Legge di bilancio: cosa contiene e ultime novità

3 Ottobre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 Ottobre 2018



Pensioni, flat tax, pace fiscale, reddito di cittadinanza, aumento Iva: che cosa prevede ad oggi la manovra del Governo per il 2019.

Una volta si chiamava «manovra finanziaria», poi è diventata «Legge di Stabilità» e ora è stata ribattezzata «Legge di Bilancio». La sostanza non cambia: si tratta del documento che serve a pianificare da un punto di vista economico quello che il Governo intende fare durante il prossimo anno. In sostanza, contiene le risorse con le quale l’Esecutivo finanzierà i provvedimenti promessi ai cittadini. Promessi, appunto. Che poi siano fattibili così come sono stati proposti, è tutto da vedere. I dietrofront in queste ultime settimane non sono mancati. Ecco perché ci si chiede che cosa contiene la Legge di Bilancio 2019 e quali sono le ultime novità.

I punti principali sui quali si focalizza l’attenzione sono almeno cinque:

  • pensioni;
  • flat tax;
  • reddito di cittadinanza;
  • pace fiscale;
  • aumento Iva.

Cinque temi sui quali i due coinquilini di Palazzo Chigi (Lega e Movimento 5 Stelle) non hanno mai avuto dei punti di vista in comune al 100%, anche se, alla fine, sono costretti a trovare la quadratura del cerchio. E sui quali pesa come un macigno lo sguardo severo ed intransigente dell’Unione europea, attenta ad un dato cruciale per il futuro della Legge di Bilancio: il debito pubblico.

A poco serve che i nostri vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio (o Luigi Di Maio e Matteo Salvini che dir si voglia) si rivolgano a Bruxelles con parole alquanto ostili, dicendo che l’Italia è un Paese sovrano e che non si accettano lezioni dai Ventisette. Se l’Unione deciderà che la manovra non ha delle basi solide per essere approvata, verrà rispedita al mittente senza troppi complimenti.

Vediamo, allora, che cosa contiene la Legge di Bilancio e quali sono le ultime novità, almeno al giorno d’oggi e con il beneficio dell’aggiornamento.

Legge di Bilancio: le pensioni

Chi ormai annusa il profumo sempre più intenso della pensione ha avuto in questi ultimi mesi due prospettive: la «quota 100» e la «quota 41». La prima consiste nella somma dell’età anagrafica e degli anni di contributi versati per arrivare, appunto, a 100. La seconda, nel raggiungimento dei 41 anni di contributi versati indipendentemente dall’età anagrafica.

Nella Legge di Bilancio, il Governo propende per la prima scelta, cioè quella della quota 100. Che, comunque, non è aleatoria: agli anni di contributi non c’è un limite minimo ma a quello che dice la carta d’identità, invece, sì. Se la prima ipotesi prevedeva la formula 64+36, quella attuale punta sull’abbassamento dell’età anagrafica con il conseguente rialzo degli anni di contribuzione: 62+38. Significa che prima dei 62 anni si dovrà andare in fabbrica o in ufficio per non avere delle penalità.

Cambia poco? Non proprio. Pensa a chi ha cominciato a lavorare molto presto, cosa abbastanza frequente nella generazione che oggi aspira ad andare in pensione una buona volta. Buona parte di chi oggi è 60enne ha cominciato a lavorare quando di anni ne aveva più o meno 18-20. Erano altri tempi, si trovava più facilmente un lavoro ed un contratto a vita. Ora, chi ha iniziato a lavorare a 20 anni e deve aspettare i 62 per andare in pensione dovrà lavorare 42 anni e non 38. Vuol dire 4 anni in più di chi smette di lavorare con la quota 100 avendo iniziato più tardi.

Ora pensa anche ai giovani di oggi. Per rispettare la quota 100, cioè 62 anni di età e 38 di contributi, devono iniziare a lavorare in modo serio (e quando si dice serio si dice con regolare contratto e contributi versati, non con i contratti spazzatura che spesso vengono proposti) a 24 anni. Cioè, praticamente appena finita l’Università se hanno scelto di fare la magistrale e non si sono fermati alla triennale. Tutto è possibile, per carità, ma se ci guardiamo in giro e vediamo il giro di stage retribuiti e non nel quale finiscono questi poveri ragazzi appena conseguita la laurea, c’è da farci un pensierino sul colore piuttosto fosco che assume il loro futuro.

Legge di Bilancio: la flat tax

Come per la bolletta del telefono, anche per le tasse il Governo propone nella Legge di Bilancio la tariffa flat: un’aliquota Irpef unica del 15% per i redditi fino ad una certa soglia. Secondo le ultime novità, basate ovviamente sulle previsioni, la flat tax interesserà oltre un milione di italiani.

