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Ristrutturazione casa: chi paga il cavo tagliato dalla ditta?

2 novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 novembre 2018



Ho eseguito una ristrutturazione su un immobile acquistato, ho rifatto gli impianti e l’operaio della ditta ha tagliato un cavo elettrico . Era sulla mia proprietà ed alimentava la mia antenna ma era collegato al contatore del vicino (una villa con 3 alloggi, prima di un’unica famiglia). Il vicino non ha avuto danni e la cosa si è risolta con il cavo staccato, messo in sicurezza e murato. La ditta mi richiede il costo dell’intervento, ha chiamato un altro professionista, perchè sostiene che il mio quadro elettrico era staccato e che quindi l’operaio si era preso la scossa. Il professionista chiamato dalla ditta ha impiegato 4 ore di lavoro per capire questo cavo dove andava, metterlo in sicurezza e murarlo. Devo pagare, o essendo un cavo tagliato da loro, la spesa è imputabile a loro ?

In base alla descrizione contenuta nel quesito, si può dedurre che tra il lettore e la ditta incaricata di svolgere i lavori di ristrutturazione all’interno dell’immobile di sua proprietà sia stato concluso un contratto di appalto.

Il contratto di appalto, infatti, è quello per cui una parte (cioè, nel caso specifico, la ditta che ha eseguito e sta eseguendo il lavori) assume verso l’altra parte l’obbligo di realizzare un’opera o un servizio con l’organizzazione dei mezzi necessari e con la gestione a proprio rischio verso un corrispettivo in denaro (questa è la definizione di appalto contenuta nell’articolo 1655 del Codice civile).

Pertanto, sulla base degli elementi forniti dal lettore nel testo del quesito, si può dire che la ditta che lo stesso ha incaricato di eseguire la ristrutturazione del suo immobile si è assunta l’obbligo di realizzare il rifacimento degli impianti esistenti concludendo con lui un contratto di appalto.

Questo significa che la ditta in questione:

– deve realizzare i lavori concordati a regola d’arte (articolo 1662 del Codice civile);

– deve ottenere dal committente (cioè dal lettore) l’autorizzazione a modificare il progetto concordato di realizzazione dell’opera anche nel caso in cui le modificazioni rispetto al progetto iniziale siano necessarie per poter proseguire nella realizzazione del progetto (articoli 1659 e 1660 del Codice civile);

– ha l’obbligo di segnalare al committente (cioè al lettore) tutte le difficoltà incontrate nell’eseguire i lavori concordati e di astenersi dal compiere i lavori se gli stessi non possano essere condotti e portati a termine nel rispetto delle norme di edilizia ed urbanistica e delle norme sulla sicurezza dell’immobile (così si è espressa la Corte di Cassazione con sentenza n. 1.981 del 2016).

Questo vuol dire che:

1) se il taglio del cavo elettrico da parte del dipendente della ditta è stato un errore commesso dal dipendente a seguito di una sua personale iniziativa o perché il dipendente ha eseguito un comando ricevuto dal direttore dei lavori o da altro dipendente della ditta stessa, ebbene in tutti e due i casi appena descritti è chiaro che dovrà essere la ditta, e non il lettore, a farsi carico delle spese necessarie per la risistemazione del cavo (spese del professionista incaricato di intervenire e spese eventuali della manodopera e dei materiali necessari per la riparazione);

2) se invece il taglio del cavo elettrico non è stato un errore perché occorreva necessariamente tagliarlo per proseguire nei lavori stessi (e questa circostanza della necessità di tagliare il cavo era imprevedibile e sconosciuta nel momento in cui il lettore e la ditta si accordavano per eseguire i lavori), allora la ditta avrebbe dovuto preventivamente avvertire il lettore non solo per ottenere da questi il consenso per procedere al taglio del cavo, ma anche per ottenere una revisione del prezzo dei lavori (revisione che per legge sarebbe stata possibile, tra l’altro, solo se fosse stato superiore al 10% l’aumento dei costi dovuto alla necessità di procedere al taglio del cavo e alla necessità di sostenere tutti le altre spese connesse, come quelle per l’altro professionista intervenuto.

Perciò se il caso di specie fosse il caso 2) appena descritto, la ditta potrebbe pretendere dal lettore il pagamento del lavoro svolto dall’altro professionista intervenuto solo se avesse avvertito il lettore prima di procedere al taglio del cavo.

3) Se, infine, l’intervento dell’altro professionista è stato necessario non perché era stato tagliato il cavo, ma perché il “quadro era staccato” occorre capire se il quadro elettrico si è staccato a causa del taglio del cavo elettrico oppure no. Se il quadro elettrico si era staccato a causa del taglio del cavo elettrico è chiaro che si andrebbe di nuovo o al caso n. 1) o al caso n. 2) prima descritti; se, infine, il distacco del quadro elettrico che ha reso necessario l’intervento di un altro professionista non ha nulla a che fare con il taglio del cavo elettrico, occorre capire quali siano state le cause del distacco del quadro prima di poter capire a chi poi spetti pagare per l’intervento dell’altro professionista.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte


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