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Pensione: chi può uscire con la quota 100?

7 Ottobre 2018 | Autore:


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Confermata per il 2019 la pensione anticipata con quota 100, con limiti di età e contributi ma senza penalizzazioni: chi può uscire dal lavoro?

Dal 2019, in base a quanto annunciato dal Governo, sarà possibile pensionarsi con la quota 100. Per pensione quota 100 si intende una pensione anticipata che il cittadino può raggiungere quando la somma dell’età e degli anni di contributi accreditati è almeno pari a 100. Ad oggi, la pensione quota 100 non è ancora operativa, ma entrerà in vigore dal 2019, perché l’intervento è previsto con la prossima legge di bilancio. Non basterà, però, la sola quota 100 per uscire dal lavoro, ma sarà necessario possedere un minimo di 38 anni di contributi e aver compiuto 62 anni di età. In ogni caso, la quota 100 non è vantaggiosa per tutti: conviene sicuramente a chi ha alle spalle diversi anni di contributi, mentre non è risolutiva per chi di anni di contribuzione ne possiede pochi: affiancherebbe, in ogni caso, la pensione di vecchiaia, quindi per coloro che possiedono pochi contributi non ci sarebbe alcun rischio di doversi pensionare ad un’età ancora più avanzata rispetto a quella prevista per il trattamento di vecchiaia. Chi possiede molti anni di contributi potrebbe invece continuare a beneficiare della pensione anticipata, che al 2020 dovrebbe poter essere maturata, in base a quanto reso noto sinora, con 41 anni e 6 mesi di contributi (ad oggi si può raggiungere con 42 anni e 10 mesi di contribuzione per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, dal 2019 il requisito aumenta di 5 mesi). Ma procediamo per ordine e facciamo il punto sulla pensione: chi può uscire con la quota 100?

Quando si raggiunge la quota 100?

La pensione quota 100 si raggiunge quando la quota dell’interessato è pari o superiore a 100. La quota è il risultato della somma dell’età pensionabile del lavoratore e degli anni di contributi posseduti: non si tratta di una novità assoluta, in quanto, prima che entrasse in vigore la legge Fornero, era possibile ottenere la pensione di anzianità (ora abolita e sostituita dalla pensione anticipata) con le quote.

Ad oggi sopravvivono alcune tipologie di pensione di anzianità con le quote: si tratta delle pensioni degli addetti ai lavori usuranti, delle pensioni dei beneficiari delle salvaguardie e del cosiddetto salvacondotto.

Come si calcola la quota?

Quando l’età o le annualità di contribuzione non corrispondono a una cifra esatta, per calcolare la quota i mesi devono essere trasformati in decimi:

  • ad esempio, se il lavoratore raggiunge 63 anni e 6 mesi di età, ai fini del calcolo della quota deve indicare 63,5;
  • può ottenere la pensione quota 100 se possiede almeno 36 anni e 6 mesi di contributi (perché 100-63,5= 36,5, ossia 36 anni e 6 mesi).

Tuttavia, in base alle proposte più recenti, per pensionarsi con la quota 100 è necessario il possesso di 38 anni di contributi e di 62 anni di età.

Quali sono l’età e gli anni di contributi minimi per la quota 100?

La pensione anticipata quota 100, in base alla più recente proposta, richiede il possesso di una contribuzione minima pari a 38 anni e di un’età minima di 62 anni. In buona sostanza, anche se si raggiunge la quota 100, non ci si potrà pensionare se l’età non sarà almeno pari a 62 anni e gli anni di contributi almeno pari a 38.

Altre proposte invece fissavano l’età minima a 64 anni e la contribuzione minima a 36 anni.

Come funziona il calcolo della pensione quota 100?

La pensione con quota 100, in base a quanto reso noto dal sottosegretario al Lavoro, sarà calcolata come qualsiasi altro trattamento pensionistico, senza penalizzazioni e senza il ricalcolo misto  o il ricalcolo integralmente contributivo.

Il calcolo della pensione sarà dunque:

  • retributivo sino al 31 dicembre 2011, poi contributivo, per chi possiede oltre 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • retributivo sino al 31 dicembre 1995, poi contributivo, per chi possiede meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • integralmente contributivo per chi non possiede contributi al 31 dicembre 1995.

Per capire meglio le differenze di calcolo della pensione: Come si calcola la pensione.

Come funziona la quota 100 selettiva per gli esuberi?

