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Avvocato, se non ce la fai ti cancelli dalla Cassa Forense

5 Ottobre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 Ottobre 2018



La golden share in Cassa Forense…

Il popolo si sta rivoltando contro le elite che lo hanno ingannato, il populismo non c’entra e ha una storia rispettabile (Noam Chomsky).

Per l’Avvocatura italiana è un’altra storia, fatta eccezione per Napoli che ha risposto alla esigenza di rinnovamento.
Si sono concluse le elezioni per il rinnovo del CDD di Cassa Forense dove ha vinto l’astensionismo nazionale se è vero, come pare, sia andato a votare forse poco più del 10% degli aventi diritto, confermando lo status quo, bocciando sonoramente ogni programma di riforma della previdenza e dell’assistenza forense.
Determinante la partecipazione dei COA.
Sul forum “avvocatura cultura” ho letto: «la demagogia del contributivo in Cassa Forense ha perso in tutti i Fori. Ne sono contento».
Che il contributivo sia una demagogia mi è nuovo come concetto ma tant’è; la democrazia si esprime con il voto e il voto, insieme al non voto, è stato inequivocabile.
L’attuale sistema va bene, avanti così.

Se non ce la fai … ti cancelli. In un altro post si legge: «Oggi più che mai appare necessario trovare le più idonee soluzioni per far fronte alle contingenti difficoltà economiche e lavorative, focalizzando l’attenzione prioritariamente sull’ampia fascia di colleghi che, non avendo sufficiente voce, hanno inteso protestare in silenzio, ma con grande dignità, astenendosi dal votare».
Altri che il non voto dell’ampia fascia in sofferenza anticipa lo sciopero contributivo. Speriamo che ciò non avvenga, ma lo sapremo presto.
Un altro attento avvocato ha scritto: Le statistiche sui redditi degli avvocati di Cassa Forense mettono i brividi.
La “questione previdenziale” è sul tavolo da anni anche perché riguarda ormai decine di migliaia di Colleghi che, non raggiungendo un reddito superiore a 15.000 euro, si vedono richiedere dalla Cassa, a titolo di contributi minimi, somme che si aggirano intorno al 20/30% del loro già scarso reddito. Numerose sono le associazioni di base, anche e soprattutto fra quelle non riconosciute dal CNF come maggiormente rappresentative – citerei MGA, Movimento Forense, NAD, ecc. – che hanno la questione previdenziale al centro della loro azione politica.
Eppure le percentuali di affluenza al voto, che in molti fori stentano addirittura ad arrivare al 20% degli aventi diritto, devono far riflettere.
La questione esiste o è solo un fenomeno da social network?
I numeri, ahimè, non ci possono consentire di aderire a questa ottimistica risposta, sebbene non si può omettere di considerare il tema del “sommerso”, che evidentemente esiste, riguarda i piccoli come i grandi studi e costituisce un ulteriore elemento di concorrenza sleale.
C’è allora disinteresse e scarsa conoscenza tecnica verso il tema, o meglio ci si lamenta, spesso solo nei corridoi dei Tribunali e nei surrogati virtuali che li hanno sostituiti, ma non si ha la forza e forse neppure la voglia di mettersi in ballo, individuare candidati che possano supportare le proprie idee anche riformatrici della previdenza forense?
Ma c’è anche un terza ipotesi: si ritiene che il voto sia già blindato e in qualche modo controllato dai COA (anche se con percentuali così basse, sembrerebbe esattamente il contrario e ci sarebbe ancora ampio spazio per candidati “alternativi”) e non si va a votare, sicuri di non poter incidere?
Certo è che questo massiccio astensionismo non riesco a interpretarlo positivamente, soprattutto, quando l’uso della leva previdenziale per sfoltire gli Albi era stato annunciato da tempo e non proprio da un quivis de populo.
A questo punto va però salvaguardata la stabilità economico finanziaria della nostra Fondazione introducendo nei regolamenti la Golden share.

Il riferimento è ad uno specifico istituto che riguarda la governance, ovvero l’insieme delle regole di governo delle aziende che sono state oggetto di processi di privatizzazione negli anni ‘90.
Per Cassa Forense nel 1993/1994.

Com’è noto a tutti il CDD di Cassa Forense è governato da 80 delegati con maggioranza assoluta al Centro Sud. In quest’ultima tornata elettorale, per esempio, il Veneto ha perso un delegato, da 5 a 4 a favore della Calabria.
È altresì noto che il Nord è socio di maggioranza quanto a montante contributivo versato.
Si tratta allora di riequilibrare il sistema attribuendo al Nord la Golden share su ogni delibera di spesa nel senso che, per approvarla, occorrerà il voto favorevole della maggioranza dei delegati del Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna.
Questo a evitare che un bel giorno il socio di maggioranza si stanchi pretendendo l’autonomia previdenziale.
Una modifica di tal genere difficilmente potrà passare nel nuovo Comitato dei Delega e quindi io auspico un intervento del legislatore a completamento del processo di privatizzazione.
La ragione è presto detta: oggi l’equilibrio economico – finanziario di lungo periodo di Cassa Forense è precario e basta pochissimo per alterarlo e nel programma, sondaggiato, di un eletto vi è addirittura il proposito di ridurre il contributo soggettivo dal 14,5% al 10-12%. E’ evidente che un intervento di tal genere porterebbe CF verso il default e va quindi scongiurato in ogni modo.

Fonte: Diritto e Giustizia. Per gentile concessione dell’Autore.


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1 Commento

  1. E’ vero. l’assistenza non esiste. A Trani, per tutelare gli avvocati Santoro-Logrieco, elite, mi stanno costringendo a lavorare, pur disabile, con la pressione alta e problemi cardiologici-neurologici, quasi settantenne, pretendono che la vecchiaia sia tutelabile costringendomi a rimanere iscritta a Trani e pagare contributi che non posso pagare. Ho un certificato medico che mi obbliga a cessare l’attività per salute. Se non mi cancello non posso andare in pensione. Ad oggi, sono diversi giorni che non mangio, perchè non ho soldi. L’assistenza degli avvocati? Solo per Santoro e Logrieco ed amici degli amici …

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