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Pignoramento prima casa, la separazione dei beni protegge dai creditori?

4 Ott 2018


Pignoramento prima casa, la separazione dei beni protegge dai creditori?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 Ott 2018



Dalla separazione alla separazione dei beni: tutte le carte per sfuggire ai debiti e ai creditori che ha una coppia sposata.

Hai contratto troppi debiti per poterli pagare tutti e ora temi che i creditori possano pignorarti la prima casa. Casa che, in questo momento, è intestata a te. Non puoi permetterti né di venderla, né di donarla perché, ti è stato detto, si tratta di atti facilmente revocabili entro cinque anni. E siccome non hai nessun altro bene o proprietà, sarebbe facile dimostrare il tuo intento fraudolento solo dando prova che sei rimasto nullatenente. Hai però sentito dire che c’è una soluzione: quella di separarti da tua moglie e intestarle la casa. In questo modo, i creditori non potranno più aggredirla. Ti sembra però uno strumento sproporzionato per il fine che vuoi perseguire, un po’ come “usare un cannone per uccidere una mosca”: è davvero necessario ricorrere a un rimedio così estremo? Ed è davvero efficace? La risposta non l’hai trovata nella legge che, peraltro, non conosci bene. Così ti rivolgi al tuo avvocato e gli chiedi: in caso di pignoramento della prima casa, la separazione dei beni protegge dai creditori? Se il tuo legale ha letto le ultime sentenze della giurisprudenza che hanno affrontato questo problema (in verità piuttosto diffuso) ti risponderà nel seguente modo.

La revoca della donazione

Di solito, per evitare che i creditori pignorino la casa, l’indebitato provvede a venderla o a donarla.Tra le due soluzioni, quest’ultima è più a rischio. Per capire la ragione bisogna spiegare come funziona l’azione revocatoria.

Tutti gli atti di cessione dei beni che pregiudicano gli interessi del creditore possono essere contestati da quest’ultimo con la cosiddetta “azione revocatoria”. Si tratta di una causa che mira a rendere inefficace il trasferimento della proprietà: in pratica è come se il bene non fosse mai uscito dalla disponibilità del precedente titolare. Spetta al creditore agire in tribunale e dimostrare che il proprietario-venditore ha agito con lo scopo di salvare i propri beni da un pignoramento. Poiché però è impossibile indagare sulle intenzioni di chi agisce (bisognerebbe leggere nel suo pensiero!) tale intento si evince da un fatto oggettivo: la circostanza che, all’esito della cessione, il cedente è rimasto privo di altri beni di valore sufficiente a coprire i propri debiti (e su cui i creditori potrebbero avviare il pignoramento). Facciamo un esempio per comprendere meglio come stanno le cose. Mario ha un debito di 200mila euro e, per evitare che gli venga pignorata la prima casa, la intesta al figlio. Dopo di ciò, Mario risulta nullatenente. L’atto è quindi facilmente revocabile proprio per quest’ultima ragione. Opposta sarebbe invece la soluzione se Mario, comunque, fosse proprietario anche di un altro immobile di valore pari o superiore a 200mila euro, visto che i creditori, nonostante la donazione della prima casa, potrebbero pignorare quest’ultimo.

Ebbene, perché la donazione è più attaccabile della vendita? Perché, nel caso di vendita, per tutelare anche gli interessi di chi, in buona fede, ha già pagato il prezzo, si stabilisce che, per poter esercitare la revocatoria, è necessario che l’acquirente fosse al corrente dei debiti del cedente. Solo così si esclude la sua buona fede o, quantomeno, la consapevolezza del rischio cui sta andando incontro.

Fermo restando, quindi, che sia la donazione che la vendita della casa possono essere sottoposte all’azione revocatoria, chi vende ha una chance in più per farla franca. Ma incontrerà anche maggiori difficoltà: innanzitutto perché è necessaria una movimentazione di denaro tracciabile (altrimenti è facile dimostrare l’intento simulatorio delle parti); in secondo luogo perché, oltre a pagare il notaio, dovrà anche versare le tasse (e l’importo non è affatto basso).

Così, per ovviare al problema, qualcuno ha pensato di ricorrere alla separazione tra coniugi. Ma è davvero un mezzo efficace? Lo vedremo qui di seguito.

La separazione tra coniugi è un mezzo per evitare il pignoramento della prima casa?

