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Canapa legale: rischi se il thc è superiore a 0.2%

27 Ottobre 2018


Canapa legale: rischi se il thc è superiore a 0.2%

> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 Ottobre 2018



Con riguardo alla circolare del Ministero dell’Interno, dal momento che è molto difficile rimpiazzare in tempi brevi i prodotti attualmente in commercio con analoghi che rientrano sotto lo 0.2% di THC, quali sono i passi necessari per tutelare la nostra attività? Come possiamo rassicurare affiliati e rivenditori che chiedono cosa possono aspettarsi per la vendita di prodotti tra lo 0.2-0.6%?

Vale la pena di riportare uno stralcio dell’art. 4 della legge n. 242/2016, riferito ai controlli sulle coltivazioni: «Qualora all’esito del controllo il contenuto complessivo di THC della coltivazione risulti superiore allo 0,2 per cento ed entro il limite dello 0,6 per cento, nessuna responsabilità è posta a carico dell’agricoltore che ha rispettato le prescrizioni di cui alla presente legge. Gli esami per il controllo del contenuto di THC delle coltivazioni devono sempre riferirsi a medie tra campioni di piante, prelevati, conservati, preparati e analizzati secondo il metodo prescritto dalla vigente normativa dell’Unione europea e nazionale di recepimento. Il sequestro o la distruzione delle coltivazioni di canapa impiantate nel rispetto delle disposizioni stabilite dalla presente legge possono essere disposti dall’autorità giudiziaria solo qualora, a seguito di un accertamento effettuato secondo il metodo di cui al comma 3, risulti che il contenuto di THC nella coltivazione è superiore allo 0,6 per cento. Nel caso di cui al presente comma è esclusa la responsabilità dell’agricoltore».

Ora, fermo restando che una circolare non può derogare la legge, pare che essa sia destinata a muoversi nell’ambito delle (tante) zone grigie presenti nella sintetica legge n. 242/2016. Si noti che i prodotti della canapa legale possono essere solo quelli previsti dalla legge: l’attività di combustione viene già sanzionata in determinati casi, come ad esempio quello di mettersi alla guida dopo aver fumato canapa light.

La circolare del 31.07.2018 (il cui oggetto è, testualmente: «Aspetti giuridici-operativi connessi al fenomeno della commercializzazione delle infiorescenze della canapa tessile a basso tenore di THC e relazione con la normativa degli stupefacenti») nasce proprio da alcuni episodi riguardanti il sequestro di grossi quantitativi  di infiorescenze, il cui limite di THC non superava lo 0,6 %. In molti di questi casi i giudici del riesame hanno convalidato il sequestro, avallando quindi la teoria per cui la legge 242/2016 consenta il superamento della soglia della 0,2 % fino a quella dello 0,6% solamente per le coltivazioni e le produzioni di canapa. L’area di applicazione della legge n. 242/2016 sarebbe pertanto «estranea alla cessione pura e semplice dei derivati della canapa per fini voluttuari» (così nella circolare).

Risultato: non si possono vendere infiorescenze per consumo personale attraverso il fumo o altra analoga modalità di assunzione. Ma non solo: ogni prodotto contenente un quantitativo di thc superiore allo 0,2 % rientrerebbe nella nozione di sostanza stupefacente. In pratica, il limite di tolleranza dello 0,6 % di thc resterebbe per gli agricoltori, ma non per i rivenditori e i negozianti, i quali finora beneficiavano di questo vuoto.

Il vero problema (lo è sempre stato) è la lacunosità della legge del 2016. Lo scenario che sembra prospettarsi sarà quindi il seguente: tolleranza fino alla soglia dello 0,6 % per coloro ai quali la legge è principalmente rivolta (cioè coltivatori e produttori), mentre per i restanti soggetti (i rivenditori in primis) rimarrà quella più bassa dello 0,2 %. Vietato in ogni caso l’utilizzo della canapa light per fini di “svago”; le infiorescenze della canapa con thc superiore allo 0,5 % rientrerebbero nella nozione di stupefacente; i negozi con all’interno prodotti (tipo piante, infiorescenze, olii o resine) con thc superiore a detto limite, verrebbero puniti per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti.

Il consiglio è quello di cessare immediatamente la vendita di tutti i prodotti con thc superiore allo 0,2% in quanto, se la circolare (finora tenuta nascosta, peraltro) dovesse trovare testuale applicazione, si incorrerebbe nel reato di detenzione o cessione di sostanze stupefacenti.

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva


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