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Come citare una tesi

22 Ottobre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 Ottobre 2018



Come si scrivono le note in una tesi? Cosa sono le citazioni? Come si scrive una bibliografia? Qual è la differenza tra bibliografia e note?

Ogni studente universitario, al termine del suo lungo e faticoso percorso accademico, ha dovuto affrontare la prova finale, esaltante ma allo stesso tempo ardua: la tesi di laurea. Per molti rappresenta un vero e proprio spauracchio; per altri, invece, un momento in cui cimentarsi con una sfida del tutto nuova: redigere una tesi, infatti, comporta uno sforzo creativo probabilmente mai fatto prima. Un elaborato come quello che si presenta al termine dei propri studi rappresenta l’apice di un percorso fatto di dedizione e sacrificio, di apprendimento e di confronto, con i colleghi e con i professori. La tesi, a dire il vero, sebbene sia tipica degli studi universitari, oramai è richiesta anche alle scuole superiori e perfino alle scuole secondarie di primo grado (le medie, per intenderci): certo, si tratta per lo più di piccoli elaborati di poche pagine, non equiparabili per dimensioni alle tesi vere e proprie. Ciò non significa, però, che esse siano da disprezzare, oppure che comportino minor sacrificio. Comunque, che sia al termine delle scuole dell’obbligo oppure dell’università, la tesi presenta almeno una difficoltà che si pone a tutti: come fare le citazioni e come predisporre la bibliografia. Ed infatti, sebbene una tesi debba essere il frutto delle idee e del pensiero personale del suo autore, in realtà essa si nutre di numerose citazioni e riferimenti ad altre opere. In tutti questi casi, è impossibile non richiamare le fonti riportate; in particolare, la citazione è doppia: la prima va fatta in fondo alla pagina, quando viene operato il richiamo alla fonte esterna; la seconda, al termine della tesi, nelle pagine finali. Un altro piccolo scoglio è rappresentato dalla redazione della bibliografia. Se sei un appassionato di lettura, soprattutto di saggi, ti sarai sicuramente soffermato più volte sulle ultime pagine dell’opera, dove sono riportati tutti i testi che sono stati consultati per la preparazione del libro. Ebbene, la bibliografia è quella parte di un testo che raccoglie tutte le fonti che hanno ispirato la redazione dell’opera: in essa troverai i titoli degli altri libri, i loro autori, la casa editrice, l’anno di pubblicazione, perfino le pagine da cui si è preso spunto per la preparazione dell’elaborato finale. Avrai allora capito che inserire le citazioni in una tesi non è cosa facile: ci vuole attenzione, precisione e onestà nel riportare tutte le fonti consultate. Se ti stai accingendo al difficile compito di preparare una tesi oppure semplicemente ti interessa l’argomento e vuoi saperne di più, allora prosegui nella lettura di questo articolo: scoprirai come preparare una bibliografia e come citare una tesi.

Citazioni: a cosa servono?

Prima di spiegare come citare una tesi, dovrei spiegarti a cosa servono e perché le citazioni sono così importanti. Ebbene, citare una fonte all’interno di una tesi è fondamentale perché consente al lettore di individuare la vera origine del pensiero che sta leggendo: così facendo, egli potrà consultare direttamente quell’opera nel caso in cui voglia saperne di più. Facciamo un esempio: una tesi dedicata al diritto civile potrebbe esporre le diverse teorie che si contendono il campo in merito ad un particolare istituto giuridico (ad esempio, l’usufrutto); se il lettore è interessato ad una delle teorie riportate nell’elaborato, la citazione gli consentirà di individuarne subito l’autore ed, eventualmente, di consultare quel testo per approfondire l’argomento.

Citare una tesi, inoltre, è importante perché rispetta il diritto d’autore: chi scrive la tesi deve menzionare gli autori che ha consultato e le loro opere, affinché non si approprio indebitamente del pensiero di altre persone.

Bibliografia: cos’è?

Strettamente legata alle citazioni è la bibliografia, cioè l’elenco di tutte le opere che sono state consultate dall’autore nella preparazione di un testo. In poche parole, la bibliografia è l’insieme delle fonti d’ispirazione dell’autore; rappresenta un po’ la miniera da cui ha tratto spunti e informazioni per preparare il suo libro. La bibliografia è presente in ogni elaborato, sia esso un saggio, una ricerca scientifica, una tesi.

La bibliografia è la raccolta delle fonti che, durante l’opera oppure la tesi, vengono citate: essa, però, ha uno scopo pratico ben preciso, che va al di là della sterile elencazione dei testi citati. In particolare, la bibliografia è fondamentale almeno per due ragioni:

  • perché consente al lettore di approfondire un argomento che, se mai, nell’opera che sta leggendo non è trattato approfonditamente. Ed infatti, attraverso le note poste all’interno del testo, il lettore può risalire alla fonte originaria ed, eventualmente, consultarla direttamente per avere un quadro ancora più completo della materia;
  • perché permette all’autore di omaggiare le sue fonti, evitando così che la sua operai passi per un plagio.

Come si scrivono le citazioni in una tesi?

Le citazioni all’interno di una tesi devono essere precise e accurate, sia perché devono riportare tutte le opere consultate per la preparazione dell’elaborato, sia perché devono contenere tutti i riferimenti della fonte. Lo stesso dicasi per la bibliografia, che deve essere redatta con cura e dovizia di particolari.

