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Le società di ingegneria

13 ottobre 2018 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 13 ottobre 2018



Le società tra professionisti: condizioni e requisiti di STP tra ingegneri.

Le disposizioni dei commi 148 e 149 L. 124/2017 hanno esteso alle società di ingegneria, costituite in forma di società di capitali o cooperative, la disciplina della L. 266/1997, che per prima ha consentito l’esercizio della professione in forma societaria. L’intervento normativo consente di affermare la validità dei contratti conclusi dall’11 agosto 1997 tra le suddette società di ingegneria e i privati, superando interpretazioni opposte date dalla giurisprudenza. Si ricorda che, in origine, la L. 1815/1939 ha vietato a tutti i professionisti di esercitare la professione attraverso il ricorso alla forma societaria (art. 2), consentendo esclusivamente la costituzione di associazioni professionali (art. 1).

il generale divieto di ricorso alla forma societaria è stato abrogato dall’art. 24 L. 266/1997 (c.d. legge Bersani), entrata in vigore l’11 agosto 1997. Tale disposizione, peraltro, rinviava a un regolamento di esecuzione la determinazione dei requisiti per l’esercizio delle attività in forma societaria; il regolamento non è stato mai emanato.

È poi intervenuto l’art. 2, co. 1, lett. c), D.L. 223/2006 (decreto Bersani), che ha abrogato le disposizioni legislative e regolamentari che prevedevano il divieto di fornire all’utenza servizi professionali di tipo inter- disciplinare da parte di società di persone o associazioni tra professionisti (c.d. società multidisciplinari), fermo restando che l’oggetto sociale relativo all’attività libero-professionale deve essere esclusivo, che il medesimo professionista non può partecipare a più di una società e che la specifica prestazione deve essere resa da uno o più soci professionisti previamente indicati, sotto la propria personale responsabilità.

Su questo quadro normativo si è inserita la legge di stabilità 2012 (L. 183/2011) che, all’art. 10, ha disciplinato la costituzione di società tra professionisti, consentendo ai professionisti iscritti a ordini professionali di esercitare la professione in forma societaria o cooperativa (Titoli V e Vi del Libro quinto del co- dice civile) e, dunque, anche di assumere la forma di società di capitali.

Qualsiasi forma sia prescelta, la denominazione sociale sarà “società tra professionisti”, STP, che potrà svolgere anche diverse attività professionali (c.d. società multidisciplinare).

Per poter utilizzare la denominazione “società tra professionisti” la società deve prevedere nell’atto costitutivo i seguenti requisiti:

  1. esercizio in via esclusiva dell’attività professionale da parte dei soci;
  2. possono assumere la qualifica di socio soltanto i professionisti iscritti ad ordini, albi o collegi, nonché i cittadini di Stati membri dell’ue in possesso del titolo di studio abilitante all’esercizio della professione; sono peraltro ammessi soci non professionisti per lo svolgimento di prestazioni tecniche o per finalità di investimento;
  3. definizione di modalità tali da garantire che la sin- gola prestazione professionale sarà eseguita dai soci in possesso dei requisiti e che l’utente possa scegliere all’interno della società il professionista che dovrà seguirlo o, in mancanza di scelta, riceva preventiva comunicazione scritta del nominativo del professionista;
  4. definizione di modalità che garantiscano che il socio radiato dal proprio ordine professionale sia anche escluso dalla società.
    La disciplina relativa all’esecuzione dell’incarico conferito alla società da parte di soci in possesso dei requisiti, alla scelta del professionista da parte dell’utente, all’incompatibilità e al rispetto del regime disciplinare dell’ordine è dettata, in attuazione della legge, dal D.M. 34/2013.

Infine, la legge di stabilità 2012, pur abrogando la L. 1815/1939 sulle associazioni professionali, ha fatti salvi i modelli societari e associativi previgenti.
Per quanto riguarda, nello specifico, l’esercizio della professione di ingegnere, sulla scia di quanto in origine previsto dalla legge Merloni (L. 109/1994) e dalla c.d. Merloniter (L. 415/1998), il Codice de- gli appalti (art. 90, co. 2, lett. b), D.Lgs. 163/2006) ha consentito la costituzione di società di capitali e co- operative limitatamente allo svolgimento della professione in relazione agli appalti pubblici e, dunque, non nei rapporti con i privati.

