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Protesi acustica: come sentire meglio

17 novembre 2018 | Autore:


> Salute e benessere Pubblicato il 17 novembre 2018



L’uomo è fondamentalmente un animale sociale che, per il proprio benessere psichico, necessita dell’interazione con i suoi simili.

Viviamo in un mondo che è diventato talmente caotico che può passare inosservato il fatto di non riuscire a distinguere chiaramente quanto ci viene detto. Se però teniamo il volume del televisore sempre più alto, se durante i pranzi conviviali non riusciamo a seguire la conversazione, se spesso chiediamo che ci ripetano una frase perché non l’abbiamo sentita, allora probabilmente abbiamo un problema di udito. Una diminuzione dell’udito induce la persona a isolarsi con ripercussioni sulla sfera psicologica, comporta difficoltà di interazione sul luogo di lavoro e in famiglia, rappresenta un pericolo in quanto non vengono avvertiti segnali di allarme quali sirene o le macchine per strada. Per capire protesi acustica: come sentire meglio continua a leggere questo articolo.

Come funziona l’udito?

Sentire è un processo complesso. I suoni vengono captati dall’orecchio che svolge la fondamentale funzione di tradurre l’energia fisica del suono in impulso elettrico che viene convogliato al cervello dove si ha la decodificazione e la comprensione. Il nostro apparato uditivo riconosce variazioni di intensità notevoli, infatti è in grado di percepire suoni estremamente deboli (zanzara) e rumori molto forti (rombo dell’aereo).

Inoltre, riesce a distinguere i toni gravi (ruggito leone) dai toni acuti (cinguettio uccellino). Tutti i suoni vengono decodificati dal cervello permettendoci di capire il significato del linguaggio e di localizzare la provenienza del suono.

Per valutare la funzione uditiva vengono eseguiti esami specifici:

  • audiometria tonale liminare: è un esame che necessita della collaborazione del paziente. Consiste nell’inviare dei suoni e nel trascrivere le risposte in un grafico. Viene valutata la soglia uditiva (cioè la più piccola intensità di suono che si percepisce) e permette di classificare il tipo di deficit uditivo (ipoacusia) e di identificare la gravità. I suoni vengono trasmessi sia per via aerea (attraverso delle cuffie) sia per via ossea (attraverso un vibratore posizionato nella mastoide del soggetto);
  • audiometria vocale: necessita della collaborazione del paziente. Si inviano, attraverso le cuffie, parole di senso compiuto, parole senza senso (logotomi), frasi brevi. Il paziente deve ripetere quanto ha sentito e le risposte, trascritte in un grafico, permettono di rappresentare una curva che è indice dell’intellegibilità del paziente e permette di identificare le patologie uditive del sistema nervoso centrale;
  • potenziali evocati uditivi: esame che permette l’analisi delle vie uditive e le risposte elettriche allo stimolo sonoro, non richiedono la collaborazione del paziente.

Il grafico che si ottiene con l’audiometria tonale liminare permette di classificare i deficit uditivi in:

  • ipoacusia trasmissiva: risulta alterata la via aerea, la via ossea è nella norma. È una curva tipica di patologie a carico dell’orecchio esterno e dell’orecchio medio;
  • ipoacusia neurosensoriale: il deficit interessa la via aerea e la via ossea: il danno è a carico dell’orecchio interno.

L’analisi dei test effettuati permette di esaminare tutte le strutture coinvolte nel processo del sentire e in presenza di esami patologici, di porre la diagnosi di ipoacusia.

Deficit uditivo

I deficit uditivi possono colpire persone di tutte le età senza distinzione di sesso. Le cause che determinano una perdita uditiva possono essere molteplici:

  • ereditarietà: compare ipoacusia negli individui di una stessa famiglia in generazioni successive, senza che vi sia altra possibile causa acquisita di ipoacusia. Può essere dominante, recessiva o legata al sesso;
  • forme congenite: presenti alla nascita;
  • infezioni;
  • trauma acustico acuto: esplosioni, traumi all’orecchio;
  • trauma acustico cronico: esposizione ad attività lavorative estremamente rumorose;
  • assunzione di farmaci ototossici;
  • età: l’avanzare dell’età comporta la perdita uditiva (presbiacusia).

Indipendentemente dalle cause, i deficit uditivi possono venire suddivisi in relazione alla gravità in:

  • ipoacusia lieve: si ha un lieve disagio;
  • ipoacusia moderata: iniziano a mostrarsi difficoltà in ambienti rumorosi;
  • ipoacusia grave: è necessario aumentare l’intensità dei suoni perché vengano percepiti;
  • ipoacusia profonda: si sentono solo suoni gravi, non c’è comprensione delle parole.

Il deficit uditivo comporta gravi ripercussioni nell’individuo. Quando la causa di ipoacusia è congenita o ereditaria, si ha la mancata acquisizione del linguaggio: noi parliamo perché sentiamo. Nell’adulto l’ipoacusia può insorgere in maniera improvvisa a seguito di un trauma o di un’infezione.

Tuttavia, nella maggior parte dei pazienti, il calo dell’udito è lento e progressivo, i primi segnali consistono nell’aumentare l’audio della televisione e nel farsi ripetere le frasi. In seguito, si tende a guardare la bocca degli interlocutori per aiutarsi nella comprensione, ad essere confusi quando parlano più persone contemporaneamente e le voci si accavallano.

