Pensione di cittadinanza: quando arriva?

4 Ottobre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 Ottobre 2018



Le novità dal Governo sull’integrazione al reddito sotto la soglia di povertà. Attesa per la quota 100 e per le modifiche sulla pensione anticipata.

Ancora un po’ di pazienza ed arriveranno la pensione di cittadinanza ed il reddito di cittadinanza. In quest’ordine, secondo i piani del Governo. L’ultima rivisitazione della nota di aggiornamento al Def, cioè al Documento di economia e finanza (ultima in ordine cronologico, il che non vuol dire che sia la versione definitiva) risponde a chi si chiede quando arriva la pensione di cittadinanza, anche se lascia qualche dubbio sui requisiti per dire addio al lavoro. Resta viva la quota 100, ma c’è ancora da definire da quando sarà effettiva affinché chi ha 62 anni di età e 38 di contributi possa andare in pensione.

Ricordiamo che la pensione di cittadinanza porterà il trattamento minimo degli assegni sociali a 780 euro netti al mese e che interesserà circa 6 milioni e mezzo di cittadini. La quota 100, invece, permetterebbe a 400mila lavoratori di andare in pensione già l’anno prossimo senza alcuna penalità. Ma quando arriva la pensione di cittadinanza?

Se le ultime notizie che giungono da Palazzo Chigi saranno confermate, il provvedimento sarà in vigore da gennaio 2019. Sarebbe volontà del Governo iniziare sempre dal nuovo anno con la quota 100, ma quest’ultima potrebbe slittare di qualche mese.

Vediamo, allora, tutto quello che c’è da sapere sulla pensione di cittadinanza, a chi spetta, quando arriva e quali novità ci sono nella Legge di Bilancio sul tema pensionistico.

Pensione di cittadinanza: che cos’è?

La pensione di cittadinanza è un provvedimento simile al reddito di cittadinanza che, però, interessa chi oggi già percepisce l’assegno previdenziale ed è al di sotto dei 780 euro netti mensili, cifra considerata come soglia di povertà dall’Eurostat nel 2014 per i nuclei familiari con un solo componente. In realtà, quella soglia sarebbe più alta: 812 euro in base ai dati più recenti. Ma di arrivare a quell’importo – almeno per ora – non se ne parla. Volendo guardare il bicchiere mezzo pieno, si pensi che l’assegno minimo passa da 507,42 euro mensili a 780 euro per chi ha una pensione di vecchiaia, anticipata o di reversibilità ma anche per chi ha una pensione di invalidità o un assegno sociale. In altre parole, interessa chi percepisce sia la pensione previdenziale sia quella assistenziale.

Inoltre, la pensione di cittadinanza sarà libera di tasse e non pignorabile.

Pensione di cittadinanza: da quando si prende?

Come anticipato, la pensione di cittadinanza dovrebbe arrivare a gennaio 2019 (il condizionale è d’obbligo finché non ci sarà il via libera definitivo). Il provvedimento precederà il reddito di cittadinanza, che debutterebbe quattro mesi dopo, cioè ad aprile, dopo che verrà realizzata la riforma dei centri per l’impiego e che garantirebbe la stessa cifra (quindi 780 euro) a tutti i cittadini e non solo ai pensionati che percepiscono un reddito mensile inferiore a quella soglia.

Pensione di cittadinanza: quanto si prende?

La domanda non è obsoleta, anche se abbiamo detto che la pensione di cittadinanza sarà di 780 euro netti mensili per chi oggi ha un assegno inferiore a quella cifra e vive da solo. Ma quanto prenderebbe chi ha qualche familiare a carico?

Secondo i piani del Movimento 5 Stelle (che dovranno combaciare per forza con quelli della Lega), per un nucleo familiare di tre persone con genitori disoccupati a reddito zero ed un figlio maggiorenne a carico la pensione di cittadinanza sarebbe di 1.560 euro mensili, che salirebbero a quasi 2.000 euro (1.950 per la precisione) per i nuclei di quattro persone. Se, invece, si tratta di una coppia di pensionati con assegni minimi da 400 euro ciascuno, la pensione di cittadinanza porterebbe come integrazione al reddito altri 380 euro per la coppia.

Pensione di cittadinanza: se ne ha diritto quando si lavora?

I pensionati che lavorano avranno diritto da gennaio alla pensione di cittadinanza solo nel caso in cui l’assegno ed il reddito di lavoro (sommati insieme) non arrivano alla soglia dei 780 euro netti mensili. I beneficiari non saranno tenuti a cercare un nuovo lavoro, come invece succederà per chi avrà diritto al reddito di cittadinanza.

L’importo, però, verrà ridotto in rapporto al valore di eventuali prestazioni di assistenza a favore di qualche componente del nucleo familiare. Le prestazioni saranno compatibili fino al raggiungimento di quella cifra per ogni familiare. Significa che chi oggi percepisce l’assegno sociale (attualmente del valore di 453 euro) riceverà da gennaio un’integrazione al reddito di 327 euro. In totale, dunque, 780 euro netti mensili. Se ci sono delle maggiorazioni sull’assegno sociale, l’integrazione sarà più bassa sempre per arrivare a quell’importo.

Pensione a quota 100: da quando?

Sempre con il beneficio del dubbio, il Governo prevede l’avvio della quota 100 per poter andare in pensione senza penalità da gennaio 2019. Per quella data, occorrerà avere 62 anni di età e 38 di contributi. Ma sarà soprattutto quest’ultimo, cioè l’anzianità di contribuzione, il requisito base. Che cosa vuol dire?

Significa che con meno di 62 anni e 38 di contributi si dovrà continuare a lavorare. Ma dovrà farlo anche chi ha 63 anni e 37 di contributi o 64 anni e 36 di contributi, anche se la somma di questi due valori fa comunque 100. Vorrà dire, come ha chiarito il vicepremier Matteo Salvini, che ci saranno dei lavoratori che potranno andare in pensione con quota 101 (63 anni e 38 di contributi) o con quota 102 se l’età anagrafica arriva a 64 anni.

Così come non sarà permesso restare a casa con 38 anni di contributi ma un’età inferiore ai 62 anni, cosa che può succedere a chi ha iniziato a lavorare molto presto.

Quello che ancora non è chiaro è se verrà eliminato l’aumento di 5 mesi per andare in pensione anticipata. Se sarà confermato, si potrà smettere di lavorare dopo 43 ani e 3 mesi di contribuzione anziché a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, come succede fino alla fine del 2018.


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2 Commenti

  1. Buongiorno io ho 52 anni, sono disoccupata e percepisco una pensione per i superstiti del 80% avendo un figlio minore. Lo scorso anno mi sono state tolte le detrazioni e quindi ora percepisco al mese 781 euro. Considerando che una quota è per mio figlio che ha 12 anni potrei rientrare nel caso del reddito di cittadinanza?

  2. La cosa che non ho capito è se :
    due coniugi pensionati al minimo previdenziale euri 507 + 507, con casa di proprietà, avranno ognuno integrazione fino a 780 euri oppure si dovrà far riferimento a qualche altra arzigogolatura ?

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