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Contatore Enel manomesso: cosa fare?

21 Ottobre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 Ottobre 2018



Se la società del servizio elettrico accerta la presenza di manomissioni sul tuo contatore od un allaccio abusivo, è necessario correre ai ripari. Anche (e soprattutto) quando non si è responsabili.

Quanto è bello quando, soprattutto d’inverno, la nostra casa è tutta illuminata. Pensiamo, ad esempio, al periodo natalizio: quando fuori fa freddo ed il buio scende presto. La città è tutta rischiarata a festa ed anche noi vogliamo che la nostra bella casa sia adornata con tutto ciò che può illuminare la notte: catene di luci colorate, albero di Natale, presepe con le fontane ed il fuoco elettrici, renna a led nel giardino e, magari, ghirlanda con luci sulle scale ed addobbi luminescenti. Ma quanto costa tutto questo? Beh, dipende. Probabilmente davvero poco se hai manomesso il contatore Enel. Ma attenzione: se l’arrivo della bolletta non ti incute timore, perché hai usato qualche trucchetto per ridurre il costo dei consumi, ben maggiore paura dovrebbe portarti l’idea che, non appena i tecnici scopriranno l’inganno, non solo dovrai rispondere per un reato, furto o furto aggravato di corrente elettrica, ma rischierai una dolente condanna al risarcimento dei danni ed anche, come la ciliegina sulla torta, il ricalcolo dei tuoi consumi a far data dall’ipotetica manomissione. Dunque, al di là degli scherzi, vediamo cosa si rischia. Situazione spiacevole che, tra l’altro, può verificarsi anche quando non sei stato tu l’autore della condotta fraudolenta ma, al contrario e per esempio, il tuo conduttore o, se il contatore non è sito in un luogo protetto, chiunque possa accedervi e per qualsivoglia motivo. Ecco perché è necessario sapere come comportarsi se ti viene recapitato un verbale di accertamento di manomissione, da parte dei tecnici Enel, e se e quando è necessario contattare immediatamente un avvocato, civilista o penalista. In questo articolo cercheremo di rispondere alla domanda: contatore Enel manomesso: cosa fare?

I trucchi sui contatori Enel

In realtà è storia conosciuta dai più. Lungo tutto lo stivale, negli ultimi anni, sono uscite alla ribalta della cronaca numerose vicende giudiziarie relative a casi di manomissione di contatori o di collegamenti abusivi alla rete elettrica. Da Ivrea a Napoli, da Como a Palermo: incensurati, professionisti, disoccupati e pensionati. Tutti protagonisti negativi di queste storie, alcune caratterizzate da disperazione, altre da banale furbizia. Anzi, a dirla tutta, non sono mancati neppure i casi in cui erano ex dipendenti Enel a “consigliare” la mandrakata (idea ingegnosa capace di risolvere una situazione complicata): con soli 300,00 o 400,00 euro risolvevano il problema del caro-vita del servizio elettrico, utilizzando trucchi per ridurre il costo della corrente elettrica o per bypassare direttamente la bolletta.

Gli espedienti più utilizzati dagli “specialisti” del settore (alcuni dei quali addirittura spiegati con video tutorial su youtube) sono i seguenti:

  • l’utilizzo di un magnete vicino al contatore elettronico per rallentare il movimento del conta-scatti;
  • sempre con riferimento al contatore elettrico un’altra tecnica, per far apparire un consumo della corrente inferiore rispetto a quanto effettivamente conseguito, è quella di violare il sigillo del contatore, mediante la sua apertura, e manometterne il software;
  • o, ancora, semplicemente bypassando il proprio apparecchio ed allacciando l’impianto al contatore di un altro cittadino privato oppure di una pubblica amministrazione (non ne sono mancati esempi eclatanti);
  • o, infine, per coloro che ancora possiedono il contatore che funziona con sistema meccanico e non elettronico, il trucco consiste nell’inserimento di un qualunque piccolo oggetto, come un filo od un pezzetto di plastica, che blocchi la rotella la quale, girando di continuo, segna i consumi.

