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Lavoro saltuario: perdo l’assegno di mantenimento?

2 ottobre 2018


Lavoro saltuario: perdo l’assegno di mantenimento?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 ottobre 2018



Quando all’ex moglie che non ha un lavoro stabile spettano gli alimenti: tutte le ipotesi sull’accertamento del diritto al mantenimento e all’assegno divorzile.

Tu e tuo marito vi state per separare. Ogni possibilità di un accordo si è arenata – come immaginabile – sull’assegno di mantenimento che lui non vorrebbe riconoscerti. A suo dire hai già un reddito derivante da attività autonoma che svolgi con partita Iva. Gli hai fatto notare la tua dichiarazione dei redditi che dimostra tutt’altro: una situazione economica a dir poco insostenibile. Le poche attività che hai svolto in passato sono di natura occasionale, prive di qualsiasi stabilità. Per lui non rileva: conta solo il fatto che, avendo la possibilità di lavorare, puoi procurarti di che vivere. E così ha deciso di non darti un bel nulla. Non ti resta che trascinarlo in causa. La certezza, però, non è dei nostri tribunali e il rischio di perdere ti fa prima consultare l’avvocato. A lui così chiedi: con un lavoro salutari perdo l’assegno di mantenimento? Il tuo avvocato, se è un esperto di diritto di famiglia e ha letto le ultime sentenze della Cassazione, anche quella sezioni unite uscita lo scorso luglio [1], ti risponderà più o meno nei seguenti termini.

Nel momento in cui il giudice viene chiamato a decidere, nella causa di separazione o divorzio tra coniugi, se riconoscere l’assegno di mantenimento e in quale misura determinare l’ammontare, deve fare prima alcune valutazioni. Di queste abbiamo già parlato, in modo più approfondito, nella guida Calcolo dell’assegno di mantenimento a cui rinviamo per ogni ulteriore approfondimento. Qui di seguito richiameremo solo le regole necessarie a spiegare se, con un lavoro saltuario, si perde l’assegno di mantenimento.

Quando spetta il mantenimento?

L’assegno di mantenimento è una misura assistenziale per il coniuge che non ce la fa a mantenersi da solo e/o per quello che ha dedicato molto tempo alla ménage domestico rinunciando alle proprie ambizioni lavorative. Come tutte le misure assistenziali, anche il mantenimento deve essere “meritato”: nel senso che il beneficiario non si deve trovare in una situazione di indigenza per propria colpa o pigrizia. Gli “alimenti” all’ex non sono quindi né una sanzione per il coniuge che ha causato la separazione (ad esempio per essersene andato di casa), né una “assicurazione” che viene riconosciuta a chiunque si lasci dal marito (o dalla moglie) per il solo fatto che il suo reddito è più basso.

Detto ciò, andiamo a vedere quali sono i passaggi logici che fa il giudice per riconoscere il mantenimento.

La sproporzione di reddito

La prima cosa che il tribunale verifica è se vi è sproporzione tra i redditi dei due coniugi. Se infatti questi sono sostanzialmente simili, l’assegno di mantenimento è escluso in ogni caso, anche se a uno dei due dovesse essere riconosciuto l’addebito, ossia la colpa per la fine del matrimonio.

La disparità di reddito viene valutata non solo sulla base degli stipendi ma di tutte le ricchezze di cui i soggetti sono intestatari o comunque beneficiari. Ad esempio, la proprietà di un immobile o l’assegnazione della casa coniugale possono arricchire l’uno dei due e impoverire l’altro. Allo stesso modo il mantenimento può essere escluso se il coniuge disoccupato ha comunque delle rendite. La Cassazione ha escluso però dal calcolo l’assegno di accompagnamento.

La meritevolezza

Una volta accertata la differenza sostanziale tra i due redditi, il giudice passa a verificare se la disparità economica è dovuta o meno a colpa del coniuge più povero (leggi: pigrizia). Questo per evitare sperequazioni ed assistenzialismo. Viene quindi negato il mantenimento all’ex moglie ancora giovane, in salute e con una formazione scolastica, con esperienze lavorative anche saltuarie, che può ancora trovare lavoro. Oggi, fino a 40-45 anni, una persona viene considerata ancora “abile” al lavoro. Ma se l’ex moglie non trova un posto per via della disoccupazione? Se ha bussato alla porta di tante aziende e nessuna è disponibile ad assumere una persona con le sue qualifiche professionali? In questo caso, ha diritto al mantenimento ma deve dimostrare di essersi data da fare per trovare un’occupazione. Dovrà cioè provare l’invio del curriculum, la ricerca di offerte lavorative, l’iscrizione alle liste di collocamento, ecc.

Il secondo elemento che giustifica, come una sorta di “merito”, l’assegno di mantenimento è l’aver rinunciato alla propria carriera pur di badare alla famiglia, alla casa, ai figli. Così la casalinga o colei che, a oltre 50 anni, non ha mai avuto un lavoro stabile per poter gestire il ménage domestico, ha sempre diritto al mantenimento.

Al contrario, la donna che non ha mai voluto lavorare per propria volontà, ossia senza che su tale scelta sia intervenuto un esplicito accordo con il marito, non ha diritto all’assegno. Leggi Divorzio: che rischia la moglie che non ha mai voluto lavorare.

La quantificazione dell’assegno di mantenimento

Superata con esito positivo la valutazione del diritto all’assegno di mantenimento, il giudice ne determina l’ammontare tenendo conto delle disponibilità economiche dei coniugi, della durata del matrimonio, dell’assegnazione della casa, delle esigenze reciproche e dei figli, dell’eventuale presenza di una ulteriore famiglia per il coniuge tenuto a versare il mantenimento, ecc.

Lavoro saltuario: spetta il mantenimento?

Da quanto abbiamo appena detto è facile comprendere se, in presenza di un lavoro saltuario, spetta o meno l’assegno di mantenimento. Tutto dipende dalle ragioni che hanno determinato tale situazione lavorativa. Possiamo distinguere una serie di ipotesi:

  • lavoro saltuario per crisi occupazionale: se la moglie riesce a dimostrare di essersi data da fare per trovare un posto stabile ma di non esserci riuscita per colpa della crisi, ha diritto al mantenimento anche se giovane;
  • lavoro saltuario per scelte personali: se la moglie ha sempre lavorato “a sprazzi” per proprie motivazioni, perché non ha mai voluto impegnarsi più di tanto nella ricerca di una stabilità o non ha voluto coltivare la carriera, oppure se ha un part-time ma prima non ha chiesto un’estensione del rapporto di lavoro in uno full-time al proprio datore, non ha diritto al mantenimento. Sul punto leggi anche Con lavoro part-time si prende il mantenimento? 
  • lavoro saltuario necessitato dall’esigenze domestiche, ossia per poter badare alla casa e ai figli: in questo caso spetta sempre l’assegno di mantenimento.

note

[1] Cass. S.U. sen. n. 18287 dell’11.07.2018; Cass. sent. n. 11504 del 10.05.2017.

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