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Pensione di reversibilità sospesa o revocata: perché?

22 Ottobre 2018 | Autore:


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L’Inps non accredita più la pensione di reversibilità: possibili cause, revoca pensione ai superstiti, riduzione per pagamenti indebiti, mancata presentazione del Red.

L’Inps ha smesso di accreditarti la pensione di reversibilità: inizialmente pensi a un ritardo, a un disguido, magari al codice iban errato; al passare delle settimane, però, dopo aver verificato che i dati forniti all’Inps sono corretti, capisci che il problema è di altra natura. La pensione di reversibilità è stata sospesa o revocata: perché? Facciamo il punto della situazione, e vediamo in quali casi l’Inps può revocare la pensione ai superstiti, e quando invece può sospenderla o ridurla. Cerchiamo anche di capire come ripristinare la reversibilità e quando è possibile.

Come funziona la reversibilità?

La pensione di reversibilità, o pensione ai superstiti, è una prestazione che viene riconosciuta ad alcuni familiari, individuati dalla legge, del lavoratore o del pensionato deceduto: in particolare, parliamo di pensione di reversibilità se l’assicurato era già pensionato e di pensione indiretta se l’assicurato lavorava ancora.

A chi spetta la reversibilità?

La pensione ai superstiti spetta al coniuge (se divorziato, deve aver diritto all’assegno divorzile per la spettanza del trattamento), ai figli (sino a 26 anni se studenti universitari, sino a 21 anni, se studenti delle superiori, altrimenti sino alla maggiore età, o senza limiti di età se inabili) e, in mancanza, ai genitori over 65 senza pensione o ai fratelli ed alle sorelle inabili.

Perché possa essere riconosciuta la reversibilità ai familiari diversi dal coniuge, è necessaria la vivenza a carico del defunto: la vivenza a carico è presunta per i figli minori, mentre deve essere provata per gli altri familiari. Regole particolari valgono per i separati e i divorziati.

Come si calcola la reversibilità?

La pensione di reversibilità corrisponde a una percentuale della pensione spettante al pensionato, o a una percentuale della pensione alla quale avrebbe avuto diritto il lavoratore (per saperne di più: Come calcolare la pensione Inps). Le percentuali di spettanza variano in base ai familiari aventi diritto:

  • coniuge solo: 60%;
  • coniuge ed un figlio: 80%;
  • coniuge e due o più figli: 100%;
  • un figlio: 70%;
  • due figli: 80%;
  • tre o più figli: 100%;
  • un genitore: 15%;
  • due genitori: 30%;
  • un fratello o una sorella: 15%;
  • due fratelli o sorelle: 30%;
  • tre fratelli o sorelle: 45%;
  • quattro fratelli o sorelle: 60%;
  • cinque fratelli o sorelle: 75%;
  • sei fratelli o sorelle: 90%;
  • sette o più fratelli o sorelle: 100%.

Quando si riduce la reversibilità?

La pensione di reversibilità, che è ridotta già di per sé, in quanto, come appena osservato, corrisponde a una percentuale della pensione che il deceduto avrebbe percepito se fosse rimasto in vita, può subire un’ulteriore riduzione nel caso in cui il beneficiario possieda redditi propri. In particolare, perché il trattamento sia ridotto, è necessario che i redditi posseduti superino determinate soglie.

Nello specifico, la riduzione della pensione di reversibilità non viene effettuata se il reddito del titolare della prestazione non supera di 3 volte il trattamento minimo Inps, ossia sino a 19.789,38 euro annui (importo valido per l’anno 2018).

