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Come aprire un asilo nido

6 novembre 2018 | Autore: Teresa Rullo


Come aprire un asilo nido

> Cultura e società Pubblicato il 6 novembre 2018



Centri per l’infanzia: vere e proprie aziende che si prendono cura dei bambini. I genitori vanno a lavoro più sereni se affidano i figli a educatori qualificati.

La passione per i bambini può diventare una vera e propria attività imprenditoriale, passando così da baby sitter o animatore d’infanzia a imprenditore. Ti piacciono i bambini? Sei un genitore in cerca di qualcuno che si prenda cura dei tuoi figli e magari stai pensando di unire l’utile al dilettevole? Oppure, hai lavorato come baby sitter o animatore e pensi che sia arrivato il momento di avviare una tua attività lavorativa? Bene! Stai leggendo l’articolo che fa per te perché in breve ti spiegheremo come aprire un asilo nido dandoti tutte le informazioni utili allo scopo. Diversi sono gli aspetti da considerare, dalla individuazione della struttura fino all’ottenimento di fondi per l’avvio dell’attività e sicuramente la burocrazia inizialmente ti accompagnerà. Le domande che devi porti riguardano il tuo titolo di studio, dove sarà ubicato il tuo asilo nido, quale locale adibire ad asilo, quante persone stai pensando di assumere e ovviamente quali risorse economiche hai a disposizione. Analizziamo un punto alla volta e vediamo come fare.

Titoli di studio e qualifiche professionali

Un primo aspetto da prendere in considerazione sono i requisiti del personale che si dedicherà all’insegnamento. Almeno fino all’anno scolastico 2019/2020, momento in cui entreranno in vigore le modifiche introdotte dal decreto numero 65 del 2017, le persone che lavoreranno con i bambini come educatori dovranno avere conseguito una laurea triennale in Scienze dell’Educazione (classe L-19), unico titolo con il quale si diventa educatori socio-pedagogici.

Tale percorso di studi, però, deve essere ad indirizzo per educatori dei servizi educativi per l’infanzia. Anche coloro i quali abbiano conseguito una laurea in Scienze della formazione primaria (classe L-18bis) possono, in realtà, accedere a tale sistema educativo, purché abbiano conseguito 60 crediti formativi universitari (CFU) presso un istituto universitario. Tali crediti dovranno essere specifici ed avere ad oggetto proprio un corso di formazione per l’insegnamento negli asili nido. Fino all’inizio dell’anno scolastico 2019/2020 vengono riconosciuti anche i vecchi titoli per insegnare, purché conseguiti entro il 31.12.2017. E quindi, ad esempio, il diploma del liceo socio-psico-pedagogico o il diploma di tecnico dei servizi sociali. Titoli comunque riconosciuti sempre su base regionale.

Dove aprire un asilo nido?

Sicuramente sono tanti i genitori che, sempre più di frequente, preferiscono affidare i loro piccoli ad un asilo nido piuttosto che a una persona di loro conoscenza. I motivi possono essere diversi. Innanzitutto la possibilità di assegnare i bambini a personale qualificato che esercita con professionalità all’interno di strutture dotate di materiale pedagogico e vari comfort per garantire ai piccoli ospiti un gradevole intrattenimento. In secondo luogo, la possibilità di far relazionare i piccoli di casa con altri coetanei, piuttosto che fargli trascorrere l’intera giornata in casa e al parco con una persona adulta che si prenda cura di loro.

Fatte tali premesse, ritengo che, al di là delle realtà dei piccoli paesi in cui l’ubicazione dell’asilo nido può essere quasi irrilevante, in città probabilmente sono da preferire quartieri e strade in cui si trovano tante uffici e/o aziende in quanto per un genitore è sicuramente molto più comodo accompagnare il proprio figlio in un luogo a cinque minuti dal lavoro piuttosto che iscriverlo in un asilo nido che si trova dall’altra parte della città. Inutile dire che la presenza di un parcheggio sarà una caratteristica che ti assicurerà un certo numero di clienti.

Tale ultima valutazione deve necessariamente essere valutata in comparazione anche al numero di asili nido già presenti sul territorio e in quel determinato quartiere di nostro interesse. Inutile evidenziare che sarebbe inutile e superfluo investire in un luogo in cui già ci sono una o più strutture. Probabilmente, in tal caso, solo se tu decidessi di offrire un servizio innovativo ed ulteriore rispetto agli altri potresti accaparrarti qualche cliente.

Il locale: quali requisiti deve avere?

I requisiti che il locale deve avere ce li richiede la legge numero 1044/1971 e sarà il Comune in cui dovrà essere ubicato l’asilo nido l’Ente con cui dovrai relazionarti principalmente per ottenere l’autorizzazione e i permessi necessari all’apertura. Ma saranno necessari anche un certificato di agibilità, rilasciato dai Vigili del Fuoco a seguito di sopralluogo, e le autorizzazioni sanitarie dell’Asl.

Per quanto riguarda il locale, questo dovrà essere scelto seguendo alcune caratteristiche indispensabili. Bisogna, innanzitutto, tener conto del numero di bambini che si vorrà ospitare in quanto ogni bambino necessita, per legge, di un certo spazio. L’immobile dovrà, inoltre, essere dotato di due bagni (maschi e femmine) per i piccoli ospiti, di una sala o comunque di uno spazio adeguato per cambiare i bambini, di un bagno annesso allo spogliatoio per il personale, di una zona per far riposare i bimbi, di una cucina per la preparazione dei pasti ai bambini. Sarà, inoltre, necessario avere una sala adeguata per l’accoglienza dei nostri piccoli ospiti e per il loro guardaroba, uno spazio per il ricevimento dei genitori ed un armadietto per il primo soccorso.

