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Incidenti, assicurazioni e risarcimenti: la L. 124/2017

13 ottobre 2018 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 13 ottobre 2018



Il risarcimento del danno non patrimoniale (art. 1, co. 17-19, L. 124/2017)

Il comma 17 dell’art. 1 L. 124/2017 ha sostituito l’art. 138 D.Lgs. 209/2005 (Codice delle assicurazioni private), con il quale si demanda a un apposito d.P.R. – da adottare entro 120 giorni dal 29-8-2017, data di entrata in vigore della L. 124/2017 – la predisposizione di una tabella unica su tutto il territorio della Repubblica:

— delle lesioni gravi, ossia delle menomazioni all’integrità psicofisica comprese tra 10 e 100 punti;

— del valore pecuniario da attribuire a ogni singolo punto di invalidità, comprensivo dei coefficienti di variazione corrispondenti all’età del soggetto leso.

Le finalità della tabella per le macrolesioni sono due:

— garantire il diritto delle vittime dei sinistri a un pieno risarcimento del danno non patrimoniale effettivamente subito;

— razionalizzare i costi gravanti sul sistema assicurativo e sui consumatori.

Il nuovo art. 138 prevede, quindi, un contemperamento tra il risarcimento del danno e l’esigenza di razionalizzare i costi gravanti sul sistema assicurativo e, quindi, sui consumatori. Si tratta di una rilevante novità normativa, poiché il diritto delle vittime dei sinistri automobilistici viene per la prima volta bilanciato dal legislatore con quello della sostenibilità dei costi assicurativi, sulla scia di quanto ha stabilito Corte cost. 235/2014 nel contesto delle lesioni di lieve entità: “l’interesse risarcitorio particolare del danneggiato deve comunque misurarsi con quello, generale e sociale, degli assicurati ad avere un livello accettabile e sostenibile dei premi assicurativi”.

I principi e i criteri che devono essere seguiti nella redazione della tabella devono tenere conto, inoltre, dei criteri valutativi del danno non patrimoniale ritenuti congrui dalla consolidata giurisprudenza di legittimità.

Il comma 19 ha sostituito l’art. 139 D.Lgs. 209/2005 prevedendo la predisposizione di una specifica tabella delle menomazioni all’integrità psicofisica comprese tra 1 e 9 punti di invalidità (tabella per le microlesioni) derivanti da sinistri conseguenti alla circolazione di veicoli a motore e natanti.

Nei casi in cui le menomazioni incidano in maniera rilevante su specifici aspetti dinamico-relazionali documentati e obiettivamente accertati (ovvero, limitatamente alle microlesioni, abbiano causato una sofferenza psico-fisica di particolare intensità), il giudice può aumentare l’ammontare del risarcimento con equo e motivato apprezzamento delle condizioni soggettive del danneggiato, entro un margine del 30% per le macrolesioni e del 20% per le microlesioni.

Occorre ricordare che la giurisprudenza ha elaborato tabelle risarcitorie del danno non patrimoniale che contemplano una liquidazione unitaria del danno (danno biologico e danno morale, con la garanzia di un livello minimo di personalizzazione) e sono considerate un efficace punto di riferimento per una equa valutazione monetaria del danno subito.

Cass. 12408/2011 ha definito le tabelle elaborate dal tribunale di Milano le più congrue, sia per il metodo di calcolo sia per i valori risarcitori, individuando in esse il parametro di riferimento per il risarcimento alla persona da applicarsi uniformemente sull’intero territorio nazionale: “poiché l’equità va intesa anche come parità di trattamento, la liquidazione del danno non patrimoniale alla persona da lesione dell’integrità psico-fisica presuppone l’adozione da parte di tutti i giudici di merito di parametri di valutazione uniformi che, in difetto di previsioni normative (come l’art. 139 del codice delle assicurazioni private, per le lesioni di lieve entità conseguenti alla sola circolazione dei veicoli a motore e dei natanti), vanno individuati in quelli tabellari elaborati presso il tribunale di Milano, da modularsi a seconda delle circostanze del caso concreto”.

