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Compravendita di case all’asta: quali rischi corre il prestanome

27 Ott 2018


Compravendita di case all’asta: quali rischi corre il prestanome

> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 Ott 2018



Un mio amico che si occupa di compravendita di case all’asta deve prendere una casa e rivenderla e mi ha chiesto se può intestarla a me. Lui penserà al pagamento della casa e alle spese, anche a quelle notarili. In pratica devo fare da prestanome.  Alla vendita mi verrà riconosciuto un compenso di 5000,00 euro come pattuito prima con una scrittura. Dal momento che ho una partita iva l’acquisto di una casa con soldi non miei e poi rivenduta mi crea problemi?A livello personale e fiscale ci sono rischi? Perchè da parte sua tutta questa manovra?

Le norme che disciplinano i redditi da compravendita di immobili sono contenute nel Testo Unico delle Imposte sui Redditi, approvato con la riforma del lontano 1986 ed in vigore dal 1.1.1987.

In particolare la regola che interessa il caso specifico è contenuta nell’art. 67 nel quale si prevede una presunzione da speculazione in caso di acquisto e di rivendita di immobili da parte di persone fisiche – privati – in un periodo di tempo inferiore ai 5 anni.

Un singolo acquisto ed una singola rivendita non dovrebbero rientrare nella nozione di attività di impresa, infatti l’articolo 67 prevede che la plusvalenza fra prezzo di rivendita e costo di acquisto aumentato da ogni altro costo (notaio, imposte, ristrutturazioni, ecc.) sia qualificata come “reddito diverso” e non come “reddito d’impresa”.

Tuttavia nel caso specifico occorre verificare anche altre norme, infatti essendo il lettore titolare di una partita Iva, non potrebbe escludersi a priori che l’acquisto e la rivendita dell’immobile rientrino in una attività di impresa invece che nei redditi diversi e potrebbe cambiare radicalmente la modalità di tassazione dell’operazione.

Ancora nel caso indicato altri dubbi vengono sollevati dalle motivazioni che l’amico del lettore sostiene per chiedere a quest’ultimo di fare, come si dice nel quesito, da “prestanome”, infatti esiste anche una clausola anti-abuso nello Statuto del contribuente che potrebbe essere applicata al caso specifico qualora l’amico chiedesse al lettore il “piacere” per non rientrare lui stesso nella norma sul reddito d’impresa invece che in quella del reddito diverso, perché magari l’amico ha già fatto diverse operazioni analoghe e rischia di essere considerato imprenditore invece che privato che occasionalmente acquista e rivende un appartamento con plusvalenza.

Altre problematiche, molto serie perché prevedono anche reati, derivano dalla applicazione delle regole relativa alle norme anti-riciclaggio, infatti i movimenti di denaro devono sempre essere riconducibili al beneficiario effettivo ovvero a colui che trae l’effettivo vantaggio dallo svolgimento di una operazione ed anche in tal caso sarebbe evidente che il lettore non potrebbe giustificare in nessun modo l’origine del denaro che il suo amico trasferirebbe sul suo conto per effettuare l’operazione.

Senza contare infine che in caso di verifica fiscale basata sulle indagini finanziarie il lettore difficilmente sarebbe in grado di dimostrare sia l’operazione di entrata del denaro sul suo conto, sia quella di uscita al termine dell’operazione, rischiando l’accertamento sul totale delle somme scambiate.

Per tutti questi motivi l’operazione indicata nel quesito sembrerebbe essere difficilmente compatibile con numerose norme di legge.

Articolo tratto dalla consulenza resa dal dott. Mauro Finiguerra


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