Diritto e Fisco | Articoli

Multa: conviene fare ricorso?

18 novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 novembre 2018



In questo articolo vedremo se vale la pena di proporre ricorso avverso una multa e in quali casi questa soluzione è consigliabile.

Ti è stata notificata una multa per una violazione al Codice della Strada. Avevi parcheggiato la tua auto in doppia fila, allo scopo di andare in farmacia a prendere un farmaco salva-vita per un tuo familiare. Il posto riservato agli utenti, davanti alla farmacia, era occupato e tu, data l’urgenza, hai lasciato la macchina in posizione irregolare, sapendo che avresti perso pochi minuti. Al tuo ritorno, hai trovato una contravvenzione sul parabrezza. Il vigile era ancora nelle vicinanze e gli hai spiegato la situazione, ma non ha voluto sentire ragioni. Ti sembra di aver subito un’ingiustizia e ti chiedi se in caso di multa: conviene fare ricorso?. In questo articolo troverai le varie soluzioni proposte dalla legge. Quando si riceve la notifica di una multa spesso ci si chiede se sia o meno il caso di proporre ricorso, specialmente qualora si sia consapevoli di essere nel giusto. Prima di parlare dei possibili rimedi ai quali ricorrere quando si subisce una contravvenzione, vediamo come avviene la notifica di quest’ultima.

La notifica della contravvenzione

Quando si commette una violazione al Codice della Strada, la contestazione può avvenire immediatamente oppure in un momento successivo. In linea di massima, la legge stabilisce che l’autore della violazione deve essere subito identificato dagli agenti accertatori, e che gli debba essere consegnato il relativo verbale, nel quale, se vuole, può fare inserire le sue osservazioni.

Tuttavia, la contestazione immediata non è sempre possibile. Sì pensi al caso di un sorpasso azzardato che sia stato rilevato da una pattuglia della polizia che è riuscita a prendere nota della targa, ma non a fermare il trasgressore. Un caso molto comune, poi, è quello delle violazioni poste in essere lasciando in sosta i veicoli. In queste ipotesi, l’automobilista indisciplinato troverà sul parabrezza un foglietto, nel quale è indicata la contravvenzione: questo, però, non è il verbale, ma un preavviso.

In questo caso e in tutti gli altri in cui non è stato possibile identificare immediatamente il trasgressore, il proprietario del veicolo viene identificato mediante la targa dello stesso. Precisamente, l’identificazione viene effettuata dagli agenti accertatori mediante la consultazione del Pubblico Registro Automobilistico, tenuto dall’ ACI, nel quale sono riportati i dati di tutti i veicoli a motore su base provinciale.

In ogni caso (che la contestazione sia stata immediata oppure no), il verbale deve essere notificato entro 90 giorni dalla data dell’accertamento dell’infrazione. Attenzione però: per valutare se questo termine è stato rispettato non occorre considerare la data in cui si è materialmente ricevuto il verbale a casa, bensì quella in cui gli agenti accertatori lo hanno consegnato all’ufficio postale o al messo notificatore [1].

Il verbale deve contenere alcuni elementi essenziali che sono i seguenti:

  • luogo, giorno e ora dell’infrazione;
  • indicazione dell’agente accertatore;
  • descrizione della violazione;
  • indicazione della norma violata;
  • tipo di veicolo e targa;
  • generalità del trasgressore, se identificato, oppure del proprietario;
  • in caso di contestazione immediata, eventuali dichiarazioni del trasgressore;
  • se la contestazione non è stata immediata, breve spiegazione delle ragioni di ciò;
  • quando per infrazione è ammesso il pagamento in misura ridotta, il relativo importo e i termini e le modalità di pagamento.

Multa: quando si può fare ricorso?

Quando la multa viene notificata, specie se è di importo consistente, ci si chiede se sia possibile una scappatoia, facendo ricorso. Ciò è possibile in tre ordini di ipotesi:

  • quando il verbale è stato notificato fuori termine;
  • quando nel verbale manca uno dei suoi elementi essenziali;
  • quando la violazione contestata non c’è stata. In particolare, ciò può verificarsi o perché il fatto materiale non si è verificato (ad esempio, è stato contestato il passaggio con il semaforo rosso, ma in realtà il colore era giallo); oppure perché un comportamento dell’automobilista è stato considerato come infrazione senza esserlo, a causa di una errata interpretazione della legge da parte dell’agente accertatore.

Se vi sono i presupposti per contestare la multa, i rimedi che la legge mette a disposizione sono i seguenti:

  • il ricorso in autotutela;
  • il ricorso al prefetto;
  • il ricorso al giudice di pace.

