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Acquisti di farmaci on line: quali rischi si corrono

13 ottobre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 ottobre 2018



Ho acquistato un farmaco generico online, in totale buona fede, per uso personale (30 compresse). Pochi giorni dopo l’acquisto, ho appreso tramite internet che molti hanno ricevuto una denuncia dai NAS per acquisti simili. Ho mandato una mail al sito di vendita, (che credevo fosse italiano) per annullare la spedizione, ma mi è stato risposto che non è più possibile. Il farmaco è ora bloccato in dogana, ho ricevuto una lettera delle Poste in cui si comunica che è sottoposto a fermo per violazione dell’articolo 55. Considerata la mia buona fede, la modesta quantità che credo renda giustificato l’uso personale, cosa devo fare se dovessi ricevere una denuncia da parte dei NAS? Ho bisogno di un avvocato? Ci sarà un’indagine? Rischio l’arresto? Nel caso sia riconosciuto l’uso personale cosa accadrebbe?

In Italia è fatto divieto di acquistare farmaci per i quali occorrerebbe la prescrizione medica; di conseguenza, è illegale acquistare farmaci in internet. L’art. 55 (del d. lgs. n. 219/2006) cui il lettore si riferisce riguarda proprio l’assenza di autorizzazione all’importazione.

La legge (art. 147, d.lgs. n. 219/2006) punisce con l’arresto dai sei mesi ad un anno e con l’ammenda da 10mila a 100mila euro chiunque importa nel territorio nazionale medicinali senza essere in possesso della relativa autorizzazione rilasciata dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA).

Ora, v’è da dire che la normativa italiana intende punire chi fa commercio di questi farmaci, cioè chi li acquista illegittimamente (in grosse quantità, si suppone) per poi rivenderli “sotto banco”, cioè senza la prescrizione del medico. Per questo motivo, la giurisprudenza tende ad escludere il reato ogni qualvolta l’acquisto sia stato effettuato da privati per uso esclusivamente personale (Trib. Genova, sent. 17/05/2010; Trib. Bari, ord. 30/01/2012).

La legge infatti è espressamente applicabile soltanto ai medicinali destinati ad essere immessi in commercio sul territorio nazionale (art. 2 del d. lgs 219/2006): viene punita la vendita e non l’acquisto, in poche parole. Perché possa essere provata la destinazione esclusivamente personale dei medicinali è tuttavia necessario che questi siano acquistati in quantità modeste, a titolo personale e senza indicazioni che possano far pensare ad un’attività d’impresa finalizzata alla diffusione al pubblico dei prodotti importati.

Alla luce di quanto riferito dal lettore nel quesito, non è possibile a parere dello scrivente contestargli alcun reato: l’acquisto è obiettivamente modesto (30 compresse), e sarebbe quindi facilmente dimostrabile l’uso personale, eventualmente anche provando che quelle compresse gli servivano realmente.

È quindi probabile che all’esito dei controlli doganali, verosimilmente volti a verificare che il contenuto della spedizione non contenga medicinali falsificati o altrimenti non conformi alla normativa vigente e che comunque non si tratti di un acquisto a fini di successiva rivendita, il pacco venga spedito al lettore senza alcuna conseguenza.

Per dovere di precisione si deve comunque ricordare che, sebbene quanto sopra detto corrisponda all’orientamento prevalente, la Corte di Cassazione non si è mai espressa sul punto: manca quindi il riferimento giurisprudenziale più autorevole. Pertanto, qualora il lettore dovesse ricevere un’informazione di garanzia (cosa che comunque sarebbe da escludere), è bene che si rivolga immediatamente ad un legale di fiducia. Nel caso in cui le indagini dovessero proseguire e lo stesso venisse rinviato a giudizio, ci sarebbe un processo ove il lettore avrà modo di dimostrare l’assoluta buona fede e, in particolare, l’uso personale del farmaco. Non rischia il carcere: nella peggiore delle ipotesi, questi verrebbe condannato al pagamento dell’ammenda, la quale verrebbe verosimilmente neutralizzata dalla concessione della sospensione condizionale della pena.

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva

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