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Patente B: meglio da privatista o con la scuola guida?

18 Novembre 2018


Patente B: meglio da privatista o con la scuola guida?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 Novembre 2018



La patente da privatista è un’alternativa valida alla scuola guida ma presenta pro e contro: il risparmio è contenuto dopo l’introduzione delle sei guide obbligatorie e deve essere compensato da una maggiore propensione all’intraprendenza.

Patente B: meglio da privatista o con la scuola guida? Conseguire la patente di guida rappresenta un traguardo importante, ma prima di compiere questo passo è anche bene conoscerne i costi, per capire se si è nella condizione economica adeguata per affrontarli. L’iter più semplice per il conseguimento della patente è iscriversi ad una scuola guida, ma esiste anche una seconda alternativa, che permette di risparmiare: richiedere la patente da privatista. In questo articolo cercherò di presentarti i pro e i contro di entrambe le scelte e ti guiderò passo a passo in tutte le fasi e gli steps necessari per il conseguimento della patente B qualora tu decidessi di non affidarti ad una scuola guida ma di intraprendere, al contrario, il percorso di privatista.

Patente da privatista: lato positivo e lato negativo 

Richiedere la patente da privatista può avere sia un lato positivo, in quanto consente di risparmiare, sia un lato negativo, in quanto significa rinunciare al supporto dell’autoscuola nella gestione di tutti gli aspetti inerenti alla patente, dall’aiuto nella gestione delle pratiche burocratiche al sostegno dato dalla frequentazione delle lezioni didattiche al fine di un buon esito dell’esame.

Inoltre, è bene che tu sappia fin da subito che l’entità del risparmio come privatisti è drasticamente diminuita da quando, nell’aprile del 2012 e a decorrere dal 2 maggio [1], è stato introdotto l’obbligo per tutti – privatisti e non – di 6 ore di guida con istruttore abilitato e autorizzato, cioè presso un’autoscuola. In parole povere, questo significa che non è più possibile per un privatista svolgere autonomamente la parte dell’esame pratico.

Patente da privatista: quale percorso?  

Guardando all’intero percorso da un punto di vista generale il privatista, quindi, può:

  • occuparsi in autonomia del disbrigo delle pratiche iniziali, necessario per accedere all’esame teorico (questa parte burocratica comprende sia la consegna dei documenti in motorizzazione sia la prenotazione del giorno dell’esame di teoria, in base alle disponibilità fornite dalla motorizzazione);
  • affrontare il test di teoria, costituito da 40 domande e il cui esito è positivo con un numero di errori inferiore a 4. La legge non obbliga a frequentare lezioni di teoria: il privatista può occuparsi della sua formazione da autodidatta. L’esito dell’esame viene comunicato lo stesso giorno;
  • se l’esito dell’esame teorico è positivo, il privatista, entrando in possesso del cosiddetto “foglio rosa” o modello TT 1561N che viene rilasciato il giorno successivo (anche se potrebbe volerci qualche giorno per effettuarne il ritiro in motorizzazione), può esercitarsi alla guida di un veicolo se con accompagnatore di età non superiore a 65 anni e che abbia conseguito la patente di guida da almeno 10 anni. Il veicolo, inoltre, dovrà essere munito, sia nella parte anteriore che posteriore, di un contrassegno in materiale retroriflettente con la lettera “P” di principiante.

Il privatista non potrà invece prenotarsi per l’esame di pratica senza aver effettuato le 6 ore di guida obbligatorie con istruttore certificato e abilitato, senza quindi essersi iscritto in una scuola guida: la tassa di iscrizione che i non privatisti pagano per entrare in scuola guida, e accedere così alle lezioni teoriche, il privatista la pagherà in seguito all’esito positivo dell’esame teorico e previa presentazione del foglio rosa rilasciatogli dalla motorizzazione.

Dove presentare la domanda?

Il privatista dovrà occuparsi da solo di raccogliere tutta la documentazione necessaria per la presentazione della domanda. Il primo passo fondamentale è individuare l’Ufficio della Motorizzazione Civile della propria provincia di residenza: è possibile anche fare domanda di conseguimento della patente presso un altro UMC, non della provincia di residenza, ma una volta avviate le pratiche presso un Ufficio della Motorizzazione tutti gli esami dovranno essere svolti lì o, comunque, all’interno della provincia di riferimento.

Per domande presso UMC limitrofi non si pongono particolari problemi, mentre per UMC non limitrofi è richiesta la presentazione di una giustificazione scritta del parte del candidato fuori provincia, che verrà poi vagliata dal direttore dell’UMC. In sintesi, una volta scelto l’Ufficio della Motorizzazione bisognerà fare capo allo stesso per tutti gli steps successivi, quindi sapere che – per le sei guide obbligatorie – bisognerà iscriversi in un’autoscuola all’interno della stessa provincia dell’UMC prescelto.

Qual è la documentazione necessaria?

Il secondo passo per un privatista è raccogliere la documentazione necessaria: all’inizio di questa fase è bene cercare di procurarsi per primo il documento che richiede i tempi più lunghi, ossia il certificato medico, che deve essere rilasciato da un medico appartenente all’Azienda Sanitaria Locale (ASL) o, in alternativa, da un medico militare delle Ferrovie dello Stato.

