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Avvocato: quale futuro?

7 Ottobre 2018


Avvocato: quale futuro?

> Business Pubblicato il 7 Ottobre 2018



Esiste ancora quella figura austera e solenne che azzittiva le platee con le proprie interminabili e complicate arringhe? Che cosa si aspetta, oggi, il giovane professionista che decide di intraprendere questo complicato percorso?

Questa antichissima professione, conserva un fascino originario, portando con sé anche quella sorta di riconoscimento sociale a cui molti, con la scelta di questo percorso di studi, ambiscono. Certo, molti avrete sentito dire che raggiungere il tanto agognato titolo è tutt’altro che semplice e lineare, è piuttosto un percorso ad ostacoli, fatto di tanto impegno, lavoro, studio, il tutto condito, talvolta, con una buona dose di frustrazione. Ora, senza qui voler entrare nel dettaglio, possiamo dire che, una volta sostenuto e soprattutto superato il fatidico esame, il giovane avvocato, si trova, tra il frastornato e l’incredulo, a porsi l’inevitabile quesito: “e ora che ne sarà di me?”. Avvocato quale futuro? Sì perché il dominus l’aveva già avvertito il malcapitato, che di avvocati ce ne sono troppi e che senza uno studio già avviato, magari di famiglia, sarà dura trovare una collocazione e, da ultimo che lo studio dove aveva svolto tanto faticosamente la propria pratica non cerca nuovi professionisti, ma casualmente il giovane può restare, a patto che non chieda di essere retribuito. Ovviamente non si vuole generalizzare, al contrario esistono tantissime realtà, fortunatamente, positive, in grado di inserire i giovani in ambienti piacevoli e innovativi. Quello che è un dato certo, invece è che a fronte dell’accesso in massa alla professione, avvenuta nel periodo d’oro degli enormi incassi e dell’incontestabile considerazione sociale, si è recentemente registrata un’inversione di tendenza data, da un lato dall’assenza o comunque dalla diminuita iscrizione di nuovi praticanti, ora avvocati tirocinanti e, dall’altra dall’abbandono di una gran parte di professionisti che, vessati dagli elevati costi della libera professione, hanno poi deciso di virare la propria rotta.

Cosa consigliare ad un giovane e promettente neo avvocato?

Se da un lato, nessun consiglio, per quanto accorato, potrà mai sostituire la propria personale e autentica esperienza, quel che potrà contribuire al successo, o quantomeno a fare la differenza, sarà il saper cogliere le occasioni e cavalcare l’onda dei tempi. E non si tratta semplicisticamente di frasi fatte e prive di significato. Tutt’altro. Infatti, come quasi tutte le professioni, ma in netto ritardo sui tempi, anche questa professione, ora più che mai, sta affrontando o subendo un periodo di grande cambiamento dato dalla necessità dei tempi, dal mutato approccio cliente-professionista, ma soprattutto dalla digitalizzazione, se così può definirsi, della professione.

Specializzazione o settorializzazione?

A fronte delle innumerevoli e sempre più specifiche esigenze, l’avvocato oggi dovrebbe puntare alla qualificazione, o quantomeno alla settorializzazione della propria attività. Per quanto questo possa essere difficile da accettare dalla categoria dei generalisti, l’avvocato non può fare tutto, soprattutto a fronte dell’alto standard che gli si richiede. Questo è quanto previsto, in termini molto più stringenti, anche dal cosiddetto decreto sulle specializzazioni forensi, sul quale però non ci si soffermerà in questa sede. Molti sono i corsi di specializzazione già proposti, ma apparentemente ancora esclusivamente teorici e soprattutto, è inutile negarlo, troppo costosi, così da rendere più gravoso l’accesso a chi è ancora alle prime armi. Perciò, a prescindere dalla specializzazione vera e propria che richiede requisiti specifici e puntuali sia di accesso che di mantenimento della qualifica, perché non prevedere, più semplicemente, la possibilità di indirizzare, invece, la propria attività partendo dalle proprie passioni, trasformando così una propria inclinazione in lavoro, rendendo anche il tutto più piacevole. Perché non pensare che il professionista che ama lo sport, non solo frequentando più o meno assiduamente palestre, ma praticando anche ad alto livello agonistico la propria disciplina sportiva, non possa trovare alquanto familiare proprio l’ambito del diritto sportivo, volendone studiare ed approfondire le innumerevoli sfaccettature. Lo stesso può dirsi di chi ha, da sempre, una grande passione per la tecnologia, il mondo di internet e dei nuovi media. Anche questo specifico campo necessita, sempre di più della collaborazione sinergica di varie figure professionali tra cui quella del legale. E così per moltissimi atri settori nei quali si richiede l’attività di una figura qualificata, ma tutto sommato, evoluta rispetto alla vecchia e solenne immagine dell’avvocato.

Adattare l’attività ai tempi

L’attività dell’avvocato, infatti, non è più “limitata” alla scrittura degli atti ed alla presenza alle udienze, ma è sempre più fatta di attività collaterali che, se da un lato costringono il professionista vecchio stampo ad un triplo salto mortale, dall’altro incentivano l’interdisciplinarità e la collaborazione con altri professionisti. Si pensa, non solo all’apporto, per esempio, di un economista, per la lettura di un bilancio aziendale, ma anche ad altre e meno ovvie sinergie. E così lo psicologo può avere un ruolo significativo nella conduzione di controversie famigliari, l’informatico negli studi maggiormente strutturati, dovrebbe essere una figura sempre presente, data la quasi totale digitalizzazione dell’attività e così per moti altri. Così facendo si verrebbe a creare una realtà dinamica e capace di soddisfare le sempre maggiori e specifiche esigenze della svariata platea dei clienti.

Prendere spunto da altre realtà

Sarà senz’altro capitato di guardare almeno un film il cui protagonista, brillante avvocato, punta ad ottenere l’agognata associazione allo studio. Probabilmente, pur non volendo snaturare la figura dell’avvocato, anche da noi si registrerà un calo ponderale del numero di studi unipersonali in favore di nuove e più snelle organizzazioni professionali. A tal proposito, è al vaglio il disegno di legge n. 428 pensato per l’abolizione dell’incompatibilità tra professione forense e lavoro subordinato. Così facendo si dovrebbe sia agevolare l’ingresso lavorativo dei giovani avvocati, ma anche regolarizzare la posizione di quegli avvocati che di fatto svolgono la propria attività in forma subordinata. In ogni caso, se può sembrare arduo capire quale possa essere il futuro dell’avvocato, è possibile invece, prevedere che, a fronte di repentini e continui cambiamenti e del sovraffollamento della professione, probabilmente verrà premiato chi saprà cogliere ulteriori possibilità, senza irrigidirsi all’interno della propria toga, perché anche il diritto è una materia elastica, in continua e perenne trasformazione, adattamento e aggiustamento. Ma soprattutto, aldilà di ogni pronostico, è bello in ogni caso pensare che, qualunque sia la trasformazione, evoluzione o adattamento di questa professione, lasciatemelo dire, bellissima, il suo scopo ultimo ed insostituibile debba rimanere quello del sostantivo che lo rappresenta, cioè avvocato, vale a dire chiamato a me, chiamato per difendermi.

Di SARA CAMPANA


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