Un altro elemento tipico presente nell’ipoacusia è la distorsione nella percezione delle parole, il paziente non riesce più a individuare tutte le lettere che compongono una frase, pertanto, pur sentendo le parole, non riuscirà a identificare il significato (sento ma non capisco). Da un punto di vista psicologico, il calo dell’udito induce le persone ad un progressivo isolamento sociale con depressione, è presente ansia in relazione al disagio inevitabile in alcuni contesti (sportelli postali, al banco dei supermarket).

Il paziente ipoacusico è spesso stanco e affaticato per lo sforzo di sentire quanto gli viene detto e talvolta rinuncia a capire. La diagnosi di ipoacusia dovrebbe orientare verso un percorso terapeutico riabilitativo per la correzione del deficit uditivo. Alcune forme di ipoacusia possono giovare di un intervento chirurgico.

Tuttavia, nella maggior parte dei pazienti affetti da ipoacusia, è l’invecchiamento a determinare il calo d’udito. La presbiacusia è un’ipoacusia neurosensoriale che si manifesta in individui di età avanzata ed è conseguente al deterioramento, geneticamente ereditato, delle strutture anatomiche deputate alla funzione uditiva. Tuttavia, possono aggravare il quadro clinico alcune condizioni associate (farmaci ototossici, traumi acustici, processi infettivi). Per migliorare la qualità della vita e per sentire meglio, esistono dei presidi riabilitativi come le protesi acustiche.

Protesi acustiche

La perdita uditiva è una malattia a tutti gli effetti, infatti determina un’alterazione della condizione psicofisica dell’individuo. Non esiste una terapia protesico riabilitativa che permetta di ripristinare la capacità uditiva normale, l’utilizzo delle protesi acustiche permette di migliorare la capacità di sentire ma non corregge il deficit uditivo allo stesso modo degli occhiali con la perdita della vista.

La qualità del suono che viene percepita con la protesi acustica è molto diversa dall’udito naturale, i suoni appaiono metallici e diversi da come li si ricordava. L’evoluzione tecnologica migliora costantemente la qualità di questi presidi, tuttavia il paziente deve essere conscio che è necessario del tempo per abituarsi, che la costanza e la motivazione sono elementi importanti nel percorso riabilitativo che utilizza la protesi acustica per sentire meglio. La protesi acustica si può definire un amplificatore del suono. I modelli analogici di protesi acustica sono costituiti da:

  • un microfono che capta i segnali sonori dell’ambiente;
  • un microprocessore: si tratta di un computer che elabora il suono, principalmente amplificandolo e aumentando l’intensità di alcune frequenze selezionate;
  • un altoparlante: il ricevitore.

Le protesi acustiche digitali, (oltre al microfono, microprocessore e altoparlante, presentano due convertitori e una memoria) sono in grado di filtrare le conversazioni e quindi migliorare l’ascolto.
L’apparecchio acustico è prescritto da un medico specialista e viene preparato a misura del problema del paziente.

Infatti, ciascun apparecchio acustico deve essere prescritto tenendo conto di:

  • tipo di ipoacusia e gravità della perdita uditiva;
  • capacità del paziente di maneggiare il presidio;
  • caratteristiche anatomiche del condotto uditivo;
  • esigenze del paziente in relazione allo stile di vita e ad esigenze estetiche.

Sono disponibili diversi modelli:

1) protesi acustica endoauricolare:

  • IIC: si inserisce in profondità nel condotto uditivo, è pressoché invisibile, va tolto giornalmente per favorire l’areazione del condotto;
  • CIC: viene introdotto nel condotto uditivo, sporge una piccola parte, deve essere rimosso ogni giorno per favorire l’areazione del condotto;
  • ITC: è posizionato nel condotto uditivo, ma è visibile nell’orecchio esterno. È facile da mettere e va tolto tutti i giorni per favorire l’areazione del condotto.

2) protesi acustica retroauricolare. BTE: viene indossato dietro il padiglione auricolare, risulta collegato, tramite un tubicino, ad un auricolare posizionato dentro il condotto uditivo e confezionato su misura. Esistono anche modelli miniBTE. Devono essere rimossi quotidianamente per favorire l’areazione del condotto.

Le protesi acustiche possono offrire funzionalità aggiuntive:

  • si può modificare il volume, manualmente o attraverso un telecomando, regolandolo alle diverse esigenze di ascolto: ambiente silenzioso, locale rumoroso, ascolto della musica;
  • connessione wireless, attraverso il bluetooth, con altri dispositivi come la televisione, il telefono o la musica;
  • esistono modelli con delle protezioni nei confronti dell’umidità e dell’acqua (sudore o pioggia);
  • con alcune protesi si ha un migliore ascolto del cellulare grazie alla possibilità di trasmettere l’audio del cellulare nella protesi;
  • eliminazione del feedback per migliorare la capacità di ascolto in ambienti rumorosi.

L’ipoacusia è una malattia che compromette la sfera personale, psichica e fisica dell’individuo determinando disabilità e disagio sociale. Le tecnologie attuali offrono opzioni riabilitative quali le protesi acustiche come valido ausilio per sentire meglio.


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