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Olio extravergine di oliva: quale scegliere

7 ottobre 2018


Olio extravergine di oliva: quale scegliere

> Food Pubblicato il 7 ottobre 2018



Olio di oliva: Come si fa a verificarne la qualità? E come orientarsi tra Oli vergine ed extravergine? C’è una legge a tutela del consumatore contro le truffe?

Stai per acquistare l’olio e non sai deciderti tra le varie offerte? Noti che c’è una rilevante differenza di prezzo e vuoi spendere bene i tuoi soldi senza rinunciare ad un prodotto di qualità? Prediligi il Made in Italy ma temi di non sapere leggere a fondo le etichette? Noi possiamo aiutarti. Partiamo da una domanda di fondo: vergine o extravergine? Questo è infatti il dilemma che può attanagliarti specie quando si vuole anche essere attenti al portafogli. L’Italia è infatti il secondo produttore mondiale di olio d’oliva dopo la Spagna, ma è anche il primo importatore. Ciò significa che non è tutto olio made in Italy quello che luccica nelle bottiglie sulle nostre tavole. Campanilismi a parte, come fare ad orientarsi sulla qualità degli oli, quando è proprio questo uno tra i settori più esposti al rischio di truffe? E cosa dice la legge al riguardo? Ci sono dei test a tutela della qualità? E inoltre ci sono rischi per la salute? Tra i produttori c’è chi è più ligio al rispetto delle regole e chi invece fa il furbetto? Meglio cedere alla tentazione di un marchio rinomato, o andarsi a spulciare le etichette per capire poi, alla prova del gusto, se l’olio acquistato è davvero all’altezza della qualifica “extravergine” che porta? Perché è l’extravergine il top in fatto di oli e l’italiano lo sa bene. Secondo un’indagine Ismea, che ha coinvolto circa 2500 famiglie, sembra infatti che il 79% degli intervistati prediliga l’olio extravergine. Olio extravergine di oliva: quale scegliere? Se ti sei riconosciuto in almeno uno di questi dubbi, il nostro approfondimento fa al caso tuo. Partiamo quindi dal dettato normativo.

Tra quanti tipi di olio è possibile scegliere?

La normativa europea [1] distingue bene i vari tipi di olio (di oliva, vergine, extravergine). L’olio extravergine è il prodotto di categoria superiore, contraddistinto da aroma e sapore molto intensi, il migliore in assoluto per condire a crudo. Ma ci sono anche altri tipi, come – appunto – il “vergine” che ha caratteristiche organolettiche, cioè attinenti all’odore e al sapore, leggermente inferiori rispetto all’extravergine. Per olio di oliva si intende invece una miscela di olio di oliva vergine e olio di oliva raffinato, un prodotto più economico e dal gusto meno intenso. In fondo alla classifica c’è poi l’olio di sansa, il meno pregiato in assoluto, ma pur sempre olio, con la particolarità che viene realizzato con oli estratti dalla pasta che resta dopo l’estrazione meccanica dell’olio.

Quando un olio può dirsi extravergine?

La legge [1] è chiara al riguardo. L’olio deve superare dei test: il primo ad essere sottoposto allo “stress-test” oleario è l’odore, solo una volta che questo passaggio sarà stato superato, si passerà ad una prova di assaggio preventiva. Per cui, in presenza di difetti di odore e sapore, l’olio non potrà essere etichettato come “extravergine”. Terminati gli esami di laboratorio, si passerà all’operazione di schedatura che porterà alla stesura di una scheda di valutazione con evidenziati pregi e difetti. Si aggiudicherà il titolo di extravergine l’olio che avrà totalizzato 0 come media dei difetti, mentre tra i pregi, la caratteristica “fruttato” dovrà essere superiore a 0.

Come devono essere effettuati questi test di laboratorio?

Gli oli da testare devono essere inviati ai laboratori a ciò preposti e testati in forma anonima. Se il primo test non viene superato, la legge prevede altri due test. Perde il titolo di “extravergine” l’olio che non riesce a superare queste due prove ulteriori.

