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Cauzione penale

3 novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 novembre 2018



Cos’è e a cosa serve la cauzione? Cos’è la cauzione per buona condotta? C’è differenza tra cauzione civile e cauzione penale?

Senz’altro ti sarà capitato di vedere qualche film poliziesco americano ove il colpevole, condotto in carcere, riusciva a riottenere la libertà pagando una somma di denaro: la famosa cauzione. Allo stesso modo, seguendo la cronaca giudiziaria internazionale, avrai sentito parlare di note celebrità che, messe dietro le sbarre, si sono immediatamente liberate pagando la cauzione fissata dal giudice. Ebbene, devi sapere che questo tipo di istituto, cioè la cauzione, nell’ordinamento italiano esiste, ma non corrisponde proprio al meccanismo che ti ho appena illustrato. In altre parole, se vieni arrestato non puoi liberarti pagando una somma di danaro. Perché no? Perché, se così fosse, solamente i più facoltosi potrebbero permettersi di farla (momentaneamente) franca, evitando la detenzione cautelare. E allora: cosa si intende per cauzione, secondo la legge italiana? Se ti stai ponendo questo interrogativo, ti invito a proseguire nella lettura dell’articolo: vedremo insieme cos’è la cauzione penale.

Cauzione: cos’è?

Prima di spiegarti cos’è la cauzione penale, è bene che ti dica cosa si intende, in generale, per cauzione. Sebbene la legge non fornisca una definizione, la cauzione è un istituto ben noto al diritto civile e consiste in una prestazione patrimoniale pagata a titolo di garanzia. Detto in altri termini, la cauzione è quel deposito di denaro effettuato a garanzia dell’adempimento di eventuali obbligazioni future. Ad esempio, il codice di procedura civile dice che, se l’efficacia di un titolo esecutivo (ad esempio, una sentenza) è subordinata ad una cauzione, non si può iniziare l’esecuzione forzata finché la cauzione non sia stata versata [1].

Cauzione penale: cos’è?

Nel diritto penale, la cauzione assolve ad una funzione di garanzia non dissimile da quella vista sopra per il diritto civile: dice il codice di procedura penale che non è possibile procedere al sequestro conservativo dei beni dell’imputato o del responsabile civile se questi offrono una cauzione idonea a garantire il pagamento delle spese derivanti dalla condotta illecita (e cioè, in buona sostanza: il risarcimento dei danni a favore della persona offesa; il pagamento della pena pecuniaria e quello delle spese di giustizia) [2].

In pratica, avviene ciò: per evitare che l’indagato/imputato possa rendersi inadempiente agli obblighi pecuniari nascenti dalla sua condotta (uno su tutti: il risarcimento del danno alla vittima), la persona danneggiata o il pubblico ministero possono chiedere al giudice il sequestro dei suoi beni. L’indagato/imputato, però, può scampare al sequestro se offre una cauzione che garantisca il suo futuro adempimento: ad esempio, una somma di danaro oppure un bene. Lo stesso è possibile fare quando il sequestro sia già stato disposto: se il giudice ritiene proporzionata la cauzione, dispone il dissequestro dei beni.

Cauzione di buona condotta: cos’è?

Esiste un’altra forma di cauzione penale: la cauzione di buona condotta. La cauzione di buona condotta è una misura di sicurezza patrimoniale che consiste nel deposito, presso la Cassa delle ammende, di una somma non inferiore a 103,29 né superiore a 2.065,83 euro [3]. La durata della cauzione di buona condotta non può essere inferiore a un anno, né superiore a cinque, e decorre dal giorno in cui la cauzione fu prestata.

A cosa serve la cauzione di buona condotta? È presto detto: lo scopo è quello di evitare che un soggetto delinqua a fronte della possibilità di perdere la cauzione versata. In pratica, la legge ti dice così: se ti comporti bene, ti restituisco la cauzione; altrimenti, la trattengo a titolo definitivo.

La cauzione di buona condotta può essere imposta, a discrezione del giudice, valutata la personalità del soggetto, nei confronti di chi è sottoposto a misura di sicurezza personale e, più nello specifico, a coloro che:

  • hanno trasgredito agli obblighi di libertà vigilata;
  • sono venuti meno al divieto di frequentare osterie e spacci di bevande alcoliche;
  • terminano il periodo di ricovero in casa di lavoro o in colonia agricola, se il giudice non ordina la libertà vigilata.

Se l’obbligo di buona condotta viene rispettato, il giudice, terminato il periodo stabilito, ordina la restituzione delle somme o l’estinzione delle garanzie prestate. In luogo del versamento di una somma di denaro, è ammessa la prestazione di una garanzia di tipo fideiussorio.

note

[1] Art. 478 cod. proc. civ.

[2] Art. 319 cod. proc. pen.

[3] Art. 237 cod. pen.

Autore immagine: Pixabay.com


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