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Separazione dei beni: vantaggi

24 ottobre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 ottobre 2018



La separazione dei beni può salvare parte del patrimonio dai creditori

Ti stai per sposare e ti è stato anticipato che, alla fine della celebrazione, dovrai decidere con il tuo coniuge se tenere i beni della famiglia separati o in comunione. Non sai come regolarti, perché optare per la separazione dei beni ti sembra un atto di sfiducia nei confronti dell’altro coniuge e comunque non sai se ci siano dei vantaggi ad optare per la separazione o per la comunione dei beni. Inoltre ti chiedi se, in caso di ripensamento, potrai cambiare in futuro il regime patrimoniale della tua famiglia. In questa breve guida cercheremo allora di chiarire cos’è la separazione dei beni, i vantaggi e come funziona.

La separazione dei beni: cos’è e come funziona

La separazione dei beni è quel regime patrimoniale che gli sposi possono scegliere al momento delle nozze oppure in un momento precedente o successivo.

Per optare per il regime di separazione dei beni è infatti sufficiente una dichiarazione resa al momento della celebrazione del matrimonio, oppure un’apposita convenzione stipulata per atto pubblico (questo se la scelta del regime non avviene in occasione della celebrazione del matrimonio, o viene modificata in un momento successivo).

Con la separazione dei beni, ciascun coniuge è proprietario dei beni che personalmente acquista durante il matrimonio.

Al termine della cerimonia matrimoniale, civile o religiosa, gli sposi devono, per legge, esprimere una scelta tra separazione dei beni o comunione dei beni.

Questa scelta non è irrevocabile, perché è possibile nel tempo cambiare il regime patrimoniale prescelto andando da un notaio e stipulando una nuova apposita convenzione, che verrà annotata a margine dell’atto di matrimonio.

Dunque, nel caso in cui i coniugi decidano di scegliere la separazione dei beni, tutto ciò che hanno acquistato precedentemente al matrimonio e tutto quello che acquisteranno successivamente rimarrà di proprietà esclusiva di ciascuno di loro.

Nonostante si scelga il regime di separazione dei beni, i patrimoni di ciascuno degli sposi rimangono separati, ma ciò non impedisce di avere uno o più beni in comune. Ad esempio, una coppia in regime di separazione dei beni può decidere di acquistare una casa successivamente al matrimonio e cointestarne la proprietà ad entrambi. 

I vantaggi del regime di separazione dei beni

La scelta del regime di separazione dei beni ha alcuni notevoli vantaggi.

Ad esempio, se uno dei coniugi esercita un’attività commerciale ed è esposto al rischio di crisi finanziaria o di fallimento, con la separazione dei beni si potrà salvare almeno ciò che è di proprietà dell’altro coniuge.

I creditori infatti, potranno aggredire solo il patrimonio del coniuge loro debitore e non anche quello dell’atro. Analogamente, il fallimento di uno dei coniugi, non si estenderà anche all’atro.

Ovviamente, la scelta del regime di separazione dei beni non esenta ciascun coniuge dal contribuire alle spese per la conduzione familiare: ognuno degli sposi deve contribuire, in proporzione alle proprie capacità reddituali, al mantenimento della casa e della famiglia.

Il cambio di regime

Se, dopo il matrimonio, i coniugi decidono di cambiare il regime patrimoniale scelto, possono farlo, ma devono seguire ben precise formalità.

Il cambio del regime patrimoniale deve avvenire con atto pubblico notarile, in presenza di due testimoni. Questo atto deve essere poi annotato a margine dell’atto di matrimonio, conservato presso l’ufficio di stato civile del Comune nel quale è stato celebrato il matrimonio.

Il passaggio dalla separazione alla comunione dei beni è molto semplice, nella pratica, diversamente dal caso opposto: nel passaggio dalla comunione alla separazione dei beni, infatti, è difficile identificare i beni appartenenti a ognuno dei coniugi.

I regimi “intermedi”

Accanto alla comunione e alla separazione dei beni, esistono dei regimi “intermedi”.

La comunione convenzionale è, ad esempio, una comunione in cui i due sposi decidono insieme quali beni mettere in comune.

Ci sono però alcuni limiti alla comunione convenzionale; non si possono infatti includere in questo tipo di comunione:

  • beni di uso personale e relativi accessori
  • beni per l’esercizio della professione di ciascuno
  • risarcimenti danni e polizze di infermità e malattie

Nella comunione convenzionale si possono anche includere beni acquistati prima del matrimonio. E’ vietato però stabilire quote di proprietà squilibrate, ad esempio il 20% ad un coniuge e l’80% all’altro.

Un’alternativa alla comunione convenzionale è la costituzione di un fondo patrimoniale: si tratta di un fondo che comprende alcuni beni destinati ai bisogni della famiglia, che non possono essere sottoposti a pignoramento da parte di creditori, nel caso l’impresa di proprietà di uno dei due coniugi fallisca o abbia debiti. Il fondo patrimoniale dura fino al divorzio o alla morte di uno dei due coniugi, oppure fino alla maggiore età dei figli.


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