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P.A. e certificazione energetica

2 novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 novembre 2018



Dal 1 gennaio 2018 con la DGR 2456/17 Regione Lombardia ha introdotto l’obbligo di allegare la piantina catastale quando si protocolla on line una certificazione energetica sul sito del CENED (che è parte di Infrastrutture Lombarde SpA che ha come socio unico Regione Lombardia). A parte i costi, per noi tecnici tutto ciò diventa assurdo e ingestibile quando la certificazione energetica riguarda complessi da centinaia di unità immobiliari. Tutto ciò è lecito? Secondo me la richiesta è in palese contrasto col principio secondo cui una pubblica amministrazione che ha bisogno di atti in possesso di un’altra pubblica amministrazione li deve chiedere a chi li detiene e non al cittadino.

Il principio di semplificazione amministrativa vigente nel nostro ordinamento dovrebbe portare la singola pubblica amministrazione ad acquisire d’ufficio i documenti necessari alla singola istruttoria ed in possesso di altra branchia della pubblica amministrazione.

Pertanto, il ragionamento effettuato dal lettore è coerente con il sistema giuridico improntato dalla macchina amministrativa.

Tale principio – così come assunto dalle direttive europee – copre i casi relativi a certificazioni rilasciate da pubbliche amministrazioni in ordine a stati, qualità personali e fatti, per cui il cittadino è libero di utilizzare le dichiarazioni sostitutive di notorietà, non potendo più essere costretto a presentare la documentazione da parte della P.A..

Su tale punto, ha avuto modo di pronunciarsi anche il Consiglio di Stato che, in tema di gare pubbliche, ha statuito la vigenza della regola secondo cui l’Amministrazione pubblica non può richiedere ai privati atti o certificati relativi a stati, qualità personali e fatti attestati in documenti già in possesso suo o di altra Amministrazione, ed essa è  applicabile anche al documento unico di regolarità contributiva (DURC) (Consiglio di Stato, sez. V, 11/06/2013, n. 3231).

Quanto appena detto costituisce espressione del fondamentale canone costituzionale del buon andamento a cui deve ispirarsi l’azione amministrativa, il principio generale secondo cui le amministrazioni pubbliche e i gestori di pubblici servizi non possono richiedere ai privati atti o certificati relativi a stati, qualità personali e fatti attestati in documenti già in possesso della stessa o di altra Amministrazione (sempre Consiglio di Stato, sez. V, 11/06/2013, n. 3231).

Stessa regola generale era già stata fissata nella legge relativa al procedimento amministrativo (legge 241/90) il cui articolo 18 recita: “Qualora l’interessato dichiari che fatti, stati e qualità sono attestati in documenti già in possesso della stessa amministrazione procedente o di altra pubblica amministrazione, il responsabile del procedimento provvede d’ufficio all’acquisizione dei documenti stessi o di copia di essi. Parimenti sono accertati d’ufficio dal responsabile del procedimento i fatti, gli stati e le qualità che la stessa amministrazione procedente o altra pubblica amministrazione è tenuta a certificare”.

Tale problematica, nonostante la chiara lettera normativa, è stato rinvenuta in altri ambiti, quali il settore lavorativo, ad esempio, dove molti consulenti del lavoro si ritrovano, ancora oggi, a dover allegare documenti già prodotti in passato ad altre amministrazioni, con aggravio di tempi e costi per i cittadini, oltre che per la macchina amministrativa stessa.

Pronunce in merito al caso di specie non è stato possibile trovarne; tuttavia, a parere dello scrivente è da ritenere che la regola non possa venir meno, se non per una normativa di pari rango che, in funzione di legge speciale, possa creare un’eccezione espressa per il settore delle certificazioni energetiche.

Di certo, una legislazione regionale non ha la capacità di farlo e, conseguentemente, ad avviso di chi scrive, è in palese contrasto con i principi del buon andamento e semplificazione amministrativa, oltre che con l’art. 18 della legge sul procedimento amministrativo.

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla


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