Cominciamo col vedere come si scrivono le citazioni in una tesi. Innanzitutto, va detto che ci sono due modi di sistemare le citazioni: inserendole in fondo alla pagina (a piè pagina, cioè), oppure al termine del capitolo. Se stai preparando una tesi universitaria, sarà il tuo relatore a suggerirti la scelta migliore; personalmente, trovo molto più comoda la citazione in fondo alla pagina, che consente con facilità di rintracciare immediatamente la fonte, senza dover sfogliare le pagine per cercarla alla fine del capitolo.

Le citazioni si indicano inserendo un numerino al termine della parola, della frase o del periodo che è riportato per intero da altra opera oppure che è stato solamente parafrasato, ma che non è frutto della propria inventiva. In altre parole, per citare una tesi dovrai segnalare non soltanto quella frase che hai ripreso integralmente dalla fonte (in questo caso, avrai cura di evidenziarla dal resto del testo inserendo le classiche virgolette), ma anche il concetto che hai spiegato con parole tue, ma che in realtà è stato elaborato da altri.

Una volta fatta questa operazione, dovrai trascrivere il numerino corrispondente alla citazione in fondo alla pagina, specificando qual è la fonte da cui è stata trattata. Dovrai, pertanto, riportare, nel seguente ordine:

  • il cognome dell’autore (il nome puoi anche solamente puntarlo);
  • titolo dell’opera ed eventuale sottotitolo, preferibilmente in carattere corsivo;
  • luogo di pubblicazione (che sarebbe quasi sempre la sede della casa editrice);
  • editore (cioè la casa editrice che ha pubblicato l’opera);
  • anno di pubblicazione;
  • numero dell’edizione (di norma sono più di una);
  • pagine che sono state effettivamente consultate (usare “p.” per indicare una singola pagina, “pp.” per indicarne di più; in quest’ultimo caso, è possibile indicare soltanto gli intervalli di pagine: ad esempio “pp. 20 – 25” significa che sono state consultate le pagine numerate da venti a venticinque);
  • traduzione, nel caso in cui l’opera citata fosse straniera. In questo caso è opportuno indicare il titolo originale, quello italiano e il nome del traduttore.

Bibliografia: come si scrive?

I criteri indicati per citare una tesi valgono anche per la bibliografia, cioè per l’insieme delle opere che sono state consultate nella redazione della tesi. La bibliografia deve essere il più possibile completa e veritiera, nel senso che deve riportare solamente le opere realmente consultate, non anche quelle che non riguardano nulla: si potrebbe infatti cadere nella tentazione di citare prestigiosi lavori altrui solamente per dare lustro al proprio.

Di norma, la bibliografia va redatta seguendo delle regole precise. Vediamo le principali:

  • innanzitutto, va seguito un ordine alfabetico per cognomi: l’autore Rossi verrà prima dell’autore Verdi, ad esempio;
  • l’elenco va disposto in senso verticale, cioè andando a capo ad ogni riferimento fatto: in questo modo è garantito l’ordine dell’esposizione e una maggiore facilità nella ricerca dei nomi;
  • è possibile (ma non necessario) evidenziare il cognome dell’autore citato in grassetto oppure in maiuscolo, in modo tale che risalti rispetto al resto del testo;
  • la bibliografia va scritta utilizzando sempre lo stesso tipo di carattere, lo stesso corpo e la stessa interlinea, al fine di garantire un maggiore ordine.

Cosa citare in bibliografia?

Vediamo ora cosa citare in bibliografia. In realtà, te l’ho già detto: in bibliografia va indicato tutto ciò che è stato citato nella tesi. La bibliografia, quindi, è l’insieme ordinato delle citazioni diffuse in tutto l’elaborato; è una sorta di raccolta che rende agile la consultazione di tutti i testi cui si fa riferimento nella tesi.

Ti starai chiedendo: come si prepara una bibliografia? La bibliografia segue gli stessi criteri indicati sopra per citare una tesi. In particolare, vanno trascritti, nell’ordine:

  • cognome e nome dell’autore (il nome va bene anche puntato: ad esempio Acquaviva M. oppure M. Acquaviva);
  • titolo dell’opera ed eventuale sottotitolo;
  • luogo di pubblicazione;
  • editore;
  • anno di pubblicazione;
  • numero dell’edizione;
  • pagine che sono state effettivamente consultate;
  • traduzione.

Ecco un esempio di fantasia:

Acquaviva M., Come citare una tesi, Salerno, Casa Editrice, 2018, I edizione, p. 3.

Bibliografia: casi particolari

Nell’ipotesi in cui la stessa opera citata in bibliografia fosse stata scritta a più mani, bisogna richiamare ogni autore in rigoroso ordine alfabetico, sempre puntando il nome e separandoli da una linea (ad esempio: Caio C. – Sempronio S. – Tizio T.). Se, invece, la stessa persona è citata più volte come autore di più opere, si può anche omettere di richiamare sempre lo stesso nominativo, sostituendolo con la locuzione latina idem (che significa “lo stesso”). Sempre nell’ipotesi in cui un autore venga menzionato più volte, le opere vanno elencate in ordine cronologico, secondo la data della pubblicazione, dalla più antica alla più recente. Esempio:

Acquaviva M. – Tizio T., Come citare una tesi, Salerno, Casa Editrice, 2010, I edizione, p. 3;

Idem, Cos’è una bibliografia, Roma, Casa Editrice, 2017, II edizione, pp. 15 – 20.

note

Autore immagine: Pixabay.com


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