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Licenziamento illegittimo per cessazione attività: cosa fare?

7 ottobre 2018


Licenziamento illegittimo per cessazione attività: cosa fare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 ottobre 2018



Licenziamento per giustificato motivo oggettivo: come contestarlo e quali prove per impugnarlo in tribunale?

Hai appena ricevuto la lettera di preavviso di licenziamento. La giustificazione è che c’è crisi e l’azienda è costretta a chiudere. A te però sembra una scusa: i clienti sono sì diminuiti ma non così tanto da far pensare al fallimento. Del resto, se fosse vero ciò che dice la società, perché mai il datore di lavoro ha pensato di licenziare solo te e pochi altri e non tutti i dipendenti? Insomma, c’è qualcosa di sotto e vuoi scoprirlo. Cosa fare in caso di licenziamento illegittimo per cessazione attività? In questo articolo ti daremo qualche suggerimento pratico da cui prendere spunto.

Ti spiegheremo, in particolare, quando è possibile la risoluzione del rapporto di lavoro per «giustificato motivo oggettivo», quello cioè collegato alla produzione e all’organizzazione interna all’azienda, dipendente da valutazioni dell’imprenditore che nulla hanno a che fare con la condotta del dipendente. Ti diremo come fare ad accorgerti se il datore di lavoro ti sta mentendo e come contestare la lettera di licenziamento.

Il giudice può dire al datore di lavoro quando è giusto licenziare?

Nessun giudice ha il potere di sindacare le scelte del datore di lavoro in merito alla conduzione della propria azienda né può valutare l’eventuale utilità del singolo dipendente. L’imprenditore è libero quindi di chiudere l’azienda o un ramo della stessa in qualsiasi momento così come di licenziare uno, svariati o tutti i dipendenti. Ha persino il diritto di mandare a casa quei lavoratori divenuti inutili perché soppiantati dai software o dai robot, o perché l’assunzione è diventata costosa per le casse dell’impresa. Nel bene o nel male, l’organizzazione interna è un fatto che resta di esclusiva competenza del datore di lavoro e nessuno può dirgli quali scelte intraprendere. Addirittura l’imprenditore che decide, in modo avventato, di assumere personale per una nuova linea di prodotti è libero di licenziarlo pochi mesi dopo se si accorge di aver fatto una valutazione non ponderata e corretta.

I limiti per licenziare per giustificato motivo oggettivo

Gli unici limiti che incontra il datore di lavoro nel licenziare il personale inutile sono tre:

  • non è possibile barare: non si può cioè giustificare il licenziamento per motivi aziendali se questi poi non risultano veri. Ad esempio è illegittimo il licenziamento motivato per una ristrutturazione aziendale se, alla base, vi sono invece ragioni discriminatorie. Di tanto il giudice potrebbe accorgersene, dichiarando nullo il provvedimento, se il posto del dipendente è stato assegnato ad altri;
  • prima di procedere al licenziamento, il datore deve verificare che non vi siano altri posti liberi, di pari livello, a cui adibire il dipendente risultato superfluo; non è tenuto a riscrivere l’organigramma dell’azienda, spostando gli altri dipendenti ad ulteriori mansioni, ma solo a verificare che non vi siano ulteriori mansioni disponibili;
  • se intende licenziare un dipendente le cui mansioni sono identiche a quelle di altri posti assunti nello stesso ramo d’azienda, tra loro sostituibili, il datore non è libero di scegliere chi vuole, ma deve procedere secondo i criteri di preferenza previsti per i licenziamenti collettivi, privilegiando nella conservazione del posto coloro che hanno maggiore anzianità di servizio e un più grosso carico familiare sulle spalle.

Come verificare se il licenziamento per cessazione attività è legittimo?

Il dipendente che intende contestare il licenziamento per cessazione di attività non ha obblighi di prova particolarmente complessi. Innanzitutto deve contestare con una lettera scritta il licenziamento entro 60 giorni dal ricevimento. Nei 180 giorni successivi deve depositare il ricorso in tribunale a mezzo di un avvocato. Nel ricorso egli deve suggerire al giudice le ragioni e i sospetti che inducono a ritenere non vera la motivazione fornita dal datore di lavoro. Spetta poi al datore di lavoro dimostrare – e qui la prova deve essere rigorosa e precisa – la veridicità e fondatezza delle ragioni del licenziamento riportate nella lettera. Facciamo qualche esempio:

  • l’assunzione di un nuovo dipendente da adibire alle stesse mansioni di quello licenziato, effettuata nei mesi immediatamente successivi alla risoluzione del rapporto di lavoro, è considerata una valida ragione per ritenere illegittimo e pretestuoso il licenziamento;
  • il calo del fatturato va dimostrato con i bilanci della società;
  • la cessazione del ramo d’azienda sussiste anche in presenza di una esternalizzazione dei compiti. Se l’azienda intende affidare le mansioni del dipendente a un soggetto esterno che opera con partita Iva il licenziamento è valido;
  • se i compiti cui era adibito il dipendente licenziato vengono affidati a un altro dipende, il licenziamento motivato per “cessazione dell’attività” o delle specifiche mansioni è ritenuto illegittimo. Al contrario è ritenuto lecito se ad essere trasferite su uno o più colleghi del soggetto licenziato sono le sue mansioni accessorie.

Da quanto detto è chiaro che la patata bollente della prova della legittimità del licenziamento spetta all’azienda, ma il dipendente non può limitarsi a una generica contestazione, deve comunque fornire al giudice le indicazioni e le basi su cui giudicare la fondatezza delle ragioni addotte dal datore di lavoro.

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