Se questa soglia è superata, la reversibilità è ridotta del:

  • 25%, nel caso in cui il reddito non superi 26.385,84 euro (4 volte il minimo Inps); questo perché, per tale fascia di reddito, la percentuale di cumulabilità del trattamento di reversibilità è pari al 75%;
  • 40%, se il reddito dell’interessato supera i 26.098,28 euro ma non i 32.982,30 euro (5 volte il minimo Inps); questo perché, se il reddito del pensionato è superiore a 4 volte il trattamento minimo annuo Fpld, la percentuale di cumulabilità del trattamento di reversibilità è pari al 60%;
  • 50% se il reddito del pensionato supera i 32.982,30 euro: in pratica, la percentuale di cumulabilità del trattamento di reversibilità è pari al 50% nel caso in cui il reddito superi 5 volte il minimo Inps.

Il trattamento che deriva dal cumulo dei redditi con la reversibilità ridotta non può comunque essere inferiore a quello spettante per il reddito pari al limite massimo della fascia immediatamente precedente.

Chi ha diritto a ricevere la reversibilità per intero?

La pensione di reversibilità o indiretta, in ogni caso, non viene ridotta se nel nucleo familiare sono presenti figli minori, studenti o inabili. Inoltre, nessuna riduzione può essere operata ai trattamenti in essere alla data del 1° settembre 1995, anche se questi ultimi hanno l’importo bloccato senza adeguamento per futuri miglioramenti, fino a completo riassorbimento della differenza.

La legge Dini [1], infatti, esclude dalle riduzioni per cumulo con altri redditi i trattamenti pensionistici già in essere alla data del 1° settembre 1995, con riassorbimento dei futuri miglioramenti. Questo significa che i titolari di pensione di reversibilità con decorrenza anteriore al 1° settembre 1995 sono esclusi dalle riduzioni della pensione ma, in presenza di redditi superiori ai limiti di legge, non incassano, fino al riassorbimento dell’importo risultante a debito, gli aumenti annuali di scala mobile (in pratica, la pensione di reversibilità non viene rivalutata).

Quali redditi non comportano la riduzione della reversibilità?

In ogni caso, non tutti i redditi prodotti dal beneficiario della reversibilità sono contati ai fini dei limiti di cumulo.

Anche se la Legge Dini [1], che ha istituito le soglie, non chiarisce quali siano i redditi del beneficiario da valutare ai fini della cumulabilità con la pensione ai superstiti, la specifica è arrivata dall’Inps con una successiva circolare [2].

L’Inps, nel dettaglio, ha chiarito che devono essere considerati tutti i redditi assoggettabili all’Irpef, al netto dei contributi previdenziali e assistenziali.

Devono invece essere esclusi:

  • il Tfr, i trattamenti assimilati e le relative anticipazioni;
  • il reddito della casa di abitazione;
  • gli arretrati sottoposti a tassazione separata;
  • l’importo della pensione ai superstiti su cui deve essere eventualmente operata la riduzione.

Sono stati successivamente esclusi anche pensione e assegno sociale, rendite Inail, assegni di accompagnamento, pensioni privilegiate, pensioni e assegni per invalidi, ciechi e sordomuti.

Revoca della pensione di reversibilità

Abbiamo visto che la pensione di reversibilità può essere ridotta per motivi di reddito, ma non azzerata. Se ti stai domandando come mai la tua reversibilità non è stata più accreditata dall’Inps, forse la pensione è stata revocata.

La pensione di reversibilità, nel dettaglio, è revocata quando:

