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Cartella esattoriale per iva non pagata

21 Ottobre 2018


Cartella esattoriale per iva non pagata

> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 Ottobre 2018



Ricevere una cartella esattoriale per IVA non pagata, perché il fisco contesta di non aver versato l’IVA dovuta, è un evento abbastanza frequente per imprese e professionisti. 

L’IVA presenta delle caratteristiche diverse da altre imposte (es. IRES e IRAP):  è una delle fonti principali di gettito per i bilanci pubblici e fornisce un apporto rilevantissimo alle finanze statali, quindi viene controllata dalle autorità con la massima attenzione; inoltre è un tributo regolamentato a livello europeo. Non pagare l’IVA è considerato dalla legge più grave rispetto alle altre imposte e tasse anche in termini di sanzioni applicate, che possono arrivare anche a raddoppiare l’importo dovuto. Questo alto livello di sensibilità per i pagamenti dell’IVA si riflette anche sulle modalità di accertamento e riscossione, che sono approfondite e prevedono vari livelli di controllo, in modo da contrastare le possibilità di evasione, secondo un meccanismo che parte dall’emissione delle fatture, prevede la loro registrazione ed infine la liquidazione e il versamento del dovuto. Molte cartelle di pagamento in materia di IVA derivano da controlli automatizzati eseguiti dagli Uffici finanziari che attingono ai dati comunicati dai contribuenti:  di frequente vengono rilevate e sanzionate irregolarità che comportano l’emissione della cartella esattoriale, anche senza preventivo avviso o comunicazione. In questo articolo vedremo cosa succede se non si paga puntualmente l’IVA, quali sono gli adempimenti che il fisco ci richiede per i versamenti, e cosa fare se si riceve una cartella esattoriale per IVA non pagata.

Come funziona il pagamento dell’IVA

L’IVA va versata periodicamente: alle scadenze previste – mensili o trimestrali, a seconda del tipo di attività esercitata e del volume di affari – il contribuente deve calcolare il saldo dell’imposta dovuta (che si ottiene sommando l’IVA delle fatture emesse, che costituisce l’IVA a debito, e sottraendo l’ammontare dell’IVA delle le fatture ricevute per gli acquisti effettuati, che rappresenta l’IVA a credito) e versarlo mediante F24.

Il contribuente deve anche, entro il 30 aprile, presentare la dichiarazione annuale per l’anno precedente e versare il saldo a conguaglio, a meno che non risulti a credito. Il fisco richiede anche in determinati casi il versamento, entro il 27 dicembre, a titolo di acconto, dell’IVA per l’anno successivo. Ma cosa succede se non si rispettano i termini di versamento, cioè pagando in ritardo o solo in parte o non versando affatto l’imposta dovuta, o addirittura se non si presenta la dichiarazione?.

Cosa fare quando arriva una cartella per IVA non pagata?

In tali casi arriverà, con notifica, una cartella esattoriale per questo pagamento omesso, con l’aggiunta delle pesanti sanzioni e degli interessi. Nei casi più gravi (oltre i 250.000 euro) l’omesso versamento costituisce anche reato.

A volte, la cartella arriva senza alcun preventivo avviso dell’accertamento che gli uffici del Fisco hanno svolto: questo però è consentito solo quando la dichiarazione IVA presentata contiene vizi evidenti, o se il contribuente non ha presentato la dichiarazione prevista.  In tutti gli altri casi, la cartella deve essere preceduta da un apposito avviso, cioè da una comunicazione dell’Agenzia delle Entrate che espone al contribuente gli errori rilevati, per consentirgli di sanarli spontaneamente. In particolare, ci dovrà essere un preventivo avviso bonario quando l’Ufficio ha rilevato in automatico degli errori nella dichiarazione presentata ed ha provveduto a rettificarla: in questi casi, se manca l’avviso preventivo la cartella potrà essere impugnata ed annullata dal giudice tributario, perché al contribuente è stato precluso il diritto al contraddittorio, cioè a fornire in anticipo i propri chiarimenti.

Quando la cartella arriva troppo tardi 

Il Fisco ha a disposizione dei termini perentori per poter effettuare i propri accertamenti e notificare la cartella: se non li rispetta e li supera, l’intero accertamento decade, oppure cade in prescrizione. Occorre verificare attentamente le epoche alle quali il tributo si riferisce – che devono essere indicate nella cartella – e rapportarle al momento in cui la cartella è stata notificata e ricevuta dal destinatario. Talvolta infatti è possibile che sia trascorso un numero di anni superiore al consentito, e questo consente di annullare la cartella perché decaduta o perché prescritta.

Decadenza della cartella

La decadenza si verifica quando l’Agenzia non ha rispettato i termini a sua disposizione per compiere l’accertamento [1]: essi partono dal momento in cui la dichiarazione è presentata o avrebbero dovuto esserlo, e variano da un minimo di due anni per gli accertamenti d’ufficio divenuti definitivi, a tre anni per i controlli sulla liquidazione delle somme dovute [2] ed a quattro anni per i controlli formali [2]. Questo comporta che se la cartella viene notificata oltre tali scadenze, il contribuente potrà invocare in suo favore davanti al giudice tributario, cui avrà proposto ricorso entro 60 giorni dal ricevimento dell’atto, la decadenza del Fisco dal potere di accertamento, e così ottenere l’annullamento integrale della cartella.

Quando la cartella è prescritta

La prescrizione, invece, riguarda i casi in cui il Fisco fa valere un credito oltre il decorso del tempo massimo previsto dalla legge per poterlo utilmente richiedere: in questi casi la sua pretesa non può più essere esercitata. In materia di IVA non esiste, però, una norma specifica che indichi il termine di prescrizione: questo ha provocato numerose incertezze anche nella giurisprudenza, che a volte ha ritenuto applicabile il termine generale di prescrizione di dieci anni [4] mentre altre volte ha deciso che il termine fosse di cinque anni [5]. Quest’ultima interpretazione, che per i contribuenti è ben più favorevole della prima, si sta consolidando ed anche la Corte di Cassazione [6] ha iniziato ad affermare che il termine di prescrizione dell’IVA sia quinquennale e non decennale.

Di conseguenza, molte commissioni tributarie sono oggi orientate ad annullare per intervenuta prescrizione le cartelle esattoriali IVA notificate a distanza di oltre cinque anni dall’epoca cui il tributo si riferisce. Più difficile, invece, sarà ottenere l’annullamento in autotutela, perché l’Agenzia Entrate Riscossione continua a ritenere operante il termine di prescrizione decennale.

Per ottenere l’annullamento della cartella esattoriale, dunque, sarà necessario rivolgersi al giudice tributario, proponendo ricorso avverso la cartella che si è ricevuta. Infatti, la prescrizione non opera in automatico, ma deve essere sempre eccepita, cioè richiesta e fatta valere in giudizio, e quindi la cartella dovrà essere opposta impugnandola, per poterla annullare.

Di PAOLO REMER

note

[1] Art. 25 del D.P.R. n.602 del 1973.

[2] Art. 36 bis D.P.R. n.600 del 1973.

[3] Art. 36-ter D.P.R. n.600 del 1973.

[4] Art. 2946 cod. civ.

[5] Art. 2948 n.4) cod. civ.

[6] Cass. Sez. Unite sent. n.23397/2016 del 18.11.2016


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