I principi e criteri per la redazione della tabella unica nazionale individuati dal nuovo art. 138 D.Lgs. 209/2005 sono i seguenti:

— per danno biologico si intende la lesione temporanea o permanente all’integrità psico-fisica della persona suscettibile di accertamento medico- legale che esplica un’incidenza negativa sulle attività quotidiane e sugli aspetti dinamico-relazionali della vita del danneggiato, indipendentemente da eventuali ripercussioni sulla sua capacità di produrre reddito;

— la tabella dei valori economici deve fondarsi su un sistema a punto variabile in funzione dell’età e del grado di invalidità;

— il valore economico del punto è funzione crescente della percentuale di invalidità e l’incidenza della menomazione sugli aspetti dinamico- relazionali della vita del danneggiato cresce in modo più che proporzionale rispetto all’aumento percentuale assegnato ai postumi;

— il valore economico del punto è funzione decrescente dell’età del soggetto, sulla base delle tavole di mortalità elaborate dall’ISTAT, al tasso di rivalutazione pari all’interesse legale;

— al fine di considerare la componente del danno morale da lesione dell’integrità fisica, la quota corrispondente al danno biologico è incrementata in via percentuale e progressiva per punto, individuando la percentuale di aumento di tali valori per la personalizzazione complessiva della liquidazione. Il legislatore ha quindi elevato a criterio di calcolo il sistema empirico che compone la “tabella milanese”;

— il danno biologico temporaneo inferiore al 100% è determinato in misura corrispondente alla percentuale di inabilità riconosciuta per ciascun giorno.

Qualora la menomazione accertata incida in maniera rilevante su specifici aspetti dinamico-relazionali documentati e obiettivamente accertati, l’ammontare del risarcimento del danno può essere aumentato dal giudice, con equo e motivato apprezzamento delle condizioni soggettive del danneggiato, fino al 30%.

L’ammontare complessivo del risarcimento è esaustivo del risarcimento del danno conseguente alle lesioni fisiche (art. 138, co. 4). È chiaro l’intento del legislatore di rendere la futura tabella l’unico strumento di risarcimento del danno da lesione del bene salute connesso alla circolazione stradale. Si tratta di un aspetto che presenta elementi di criticità, poiché la costruzione giurisprudenziale della tutela della salute, specie se riguardante gravi compromissioni della salute e della libertà individuale (si pensi alle lesioni massimali con privazione delle principali funzioni vitali ed esistenziali della vittima), mal si presta a essere compressa in formule normative rigide.

Gli importi stabiliti nella tabella unica nazionale sono aggiornati annualmente con decreto del Ministro dello sviluppo economico, in misura corrispondente alla variazione dell’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati accertata dall’ISTAT.

Si ricorda che la Camera dei deputati il 21-3-2017 ha approvato una proposta di legge (A.S. 2755) diretta a predeterminare i criteri per la liquidazione del danno non patrimoniale.

La proposta, che non interviene sulla disciplina contenuta nel Codice delle assicurazioni private, stabilisce che tanto il danno non patrimoniale derivante dalla lesione temporanea o permanente dell’integrità psico-fisica, quanto il danno non patrimoniale derivante dalla perdita del rapporto di tipo familiare, devono essere liquidati dal giudice, con valutazione equitativa, sulla base delle tabelle allegate alle disposizioni di attuazione del codice civile. Si tratta delle tabelle elaborate dall’Osservatorio sulla giustizia civile di Milano.

In base alla proposta di legge, il giudice può, tenuto conto delle condizioni soggettive del danneggiato, aumentare l’ammontare della liquidazione fino al 50% dovendo motivare la propria decisione.

Con decreto del Ministro della salute i valori di liquidazione del danno stabiliti dalle tabelle dovranno essere aggiornati ogni anno, in misura corrispondente alle variazioni degli indici ISTAT dei prezzi al consumo.

L’art. 1, co. 18 prevede che la tabella unica per le macrolesioni predisposta ai sensi della normativa in esame si applicherà ai sinistri e agli eventi verificatisi successivamente alla data di entrata in vigore del D.P.R. che la approverà.

Le lesioni di lieve entità

Il comma 19 ha sostituito l’art. 139 D.Lgs. 209/2005, prevedendo la predisposizione di una specifica tabella delle menomazioni all’integrità psicofisica comprese tra 1 e 9 punti di invalidità (microlesioni) derivanti da sinistri conseguenti alla circolazione di veicoli a motore e natanti.