A tal proposito, però, c’è da dire che la società dei servizi elettrici da diversi anni sta eliminando, seppure con la lentezza proverbiale dell’Italia, tutti i contatori meccanici sostituendoli con quelli elettronici. Questa operazione è particolarmente utile per l’Enel, anche se inizialmente onerosa, perché in caso di manomissione i nuovi contatori permettono alla società erogatrice di accorgersi tempestivamente dell’avvenuta alterazione del contatore. Velocità nell’acquisizione di questa informazione che permette anche una maggiore celerità dell’ente nella repressione del reato.

Manomissione o allaccio abusivo

La differenza tra le due condotte è semplice. In ipotesi di manomissione, infatti, il consumo del contatore, che serve l’unità immobiliare personale, è regolarmente collegato al nominativo del titolare del contratto di erogazione del servizio elettrico ma ne viene alterato il reale consumo. È come dire che il contratto di “A” è connesso al consumo del contatore intestato sempre ad “A”.

Quindi, le tecniche dolose poste in essere hanno lo scopo pratico di ridurre il consumo della corrente elettrica e, dunque, il costo del servizio. Invece, in caso di allaccio abusivo, il consumo del contatore, che serve l’unità immobiliare di riferimento, è collegato al nominativo di un altro titolare di contratto di erogazione della corrente elettrica, con la conseguenza che il relativo consumo non viene addebitato al primo ma al secondo. In termini esemplificativi: il contratto di “A” è connesso al consumo del contatore intestato a “B”. Con la conseguenza concreta che, nonostante il consumo, il furbetto di “A” nulla deve pagare, adempiendo in sua vece l’altro ignaro utente Enel “B”.

Reato e risarcimento danni 

La domanda che sorge spontanea è sempre la stessa: ma se il contatore Enel è manomesso cosa si rischia? Come già anticipato, quando si verificano vicende di manomissione o di allaccio abusivo, non appena l’ente erogatore se ne avvede (oppure ha anche solo un dubbio o riceve una comunicazione che ne sollecita l’intervento) invia i propri tecnici i quali, appurata l’esistenza di condotte dolose, redigono un verbale in cui vengono evidenziate le eventuali manomissioni realizzate sul contatore. Ed è da qui che iniziano i veri problemi.

Intanto, in quanto la condotta di alterare la misurazione del consumo dell’energia elettrica costituisce reato, ad esempio per furto aggravato da mezzi fraudolenti, perseguibile non a querela di parte bensì d’ufficio. Ciò vuol dire che l’intervento dell’autorità pubblica, e di quella giudiziaria penale, avviene non a seguito di una richiesta di intervento e di punizione del colpevole (appunto, la querela) da parte del singolo danneggiato, rappresentato nella maggioranza dei casi dall’Enel ma anche dalla pubblica amministrazione o dal privato al cui contatore ci si è allacciati, ma in modo automatico, cioè non appena la Polizia o i Carabinieri o l’Autorità Giudiziaria ne vengono a conoscenza. Ma le conseguenze giudiziarie relative alla manomissione dei contatori non si fermano qui atteso che l’Enel può agire anche in sede civile per il risarcimento dei danni subíti.

Usualmente, l’ente erogatore del servizio elettrico addebita in modo automatico sulla fattura successiva una somma pari ad € 270,00 (o poco più) a titolo di risarcimento del nocumento subìto. In questo importo, l’Enel inserisce le spese per l’operazione di verifica dei propri tecnici, necessitata dalla condotta illecita, nonché quelle per la rimozione del contatore (sul quale vengono effettuati ulteriori accertamenti) nonché le spese amministrative e commerciali connesse, come la redazione del verbale, lo studio della pratica presso gli uffici amministrativi e così via dicendo.

Nuova rilevazione consumi

Se il contatore è manomesso ci sono altre conseguenze. Infatti, è sicuro che la società elettrica effettuerà una ricostruzione storica dei consumi elettrici sulla base dei cosiddetti “consumi presunti” del colpevole. Questo perché è evidente che, durante tutto il tempo in cui il trucco era operativo, tale espediente permetteva al colpevole una lettura ridotta degli effettivi consumi di corrente elettrica, diminuendo illegittimamente gli introiti. Di conseguenza, l’Enel provvede ad effettuare delle rettifiche dei prelievi di energia elettrica, che vengono ricalcolati a fronte delle rilevate irregolarità. Un altro aspetto importante, in questi casi, è quello relativo all’accertamento del momento iniziale della manomissione perché, ad esempio, è proprio da quel tempo che partirà la ricostruzione dei consumi.

