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Cos’è l’addebito?

21 Ottobre 2018 | Autore:


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In questo articolo vedremo cos’è l’addebito e quali sono i presupposti perché sia pronunciata la separazione con addebito.

Stai per separarti dopo anni di incomprensioni e dispiaceri. Ora sei andato da un avvocato e, visto che tua moglie non vuol saperne di una separazione consensuale, stai avviando la necessaria procedura davanti al Tribunale. Oggi glielo hai comunicato, e lei, al culmine dell’ennesima lite che ne è scaturita, ha minacciato di richiedere l’addebito a tuo carico. Ti stai quindi chiedendo: cos’è l’addebito? Vorresti capire se le minacce di tua moglie si possono tradurre in conseguenze negative per te. In questo articolo ti spiegherò tutto sull’addebito della separazione.

Cos’è l’addebito?

Il codice civile stabilisce che in alcuni casi, nel pronunciare la separazione tra due coniugi, il Tribunale può addebitare a uno di essi  la responsabilità del fallimento del matrimonio [1]. In questi casi si parla di separazione con addebito o anche di separazione per colpa. Più precisamente, il Tribunale al quale i coniugi si sono rivolti per la separazione dichiara a quale di essi sia addebitabile la separazione, in conseguenza del suo comportamento non conforme ai doveri del matrimonio. Ciò a due condizioni:

  • che l’altro coniuge ne abbia fatto espressamente richiesta;
  • che sussistano alcuni presupposti, vale a dire comportamenti specifici lesivi dei suddetti doveri, dei quali deve essere data prova durante il processo.

Occorre quindi sapere quali sono i doveri coniugali. Essi sono i doveri che marito e moglie, con il matrimonio, si obbligano ad osservare reciprocamente;  sono contenuti nelle norme del codice civile che, al momento delle nozze, vengono loro letti dall’ufficiale di stato civile [2] (oppure dal sacerdote in caso in cui la celebrazione avvenga in chiesa).Eccoli:

  • dovere di fedeltà;
  • dovere di assistenza morale e materiale;
  • dovere di collaborazione nell’interesse della famiglia;
  • dovere di coabitazione;
  • dovere di contribuzione.

Esaminiamoli uno per uno.

Il dovere di fedeltà

La fedeltà non deve essere intesa soltanto come astensione da  rapporti sessuali con persone diverse dal coniuge. Essa, infatti, consiste in una dedizione a quest’ultimo che, se non esclusiva, deve almeno essere preponderante nella propria vita. Pertanto l’infedeltà sussiste anche quando si preferisca intrattenere dei rapporti personali privilegiati con una persona diversa, come un amico o un’amica che occupa gran parte del tempo e dei sentimenti.

Ad esempio, a comportare violazione di questo dovere può anche essere un intenso scambio epistolare con una persona, che, pur comportando un rapporto platonico, lascia intendere un legame significativo al pari di quello che si dovrebbe avere con il coniuge. Lo stesso ragionamento si può fare riguardo alle chat di Facebook o alla messaggistica. La violazione del dovere di fedeltà, tuttavia, non sussiste se i rapporti, platonici o carnali, con un’altra persona sono iniziati quando già il vincolo matrimoniale era compromesso, e tra i coniugi non vi era nessuna intesa né fisica né affettiva. Di tale circostanza, però, bisogna dare dimostrazione in Tribunale.

Il dovere di assistenza morale e materiale

I coniugi decidono di sposarsi e di “mettere su famiglia” non tanto per soddisfare un’esigenza personale di carattere affettivo e sessuale, quanto per darsi reciproco sostegno. Quest’ultimo sarà morale e materiale. Il sostegno morale consiste nella presenza affettuosa e nell’incoraggiamento al verificarsi di situazioni della vita difficili. Il sostegno materiale consiste nel provvedere reciprocamente alle necessità di vita dell’altro coniuge con i mezzi di cui si dispone.  Nell’ambito dell’assistenza morale e materiale rientra la reciproca disponibilità ai rapporti sessuali; viceversa, in caso di situazione di malattia di uno dei coniugi, vi rientra la comprensione, da parte dell’altro coniuge, qualora la persona ammalata non sia temporaneamente in condizione di prestarsi a rapporti carnali. Quest’obbligo viene meno nei confronti del coniuge che si è allontanato senza giusta causa dalla residenza familiare. La  giusta causa ricorre quando vi sono situazioni  tali da rendere intollerabile la convivenza. E’ giusta causa di allontanamento la proposizione della domanda di separazione, di  nullità del matrimonio o di divorzio.