In un precedente articolo abbiamo spiegato quando la prima casa è pignorabile e in quale momento è bene iniziare a preoccuparsi e chiamare l’avvocato; leggi in proposito: Pignoramento prima casa: quando rivolgersi a un avvocato.

Se la casa è cointestata ai coniugi oppure questi sono in regime di comunione legale dei beni, i creditori di uno dei due possono pignorare solo il 50% del bene. Ciò però non mette in salvo dalla vendita del bene, che sarà messo all’asta e il cui ricavato andrà restituito, per metà, all’altro cointestatario non debitore.

Se invece la coppia è in separazione dei beni e la casa è intestata al coniuge non debitore, i creditori non possono pignorarla. Al contrario, se la casa è di proprietà del debitore, i creditori possono pignorarla interamente. Proprio a quest’ultimo riguardo, c’è chi pensa di separarsi dal coniuge con un atto di “separazione consensuale” e stabilire, come contributo da versare all’ex, la cessione della casa. Attenzione: la separazione dei coniugi è cosa ben diversa dalla separazione dei beni di cui parleremo nel successivo paragrafo. In pratica, con la separazione vera e propria (che è l’anticamera del divorzio), la moglie rinuncia al mantenimento in cambio della proprietà di un immobile, immobile che guarda caso è proprio quello che si vuol salvare dal pignoramento. L’accordo poi viene presentato al giudice il quale lo convalida. Tutto si risolve in un’unica udienza. I costi sono costituiti solo dall’onorario dell’avvocato che può variare da 800 a 1.500 euro (tale è, in media, il compenso richiesto per una separazione consensuale).

La sentenza del giudice viene infine trascritta nei pubblici registri immobiliari e ha valore al pari di un atto di donazione.

In questo modo, i creditori, quando andranno a verificare i beni del debitore da pignorare, non troveranno più la casa e quindi non potranno aggredirla.

Ma tale sistema è davvero efficace? La separazione protegge dai creditori? Anche se in molti vi ricorrono, sono diverse le sentenze della giurisprudenza che hanno revocato la separazione per simulazione. In pratica è stato accertato l’intento fraudolento perché si è scoperto che marito e moglie continuavano a vivere sotto lo stesso tetto pur a fronte di una residenza in posti diversi. Le utenze venivano pagate dal marito, che così facendo ha dimostrato di non aver lasciato il tetto, e le foto dei detective privati hanno confermato il fatto che la famiglia era ancora bella unita.

Ovviamente, per agire in questi termini, il creditore deve avviare delle indagini prima e una causa dopo, e non tutti sono disposti a farlo. Ma è chiaro che laddove la frode fosse palese l’azione di simulazione sarebbe facile e dall’esito scontato. Insomma, anche in questa ipotesi la separazione non protegge dai creditori.

La separazione dei beni protegge dai creditori?

Su un gradino intermedio si pone la separazione dei beni. In questo caso i coniugi non si separano, ma cambiano regime patrimoniale: da quello della comunione dei beni a quello della separazione, scelta che si può intraprendere in qualsiasi momento. Chiaramente chi è già in separazione dei beni non dovrà porsi questo problema.

Come si agisce in questo caso? I coniugi vanno dal notaio e dichiarano di modificare il proprio regime patrimoniale. L’atto viene trascritto. Il coniuge debitore, intestatario della prima casa, cede (dona) l’immobile al coniuge non debitore. Che efficacia ha tale atto? Sicuramente è valido ma è ugualmente impugnabile. La separazione dei beni è difatti un atto revocabile entro cinque anni. Anche qui c’è la possibilità quindi che il creditore avvii l’azione revocatoria. La revocatoria mira a consentire, nonostante la separazione dei beni e l’intestazione della casa al coniuge non debitore, il pignoramento del bene. Insomma, anche in questo caso il sotterfugio può essere facilmente scoperto.

Se la coppia è sempre stata nel regime di separazione dei beni

E che succede a chi si è sposato con la separazione dei beni? Non c’è che dire, la scelta è stata davvero propizia: difatti la separazione dei beni ti protegge dal pignoramento a condizione che il debito sia stato contratto unicamente dall’altro coniuge e quello proprietario non sia garante (fideiussore). In tale ipotesi infatti il debito non slitta al 50% sull’altro coniuge titolare dell’immobile che pertanto non potrà essere pignorato. Dunque non c’è da temere alcuna espropriazione e vendita all’asta.



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