A tal proposito il cittadino deve essere informato sul fatto che a seguito dell’entrata in vigore di una recente deliberazione della ARERA, Autorità per la Regolazione per Energia, Reti ed Ambiente [1], il termine di prescrizione delle fatture per il consumo elettrico è stato ridotto da 5 a 2 anni. Ciò vale a dire che nell’effettuare il ricalcolo dei consumi, addebitandolo al soggetto che ha posto in essere il comportamento fraudolento, l’Enel potrà andare indietro di due anni. L’unica eccezione che permette all’ente di ricostruire i consumi a ritroso fino a cinque anni indietro è proprio il caso in cui l’erronea o la mancata rilevazione dei dati di consumo (rispettivamente, in caso di manomissione oppure di allaccio abusivo) dipenda da responsabilità accertata del titolare del contratto di servizio elettrico

Come difendersi?

E, quindi, vediamo in caso di manomissione del contatore come difendersi. Innanzitutto, se si è estranei al “fattaccio” è importante formalizzare la propria innocenza e disconoscere l’addebito, inviando tempestivamente una raccomandata con avviso di ricevimento all’Enel. In questa comunicazione evidenzieremo tutte le circostanze di fatto che dimostrano la nostra innocenza. Ad esempio, sarà nostra cura precisare che non siamo in possesso del contatore, in quanto lo stesso viene utilizzato dal conduttore/inquilino, fornendone le prove come, ad esempio, il contratto di locazione registrato.

Oppure, nel caso in cui il contatore si trovi presso una pubblica via o, pur trovandosi in un condominio, non sia ben protetto, evidenziando tale aspetto. In questa raccomandata, poi, dovremo contestare anche i costi dell’eventuale bolletta con cui ci vengono addebitati i consumi presunti, ricostruiti sulla scorta dell’accertamento della manomissione del contatore, che ci è stato opposto.

In linea di principio, quando ci si trova invischiati in vicende come queste che ci fanno qualificare -se non ci difendiamo appropriatamente- come “ladri di corrente elettrica” [2], il consiglio è quello di contattare immediatamente un avvocato, preferibilmente un penalista od un legale con conoscenze di diritto penale, per il semplice fatto che, per come abbiamo visto, l’accertamento di una manomissione sul contatore può condurre facilmente alla contestazione a nostro carico di reati.

Non si tratta di campanilismo a favore della professione forense ma di semplice buon senso. L’avvocato, ad esempio, sarà il più competente per contestare l’accertamento in sé, operato dall’Enel o da imprese private da questa delegate, atteso che in linea generale i controlli sui contatori di cittadini privati sono legittimi se preventivamente autorizzati da una Autorità Giudiziaria e se sono presenti, alla loro esecuzione, Forze dell’Ordine.

Inoltre, trattandosi di un atto importante “non ripetibile”, cioè di un atto che può avvenire solo una volta ed, altresì, fondamentale atteso che sulla base delle sue risultanze può essere costruito il capo di imputazione a nostro danno, è indispensabile che il cittadino sia assistito, anche in questa attività, dal legale di fiducia il quale ha le conoscenze per riuscire a negare l’addebito.

Un altro modo per difendersi quando si è in buona fede è il confronto tra i consumi precedenti e quelli successivi alla installazione del nuovo contatore. Infatti, in caso di manomissione, il distributore locale provvede a sostituire il contatore e, solo dopo, a ricostruire i consumi. Ebbene, si deve partire dal fatto che la presenza di una manomissione non determina, di per sé, l’effettiva alterazione dei consumi di corrente elettrica. Vale a dire che, sebbene ci si possa trovare in presenza di segni di manomissione, non è detto che questi abbiano portato ad una falsificazione dei consumi in ribasso.

Una delle prove migliori da poter fornire è quella scaturente dal raffronto tra i consumi successivi alla installazione del nuovo contatore, che sicuramente sarà di tipo elettronico e dunque affidabile, e quelli afferenti al periodo sottoposto alla contestata manomissione. Se i consumi non risultano alterati, rimanendo più o meno uniformi, vi è un serio indizio che propende contro la tesi della sotto lettura degli stessi e, dunque, in favore della innocenza.

note

[1] Delib. dell’ARERA n. 97/2018/R/COM del 22.02.2018.

[2] Art. 624 cod. pen.  aggravanti art. 625 cod. pen.


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