Esaminiamoli uno per uno. Ciò ci aiuterà a capire quando conviene fare ricorso contro una multa.

Il ricorso in autotutela

Il ricorso in autotutela [2] rappresenta la soluzione più semplice e meno dispendiosa, ma non si presta a tutte le situazioni.

È possibile utilizzare questa tipologia di ricorso quando la multa è palesemente illegittima e ciò risulta evidente senza necessità di avvalersi di prove complesse o di ragionamenti giuridici elaborati. Si tratta di un ricorso indirizzato alla stessa autorità che ha accertato la contravvenzione. Se l’illegittimità di quest’ultima è evidente, detta autorità, per tutelare l’ente al quale appartiene, preferirà annullare senza indugio il verbale, piuttosto che subire un ricorso da parte dell’automobilista, con dispendio di tempo e di risorse, e magari anche con una condanna alle spese.

Un esempio può essere quello di un automobilista al quale è stato notificato un verbale per divieto di sosta, ma che nel giorno e nell’ora indicati, si trovava in una città diversa con la sua auto. Può dimostrarlo grazie alla ricevuta del parcheggio dell’albergo in cui ha alloggiato, in cui è specificata la targa del suo veicolo. Propone quindi ricorso in autotutela, allegando copia della suddetta ricevuta. Poiché è evidente che il veicolo è stato identificato in modo errato, il comando dei vigili urbani annullerà il verbale in autotutela.

Il ricorso in autotutela si presenta in carta semplice, depositandolo presso l’ufficio o il comando dell’organo che ha accertato la violazione al Codice della Strada. In alternativa, è possibile spedirlo a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento. Non sono previsti dei termini ben precisi entro i quali l’organo accertatore deve pronunciarsi, quindi bisogna fare bene attenzione che, nell’attesa, non decorrano i termini per proporre ricorso al prefetto o al giudice di pace.

Può essere una buona idea contattare in maniera informale gli uffici dell’organo accertatore e chiedere se, in casi come quello prospettato, sono soliti procedere all’annullamento del verbale. Infatti va precisato che l’autorità che ha accertato la violazione ha la facoltà di annullare il verbale in caso di illegittimità dello stesso, ma non l’obbligo.

Proporre ricorso in autotutela contro una multa può quindi essere una buona idea per ottenere l’annullamento del verbale senza nessuna spesa, ma soltanto nei casi in cui l’illegittimità della contravvenzione è di grande evidenza.

Il ricorso al prefetto

Il ricorso al prefetto deve essere proposto entro 60 giorni dalla notifica del verbale. Esso deve essere redatto in carta semplice e spedito a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento al prefetto competente per territorio rispetto al luogo in cui è stata commessa l’infrazione. In alternativa, è possibile spedire il ricorso, sempre a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento, agli uffici dell’organo accertatore della violazione (vigili urbani, carabinieri, polizia, guardia di finanza).

Nell’intestazione del ricorso occorre specificare la dicitura: “Ricorso al Prefetto avverso contravvenzione per violazione del Codice della Strada”.

Al ricorso va allegata tutta la documentazione che si ritiene idonea per consentire una valutazione dello stesso, ad esempio dichiarazioni di testimoni, fotografie, scontrini, ricevute, e altro ancora. L’automobilista può chiedere di essere sentito personalmente.

I termini che ha il prefetto per pronunciarsi sul ricorso sono i seguenti:

  • se il ricorso è stato spedito direttamente al prefetto, la decisione deve avvenire entro 210 giorni dalla spedizione. Infatti l’istruttoria sul ricorso non viene effettuata direttamente dalla prefettura, bensì dall’ufficio o comando al quale appartiene l’organo accertatore. Pertanto il prefetto, nei primi 30 giorni dalla ricezione del ricorso, deve spedire quest’ultimo agli uffici dell’organo accertatore. Tale ufficio ha quindi 60 giorni per compiere l’istruttoria e per ritrasmettere gli atti al prefetto, con le risultanze dell’attività svolta. Il prefetto, entro i 120 giorni successivi, si pronuncia sul ricorso, accogliendolo o rigettandolo. Se lo accoglie, annulla il verbale impugnato. Se invece lo rigetta, emette un’ordinanza-ingiunzione in cui intima al trasgressore di pagare la multa per un importo pari al doppio di quello indicato dal verbale;
  • se invece il ricorso è stato spedito direttamente all’organo accertatore, il prefetto si deve pronunziare entro 180 giorni dalla spedizione del ricorso. In tal caso, infatti, l’organo accertatore, ricevuto il ricorso, effettua subito l’istruttoria  e ha 60 giorni di tempo per inoltrare al prefetto il ricorso, insieme alle risultanze dell’attività svolta. Il prefetto decide nei 120 giorni successivi, accogliendo oppure rigettando il ricorso come spiegato sopra.

