancora esigibile, neppure in parte, e quindi non opera ancora la garanzia.

note

[1] Cass. sent. n. 23775/2018.

[2] L’esecuzione forzata deve essere tentata tutte le volte che il datore di lavoro non è assoggettabile a fallimento, sia per le sue condizioni soggettive (ad esempio, piccolo imprenditore), sia per ragioni di carattere oggettivo (ad esempio, si tratta di ditta individuale cessata da oltre un anno). In pratica, l’imprenditore “non più assoggettabile a fallimento” va considerato come imprenditore non soggetto alla legge fallimentare (Cass. 22 luglio 2010 n. 17227).


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI