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Se la casa è inagibile si paga l’imu?

19 Novembre 2018


Se la casa è inagibile si paga l’imu?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 Novembre 2018



Casi ed esenzioni per non pagare l’imposta sulla casa quando l’immobile non è abitabile.

Perché se la mia casa è inagibile devo pagare l’imu? Se abito e risiedo in un immobile non a norma devo pagare l’imu? Cosa dice la legge in merito? E i giudici come la pensano? La risposta negativa sembra scontata, ma in realtà la normativa prevede solo una riduzione dell’importa. Per questo si tratta di un argomento controverso e molto discusso e dibattuto nella giurisprudenza di merito e di legittimità. Se la casa è inagibile si paga l’imu? Cominciamo dalla normativa. La legge [1] stabilisce che la base imponibile dell’imu è costituita dal valore dell’immobile [2], e che tale base imponibile è ridotta del 50 per cento per i fabbricati dichiarati inagibili o inabitabili e, di fatto, non utilizzati, limitatamente al periodo dell’anno durante il quale sussistono dette condizioni.

Chi stabilisce se un fabbricato o un immobile è inagibile?

L’inagibilità o inabitabilità è accertata dall’Ufficio tecnico del comune con perizia a carico del proprietario, la quale deve ovviamente accertare e documentare, appunto, lo stato di fatto. In alternativa, il proprietario ha la possibilità di presentare una dichiarazione sostitutiva [3], con la quale di fatto “autocertifichi” lo stato di inabitabilità o di inagibilità.

Molto spesso, però, il comune di riferimento, a fronte di tale “dichiarazione sostitutiva” proposta dal contribuente, richiede ulteriore documentazione a supporto, di fatto disconoscendone la veridicità. Cosa fare, quindi, in questo caso? Ci viene in aiuto, stavolta, la giurisprudenza, in particolare la Commissione Tributaria Provinciale di Milano [4] ha statuito che la dichiarazione sostitutiva autoprodotta dalla parte non deve essere supportata da alcuna documentazione, visto che con essa il contribuente si assume ogni responsabilità, anche sotto il profilo penale, delle affermazioni ivi contenute (ovvero che i fabbricati soggetti ad imu sono di fatto inagibili e non utilizzabili). Secondo i giudici milanesi, infatti, la norma sopra richiamata non può essere interpretata nel senso che anche nell’ipotesi alternativa rispetto alla perizia del comune il contribuente debba allegare la “idonea documentazione”, non essendo tale interpretazione suffragata da una disposizione di legge o “dalla ratio della stessa, avendo palesemente la norma voluto lasciare al contribuente ogni responsabilità in caso di mendace dichiarazione”.

In caso di dichiarazione sostitutiva autocertificata, quindi, spetta al comune attivarsi per verificare la veridicità o meno della dichiarazione stessa, onde eventualmente far subire alla parte ogni conseguenza delle false dichiarazioni.

Secondo quesito: la riduzione del 50 per cento della base imponibile IMU in caso di immobili inagibili da quando spetta? Dal momento della dichiarazione sostitutiva predisposta dal contribuente/proprietario oppure dal momento in cui vi è la prova che i fabbricati siano diventati veramente inagibili e non utilizzabili? Ancora una volta ci viene in aiuto la giurisprudenza, e sempre gli stessi giudici milanesi della sentenza sopra citata rendono noto che, in presenza di una oggettiva e comprovata inagibilità, la riduzione spetta a far data da quando tale oggettiva e comprovata inagibilità sia verificata, e tale onere della prova spetta al contribuente/proprietario.

Altra giurisprudenza, in particolare la Commissione Tributaria Provinciale di Vercelli [5], ha anche reso noto che il trattamento agevolato (di riduzione dell’imu) spetti anche nei casi in cui l’interessato non abbia presentato la dichiarazione di inagibilità o inabitabilità, purché siano note all’Amministrazione comunale le condizioni di degrado dell’immobile. E ciò nel pieno rispetto dei principi stabiliti dallo Statuto dei diritti del contribuente [6].

In effetti, anche la Cassazione, nel lontano 2008, ha stabilito, in deroga al principio per cui il contribuente è sempre tenuto a dare la prova di avere diritto a un’agevolazione fiscale [7], che in questo caso specifico non è tenuto a provare per via documentale all’ente i fatti e le circostanze, e che spetta al Comune attivarsi per svolgere i dovuti controlli.

Cosa vuol dire inagibile?

Il D.M. Economia e Finanze [8], con il quale è stato approvato il modello di dichiarazione imu, ha precisato che i presupposti per ottenere la riduzione del tributo sono molto rigidi. Infatti, l’inagibilità deve consistere in un degrado fisico sopravvenuto (fabbricato diroccato, pericolante, fatiscente, disastrato) o in un’obsolescenza funzionale, strutturale e tecnologica, non superabile con interventi semplici di manutenzione. Ed ovviamente inagibilità e inabitabilità devono essere congiuntamente presenti, insieme alla palese impossibilità di utilizzo dell’immobile.

note

[1] Art. 13 D.L. 201/2011.

[2] D.Lgs. 504/1992.

[3] D. P. R.n. 445/2000.

[4] CTP Milano sent. n. 671/2017.

[5] CTP Vercelli sent. n. 29/2016.

[6] Legge 212/2000.

[7] Cass. sent. n. 23531/2008.

[8] D.M. Economia e Finanze 30.10.2012.


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