Il sostegno reciproco consiste anche nell’astenersi da atti di violenza. La violenza può essere fisica, ed è quella alla quale subito si pensa quando si parla di questo argomento. Le percosse di solito vengono messe in atto dall’uomo, che la natura ha reso fisicamente più forte; ma può anche succedere il contrario. E’ violenza anche l’imposizione al coniuge di rapporti sessuali contro la sua volontà, o con modalità umilianti o comunque non gradite. La violenza può essere anche morale. Si pensi alle ripetute ingiurie, sia in casa che  poste in essere davanti a terze persone; alle derisioni aventi ad oggetto le idee politiche o religiose del coniuge; al volere imporre a tutti i costi la propria volontà e le proprie scelte; al divieto di intrattenere amicizie. E’ violenza anche la violazione della privacy del coniuge: rovistare tra le sue cose, intercettarne la corrispondenza, leggere i messaggi sul telefono, così come lo è il divieto di mantenere i contatti e di intrattenere rapporti con la famiglia di origine.

Non è possibile, inoltre, imporre al coniuge la convivenza con i propri genitori o con uno di essi. Insomma, il marito o la moglie non possono essere costretti alla convivenza con i suoceri: ciò deve essere frutto di una scelta condivisa.

Il dovere di collaborazione nell’interesse della famiglia

Ognuno dei coniugi deve collaborare al buon andamento della famiglia, anche nelle attività quotidiane a tal fine necessarie, senza che tali incombenze possano essere addossate soltanto su uno di essi. Ad esempio, può essere che i coniugi abbiano concordato che soltanto l’uomo lavori, e che la donna si dedichi alle faccende domestiche. In tal caso, la moglie non potrà passare il proprio tempo guardando programmi televisivi o uscendo con le amiche. Certo, avrà diritto a farlo, ma prima di ogni altra cosa dovrà dare il proprio contributo al mantenimento della casa, e non potrà pretendere un aiuto a pagamento.

Il dovere di coabitazione

In linea di principio, i coniugi devono vivere sotto lo stesso tetto. Questo, ovviamente, non sempre è possibile: si pensi al caso di chi, per esigenze lavorative, è costretto a vivere in un’altra città. In questo caso ricorre una giusta causa che consente di venir meno al dovere di coabitazione. Ugualmente, il dovere di coabitazione cessa in caso di proposizione di domanda di separazione, divorzio o nullità del matrimonio; oppure quando la convivenza sia intollerabile per gravi ragioni, come nel caso di maltrattamenti da parte di un coniuge ai danni dell’altro.

Se la separazione è in corso, uno dei coniugi non può impedire l’accesso alla casa familiare all’altro coniuge, se ancora il giudice non ha preso provvedimenti in ordine al diritto di abitare la casa medesima. Non è possibile, ad esempio, cambiare la serratura. Se il coniuge è violento sarà, semmai, giustificato un momentaneo allontanamento dalla residenza familiare.

Il dovere di contribuzione

Ognuno dei coniugi deve contribuire ai bisogni della famiglia, secondo le proprie capacità di lavoro professionale o casalingo e le proprie sostanze. Viene da pensare, innanzi tutto, al lavoro che produce reddito: quest’ultimo deve essere destinato ai bisogni della famiglia. Ma anche il coniuge che svolge le faccende domestiche, se non esercita nessuna attività lavorativa, contribuisce ai bisogni della famiglia, dando la possibilità all’altro coniuge di dedicarsi col massimo impegno al lavoro necessario per procurare alla famiglia tutto ciò di cui necessita.

Infine vengono in considerazione le sostanze di ognuno dei coniugi: ad esempio denaro in banca, oggetti di valore, immobili suscettibili di produrre reddito. Anche queste devono essere destinate ai bisogni della famiglia. Non vanno dimenticati, poi, i doveri verso i figli, che hanno diritto al mantenimento, all’istruzione e a ricevere un’educazione. Se uno dei coniugi assume dei comportamenti che violino tali diritti, l’altro coniuge potrà farlo presente in sede di separazione.