Dunque, se hai già un immobile di proprietà che si trova anche in una zona da te individuata come propizia, dovrai recarti al Comune o affidarti ad un professionista per ottenere tutti i requisiti strutturali necessari e capire quali modifiche dover apportare alla struttura. In alternativa, se non hai un bene di proprietà da poter utilizzare, ti converrà individuare una struttura in cui dovrai apportare il minor numero possibile di modifiche.

Quante persone lavoreranno nel mio asilo nido?

Ci sono, poi, da considerare, le spese riguardanti il personale. Tali costi dipendono anche dal numero di persone che lavoreranno all’interno della struttura. Infatti, oltre al personale che si occupa dell’educazione, se il numero di bambini è rilevante, possiamo anche decidere di assumere qualcuno in segreteria, piuttosto che occuparci di entrambe le attività.

Il personale che si dedicherà all’insegnamento deve essere qualificato, come abbiamo già chiarito sopra. A questo, poi, si aggiungono le persone che dovranno dedicarsi alla pulizia della struttura. Eventualmente, si potrà valutare anche l’ipotesi dell’affidamento del servizio ad una impresa di pulizia piuttosto che di assunzioni dirette. Le spese della gestione del personale riguardano sia il pagamento degli stipendi, sia il versamento dei contributi previdenziali e i costi dell’assicurazione obbligatoria INAIL. La tassazione, com’è noto, coprirà ogni tipo di spesa sostenuta nella gestione, comprese le spese relative al personale.

Quanto mi costa?

Ovviamente aprire un silo nido comporta dei costi e si presume che chi abbia in mente di farlo abbia anche delle risorse oppure la possibilità di accedervi.

Vediamo quali sono le spese. Innanzitutto i costi legati alla struttura che possono dipendere dal pagamento del canone di locazione o addirittura dall’acquisto, dalle spese di ristrutturazione per renderla adeguata agli standard richiesti, le spese tecniche e di consulenza. Dopodiché bisognerà pensare all’allestimento intero dell’asilo con l’acquisto di tutte le suppellettili necessarie, quali banchi, sedie, appendiabiti, lavagne, giochi e materiale educativo. Ma anche fasciatoi e culle se l’affidamento dei bambini è a tempo pieno. La struttura dovrà sempre rispettare gli standard di igiene e sicurezza a cui abbiamo accennato sopra e che vengono dettati dal Comune. Alle spese elencate che sicuramente rappresentano alcune di quelle iniziali, vanno poi sommate le spese di gestione relative al pagamento delle bollette, dell’eventuale canone di locazione, del commercialista che ci segue la contabilità, e poi sicuramente detersivi, saponi e tutto il resto oggetto di quotidiano utilizzo. A seconda del numero di bambini che si decide di accogliere, un altro costo da sostenere è il pagamento della polizza assicurativa per i bambini affinché siano coperti da eventuali danni e/o infortuni che possano occorrergli durante le ore di permanenza nell’asilo.

Una ipotesi da poter prendere in considerazione, sia per muoversi più facilmente nella burocrazia, sia per avere una maggiore sicurezza ed affidabilità ci si potrà anche aprire in franchising ed affiliarsi ad una grande azienda del settore.

Esistono contributi pubblici?

Come abbiamo evidenziato, l’apertura di un asilo nido comporta molti costi. Proprio per tale ragione, oltre a pensare di avviare tale attività in modo autonomo, ricorrendo soltanto a finanziamenti privati da parte delle banche, è bene valutare e verificare la possibilità di avvedere a contributi pubblici. Esistono, infatti, diversi canali di finanziamento, che possono supportare, soprattutto i giovani, nell’apertura di un’attività. Molto spesso tali contributi sono in parte a fondo perduto, il che significa che se io decido di investire Euro 100.000 potrei avere un finanziamento di Euro 35.000 che non dovrò restituire.

Ovviamente per potervi accedere devono sussistere una serie di requisiti previsti dal bando nel momento in cui viene presentata la domanda. Ed anche il progetto presentato per la partecipazione dovrà rispettare gli standard richiesti. I canali di finanziamento sono diversi, anche a seconda del momento storico in cui ci troviamo. Un esempio è il contributo di Invitalia denominato “Resto al Sud”. Un contributo a fondo perduto in vigore dal gennaio 2018 e rivolto ai giovani tra i 18 ed i 35 anni residenti nelle seguenti regioni: Campania, Calabria, Basilicata, Puglia, Sicilia, Abruzzo, Molise e Sardegna.

Oltre ad un contributo a fondo perduto del 35%, in questo caso, viene prevista anche una garanzia da parte dello Stato sul finanziamento bancario che viene concesso da una delle banche convenzionate. Oltre a questo contributo, citato solo come esempio, ci sono spesso contributi rivolti ai giovani imprenditori e/o alle giovani donne che decidono di intraprendere una carriera imprenditoriale. In generale, le agevolazioni previste per tale tipo di attività sono su base regionale e quindi è possibile visualizzare l’esistenza di bandi per ottenere finanziamenti direttamente sul sito web della regione di appartenenza.

Di Teresa Rullo

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