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Guida ubriachi: quando si può essere assolti

2 ottobre 2018


Guida ubriachi: quando si può essere assolti

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 ottobre 2018



Guida in stato di ebbrezza: le sanzioni aumentano con l’aumentare del tasso alcolemico, tuttavia per il reato è possibile usufruire della assoluzione per tenuità del fatto.

In un sistema giusto, le sanzioni sono commisurate al grado di gravità della condotta illecita. Questo però non succede in Italia, almeno quando si parla di guida in stato di ebbrezza. Per un paradosso della nostra legge, chi si ubriaca di più rischia di meno. E non solo: addirittura si può essere assolti completamente. La ragione è semplice: esiste una norma del codice penale che consente di perdonare chi commette un reato quando il fatto in sé per sé, tutto sommato, si può ritenere tenue [1]. La norma si applica solo agli illeciti penali e non a quelli amministrativi. Ebbene, la guida in stato di ebbrezza viene punita con tre diverse sanzioni a seconda della quantità di alcol trovata nel sangue del conducente. In particolare, per le piccole “sbronze” scatta solo una sanzione amministrativa (una multa come per eccesso di velocità, senza conseguenze sulla fedina penale). Per quelle intermedie c’è una sanzione penale ma di entità minore; siamo però già nell’ambito dei reati. Per quelle più gravi, infine, c’è invece una sanzione penale molto grave. La conseguenza è che il “perdono per fatto tenuo” non si può applicare per chi ha bevuto di meno mentre invece scatta quando c’è il penale, per chi quindi ha bevuto di più. L’incubo diventa certezza: ne avevamo già parlato in I più ubriachi evitano la multa e ora l’ulteriore conferma è in una sentenza della Corte di Appello di Venezia [2]. Ma procediamo con ordine e vediamo come essere assolti dalla guida in stato di ebbrezza, per quanto disgustoso possa essere suggerire un escamotage del genere. Escamotage tuttavia che non solo è legale, ma anche avallato dalla giurisprudenza.

Guida in stato di ebbrezza: quali sanzioni?

Come dicevamo in anticipo, la guida in stato di ebbrezza non è sempre un reato. Il penale scatta solo quando viene trovato un tasso di alcol superiore a 0,8 grammi al litro. Per farti quattro calcoli ti consiglio di leggere Come sapere se sono ubriaco.

La legge, in particolare, ha previsto tre diversi scaglioni e, per ciascuno di essi, una sanzione diversa.

Fino a 0,4 g/l di alcol non si rischia nulla. Più o meno è quanto una lattina di birra o un bicchiere di vino. Se superi questa soglia però possono iniziare a sorgere i problemi (anche se il livello di assorbimento dipende da fattori soggettivi e oggettivi come il peso e la lontananza dai pasti). La legge però è rigida e fissa delle soglie uguali per tutti. Eccole:

  • con tasso di alcol compreso tra 0,5 e 0,8 g/l, c’è solo la sanzione amministrativa: si paga una “multa” da 532 a 2.127 euro. In più c’è la sospensione della patente da tre a sei mesi;
  • con tasso di alcol tra 0,8 e 1,5 g/l, scatta il reato, e la sanzione consiste nell’ammenda da euro 800 a euro 3.200 (aumentata da un terzo alla metà quando il reato è commesso dopo le ore 22 e prima delle 7 del mattino) e  nell’arresto fino a sei mesi. C’è poi la sospensione della patente da sei mesi a un anno;
  • con tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l, la sanzione penale consiste nell’ammenda da euro 1.500 a euro 6.000 (anche in questo caso aumentata da un terzo alla metà se il reato è commesso tra le 22 e le 7 del mattino), nell’arresto da sei mesi a un anno. C’è la sospensione della patente da uno a due anni, il sequestro preventivo del veicolo e la sua confisca (vuol dire che l’auto diventa di proprietà dello Stato), salvo che il proprietario sia diverso dal conducente, nel qual caso la durata di sospensione della patente è raddoppiata. Se nei due anni successivi il conducente viene nuovamente sorpreso a guidare in stato di ebbrezza è prevista la revoca della patente (un giorno di arresto e 250 euro di ammenda equivalgono, rispettivamente, a un giorno di lavoro).