Come ottenere la pronuncia di addebito

Per ottenere la pronuncia di addebito il coniuge interessato deve farne richiesta al Tribunale, quando si instaura un giudizio di separazione. A tal proposito, occorre ricordare che la separazione può essere di tre tipi:

  • separazione giudiziale [3]. Ad essa si ricorre quando tra i coniugi vi sono contrasti. Ciò può avvenire, ad esempio,  perché uno dei due si vuol separare e l’altro non intende cooperare attivamente al raggiungimento di questo risultato; oppure perché non vi è accordo riguardo ai figli, alla destinazione della casa coniugale, al mantenimento, alle proprietà.  In simili ipotesi, l’unico modo per pervenire a una soluzione è rimettersi al giudizio del Tribunale. Le parti sottoporranno al Giudice le prove a sostegno delle loro ragioni, egli le valuterà e prenderà le conseguenti decisioni, che potranno essere a favore dell’uno o dell’altro coniuge, o, parzialmente, di entrambi;
  • separazione consensuale in comune [4]. E’ una procedura molto semplice e veloce che si svolge in Comune, dopo che i coniugi hanno raggiunto un accordo scritto su tutti gli aspetti della loro separazione;
  • separazione consensuale in tribunale [5]. Anche questa avviene dopo che i coniugi hanno concordato per iscritto i vari aspetti della separazione, e in alcuni casi si deve ricorrere ad essa piuttosto che a quella in Comune perché gli accordi devono essere sottoposti a un controllo: questo avviene, ad esempio, nel caso in cui vi siano figli minori. Ovviamente i bambini e i ragazzi vanno tutelati, e sarà compito dei Giudici controllare che gli accordi tra i loro genitori, per quanto riguarda il loro affidamento all’uno o all’altro, gli orari di visita, il mantenimento siano conformi ai loro interessi. Un altro caso è quello in cui la separazione contenga accordi che comportano un trasferimento patrimoniale (ad esempio, la casa, l’automobile e così via). Anche in questo caso sarà necessario rivolgersi al Tribunale, perché soltanto un provvedimento giudiziale può consentire la trascrizione del trasferimento nei pubblici registri.

Precisare le tre procedure previste dalla legge per pervenire alla separazione era necessario, per spiegare che la domanda di addebito può essere formulata soltanto in sede di separazione giudiziale. Infatti, sarebbe contraddittorio fare una simile richiesta con la separazione consensuale, che presuppone un clima disteso tra i coniugi, almeno quanto basta per pervenire a degli accordi. Oltre alla richiesta esplicita, è necessario dimostrare:

  • che l’altro coniuge ha posto in essere dei comportamenti lesivi dei doveri derivanti dal matrimonio;
  • che da tali comportamenti sia derivato il fallimento del rapporto coniugale [6].

Il coniuge nei cui confronti è stata richiesta la pronuncia di addebito, potrà a sua volta difendersi, dimostrando ad esempio che i comportamenti che gli vengono attribuiti non sono stati all’origine della cessazione del rapporto coniugale. Ad esempio, potrà dimostrare che l’adulterio è avvenuto perché l’altro coniuge, da tempo, aveva perso interesse nei suoi confronti. In via riconvenzionale, egli potrà anche chiedere la pronunzia di addebito a carico dell’altro coniuge. Se entrambi i coniugi hanno dato causa alla separazione con i loro comportamenti, il Tribunale può anche pronunciare la separazione con addebito a entrambi. Si parla, in questi casi, di doppio addebito [7]. Ai fini dell’addebito, non vengono in rilievo i comportamenti posti in essere quando già il giudizio di separazione è in corso, e il rapporto tra i coniugi compromesso [8].

Le conseguenze dell’addebito

Cosa comporta l’addebito? Perché è così importante? Perché da esso derivano delle conseguenze a carico del coniuge al quale è stata attribuita la responsabilità del fallimento del matrimonio. Ecco quali:

  • innanzi tutto, non ha diritto al mantenimento. Il Tribunale, nel pronunciare la separazione, condanna il coniuge che percepisce un reddito maggiore a versare mensilmente una somma all’altro coniuge, a titolo di mantenimento. Colui a carico del quale è stato pronunciato l’addebito perde tale diritto. Se dovesse versare in condizioni di indigenza, tali da non poter vivere, il coniuge separato dovrebbe comunque versargli gli alimenti; ma questi ultimi, corrispondendo al minimo vitale, sono cosa diversa dal mantenimento. Da quanto detto, si comprende che ha interesse ad ottenere la pronuncia di addebito il coniuge che non vuole provvedere al mantenimento dell’altro dopo la separazione.
  • non può essere erede dell’altro coniuge, qualora questi dovesse morire prima che intervenga il divorzio. Infatti, la separazione non scioglie il vincolo matrimoniale: i due continuano ad essere marito e moglie, anche se separati e quindi autorizzati a condurre vite del tutto autonome l’uno dall’altro. Il vincolo cessa di esistere soltanto con il divorzio; pertanto, fino a tale momento, i due sono potenzialmente eredi l’uno dell’altro. Se, però, al momento dell’apertura della successione il coniuge al quale è stata addebitata la separazione percepiva gli alimenti, può avere diritto a un assegno vitalizio a carico dell’eredità. Per ottenerlo, dovrà rivolgersi al Tribunale. Esso sarà determinato in base alla consistenza della massa ereditaria, oltre al numero e alla qualità degli eredi legittimi, e comunque non potrà essere di importo superiore a quello percepito mentre il coniuge era in vita.

Da quanto sopra detto, dovrebbe essere chiaro che aver addebitata la separazione non comporta l’obbligo di versare il mantenimento all’altro coniuge. Si tratta, infatti, di due cose ben distinte. Quando viene pronunciata la separazione, il Giudice pone a carico del coniuge, il cui reddito è superiore, l’obbligo di corrispondere un assegno mensile all’altro coniuge, il cui reddito è più basso. Tale obbligo può essere disposto, a prescindere dal fatto che l’obbligato abbia o meno subito l’addebito: quindi, anche a carico del coniuge incolpevole.

Viceversa, se il coniuge che ha subito l’addebito è disoccupato, il tribunale non potrà mai condannarlo a corrispondere il mantenimento all’altro coniuge.

Insomma, l’obbligo a corrispondere il mantenimento scatta sulla base di valutazioni di tipo esclusivamente economico. Se, però, il coniuge che avrebbe diritto al mantenimento è quello al quale viene addebitata la separazione, subirà la sanzione della perdita del diritto al mantenimento: anche se ha un reddito basso o è disoccupato, il Tribunale non disporrà il relativo assegno in suo favore.

Addebito e risarcimento del danno

In alcuni rari casi, il coniuge che ha subito l’addebito può essere condannato al risarcimento del danno in favore dell’altro coniuge. Perché ciò avvenga, però, è necessario che il comportamento, lesivo dei doveri derivanti dal matrimonio, abbia cagionato un danno a uno dei diritti fondamentali dell’altro coniuge: la salute, la privacy, l’onore, il decoro.

Facciamo un paio di esempi. Poniamo che due persone si sposino e, grazie al lavoro e all’impegno del marito, facciano degli acquisti importanti per arredare la casa coniugale in maniera lussuosa. A un certo punto, la moglie si innamora di un altro uomo, cominciano i tradimenti e il matrimonio fallisce. Si giunge alla separazione. La casa coniugale, intestata a entrambi, viene venduta, insieme a molti arredi di pregio. Il marito va a vivere in un appartamento più piccolo. Certamente la situazione gli ha procurato un danno: il suo stile di vita è radicalmente cambiato. Può chiedere il risarcimento del danno alla moglie? No, perché il tradimento, che ha provocato il naufragio del matrimonio, non ha leso un suo diritto fondamentale.

Consideriamo, invece, l’ipotesi che il tradimento sia avvenuto sotto gli occhi di tutti, ponendo in essere, anche in presenza del marito, comportamenti inequivocabili e per lui mortificanti: in questo caso, vi è lesione dei diritti fondamentali all’onore e al decoro, e può essere chiesto un risarcimento.

Ora sai cos’è l’addebito, quali sono i suoi presupposti e le conseguenze che comporta: saprai quindi come regolarti in caso di separazione, qualora volessi formulare questa richiesta o, al contrario, dovessi subirla.

note

[1] Art. 151, comma 2, cod. civ.

[2] Artt. 143, 144 e 147 cod. civ.

[3] Art. 151 cod. civ.

[4] L. 162/2014.

[5] Art. 158 cod. civ.

[6] Cass. sent. n.7469/2017; Cass. sent. n. 11448/2017.

[7] Trib. Milano sent. del 2.03.2016.

[8] Cass. sent. n. 23885/2008.


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