Per richiedere la visita, al fine di ottenere il certificato medico, è necessario essere in possesso di:

  •  certificato anamnestico del proprio medico curante il cui costo varia a discrezione del medico (dai 30 ai 100 euro);
  •  una fototessera che verrà poi apposta sul certificato medico;
  • (eventualmente) ricevuta di pagamento del ticket (varia in base all’ASL);
  • marca da bollo di 16 euro.

Al certificato medico dovrà essere accompagnata la seguente documentazione:

  • modello denominato mod. TT 2112 in distribuzione presso gli UMC o scaricabile;
  • codice fiscale e due sue fotocopie;
  • eventuali altri patenti in possesso e due loro fotocopie;
  • carta d’identità e due sue fotocopie;
  • due fototessere;
  • tre bollettini (si trovano già precompilati negli Uffici postali o negli UCM): un versamento sul c./c. 9001 di 26,40 euro e due versamenti su c./c. 4028 di 16 euro. I codici causali vanno lasciati vuoti e il versamento sul c./c. 9001 ha validità di 4 mesi.

Come prepararsi all’esame teorico? 

Una volta consegnata la documentazione e registrato/a, occorre provvedere a ritirare entro 30 giorni la ricevuta che consentirà di prenotarsi all’esame di teoria, quest’ultima con validità di sei mesi. L’esame di teoria può essere reiterato per due volte all’interno di questi sei mesi, trascorsi i quali sarà necessario presentare una nuova domanda (quindi ripagare i bollettini, il certificato medico etc).

Un privatista dovrà prepararsi all’esame da autodidatta: è questa, probabilmente, la fase che viene percepita dal privatista come la più difficile, perché dovrà studiare in autonomia il codice stradale e apprendere tutti i concetti necessari per un buon esito dell’esame.

Fortunatamente, gli strumenti utili a una buona preparazione sono facilmente reperibili e constano di:

  • un manuale di base aggiornato per le patenti A e B: lo si può acquistare online, in una libreria o in alternativa farselo prestare da un’amico che abbia conseguito la patente di recente. Puoi scegliere il manuale in base al tuo gusto o in base ai consigli altrui, ma fondamentale è che sia recente perché le norme possono cambiare nel tempo (ad esempio, nel 2016 è stato introdotto il reato di omicidio stradale) [2], infatti anche le domande nei quiz vengono aggiornate;
  • un libro di quiz (di solito venduto insieme al manuale). Il libro dei quiz può essere integrato o sostituito dai quiz ministeriali online, simulazioni dell’effettivo esame, o da applicazioni scaricabili sullo smartphone (basta digitare sullo store del proprio cellulare le parole “quiz patente” per trovarle).

L’iscrizione in autoscuola per le guide obbligatorie

Superato l’esame di teoria, i due passaggi successivi sono:

  • il ritiro del foglio rosa presso l’UMC, che ha validità di 6 mesi;
  • l’iscrizione presso un’autoscuola (il cui costo può variare: mediamente dai 150 ai 200 euro).

Solitamente il numero di guide necessario per imparare a prendere confidenza con l’automobile nel traffico si aggira sulla quindicina, ma il tempo di apprendimento può dipendere da una molteplicità di fattori: fattori emotivi, soprattutto. Le guide autonome con un familiare o un amico possono aiutare ma non sostituire l’insegnamento dell’istruttore abilitato.

La legge prevede almeno sei ore di guide obbligatorie di cui:

  • 2 in condizioni di visione notturna;
  • 2 su autostrade o strade extraurbane.

Il costo complessivo delle guide può lievitare molto e ciò dipende, appunto, dal numero di ore di guida necessarie per arrivare preparati all’esame, il che varia da persona a persona. Calcolando solo le guide obbligatorie e presupponendo un costo medio delle guide di 50 euro all’ora, la base minima di spesa è di 300 euro.

Fa davvero risparmiare la patente da privatista?

Tirando un po’ le somme, richiedere la patente come privatista è l’opzione migliore per chi desideri risparmiare ma bisogna tenere anche conto che il risparmio è contenuto in proporzione alle maggiori difficoltà che un privatista è chiamato ad affrontare: facendo l’esame di teoria come privatisti e l’esame di pratica con la scuola guida si può arrivare presumibilmente a spendere un totale di 800 euro (a fronte dei 1100/ 1200 euro che si solito si arriva a spendere con la scuola guida), cifra che però è puramente ipotetica, se si tiene in considerazione il fatto che la parte economica più esosa (ossia la guida pratica) deve essere comunque svolta all’interno di una scuola guida e non può venire determinata dalla scelta di aver intrapreso il percorso come privatisti.

Ciò che, insomma, può determinare un reale risparmio è la capacità di apprendere in fretta nella parte pratica, è avere un parente o un amico con i requisiti necessari per poter integrare il lavoro dell’istruttore (non sostituirlo). I soldi risparmiati come privatisti, infine, devono essere compensati da una maggiore fatica, intraprendenza e propensione allo studio.

Di ESTER PROCOPIO


note

[1] D. M. del 20.04.2012.

[2] L. n. 41/2016.


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