Assoluzione per la guida in stato di ebbrezza

Una norma del codice penale [1] stabilisce che tutti i reati condannati con la pena detentiva a massimo cinque anni e/o con la sanzione pecuniaria devono essere direttamente archiviati, senza quindi un processo, se il fatto commesso è “tenue”. Le conseguenze cioè dell’azione non devono essere gravi. Il colpevole viene quindi “perdonato”: non c’è sanzione penale, la fedina rimane macchiata e restano le sanzioni amministrative (come la sospensione della patente).

Secondo le Sezioni Unite della Cassazione, se non c’è stato un incidente stradale e la soglia di alcol rilevata dalla polizia non è eccessiva, è possibile applicare questa “causa di giustificazione” anche alla guida in stato di ebbrezza. È necessario che il conducente non sia stato già colto altre volte alla guida in stato di ebbrezza. Quindi si può essere assolti solo se è la prima volta o comunque il precedente episodio non è recente.

Tale interpretazione è stata confermata dalla Corte di Appello di Venezia. Valorizzando gli elementi del caso di specie, ovvero un tasso alcolemico pari a 1,10 g/l e l’assenza di abitualità stante la presenza di un precedente specifico ormai risalente nel tempo, i giudici veneti di secondo grado hanno assolto l’imputato dal reato di guida in stato di ebbrezza.

note

[1] Art. 131-bis cod. pen.

[2] C. App.Venezia, sent. n. 1989/18 del 5.06.2018.

Corte d’Appello di Venezia, sez. III Penale, sentenza 28 maggio – 5 giugno 2018, n. 1989

Presidente Belletti

Motivi della decisione

Con la sentenza indicata in epigrafe l’imputato è stato condannato, per il reato indicato in epigrafe, alla pena di 20 giorni di arresto e Euro 1.000,00 di ammenda oltre al pagamento delle spese processuali e alla sospensione della patente di guida per otto mesi.

Dagli atti risulta che, si legge nella motivazione, l’imputato sottoposto ad un controllo di polizia in Treviso e, manifestando i sintomi di assunzione di sostanze alcoliche, sottoposto ad accertamento che rivelava i dati di intossicazione alcolica riportati in epigrafe.

Motivi d’appello:

1. Applicazione della causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto.

Al fatto ascritto all’imputato, di assoluta modestia alla luce del tasso alcolemico riscontrato e della assenza di pericolo o di danno per la collettività, deve essere applicato l’istituto previsto dall’articolo 131 bis cod. proc. pen..

2. Mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche.

La decisione negativa del giudice, basata sulla presenza di un precedente specifco e della aggravante contestata, rappresenta una (indebita) applicazione del principio del ne bis in idem.

L’atteggiamento collaborativo dell’imputato attesta inoltre della sussistenza delle condizioni per la concessione delle circostanze invocate. A ciò deve aggiungersi la non completa affidabilità dello strumento di misurazione.

3. Eccessiva severità della pena.

Considerato il tasso alcolemico, inferiore al massimo di fascia, il disvalore del fatto va considerato particolarmente modesto. Il (omissis…) ha uno stile di vita regolare e conduce un’esistenza morigerata e non ha alcuna capacità delinquenziale. Infine egli è stato sempre collaborativo.

Il fatto rientra sicuramente nell’ambito di applicazione della novella dato che il tasso di intossicazione alcolica riscontrato non è particolarmente elevato e che non può essere eccessivamente enfatizzata (e d’altro canto non è preclusiva, alla luce del dettato del capoverso dell’art.131 bis c.p., che richiede più di un precedente specifico perché si possa parlare di abitualità) la presenza di un precedente specifico dato che lo stesso è assai risalente ed oramai non più presente nel certificato del casellario.

Le due ragioni non sono sufficienti né da sole né unitariamente considerate ad escludere il fatto dal perimetro operativo della condizione di esclusione della punibilità del fatto.

La motivazione è riservata nel termine di 60 giorni atteso il numero di procedimenti trattati nella stessa udienza.

P.Q.M.

Visto l’art. 605 c.p.p.,

in riforma della sentenza pronunciata il 30 marzo 2017 dal g.u.p. del tribunale di Treviso, impugnata dall’imputato, assolve l’imputato dal reato a lui ascritto in quanto non punibile ex art. 131 bis c.p..

Motivazione riservata nel termine di 60 giorni.


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