Un’altra recente proposta, in merito alla quota 100, prevede invece l’accesso alla pensione senza limiti minimi di età e anzianità contributiva, ma riservato soltanto a determinate categorie di lavoratori: si tratta della cosiddetta quota 100 per gli esuberi. La misura sarebbe dedicata, prioritariamente, ai lavoratori in esubero, per la precisione ai dipendenti più anziani che rischiano il licenziamento per riduzione del personale, o che sono già stati licenziati.

In base a quanto reso noto sinora, la quota 100 per gli esuberi si affiancherebbe alla quota 100 con limiti e penalità, e sarebbe sostenuta da appositi fondi di solidarietà.

Il prepensionamento dei lavoratori in esubero con quota 100 consentirebbe un anticipo massimo dell’uscita dal lavoro pari a 5 anni.

I fondi che sosterrebbero gli interventi potrebbero essere sia quelli già attivi in diversi settori, come il fondo credito, assicurazioni, trasporto pubblico o il fondo Tris del settore chimico-farmaceutico, sia dei nuovi fondi specifici; potrebbe essere ad esempio destinato all’intervento Fondimpresa, che attualmente finanzia la formazione continua.

Su questi fondi dovrebbero confluire in parte i contributi previdenziali volontari delle aziende, ed in parte delle risorse pubbliche. In cambio dei contributi, i datori di lavoro beneficerebbero di incentivi fiscali.

Gran parte del costo per la quota 100 degli esuberi sarebbe dunque finanziato dalle aziende, che comunque dovrebbero sostenere oneri più leggeri rispetto a quelli previsti per gli attuali prepensionamenti, come l’assegno straordinario e l’isopensione. Probabilmente la convenienza della quota 100 risulterebbe maggiore anche rispetto all’Ape aziendale, l’anticipo pensionistico volontario pagato dalle aziende.

I lavoratori non perderebbero nulla col prepensionamento: quanto eventualmente perso, in termini di assegno mensile, a causa dell’uscita dal lavoro prima della maturazione della pensione di vecchiaia dovrebbe essere recuperato grazie a versamenti aggiuntivi dell’azienda, che accrediterebbero, in questo modo, i contributi dovuti sino all’età pensionabile.

Ad ogni modo, sull’attuazione di questa proposta non si hanno, ad oggi, notizie certe: la previsione della quota 100 senza penalità dovrebbe aver ridimensionato l’interesse nell’attuazione del prepensionamento con quota 100.

Con la pensione quota 100 si può lavorare?

La nuova pensione quota 100, rispetto al quadro attuale, potrebbe cambiare ancora, con la previsione di condizioni più severe per ottenerla: in particolare, oltre ai limiti di età e contribuzione, la quota 100 dovrebbe comportare anche il divieto di lavorare. In pratica, si vorrebbe ripristinare il divieto di cumulo tra lavoro e pensione, divieto abolito, per la maggior parte delle pensioni dirette, dal 2008. Non è ancora chiaro, però, se il divieto di cumulo sarà assoluto, come avviene oggi per la pensione anticipata dei lavoratori precoci, oppure relativo, come avviene per l’assegno ordinario d’invalidità e per alcune pensioni d’inabilità. Non si sa, cioè, se i pensionati che lavoreranno si vedranno soltanto ridurre la pensione, oppure se se la vedranno revocare. Il divieto dovrebbe durare, comunque, sino al compimento dell’età pensionabile, cioè dell’età per la pensione di vecchiaia.. Si discute anche riguardo all’introduzione di penalizzazioni percentuali sulla pensione per chi non ha raggiunto l’età pensionabile. Per approfondire: Pensione quota 100: si può lavorare?

Quali sono le altre proposte per la pensione?

Oltre alla quota 100, sono state ipotizzate altre tipologie di pensioni agevolate; quelle di cui si parla più spesso sono:

  • la pensione quota 41 e 6 mesi (il termine quota qui è usato impropriamente, in quanto indica solo gli anni di contributi): questa pensione attualmente esiste già, ma è riservata ai soli lavoratori precoci appartenenti a determinate categorie tutelate, che la possono raggiungere con 41 anni di contributi; dovrebbe essere estesa in futuro almeno a tutti lavoratori appartenenti alle categorie svantaggiate;
  • la pensione quota 42: si tratta di una riformulazione della quota 41, per la quale sono previsti 42 anni di contributi, che dovrebbe partire dal 2020 e coinvolgere tutti i lavoratori;
  • la proroga dell’opzione donna, con la possibilità, per le lavoratrici, di pensionarsi a 57 o 58 anni di età e 35 anni di contributi;
  • la nona salvaguardia, che darebbe la possibilità, ai cosiddetti lavoratori salvaguardati, di pensionarsi con le regole precedenti alla Legge Fornero.


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