  • il coniuge del defunto, titolare della pensione di reversibilità, contrae nuovo matrimonio; in questo caso si perde il diritto alla pensione ma si ha diritto ad un assegno una tantum, pari a due annualità della pensione comprensiva della tredicesima, cioè a 26 volte l’ultima mensilità (calcolata solo sulla quota spettante e non sull’importo complessivo della pensione, comprendente l’eventuale quota dei figli superstiti); la pensione revocata non è più ripristinata, nemmeno nel caso in cui, sciolto il nuovo matrimonio, per morte o per divorzio, sorga nuovamente il diritto a pensione (il ripristino è possibile solo se il nuovo matrimonio è considerato nullo);
  • i figli compiono:
    • il 18° anno di età;
    • il 21° anno, se studenti di scuola media superiore;
    • il 26° anno se studenti universitari frequentanti in corso legale di laurea;
    • al termine del corso legale di laurea, anche con età inferiore a 26 anni, senza iscriversi ad un nuovo regolare corso;
  • se al decesso del genitore i figli studenti risultano svolgere un’attività lavorativa che procura reddito, la pensione di reversibilità viene sospesa per la durata del periodo di lavoro, salvo non si tratti di un reddito modesto;
  • i genitori, fratelli e sorelle, successivamente alla morte del dante causa, diventano titolari di pensione con decorrenza pari, anteriore o successiva alla decorrenza della pensione ai superstiti;
  • i nipoti cessano la vivenza a carico anche s prima del compimento del 18° anno di età.

Reversibilità ridotta: quando non si deve restituire la pensione percepita in più?

Se hai verificato che la pensione di reversibilità non è stata revocata, forse potrebbe essere stata azzerata per superamento dei limiti di reddito o per errori nel calcolo della prestazione. L’Inps, in pratica, potrebbe aver ridotto in maniera notevole la tua pensione, sino addirittura ad azzerarla, perché riprende, con addebito sul trattamento, le somme corrisposte in più: si accorge, difatti, soltanto a posteriori del superamento delle soglie di reddito. Anche per quanto riguarda i ricalcoli, il discorso non cambia: l’istituto recupera le somme erogate non spettanti.

Una nota legge [3], applicabile a tutti gli indebiti successivi al 31 dicembre 2000, però, prevede la sanatoria per le somme non dovute, erogate dall’Inps in base a un provvedimento formale e definitivo: il provvedimento, perché gli importi non debbano essere restituiti, deve risultare viziato da un errore di qualsiasi natura imputabile all’Inps, ameno che l’errore non sia dovuto a dolo dell’interessato.

La norma prevede, invece, che gli indebiti debbano essere restituiti se il pensionato è a conoscenza di fatti che incidono sul diritto alla pensione o sulla sua misura, nel caso in cui non li segnali, a meno che l’Inps non fosse già informato in altro modo.

Se l’errore dell’Inps, quindi, è relativo al provvedimento di liquidazione della pensione (o di una differente prestazione), o al provvedimento di ricostituzione, i pagamenti indebiti rientrano nella sanatoria se:

  • sono stati effettuati sulla base di un provvedimento formale e definitivo;
  • il provvedimento è già stato comunicato al pensionato;
  • il provvedimento risulta viziato da un errore imputabile all’Inps: lo sbaglio può anche consistere in una valutazione sbagliata o non effettuata, ai fini del diritto o della misura della prestazione, di redditi già conosciuti dall’istituto.

Se l’interessato non comunica all’istituto, o comunica solo in parte, dei fatti sconosciuti all’ente che possono avere delle conseguenze sul diritto o sulla misura della prestazione, l’Inps non è responsabile dell’errore: di conseguenza, può recuperare legittimamente e per intero le somme erogate per sbaglio.

Se invece l’interessato comunica all’Inps i fatti che incidono sul diritto o sulla misura della prestazione, e l’ente continua a erogare per intero le somme, quanto percepito in eccesso dal pensionato non può più essergli chiesto indietro.

Reversibilità ridotta per i redditi del pensionato: che cosa succede

Se le somme in più liquidate al pensionato derivano da una mancata o errata valutazione degli altri suoi redditi, la situazione è più complessa.

L’Inps infatti deve verificare ogni anno i redditi che possono condizionare l’ammontare o il diritto alle pensioni: inoltre, esiste un preciso termine entro cui l’istituto può procedere al recupero delle somme riconosciute in più, superato il quale gli importi non dovuti non possono più essere richiesti indietro.