L’idea è quella di innalzare le soglie minime per il regime semplificato su piccole imprese, professionisti e artigiani per accedere al regime forfettario.

Ecco la situazione attuale: la flat tax varrà per le partite Iva circa 60mila euro con un’aliquota unica del 15%. Successivamente, e per quanto riguarda l’Irpef, si passerà dalle attuali cinque aliquote a tre e poi a due dal 2021.

Legge di Bilancio: il reddito di cittadinanza

Altro tema caldo della Legge di Bilancio: il reddito di cittadinanza. Anzi, verrebbe da dire «altra patata bollente», per usare un termine culinario, sicuramente gradito a Matteo Salvini. È stato lui ad alzare i fuochi dei fornelli nelle ultime ore assicurando che il reddito di cittadinanza non interesserà ai rom, senza precisare se gli esclusi saranno cittadini italiani o semplicemente appartenenti a quella etnia. Cosa non ipotizzabile, vista la direttiva europea che non consente discriminazioni tra chi vive e lavora regolarmente nel nostro Paese.

Non che l’altro vicepremier, Di Maio, sia rimasto zitto. Sono sempre delle ultime ore le sue dichiarazioni secondo cui il reddito di cittadinanza verrà erogato su una card, cioè su una sorta di Bancomat, per tracciare ogni acquisto ed evitare un uso improprio di questo aiuto di Stato alle fasce più povere. Niente assegni, dunque, ma una tessera ricaricabile che dimostrerà se il titolare la usa per comprare pasta o pane oppure per acquistare beni di dubbia necessità come un pacchetto di sigarette., come potete vedere in questo articolo. In quest’altro articolo, invece, trovate tutti gli approfondimenti sul reddito di cittadinanza.

Il Governo ha destinato 10 miliardi di euro per circa 6 milioni e mezzo di pensionati che non arrivano alla fine del mese. Questa, al momento, sembra l’unica certezza insieme al potenziamento dei centri per l’impiego dal 2019.

Legge di Bilancio: la pace fiscale

Appurato che, ormai, la data per il pagamento della quinta rata della vecchia rottamazione delle cartelle è stata superata (la scadenza era lo scorso 1° ottobre), la Legge di Bilancio mette sul tavolo delle risorse anche per la pace fiscale, cioè quella che l’opposizione ritiene un vero e proprio condono per graziare chi ha un debito con il Fisco.

Quello della pace fiscale resta uno dei capitoli più fumosi della manovra, in quanto non è stata ancora definita la soglia sotto la quale beneficiare dell’agevolazione che, ricordiamo, consente a chi ha una cartella esattoriale in mano di pagare fino al 25% del debito contratto con l’Agenzia delle Entrate anziché pagare tutto senza interessi né sanzioni, come invece prevedeva la rottamazione. Il tetto iniziale di 100mila euro potrebbe alzarsi fino a 500mila euro (e non più fino ad 1 milione come ipotizzava qualche economista della Lega).

Legge di Bilancio: il bollo auto

Secondo indiscrezioni ci sarà un un aumento del bollo auto per determinati veicoli. Ad essere colpiti potrebbero essere i mezzi più inquinanti, ovvero Euro 1, Euro 2 ed Euro 3 che sparirebbero, così, nel giro di pochi per questioni ambientali.

Le Euro 1, ricordiamo, sono state immatricolate a partire dal 1993 mentre le Euro 2 ed Euro 3, rispettivamente nel 1997 e 2003.

Legge di Bilancio: l’aumento dell’Iva

Se n’è parlato, se n’è discusso, si è pure litigato a proposito dell’ipotetico aumento dell’Iva nella Legge di Bilancio 2019. Lo si è pure definito una «fake news». Si diceva che l’imposta sarebbe passata nel prossimo anno dall’attuale 22% al 24% fino ad arrivare ad un 25% nel 2021. Questo incremento non è previsto. Almeno finora.

Legge di Bilancio: altri provvedimenti

Oltre a questi cinque punti, ci sono altre misure previste nella Legge di Bilancio. Nello specifico:

  • l’aumento del fondo per chi viene truffato dalle banche da 500 milioni a 1,5 miliardi;
  • il taglio dell’Ires per chi decide di reinvestire gli utili nell’assunzione di nuovo personale;
  • il programma straordinario di manutenzione della rete viaria;
  • il rilancio dei settori manifatturiero avanzato, infrastrutture e costruzioni;
  • il rilancio degli investimenti per migliorare l’efficienza della Pubblica amministrazione.

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