Con la modifica in esame il valore del primo punto è stato fissato a 795,91 euro. Peraltro, questo dato è già stato superato dal D.M. 17-7-2017, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 196 del 23-8-2017 successivamente alla pubblicazione della legge sulla concorrenza. Il D.M., infatti, ha rideterminato gli importi indicati nel comma 1 dell’art. 139 nei seguenti termini: il punto base per l’1% di postumi permanenti di danno biologico è stato aumentato a 803,79 euro, mentre il valore giornaliero per l’invalidità temporanea assoluta è stato portato a 46,88 euro rispetto ai 39,37 euro previsti dall’art. 139, lett. b).

Il nuovo testo, oltre a definire il danno biologico, stabilisce che le lesioni di lieve entità insuscettibili di accertamento clinico strumentale non possono dar luogo a risarcimento per danno biologico permanente.

Tuttavia, con riferimento alle lesioni quali le cicatrici, oggettivamente riscontrabili senza l’ausilio di strumentazione, è ammesso un esame visivo ai fini della loro risarcibilità come danno biologico permanente.

Qualora la menomazione accertata incida in maniera rilevante su specifici aspetti dinamico-relazionali documentati e obiettivamente accertati ovvero causi o abbia causato una sofferenza psico-fisica di particolare intensità, l’ammontare del risarcimento del danno, calcolato secondo quanto previsto dalla tabella, può essere aumentato dal giudice, con equo e motivato apprezzamento delle condizioni soggettive del danneggiato, fino al 20%.

L’Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM), nella segnalazione inviata il 4-7-2014 al Parlamento e al Governo per la predisposizione del disegno di legge in esame, aveva ritenuto non più rinviabile l’adozione della tabella unica, a livello nazionale, per l’attribuzione del valore alle menomazioni di non lieve entità di cui all’art. 138 D.Lgs. 209/2005.

Si ricorda altresì che Corte giust. 23-1-2014, causa C-371/12, ha confermato la validità degli attuali limiti previsti in Italia per le lesioni lievi (micropermanenti).

Il principio di fondo stabilito dalla Corte è che le normative nazionali possono limitare in qualche modo i risarcimenti, materia regolata da direttive europee.

Una limitazione che l’Italia prevede nel Codice delle assicurazioni per tutti i casi di danni a persona, ma finora ha attuato solo sul danno biologico dovuto a lesioni di lieve entità (fino a nove punti di invalidità permanente).

La Corte ha rilevato che non risulta che la normativa italiana preveda importi non conformi al minimo stabilito dalla normativa dell’Unione.

Da tale sentenza si ricava che il diritto dell’Unione europea consente una legislazione nazionale che, nell’ambito di un particolare sistema di risarcimento dei danni morali derivanti da lesioni di lieve entità causate da sinistri stradali, limiti il risarcimento di tali danni rispetto a quanto ammesso in caso di danni identici risultanti da altre cause.

La Corte costituzionale e la quantificazione del danno biologico per lesioni di lieve entità La L. 124/2017, nell’ampliare la portata dell’art. 139, ha recepito le indicazioni contenute nelle decisioni della Corte costituzionale, che hanno salvato la norma dalle 77 censure di incostituzionalità. In particolare, Corte cost. 235/2014 ha dichiarato legittime le soglie ridotte per i risarcimenti a chi subisce lesioni lievi in un incidente stradale:

Anche in relazione all’ulteriore profilo del “limite” all’integrale risarcimento del danno alla persona — che i giudici a quibus addebitano alla norma impugnata di avere illegittimamente introdotto in materia di microlesioni da sinistro stradale — la questione, in relazione ai medesimi parametri di cui sopra, non è fondata.

Questa corte (nella occasione, in particolare, della denunciata previsione di limiti alla responsabilità del vettore aereo in tema di trasporto di persone) ha già chiarito come non si configuri un’ipotesi di illegittimità costituzionale per lesione del diritto inviolabile all’integrità della persona se la disciplina in contestazione sia volta a comporre le esigenze del danneggiato con altro valore di rilievo costituzionale, come, in quel caso, il valore dell’iniziativa economica privata connesso all’attività del vettore (sent. n. 132 del 1985).

A sua volta, la Corte di cassazione, con la sentenza n. 26972 del 2008, ha puntualizzato come il bilanciamento tra i diritti inviolabili della persona e il dovere di solidarietà (di cui, rispettivamente, al 1° e 2° comma dell’art. 2 Cost.) comporti che non sia risarcibile il danno per lesione di quei diritti che non superi il “livello di tollerabilità” che “ogni persona inserita nel complesso contesto sociale … deve accettare in virtù del dovere di tolleranza che la convivenza impone”.

