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Pensione con invalidità civile, Irpef e limiti di reddito

2 novembre 2018 | Autore:


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Mia madre è titolare di una pensione con invalidità parziale (74/99%), possiede una seconda casa e pensavamo di metterla in affitto turistico e/o a tempo prolungato con cedolare secca. I redditi generati andranno ad influire sulla sua pensione, oppure trattandosi di redditi privati non incideranno sui limiti di reddito per la sua pensione?

Il reddito derivante sia da affitti brevi, che da locazioni ordinarie, tassato con la cedolare secca, non rientra tra i redditi imponibili ai fini Irpef (l’imposta sul reddito delle persone fisiche), ma rileva comunque ai fini della pensione d’invalidità civile (assegno mensile d’assistenza per invalidi civili parziali).

Per gli invalidi tra il 74 e il 99%, in particolare, il limite di reddito annuo complessivo, per il 2018, è pari a 4.853,29 euro.

Devono essere considerati, per valutare se il limite di reddito è stato raggiunto nell’anno, i redditi di qualsiasi natura calcolati ai fini Irpef al netto degli oneri deducibili e delle ritenute fiscali.

Attenzione: per redditi calcolati ai fini Irpef si intendono tutti i redditi che, in astratto, rilevano ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, anche se, in concreto, sono sottoposti a tassazione separata o sostitutiva, quindi a regimi di tassazione agevolata come la cedolare secca. Il regime della cedolare secca, quindi, pur non entrando a far parte dell’imponibile Irpef, deve essere considerato ai fini del riconoscimento della spettanza o della determinazione di deduzioni, detrazioni o benefici di qualsiasi titolo collegati al possesso di requisiti di reddito (rileva, infatti, oltreché per la pensione d’invalidità civile, anche per la determinazione dell’Isee e del reddito per essere considerato familiare a carico).

In particolare, concorrono a formare il limite di reddito:

– gli stipendi e le pensioni, compresi i redditi di lavoro e pensione concessi da enti internazionali;

– i redditi dei terreni e dei fabbricati, esclusa l’abitazione (solo a partire dal 2017);

– i redditi d’impresa e di lavoro autonomo;

– gli arretrati soggetti a tassazione separata (cioè i redditi riferiti ad anni precedenti rispetto a quello in cui sono corrisposti);

– i redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta o ad imposta sostitutiva (come gli interessi del conto corrente);

– il Tfr (in pratica la liquidazione) ed i trattamenti assimilati (Tfs, Ips, etc.);

-i redditi prodotti all’estero che, se prodotti in Italia, sarebbero soggetti alla normale imposizione;

– le indennità per i soggetti colpiti da tubercolosi;

– l’assegno di mantenimento pagato al coniuge separato o divorziato.

Non entrano invece nella valutazione del limite reddituale annuo per la pensione d’invalidità civile i cosiddetti redditi esenti, che per loro natura, e non in virtù dell’opzione di tassazione utilizzata, non sono imponibili ai fini Irpef.

Non sono dunque valutati:

-l’importo stesso della pensione d’invalidità civile;

– altre pensioni, assegni e indennità corrisposti o da corrispondere agli invalidi civili (in quanto si tratta di redditi esenti dall’Irpef; bisogna però considerare che l’invalidità civile è totalmente incompatibile con qualsiasi pensione diretta di invalidità);

– rendite infortunistiche Inail con natura risarcitoria;

– assegni per l’assistenza personale continuativa;

-rendita Inail ai superstiti per morte del lavoratore;

– assegno funerario;

-rendite di passaggio per silicosi e asbestosi;

-pensioni di guerra di ogni tipo e denominazione e relative indennità accessorie;

– assegni annessi alle pensioni privilegiate ordinarie;

– pensioni annesse alle decorazioni dell’Ordine Militare d’Italia e soprassoldi concessi ai decorati al valore militare;

-sussidi e prestazioni assistenziali pagati dallo Stato e da altri Enti pubblici;

– rendite corrisposte in Italia dall’ assicurazione vecchiaia e superstiti svizzera Avs.

La valutazione del reddito deve essere effettuata nei soli confronti di chi percepisce il sussidio e non, anche, del coniuge o degli altri familiari.

La corresponsione della pensione d’invalidità civile avviene sempre in misura piena se è soddisfatto il requisito reddituale. Se il limite di reddito viene superato, la prestazione viene sospesa, e non è prevista l’attribuzione in misura parziale.

Nel caso specifico, quindi, il reddito derivante dal canone d’affitto, nel caso in cui la madre del lettore sia l’unica proprietaria (e non ci siano un usufruttuario o altri comproprietari), se superiore a 4.853,29 euro annui, farebbe perdere il diritto alla pensione d’invalidità civile, pur essendo tassato con la cedolare secca. Nello specifico, il reddito sottoposto a cedolare secca, se derivante da affitti brevi, farebbe sospendere il diritto alla pensione, in quanto la perdita del requisito socio-economico in questi casi è considerata temporanea, mentre farebbe decadere dalla prestazione nel caso in cui il reddito derivi da un contratto di locazione pluriennale, cioè di durata oltre l’anno.

In caso di sospensione, per riottenere la pensione, una volta recuperato il requisito di reddito, sarebbe necessario presentare una domanda di ricostituzione della pensione, mentre in caso di perdita sopravvenuta del requisito di reddito sarebbe necessario presentare una domanda di ripristino della pensione, modello AP93. In ogni caso, se il requisito di reddito viene ripristinato dopo 2 anni dalla perdita della pensione, sarebbe necessario anche un nuovo accertamento sanitario (come specificato dall’Inps nei messaggi 1487/2017 e 15972/2013).

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dalla dott.ssa Noemi Secci


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