Da chi devono essere effettuati i test di laboratorio?

Anche qui è un regolamento europeo a dettare legge sulle modalità con cui eseguire gli assaggi, e da parte di chi. I gruppi di assaggiatori (i cosiddetti “panel”) sono esperti indipendenti da qualsivoglia interesse commerciale e devono essere riconosciuti dalle autorità nazionali. Nel caso specifico dell’Italia è il ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali l’autorità nazionale a ciò deputato. Il ministero distingue poi due categorie di assaggiatori: quelli “ufficiali”, ai quali le autorità nazionali affidano i controlli sulla qualità dell’olio, e quelli cosiddetti “professionali”, istituiti da associazioni di imprese, da enti locali e dalle Camere di commercio.

Cosa hanno rivelato questi test?

Se alcuni oli italiani sono tra i primi posti nelle classifiche post test di laboratorio, ad onor del vero, va detto che buoni risultati sono stati ottenuti anche da oli di altri paesi europei. Quindi meglio sincerarsi della qualità del prodotto che si sta per acquistare, leggendo a fondo l’etichetta e magari incrociando qualche dato pubblicato dalle Associazioni consumatori, sempre attente a fare il pelo e il contropelo ai prodotti in circolazione.

Quali controversie si annidano in questi test di assaggio?

Porre a fondamento del rilascio della qualifica di extravergine una prova di degustazione non incontra il favore di tutti. C’è infatti chi lo ritiene un parametro troppo soggettivo e quindi discrezionale, ma è pur vero che, in assenza di altri criteri, l’assaggio resta sempre una conditio sine qua non.

Quali rischi corri se un olio non è extravergine come dice l’etichetta?

Nessun problema dal punto di vista della sicurezza alimentare, ma a livello merceologico non è corretto continuare a classificare un olio come “extravergine” quando non ne ha le caratteristiche perché si vende ai consumatori qualcosa che non ha le qualità che afferma di avere e per giunta ad un prezzo più elevato che può oscillare dai 6,00 € fino ai 15,00 € e che in assenza di proprietà specifiche, non avrebbe più ragione di essere.

Quali sono le indicazioni nelle etichette a cui fare attenzione?

Se il marchio non la fa da padrone nell’orientamento dell’olio da acquistare, attenzione ad alcune indicazioni che obbligatoriamente devono essere presenti per legge sull’etichetta e che possono fare da guida all’acquisto. Oltre alla denominazione, devono essere chiaramente riportati il: produttore, i valori nutrizionali, il volume, la data di scadenza del lotto. Un’altra indicazione obbligatoria da apporre sul fronte della bottiglia è inoltre quella relativa all’origine dell’olio e delle olive.

Made in Italy, UE, o Extra UE: come scegli?

Tra le definizioni oggetto di maggiore strumentalizzazione, anche l’origine italiana dell’olio. Non è un caso che la provenienza italiana sia spesso, se non sempre, indicata con caratteri più evidenti rispetto a quelli usati per descrivere la provenienza Ue o Extra-Ue. Anche se non basta certo l’origine per garantire un olio di qualità, attenzione che la dicitura relativa alla provenienza italiana non sia stata apposta in evidenza semplicemente come specchietto per le allodole. Meglio quindi spendere due minuti in più di tempo e sincerarsi della reale provenienza del prodotto, tramite la lettura integrale dell’etichetta.

Quali sono gli accorgimenti nello scegliere il tuo olio a tavola?

Da preferirsi sicuramente gli oli contenuti in bottiglie di vetro scuro o in contenitori in acciaio inox (le classiche latte). Mentre è opportuno non comprare una bottiglia esposta in vetrina oppure vicino a fonti di calore, come per esempio il motore dei banchi frigorifero. L’esposizione ad aria, luce e calore è infatti nemica acerrima dell’olio, prodotto delicato e facilmente soggetto a fenomeni di ossidazione. Questo per evitare di incorrere nei rischi connessi ad una cattiva conservazione del prodotto. Infatti anche un l’olio di ottima qualità e rispettoso di tutti i parametri di legge potrebbe snaturarsi per via di una cattiva esposizione/conservazione nel luogo di distribuzione e rivendita.