Al bilanciamento — che doverosamente va operato tra i valori assunti come fondamentali dalla nostra Costituzione ai fini della rispettiva, complessiva, loro tutela — non si sottraggono neppure i diritti della persona consacrati in precetti della normativa europea — ove questi vengano, come nella specie, in rilievo come parametri del giudizio di costituzionalità, per interposizione ex art. 117, 1° comma, Cost. — poiché, come pure già precisato, “a differenza della Cedu, questa corte … opera una valutazione sistemica e non isolata dei valori coinvolti dalle norme di volta in volta scrutinate” (sent. 264 del 2012).

Il controllo di costituzionalità del meccanismo tabellare di risarcimento del danno biologico introdotto dal censurato art. 139 cod. assicurazioni — per il profilo del prospettato vulnus al diritto all’integralità del risarcimento del danno alla persona — va, quindi, condotto non già assumendo quel diritto come valore assoluto e intangibile, bensì verificando la ragionevolezza del suo bilanciamento con altri valori, che sia eventualmente alla base della disciplina censurata.

Orbene, in un sistema, come quello vigente, di responsabilità civile per la circolazione dei veicoli obbligatoriamente assicurata — in cui le compagnie assicuratrici, concorrendo ex lege al fondo di garanzia per le vittime della strada, perseguono anche fini solidaristici, e nel quale l’interesse risarcitorio particolare del danneggiato deve comunque misurarsi con quello, generale e sociale, degli assicurati ad avere un livello accettabile e sostenibile dei premi assicurativi — la disciplina in esame, che si propone il contemperamento di tali contrapposti interessi, supera certamente il vaglio di ragionevolezza.

Infatti, l’introdotto meccanismo standard di quantificazione del danno — attinente al solo specifico e limitato settore delle lesioni di lieve entità e coerentemente riferito alle conseguenze pregiudizievoli registrate dalla scienza medica in relazione ai primi (nove) gradi della tabella — lascia, comunque, spazio al giudice per personalizzare l’importo risarcitorio, risultante dalla applicazione delle suddette predisposte tabelle, eventualmente maggiorandolo fino ad un quinto, in considerazione delle condizioni soggettive del danneggiato.

Del resto, sulla base di analoghe considerazioni, anche la Corte di giustizia dell’Unione europea, adita con rinvio pregiudiziale dallo stesso Tribunale di Tivoli, odierno rimettente, nella sentenza 23 gennaio 2014, in causa C-371/12, ha escluso la prospettata incompatibilità dell’art. 139 cod. assicurazioni con le direttive europee”.

Novità in materia di assicurazione r.c. auto

Il nuovo art. 132 D.Lgs. 209/2005 disciplina l’obbligo a contrarre da parte delle imprese di assicurazione relativamente all’assicurazione obbligatoria per ogni rischio derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti (RC Auto).

Rispetto alla formulazione previgente, la norma precisa che se dalla verifica dei dati risultanti dall’attestato di rischio, dell’identità del contraente o dell’intestatario del veicolo – se persona diversa – risultano informazioni non corrette o non veritiere, le imprese di assicurazione non sono tenute ad accettare le proposte loro presentate.

In caso di mancata accettazione della proposta le imprese devono ricalcolare il premio e inviare un nuovo preventivo al potenziale contraente.

In caso di violazione o di elusione dell’obbligo di contrarre, l’IVASS irroga le sanzioni di cui all’art. 314 D.Lgs. 209/2005 (da 2.500 a 15.000 euro).

Si ricorda che, secondo la Corte di giustizia Ue, sent. 28-4-2009, causa C-518/06, “la normativa italiana che prevede l’obbligo di contrarre l’assicurazione r.c.a. per tutte le imprese di assicurazioni, comprese quelle con sede centrale in un altro Stato membro, ma operanti in Italia nel quadro della libertà di stabilimento o della libera prestazione di servizi, è compatibile con gli art. 43 e 49 del Trattato Ce”.

In particolare, la Corte ha affermato che l’imposizione dell’obbligo di contrarre è una restrizione a talune delle libertà fondamentali previste dal trattato giustificata da esigenze di protezione delle vittime degli incidenti stradali.

Sono stati introdotti, inoltre, i nuovi artt. 132bis (Obblighi informativi degli intermediari) e 132ter (Sconti obbligatori).

L’art. 132bis prescrive l’obbligo per gli intermediari, prima della sottoscrizione di un contratto RC auto, di informare il consumatore in modo corretto, trasparente ed esaustivo sui premi offerti da tutte le imprese

di cui sono mandatari relativamente al contratto-base.

Gli intermediari devono fornire l’indicazione dei premi offerti dalle imprese di assicurazione mediante collegamento telematico al preventivatore: esso sarà consultabile sui siti internet dell’IVASS e del MISE (Ministero dello sviluppo economico), senza obbligo di rilascio di supporti cartacei.

Il contratto stipulato in assenza della dichiarazione di avvenuta ricezione di informazioni è affetto da nullità, rilevabile solo in favore dell’assicurato.

L’art. 132ter prevede, inoltre, che se il consumatore accetta una o più condizioni determinate dalla legge, ha diritto a uno sconto sul prezzo della polizza che non può essere inferiore a una percentuale determinata dall’IVASS. In particolare danno luogo allo sconto:

— l’ispezione del veicolo;

— l’installazione della scatola nera (meccanismo elettronico che registra l’attività del veicolo) o di altri dispositivi individuati con decreto ministeriale;

— l’installazione (o comunque la presenza) del meccanismo che impedisce l’avvio del motore per elevato tasso alcolico.

L’IVASS dovrà definire, con proprio regolamento, i criteri e le modalità nell’ambito dei processi di costruzione della tariffa e di ricalcolo del premio per la determinazione da parte delle imprese di assicurazione dello sconto.

Lo stesso Istituto dovrà definire i criteri e le modalità per la determinazione, da parte delle imprese di assicurazione, di uno sconto aggiuntivo e significativo da applicare ai soggetti residenti nelle province a maggiore tasso di sinistrosità e con premio medio più elevato (individuate dall’IVASS con cadenza almeno biennale) che non abbiano provocato sinistri con responsabilità esclusiva o principale o paritaria negli ultimi quattro anni e che abbiano installato o installino la scatola nera.

Anche in questo caso lo sconto deve essere dettagliato nel preventivo e nel contratto.

L’IVASS vigila sull’applicazione delle nuove norme e, in caso di violazioni, applica le sanzioni amministrative pecuniarie.

Quanto alla scatola nera (o ulteriori dispositivi) e al meccanismo che impedisce l’avvio del motore per elevato tasso alcolemico, i costi di installazione, disinstallazione, spese di funzionamento, sostituzione e portabilità sono a carico dell’impresa.

È prevista un’ulteriore ipotesi di sconto significativo sul prezzo della polizza nel caso in cui l’assicurato contragga più polizze sottoscrivendo una clausola di guida esclusiva.

Il nuovo art. 133 D.Lgs. 209/2005 stabilisce che, nel caso di contratti con clausola bonus-malus, la variazione del premio in aumento o in diminuzione rispetto alla tariffa in vigore applicata dall’impresa debba essere indicata, in valore assoluto e in percentuale, nel prevenivo del nuovo contratto o del rinnovo.

Il bonus malus

È opportuno ricordare che il bonus malus è un tipo di clausola contenuta nei contratti di assicurazione r.c. auto che prevede l’aumento o la diminuzione del premio applicato all’atto della stipulazione in relazione al verificarsi o meno di sinistri in un dato periodo di tempo.

La variazione in peius opera esclusivamente nel caso in cui sussista la prova della responsabilità dell’assicurato per un danno risarcibile a terzi.

Pertanto, qualora la compagnia assicuratrice abbia ricevuto una richiesta di risarcimento di un danno asseritamente causato da un suo assicurato, e quest’ultimo ne contesti tempestivamente l’esistenza (trasmettendo denuncia cautelativa ai sensi dell’art. 1913, co. 1, c.c.) al fine di evitare il maggiore onere economico, grava sull’impresa assicuratrice che ritenga, invece, opportuno stipulare una transazione con il terzo, ignorando o considerando infondata l’opposizione dell’assicurato, fornire la prova dell’esistenza delle condizioni al cui verificarsi opera la variazione in aumento del premio, in applicazione della clausola anzidetta, e dunque la prova di aver agito con la diligenza del buon padre di famiglia nell’accertamento del danno, in relazione all’art. 1218 c.c., e nella tutela degli interessi del proprio assicurato, in relazione all’art. 1375 c.c.

