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Licenziamento pubblico impiego per condanna penale

19 Novembre 2018


Licenziamento pubblico impiego per condanna penale

> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 Novembre 2018



La condanna penale è causa di licenziamento del dipendente pubblico soltanto quando è definitiva e si avverano alcune condizioni previste dalla legge.

Non sempre la condanna penale è causa di licenziamento del pubblico dipendente. Innanzitutto occorre che la condanna sia definitiva, e nello stesso tempo deve stabilire l’interdizione perpetua dai pubblici uffici oppure deve riguardare fatti che da soli sono causa di licenziamento. In questo articolo cerchiamo di spiegare il caso di licenziamento pubblico impiego per condanna penale.

Quando una condanna è definitiva?

La Costituzione italiana contiene un importante principio garantista del sistema penale: la presunzione di non colpevolezza [1]. Dice la Costituzione che l’imputato non è considerato colpevole fino alla condanna definitiva. Spesso ce ne dimentichiamo.

Quotidianamente ascoltiamo notizie di cronaca, anche in materia di pubblico impiego, e assistiamo pure a dibattiti che sono dei veri processi mediatici. Magari scopriamo successivamente che le stesse persone sono ritenute non colpevoli sin dall’inizio delle indagini oppure a stabilirlo sarà la Cassazione (terzo e ultimo grado di giudizio).

La presunzione di non colpevolezza è determinante in ambito di licenziamento nel pubblico impiego, perché come abbiamo premesso se la condanna non è definitiva non puoi essere licenziato.

Quali reati può commettere un impiegato pubblico?

Si legge o si sente al telegiornale di persone denunciate, indagate o arrestate per aver commesso i più svariati reati: omicidi, violenze, atti persecutori, frodi, turbative d’asta, etc. Tra tutti questi reati, ed in particolare quelli che danneggiano il buon funzionamento, l’efficienza e l’immagine della pubblica amministrazione, figurano i reati commessi dai dipendenti pubblici.

L’esempio che può venirti in mente è quello dei furbetti del cartellino. I furbetti del cartellino sono quelle persone che hanno escogitato metodi fraudolenti per attestare falsamente la loro presenza in servizio per poi recarsi in altri posti a svolgere le attività più svariate che di certo non corrispondono a quella lavorativa. Avrai sentito notizie di dipendenti pubblici che invece di recarsi nel proprio ufficio risultavano formalmente lì ma venivano fermati al mercato, oppure a praticare il loro sport preferito durante l’orario di lavoro. Questi sono solo alcuni esempi di reati che possono commettere i dipendenti pubblici in relazione alla presenza in ufficio e al rispetto dell’orario di lavoro.

Ma ce ne sono altri che il dipendente o il funzionario, possono commettere proprio perché sono così affezionati al proprio ruolo o incarico di dirigente che finiscono per considerarlo come un interesse privato, o lo sfruttano a tal punto da ricavarne profitti contro la legge per arrotondare lo stipendio. Pensa alla corruzione, al peculato, all’abuso d’ufficio, o addirittura alla concussione che consiste in un comportamento di ingiusta sottomissione del cittadino.

Quando scatta il licenziamento disciplinare?

Fatta una premessa sulla presunzione di non colpevolezza e sul principio secondo cui solo la condanna definitiva può  essere causa di licenziamento, vediamo se oltre alla condanna penale esistono altre cause di licenziamento. Questo ci farà capire che se sei un dipendente pubblico puoi essere licenziato anche se non subisci una condanna penale e se la subisci verrai licenziato solo quando sarà definitiva e alle condizioni che vedremo dettagliatamente più in avanti.

Cause di licenziamento di tipo privatistico.

Il pubblico impiegato può essere licenziato, per gli stessi motivi che possono colpire  un lavoratore privato, cioè una persona che lavora presso un’azienda, nello studio di un professionista, etc. In casi come questo puoi subire il licenziamento per giusta causa o per giustificato motivo. Tutto questo accade in virtù della equiparazione del settore pubblico al privato (privatizzazione del pubblico impiego) operata dalla legge in materia. [2]

Cause di licenziamento tipiche del pubblico impiego

Altre cause di licenziamento disciplinare previsti dalla legge sono le seguenti: [3]

  • falsa attestazione della presenza in servizio, mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalità fraudolente, ovvero giustificazione dell’assenza dal servizio mediante una certificazione medica falsa o che attesta falsamente uno stato di malattia;
  • assenza priva di valida giustificazione per un numero di giorni, anche non continuativi, superiore a tre nell’arco di un biennio o comunque per più di sette giorni nel corso degli ultimi dieci anni ovvero mancata ripresa del servizio, in caso di assenza ingiustificata, entro il termine fissato dall’amministrazione;
  • ingiustificato rifiuto del trasferimento disposto dall’amministrazione per motivate esigenze di servizio (per esempio sin inventano giustificazioni irrilevanti in considerazione dell’impiego da svolgere);
  • falsità documentali o dichiarative commesse ai fini o in occasione dell’instaurazione del rapporto di lavoro ovvero di progressioni di carriera;
  • essere autore di gravi comportamenti come aggressioni, molestie, minacce, ingiurie o che ledono l’onore e la dignità personale dei colleghi;
  • condanna penale definitiva, in relazione alla quale è prevista l’interdizione perpetua dai pubblici uffici ovvero l’estinzione, comunque denominata, del rapporto di lavoro;
  • gravi  violazioni dei codici di comportamento del pubblico dipendente;
  • la reiterata violazione di obblighi concernenti la prestazione lavorativa, che abbia determinato l’applicazione, in sede disciplinare, della sospensione dal servizio per un periodo complessivo superiore a un anno nell’arco di un biennio;
  • insufficiente rendimento, dovuto alla reiterata violazione degli obblighi concernenti la prestazione lavorativa, stabiliti da norme legislative o regolamentari, dal contratto collettivo o individuale, da atti e provvedimenti dell’amministrazione di appartenenza, e rilevato dalla costante valutazione negativa della performance del dipendente per ciascun anno dell’ultimo triennio.

Quando scatta il licenziamento per condanna penale?

Come abbiamo accennato in premessa il licenziamento per condanna penale scatta quando questa è definitiva, ma non basta. Devono avverarsi almeno una delle due condizioni:

  • che la condanna riguardi reati che determinano l’interdizione perpetua dai pubblici uffici;
  • che la condanna riguardi fatti che da soli possono comportare il licenziamento disciplinare.

Quando la condanna è definitiva?

La condanna è definitiva quando:

  • non è possibile proporre appello perché è decorso il tempo previsto;
  • se espressa in secondo grado quando non è più possibile proporre ricorso in Cassazione;
  • quando si tratta di condanna confermata dalla Cassazione (terzo e ultimo grado).

Cos’è l’interdizione perpetua dai pubblici uffici?

L’interdizione  perpetua dai pubblici uffici è una pena accessoria, cioè affiancata a quella della reclusione in carcere.

Questo tipo di pena accessoria priva il condannato:

  • dal diritto di elettorato o di eleggibilità;
  • di ogni ufficio pubblico, e della possibilità di svolgere un incarico di pubblico servizio o di pubblico ufficiale (quindi di essere impiegato di un qualsiasi ente pubblico;
  • della possibilità di svolgere la funzione di  tutore o curatore di una persona incapace;
  • e così via.

L’interdizione perpetua dai pubblici uffici si applica quando una persona è condannata all’ergastolo (carcere a vita), per esempio se commette un grave delitto come l’omicidio o più omicidi. E si applica anche se una persona viene condannata alla reclusione per un periodo di tempo non inferiore a cinque anni. Quindi basta una condanna ad almeno cinque anni per far scattare la suddetta interdizione.

Per quali reati può aversi l’interdizione dai pubblici uffici?

Nell’ambito che ci riguarda da vicino, cioè quello del pubblico impiego, possiamo menzionare diversi reati che il dipendente pubblico può commettere e che possono portarlo all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. 

Puoi pensare ai reati contro la fede pubblica. Uno di questi è il falso ideologico in atti pubblici commesso da un pubblico ufficiale. La pena prevista è severa (da uno a sei anni di reclusione).

Passiamo poi ai reati contro la pubblica amministrazione. Devi sapere che per i reati di corruzione sono previsti pene fino a cinque o anche otto anni (corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio); per la concussione sono previsti fino a dodici anni di reclusione; per il peculato fino a dieci anni.

Come puoi dedurre per reati del genere se sei un pubblico dipendente e subisci una condanna ad almeno cinque anni ti verrà applicata l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. La conseguenza è il licenziamento.

Condanna penale per fatti da licenziamento disciplinare

Si è pure affermato che il licenziamento scatta anche quando la condanna penale è definita per una fatto che di per sé comporta l’estinzione del rapporto di lavoro. Ma quali sono i comportamenti che danno luogo a questa condanna? Puoi leggere nei paragrafi precedenti che alcuni comportamenti sono punti con il licenziamento disciplinare. Ma possono costituire pure reato. Pensa alla falsa attestazione della presenza in ufficio con modalità fraudolente. In casi come questo l’ impiegato potrebbe essere condannato per truffa ai danni dello Stato o di un altro ente pubblico con pena della reclusione fino a cinque anni.

La condanna penale, non solo potrà fa riaprire un procedimento disciplinare eventualmente chiuso in favore dell’impiegato, ma da sola se diventa definitiva determina il licenziamento.

Tutela del dipendente che denuncia

Una recente riforma ha introdotto maggiori tutele per il dipendente pubblico che denuncia illeciti. Questa tutela, denominata whistleblowling (tradotto: colui che fischia o segnala), serve ad incoraggiare chi lavora nella pubblica amministrazione a denunciare gli illeciti commessi dai colleghi. Colui che denuncia all’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), oppure all’autorità giudiziari, fatti di cui è venuto a conoscenza, non può essere trasferito, sanzionato, licenziato o demansionato.

note

[1] Art. 27 co. 2 Cost.

[2] D. Lgs. 165/2001.

[3] Art. 55-quater D. Lgs. 165/2001.


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