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Comunione dei beni: vantaggi

24 ottobre 2018 | Autore:


> Donna e famiglia Pubblicato il 24 ottobre 2018



Comunione dei beni, una tutela per le casalinghe

Stai per sposarti e devi scegliere quali rapporti economici instaurare col tuo futuro coniuge: se cioè optare per la comunione legale oppure per la separazione dei beni. Sai bene che nel primo caso (comunione dei beni), ciò che acquisterete durante il matrimonio sarà di proprietà di entrambi e, in caso di separazione, dovrà essere diviso al 50%; invece scegliendo la separazione dei beni ciascuno resta proprietario di ciò che paga con i propri soldi, fatta salva comunque la possibilità, se lo vorrete, di cointestare singoli beni a entrambi. Hai sentito tanti pareri: c’è chi dice che la comunione è più conveniente e chi invece sostiene che possa essere una fregatura in caso di divorzio. Vediamo allora se optassi per la comunione dei beni quali sarebbero i vantaggi.

Comunione o separazione dei beni: il regime normale

Quando marito e moglie si sposano, in assenza di diversa decisione, entrano automaticamente nel regime di comunione dei beni. Essa infatti scatta per legge senza bisogno di apposite dichiarazioni o atti.

Se invece si decide di optare per la separazione dei beni è necessario farne dichiarazione espressa al termine della celebrazione del matrimonio, civile o religioso che sia.

Gli accordi possono essere modificati anche in un secondo momento, potendo i coniugi cambiare idea e passare dalla separazione alla comunione dei beni o, viceversa, dalla comunione alla separazione dei beni. In tal caso, però, è bisogna recarsi dal notaio, il quale alla presenza di due testimoni redigerà una nuova convenzione, che andrà annotata a margine dell’atto di matrimonio.

Cosa succede se si sceglie la comunione dei beni

Quando marito e moglie scelgono la comunione dei beni, i beni acquistati durante il matrimonio – a prescindere da chi, materialmente, abbia pagato – sono di proprietà di entrambi al 50% e non è possibile dimostrare il contrario.

Ci sono però alcune eccezioni molto importanti.

Innanzitutto, non entrano in comunione i beni di cui il coniuge era proprietario prima del matrimonio restano a lui intestati e non vengono quindi divisi con l’altro: ad esempio, se una persona, il giorno prima di sposarsi, acquista una casa e la intesta a sè medesimo, la casa non entra in comunione.

Non entrano a far parte della comunione nemmeno i beni di cui si diventa proprietari, anche dopo il matrimonio, a seguito di una donazione o di una eredità.

Infine, restano esclusi dalla comunione:

  • i beni di uso strettamente personale di ciascun coniuge ed i loro accessori (si pensi ai capi di abbigliamento)
  • i beni che servono all’esercizio della professione del coniuge (si pensi a una borsa o a un computer), tranne quelli destinati alla conduzione di un’azienda facente parte della comunione
  • i soldi ottenuti a titolo di risarcimento danni nonché la pensione attinente alla perdita parziale o totale della capacità lavorativa
  • i beni comprati con il denaro derivante dalla vendita dei beni appena elencati o col loro scambio, purché ciò sia espressamente dichiarato all’atto dell’acquisto

La comunione dei beni si scioglie per volontà dei coniugi di cambiare regime patrimoniale, oppure (e questo è l’aspetto più svantaggioso della comunione dei beni) in caso di separazione dei coniugi: la comunione si scioglie e i due devono dividere tutto ciò che hanno acquistato, benché con denaro proprio

I vantaggi della comunione dei beni

La comunione dei beni ha comunque taluni vantaggi.

Innanzitutto, questo regime patrimoniale si instaura automaticamente senza bisogno di particolari formalità.

Esso inoltre realizza al meglio lo spirito della famiglia, della condivisione e collaborazione reciproca. Questo in particolare nel caso in cui la moglie faccia la casalinga: con la comunione dei beni, infatti, il marito indirettamente la fa partecipe dei guadagni e degli acquisti fatti con il proprio stipendio, valorizzando così il suo lavoro domestico.

Ancora, la comunione è consigliabile per le coppie ove uno dei due coniugi non ha un reddito o mezzi propri, ma contribuisce al menage domestico, oppure in quelle coppie dove, a fronte dell’esercizio di una azienda da parte di un coniuge, l’altro è solito aiutarlo, pur senza svolgere lavoro dipendente.


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