Sulla base di questo quadro normativo, dunque, parte della giurisprudenza ha ritenuto che le società di ingegneria possano validamente operare nei rapporti con i privati solo a partire dal 1° gennaio 2013, ovvero dall’entrata in vigore della legge di stabilità 2012, dichiarando la nullità di tutti i contratti stipulati anteriormente in quanto conclusi in violazione di legge.

La costituzione di società di ingegneria

Secondo Cass. 22-3-2017, n. 7310, dalla seconda metà degli anni ‘70, con interventi di carattere settoriali (art. 13 L. 183/1976; art. 1 L. 92/1979; art. 11 L. 17/1981), il legislatore ha introdotto disposizioni che consentivano la costituzione di società di ingegneria – nelle due forme cosiddette del commercio e del consulting engineering – così parzialmente abrogando il divieto risalente all’art. 2 L. 1815/1939 di esercizio in forma anonima dell’attività ingegneristica.
in proposito la giurisprudenza, chiamata a giudicare su incarichi affidati in periodo antecedente al 1994, ha circoscritto la validità degli stessi all’ipotesi in cui l’apporto intellettuale dell’ingegnere sia uno dei vari fattori del più complesso risultato promesso, ma non per quella in cui l’attività oggetto del contratto tra committente e società consista, secondo l’accertamento del giudice di merito, in un’opera di progettazione di ingegneria civile interamente rientrante nell’attività professionale ti- pica dell’ingegnere e dell’architetto e non in un’attività preparatoria e accessoria rispetto all’indicata progettazione; conseguentemente è nullo il contratto che affida a una società l’esecuzione di incarichi rientranti in pie- no nell’ordinaria attività del libero professionista (Cass. 10872/1999, 10937/1999 e 24922/2007).
La tesi della liceità degli incarichi di progettazione tout court faceva perno, sin da allora, sull’evoluzione normativa della disciplina delle società di ingegneria, in particolare sulla legge n. 109 del 1994, di cui si assumeva la natura ricognitiva.
A parte l’ovvio rilievo dell’applicabilità della citata legge agli incarichi affidati successivamente alla sua entrata in vigore, la Cassazione rilevò che la L. 109/1994 poteva considerarsi ricognitiva unicamente della liceità della costituzione di società di ingegneria (sent. n. 10872/1999), altro essendo l’ambito di operatività con- sentito.
Veniamo alla disciplina introdotta a partire dal 1994. Con la L. 109/1994, art. 17, il legislatore ha individuato, tra i soggetti idonei a effettuare attività di progettazione, direzione dei lavori e accessorie nell’ambito dei “la- vori pubblici”, le società di ingegneria costituite in forma di società di persone o di cooperative tra professionisti iscritti negli appositi albi, o in forma di società di capita- li, e quindi con soci investitori non professionisti. Previsione ribadita, con minime varianti, dal D.Lgs. 163/2006, art. 90 (Codice dei contratti pubblici), e oggi dal D.Lgs. 50/2016, art. 46.
La normativa richiamata ha previsto, a partire appunto dal 1994, che le società di ingegneria possono costituirsi in forma di società di capitali ed eseguono studi di fattibilità, ricerche, consulenze, progettazioni e direzione lavori, valutazioni di congruità tecnico-economica o studi di impatto ambientale.
i requisiti di tipo organizzativo e tecnico di tali società, da possedere ai fini dell’affidamento di un incarico di progettazione da parte di una stazione appaltante, sono contenuti del d.P.R. 54/1999 (art. 53).
esse devono disporre di almeno un direttore tecnico che sia ingegnere o architetto o laureato in una disciplina tecnica attinente all’attività prevalente svolta dalla società e abilitato all’esercizio della professione da almeno 10 anni nonché iscritto, al momento dell’assunzione dell’incarico, al relativo albo professionale.