In particolare:

  • se i redditi che rilevano sul diritto o sull’ammontare della pensione non erano, in principio, conosciuti dall’Inps, la restituzione delle somme deve essere richiesta entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello in cui l’istituto viene a conoscenza dei redditi;
  • se i redditi che influiscono su diritto o misura della pensione sono compresi nella dichiarazione annuale (730 o modello Unico o Redditi), l’indebita erogazione delle somme deve essere notificata entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello della dichiarazione.

In caso contrario, le somme non possono essere chieste indietro (eccettuate le ipotesi in cui sia accertato il dolo del contribuente).

Gli indebiti sono recuperati dall’Inps con compensazione con crediti del pensionato nei confronti dell’istituto, trattenute sulla pensione, pagamento con rimesse in denaro.

Ma che cosa fare se il taglio della reversibilità da parte dell’Inps è illegittimo?

Come rifiutarsi di restituire gli importi all’Inps

Se gli importi che l’Inps chiede indietro non devono essere restituiti, bisogna innanzitutto intraprendere un ricorso amministrativo, che viene deciso da un organo dello stesso istituto (solitamente dal Comitato provinciale dell’Inps, ma la competenza dipende dal tipo di prestazione e dal fondo di iscrizione).

Il ricorso amministrativo preliminare è una condizione necessaria per procedere, successivamente, all’azione giudiziaria contro l’Inps (tolte alcune eccezioni).

Nel caso in cui l’esito del ricorso amministrativo sia negativo o vi sia stato silenzio-rigetto, oppure nei casi in cui la fase amministrativa non sia necessaria, è possibile far causa all’Inps.

Per approfondimenti sul ricorso amministrativo e giudiziale, vedi: Come difenderti se l’Inps taglia la pensione.

Come si restituiscono gli importi all’Inps?

Nei casi in cui le somme versate in più dall’Inps debbano essere restituite, queste devono essere corrisposte attraverso una delle seguenti modalità:

  • compensazione con crediti del pensionato nei confronti dell’Inps;
  • trattenute sulla pensione: in questo caso, il recupero può essere effettuato entro 1/5 della somma delle pensioni in pagamento, ferma restando la salvaguardia del trattamento minimo, e senza interessi, a meno che la percezione non spettante sia dovuta a dolo dell’interessato;
  • pagamento con rimesse in denaro: a seconda della situazione del debitore e dell’importo dovuto, l’Inps può stabilire un piano di recupero della durata massima di 24 mesi, salvo situazioni eccezionali.

Per approfondire vedi: Somme corrisposte per sbaglio dall’Inps, quando vanno restituite..

Reversibilità sospesa per chi non presenta il Red

Se si percepisce una prestazione collegata al reddito, come la reversibilità, è obbligatorio presentare una dichiarazione dei redditi all’Inps, oltre al modello Unico o Redditi e al 730, che si chiama Red.

In caso di mancata presentazione del Red nonostante si rientri tra i soggetti obbligati, le conseguenze sono molto serie.

L’Inps, difatti, sospende la pensione a chi dimentica di inviare questa dichiarazione (che, ricordiamo, può essere presentata non solo tramite Caf, ma anche attraverso il sito dell’Inps, se si possiede il codice pin, la carta nazionale dei servizi o l’identità unica digitale Spid).

In particolare, se non è stato presentato il modello Red entro il 31 marzo dell’anno, dal 1° gennaio dell’anno successivo l’Inps sospende la pensione, o la diversa prestazione percepita. Si hanno comunque 60 giorni di tempo, dal momento della sospensione, per ravvedersi e presentare il Red tardivamente. Una volta presentato il Red, la prestazione riprenderà a essere erogata.

note

[1] Art.1 Co.41 L. 335/1995.

[2] Inps Circ. 234/1995.

[3] Art.13, L. 412/91.


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1 Commento

  1. Ma se il coniuge superstite è invalido al 100% ed ha un reddito di circa 32.999 euro, la sua pensione di reversibilità subisce o no le ordinarie riduzioni?

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