Se il prefetto non risponde nei termini stabiliti, si verifica il cosiddetto silenzio assenso: il ricorso si considera accolto. Contro l’ordinanza-ingiunzione del prefetto che rigetta il ricorso, è possibile rivolgersi al giudice di pace, entro 30 giorni dalla notifica dell’ordinanza stessa.

Proporre ricorso al prefetto contro una multa conviene?

Se si è molto sicuri delle proprie ragioni, è una carta che vale la pena di giocarsi, perché decisamente poco costosa. Oltre tutto, contro un eventuale rigetto del ricorso è ancora possibile ricorrere al giudice di pace. Tuttavia, se l’illegittimità del verbale non è assolutamente certa, è meglio lasciar perdere. Infatti, c’è il rischio di dover pagare, a seguito dell’ordinanza-ingiunzione, molto più di quanto originariamente previsto; e, se le prove sono complesse o le norme di dubbia interpretazione, si corre il rischio di perdere anche il ricorso davanti al giudice di pace, e vedere così aumentare ulteriormente le spese.

Il ricorso al giudice di pace

Il ricorso al giudice di pace può essere proposto sia contro il verbale di contravvenzione, sia contro l’ordinanza-ingiunzione emessa dal prefetto che rigetta un ricorso.

Il termine per la proposizione è di 30 giorni dalla notifica del verbale o dell’ordinanza-ingiunzione. Il ricorso si propone mediante deposito nella cancelleria del giudice di pace, competente per territorio in base al luogo in cui è stata commessa l’infrazione. E’ possibile anche spedire il ricorso, con la documentazione allegata, a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento.

Tramite un’apposita sezione del sito del Ministero della Giustizia,  si può anche  presentare il ricorso online. Ciò consente di essere tempestivamente informati sulla data delle udienze e sui provvedimenti del giudice, ma non esime comunque dalla presentazione del ricorso anche in forma cartacea.

Se il valore della causa non supera i 1.100 euro è possibile stare in giudizio senza l’assistenza di un avvocato. Bisogna però partecipare alle udienze, il che può risultare scomodo o impossibile, se il giudice ha sede in un luogo lontano dalla propria residenza. In tal caso, si dovrebbe poter delegare una persona del posto, oppure rivolgersi comunque a un avvocato. Se non ci si presenta in udienza, infatti, si rischia la cancellazione del ricorso.

Rivolgersi al giudice di pace dà maggiori garanzie rispetto al ricorso al Prefetto, perché consente una discussione approfondita del ricorso e la possibilità di chiedere  mezzi di prova anche complessi (accertamenti tecnici, testimonianze).

Tuttavia, presenta anche alcuni svantaggi:

  • innanzi tutto, vi sono dei costi iniziali da sostenere. Infatti, chi intraprende una causa deve pagare una tassa, il cosiddetto “contributo unificato”, il cui importo varia secondo il valore della causa stessa. Tenendo conto del fatto che, se pagata tempestivamente, la multa può essere corrisposta in misura ridotta, essa potrebbe essere anche inferiore rispetto a detto contributo;
  • inoltre, anche se non ci si rivolge a un avvocato, bisogna mettere in conto il tempo che si perderà per partecipare alle udienze (a volte con attese lunghissime), oltre alle spese necessarie per gli spostamenti;
  • infine, se il giudice di pace rigetta il ricorso, non solo condannerà il trasgressore al pagamento della sanzione, che può anche essere aumentata, ma anche a corrispondere le spese processuali alla controparte.

Da ciò si comprende che il ricorso al giudice di pace conviene solo se l’importo della multa è consistente e vi sono ottime probabilità di vincerlo.

Ora sarai in grado di rispondere tu stesso alla domanda iniziale: in caso di multa, conviene fare ricorso? La risposta sarà affermativa, se si dispone di tutte le prove utili a contestarla agevolmente; in caso contrario, sarà meglio pagarla subito, a maggior ragione se è ammesso il pagamento in misura ridotta, onde evitare spese maggiori.

note

[1] Cass. sent. n. 7765/2015.
[2] D.L. n. 564/94.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI