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Congedo straordinario e rientro con trasferimento di sede

27 Ottobre 2018


Congedo straordinario e rientro con trasferimento di sede

> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 Ottobre 2018



Sono socia dipendente part time (65,790%) di una cooperativa soc. integ. a r.l. e lavoro in un call center; dal 06/2016 al 06/2018 ho usufruito del congedo straordinario per assistere mia madre. Rientrata al lavoro a luglio 2018, mi è stato negato verbalmente di tornare ad effettuare le mie mansioni in modalità di telelavoro come svolte prima del congedo. La sede di lavoro è stata trasferita a 55 km di distanza dalla mia residenza e devo sempre assistere mia madre invalida. Devo però recarmi quotidianamente in sede. Ho inviato ai vari responsabili email, senza ricevere alcuna risposta scritta. Dato che ci sono moltissimi operatori che lavorano da casa, ho il diritto di riprendere ad effettuare il telelavoro? Cosa devo fare?

Il congedo straordinario consiste nella possibilità, concessa al lavoratore dipendente, di assentarsi dal lavoro per un periodo massimo di due anni al fine di assistere un familiare affetto da handicap grave o da una malattia grave.

Tale agevolazione è disciplinata dall’art. 42, comma 5 del D.Lgs. 151/2001. Tale testo normativo disciplina diversi tipi di congedo: per maternità, paternità, adozione, disabilità.

L’art. 56 del D.Lgs. 151/2001 dispone con riferimento al diritto al rientro e alla conservazione del posto in caso di congedo per maternità che: “Negli altri casi di congedo, di permesso o di riposo disciplinati dal presente testo unico, la lavoratrice e il lavoratore hanno diritto alla conservazione del posto di lavoro e, salvo che espressamente vi rinuncino, al rientro nella stessa unità produttiva ove erano occupati al momento della richiesta, o in altra ubicata nel medesimo comune; hanno altresì diritto di essere adibiti alle mansioni da ultimo svolte o a mansioni equivalenti”.

Tale disposizione, data la precisazione a opera del legislatore “Negli altri casi di congedo, di permesso o di riposo disciplinati dal presente testo unico”, non si applica dunque al solo congedo per maternità, ma ad avviso dello scrivente può applicarsi anche al congedo straordinario per assistenza a familiare disabile, in quanto appunto congedo disciplinato dal D.Lgs. 151/2001 all’art. 42.

Conseguentemente, nel caso di specie, la lettrice aveva diritto, rientrata dal congedo biennale retribuito di rientrare nella stessa unità produttiva ove era adibita prima di fruire del congedo medesimo e di essere adibita alle medesime mansioni, con le medesime modalità.

Tale diritto può essere negato alla stessa solo se particolari esigenze aziendali impediscano di attuarlo: ad esempio se la sede ove la lettrice era impiegata non esiste più, oppure se la mansione cui era assegnata è stata soppressa o organizzata secondo altre modalità.

In ogni caso, quanto all’ubicazione della sede lavorativa, la lettrice ha diritto ad essere assegnata, ove possibile, presso la sede più vicina alla sua residenza e comunque a non essere trasferita a più di 50 km dalla stessa. Alla luce di ciò, si consiglia alla stessa dunque, in assenza di riscontro da parte della Cooperativa, di rivolgersi ad un legale o ad un Sindacato di sua fiducia, che diffidi formalmente l’azienda dall’affidarle mansioni diverse e presso diversa sede rispetto a quanto era prima della fruizione da parte sua del congedo straordinario.

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Valentina Azzini


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