Come essere certo che l’olio che acquisti sia nuovo?

Tenendo conto che la raccolta delle olive di solito viene fatta tra novembre e gennaio, è legittimo presumere che l’olio giovane arrivi sugli scaffali ad inizio primavera. Se quindi è tuo intento acquistare una bottiglia di olio nuovo, sappi che sull’etichetta manca spesso la data del raccolto. Non darti per vinto e cerca allora la data di imbottigliamento o, in alternativa, fai affidamento alla data di scadenza, (che generalmente è prevista fra i 18 e i 24 mesi dopo l’imbottigliamento). Ma tieni conto che sono ancora pochi i produttori che riportano la data d’imbottigliamento sulla confezione. Lo fanno: Carapelli, Bertolli e Sasso, mentre Clemente, Zucchi ed Esselunga riportano l’annata del raccolto.

Cosa devi sapere in fatto di olio bio?

Il sistema bio limita, per sua natura, l’uso di pesticidi sostituendoli con un numero ridotto di sostanze naturali. Ma questo non mette gli oli al riparo in toto da contaminazioni. E’ vero infatti che i prodotti bio, per essere tali, devono rispettare determinati accorgimenti, ma è pur vero che vengono coltivati in un mondo dove si fa largo uso di pesticidi e di altri prodotti chimici che non li esenta da contaminazioni. Resta inteso che per nuocere realmente alla salute, la contaminazione deve superare certi livelli.

Come puoi fare per mantenere intatta la qualità dell’olio nel tempo?

Per mantenere intatta la qualità iniziale bisogna, dunque, avere degli specifici accorgimenti anche una volta acquistato il prodotto. Per conservarlo al meglio dovrai prevedere una location in un ambiente fresco e asciutto, al riparo da luce e fonti di calore. Chiudi inoltre sempre bene la bottiglia dopo l’uso per evitare infiltrazioni d’aria. Ma anche qui, sarà l’etichetta a guidarti indicando le migliori condizioni di conservazione e impiego.

Esistono delle tabelle comparative per orientarti all’acquisto?

La risposta è sì! Le “pagelle” prodotto, suddivise per fasce di prezzo, provenienza, qualità organolettiche, valutazioni all’assaggio, presenza di pesticidi, conservazioni e frodi sono spesso reperibili tramite le varie Associazioni Consumatori. Una vetrina virtuale di oli sviscerati secondo i più diversi parametri di valutazione per venire incontro alle esigenze del consumatore. Non a caso l’olio è uno dei pochi prodotti alimentari “sorvegliati speciali” a garanzia del consumatore, giustamente sempre più attento ed esigente nei suoi acquisti.

Ci sono dei “falsi” indicatori di qualità?

Sì. E sono le indicazioni che trovi spesso inserite anche in bella impressione nelle etichette come “Gentile”, “Delicato”, “Classico”. Queste sono tutte qualifiche apposte per attirare semplicemente l’attenzione di chi sta per acquistare il prodotto, ma non corrispondono ad alcuna definizione di legge, né di qualità. Quindi “non ti curar di loro, ma guarda e passa…” come disse qualcuno.

note

[1] Regolamento UE 1169/2011.


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1 Commento

  1. Può essere che la mia considerazione possa essere interpretata come sintomo di ignoranza crassa, ma NON leggo nell’articolo nessun accenno, in merito all’olio extravergine, al GRADO di ACIDITà del prodotto. E’ vero che un olio extravergine deve avere un tasso di acidità NON SUPERIORE a 0,5 o addirittura inferiore? Per fare un esempio pratico quando in fase di assaggio l’olio “raschia in gola”, è già sospetto di… sofisticazione!

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