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Tfr e mancata liquidazione: come e quando fare sollecito

3 novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 novembre 2018



Sono un medico dipendente pubblico di ruolo, ho prestato servizio presso l’A.S.P. dal 2007 al 2015. Da fine 2015 ho iniziato un nuovo lavoro presso un’altra azienda per vincita concorso. Decorsi i 6 mesi di aspettativa dalla precedente azienda, mi sono licenziato con lettera ar, nella quale chiedo anche il TFR. Ad oggi non ho ancora percepito il TFR. Ne ho diritto? Sono nei termini di tempo per fare un sollecito? E a quale indirizzo o ufficio?

Innanzitutto si può dire che a prescindere se il rapporto di lavoro sia terminato per licenziamento ovvero per dimissioni, il dipendente ha sempre diritto al Tfr. Infatti, esso rappresenta un credito del lavoratore che matura progressivamente nel corso del rapporto e che presenta i caratteri della certezza e liquidità. Naturalmente non è immediatamente esigibile, tranne per specifici casi in cui può essere anticipata, e il diritto al suo pagamento si perfeziona al momento della risoluzione del rapporto.

Quindi, all’atto della cessazione del rapporto di lavoro, il datore di lavoro è tenuto a pagare, al dipendente, il Tfr, accantonato durante gli anni di servizio, sempre che quest’ultimo non abbia preferito l’accantonamento in qualche fondo pensionistico estraneo all’azienda. In relazione alle tempistiche di pagamento, i contratti collettivi applicati possono fissare un termine, a partire dalla data di cessazione del rapporto, entro il quale il datore di lavoro deve provvedere alla prestazione. Se però nel contratto non viene indicato alcun termine (come nel caso di specie), il dipendente può esigere immediatamente l’importo.

Detto ciò, il diritto al Tfr si prescrive in 5 anni decorrenti dalla cessazione del rapporto di lavoro, che segna il momento di maturazione del diritto. Questo significa che se il dipendente non pretende il versamento entro cinque anni, non ha più diritto ai soldi che gli spettano. Per evitare la prescrizione, tuttavia, è sufficiente inviare una diffida all’azienda prima dello scadere del quinto anno (con raccomandata a/r o con Pec).

Sul punto, però, bisogna ricordare che per i dipendenti pubblici – a differenza dei dipendenti del settore privato – i termini di pagamento e liquidazione Tfr cambiano a seconda delle cause di cessazione del rapporto di lavoro; per cui, alla luce delle ultime disposizioni sul punto, l’erogazione avviene con le seguenti tempistiche:

– Termine pagamento Tfr breve: entro 105 giorni in caso di cessazione dal servizio per inabilità o per decesso.

– Non prima di 1 anno se la cessazione del contratto a tempo indeterminato avviene per pensionamento e raggiungimento dei requisiti di servizio o per età.

– Non prima di 24 mesi se la cessazione avviene per dimissioni volontarie (come nel caso specifico) con o senza diritto a pensione, licenziamento o destituzione dall’impiego.

Nel caso di specie, quindi, il pagamento del Tfr può avvenire anche dopo due anni dalla cessazione del rapporto di lavoro. Il termine dei due anni iniziano a decorrere dalla data di dimissioni; quindi al lettore conviene aspettare fino ad allora.

Se anche dopo tempo non riesce ad avere il TFR, può agire nel seguente modo:

  1. inviare al datore di lavoro una lettera di messa in mora. Nella comunicazione inviata deve essere chiesto espressamente il pagamento del dovuto e specificare che in caso di suo mancato versamento entro un determinato numero di giorni, provvederà per vie legali con rivalsa delle spese sostenute e degli interessi dovuti. Tuttavia, prima di inviare la lettera di messa in mora è sempre opportuno consultarsi con un avvocato o un consulente del lavoro per effettuare i calcoli degli importi dovuti dal datore moroso;
  2. nel caso in cui il datore di lavoro non paghi nemmeno a seguito del formale sollecito si potrà successivamente procedere ad azioni legali vere e proprie dirette ad ottenere un titolo esecutivo, come ad esempio un decreto ingiuntivo nei confronti del datore di lavoro inadempiente.

Articolo tratto dalla consulenza resa dal dott. Daniele Bonaddio


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