È agevole osservare che la disciplina sommariamente richiamata riguarda le società di ingegneria che operano nell’ambito del settore dei lavori pubblici.
La trasposizione dei principi ivi affermati fuori dal settore dei lavori pubblici sarebbe possibile in forza dell’ulteriore intervento del legislatore, attuato con la L. 266/1997, che all’art. 24, co. 1, ha abrogato espressa- mente il divieto risalente al 1939. Sarebbe stata così sancita la definitiva liberalizzazione delle attività professionali regolamentate e ciò avrebbe reso possibile, dal 1997 in avanti, lo svolgimento di tali attività anche in forma di società di capitali, sicché non poteva ritenersi precluso alle società di ingegneria già esistenti, costituite ai sensi della L. 109/1994, art. 17, di operare a tutti gli effetti e senza limitazioni anche nel mercato privato. La tesi trascura di considerare che la L. 266/1997, art. 24 prevedeva, al comma 2, l’emanazione di regolamento di fissazione dei requisiti per l’esercizio delle attività di cui alla L. 1815/1939, art. 1, e che tale decreto, come è noto, non fu emanato (ne dà atto anche Cass. S.u. 13144/2015).

La disciplina dell’esercizio in forma societaria delle professioni regolamentate nel sistema ordinistico è rimasta dunque senza attuazione – salvo interventi settoriali (Decreto Legislativo n. 96 del 2001 per la professione forense) – fino a quando il legislatore non è nuovamente intervenuto. Ciò è avvenuto con la L. n. 183 del 2011, articolo 10 (Legge di stabilità 2012), entrata in vigore il 1 gennaio 2012, con il quale il divieto risalente al 1939 è stato “nuovamente” abrogato (comma 11), ed è stata dettata la disciplina delle società costituite in forma di società di capitali per l’esercizio delle attività professionali regolamentate, con espressa salvezza (comma 9) dei modelli societari già vigenti, tra i quali si debbono annoverare quelli previ- sti dalla L. n. 109 del 1994, articolo 17 per le società di ingegneria. il legislatore del 2011 ha dunque riconosciuto la validità del modello previsto sin dal 1994 per le società di ingegneria nel settore pubblico, e da questo momento le società costituite ai sensi della L. n. 109 del 1994, articolo 17 sono abilitate a svolgere attività di progettazione anche nel mercato priva- to, tendenzialmente mantenendo lo statuto vigente. Così ricostruito il sistema, e tenuto conto che nell’ambito delle limitazioni previste dall’articolo 41 Cost., commi 2 e 3, l’esercizio delle professioni intellettuali è rimasto oggetto di speciale disciplina, sia pure con forme, modalità e limitazioni diverse nel tempo e nel vario regolamento delle singole professioni, l’operazione ermeneutica richiesta dalla ricorrente, il cui significato evidentemente trascende il caso in esame, si risolverebbe in una evidente forzatura del dato normativo, che dimostra appieno la difficoltà del percorso di affrancazione dell’ordinamento nazionale dalla tradizionale restrizione del mercato delle professioni ai soggetti giuridici, e in specie alle società di capitali. Si deve concludere, pertanto, che la società di ingegneria costituita in forma di società di capitali non potesse svolgere attività coincidente con quella riservata ai professionisti iscritti all’albo anche dopo il 1997, e che, di conseguenza, come affermato dalla Corte d’appello, i contratti di affidamento in oggetto sono nulli per con- trasto con l’articolo 2231 cod. civ.

Per risolvere il problema degli appalti privatistici conclusi dalle società di ingegneria prima del 2013, il comma 148 ha ricondotto all’entrata in vigore della L. 266/1997 la possibilità, per gli ingegneri, di svolgere la professione attraverso la costituzione di società di capitali (società per azioni, in accomandita per azioni e a responsabilità limitata) e società cooperative, facendo conseguentemente salvi i rapporti contrattuali già intercorsi.

Il comma 149 ha abrogato il comma 2 dell’art. 24 L. 266/1997, relativo alla necessità di un regolamento di esecuzione per la determinazione dei requisiti per l’esercizio delle attività in forma societaria.

Inoltre, il comma 148 richiede, per i contratti stipulati dalle medesime società dopo l’entrata in vigore della legge sulla concorrenza, che le medesime società stipulino una polizza di assicurazione per la copertura dei rischi derivanti dalla responsabilità civile conseguente allo svolgimento delle attività professionali dedotte in contratto e garantiscano che tali attività siano svolte da professionisti, nominativa- mente indicati, iscritti negli appositi albi previsti dai vigenti ordinamenti professionali.

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