Ne segue che, a fronte dell’espressa contestazione, da parte dell’assicurato, della verificazione del sinistro oggetto di richiesta risarcitoria proveniente da un terzo, il risarcimento del danno corrisposto dalla società assicuratrice direttamente al presunto danneggiato, sul presupposto meramente assiomatico della principale responsabilità del proprio assicurato nella causazione del sinistro, omettendo di svolgere qualsiasi valutazione sulla fondatezza e sulla serietà degli elementi circostanziali forniti in contrario dall’assicurato, gravandolo automaticamente dell’aumento del premio conseguente all’attestazione della “classe di rischio” superiore, integra una palese e grave violazione degli obblighi contrattuali, in quanto il pagamento effettuato dall’assicuratore al terzo produce effetti giuridici pregiudizievoli sul patrimonio dell’assicurato, esponendolo a una maggiorazione del premio altrimenti non dovuta.

Logico corollario di tale premessa è l’assenza di alcun onere probatorio gravante sull’assicurato che abbia agito in giudizio allegando lo scorretto adempimento, da parte della società assicurativa, degli obblighi contrattuali di gestione del sinistro, per aver provveduto a liquidare il danno disinteressandosi delle circostanziate contestazioni di inesistenza del sinistro tempestivamente comunicate dal proprio assicurato (Cass. 18603/2016).

Le imprese di assicurazione non possono differenziare la progressione e l’attribuzione delle classi di merito interne in funzione della durata del rapporto contrattuale tra l’assicurato e la medesima impresa.

In caso di sinistri con soli danni a cose, al fine di evitare i cd. “testimoni di comodo” sono stati introdotti tre nuovi commi nell’art. 135 D.Lgs. 209/2005.

Il nuovo comma 3bis prescrive che l’identificazione di eventuali testimoni sul luogo di accadimento dell’incidente:

– deve risultare dalla denuncia di sinistro o, comunque, dal primo atto formale del danneggiato nei confronti dell’impresa o, in mancanza;

– deve essere richiesta dall’impresa assicurativa con espresso avviso all’assicurato delle conseguenze processuali della mancata risposta. In tal caso, la parte che riceve la richiesta deve comunicare i nominativi dei testimoni a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento, da inviarsi nel termine di sessanta giorni.

L’impresa di assicurazione deve procedere, a sua volta, all’individuazione e alla comunicazione di ulteriori testimoni entro il termine di 60 giorni.

Fatte salve le risultanze contenute nei verbali delle autorità di polizia intervenute sul luogo dell’incidente, l’identificazione dei testimoni avvenuta in un momento successivo comporta l’inammissibilità della prova testimoniale addotta.

Resta salva la possibilità, per il giudice, di disporre l’audizione di testimoni che non siano stati indicati nel rispetto delle modalità suindicate (art. 135, co. 3bis), nei casi in cui sia comprovata l’oggettiva impossibilità della loro tempestiva identificazione.

Il giudice, anche su segnalazione delle parti (che, a tale fine, possono richiedere i dati all’IVASS), deve trasmettere un’informativa alla procura della Repubblica in relazione alla ricorrenza dei medesimi nominativi di testimoni presenti in più di tre sinistri negli ultimi cinque anni registrati nella banca-dati dei sinistri (art. 135, co. 3quater, D.Lgs. 209/2005).

Questa disposizione non si applica, ovviamente, agli ufficiali e agli agenti delle autorità di polizia che sono chiamati a testimoniare.

In ordine al valore probatorio delle “scatole nere” e di altri dispositivi elettronici, il nuovo art. 145bis attribuisce piena prova nei procedimenti civili alle risultanze della scatola nera conforme alle caratteristiche tecniche e funzionali, salvo che la parte contro la quale sono state prodotte dimostri il mancato funzionamento o la manomissione del dispositivo.

Le risultanze delle scatole nere devono essere rese fruibili alle parti.

Deve, inoltre, essere garantita la portabilità delle scatole nere nel caso di passaggio a una diversa compagnia assicurativa.

Le imprese assicurative:

— devono trattare i dati raccolti con le scatole nere nel rispetto della normativa sulla privacy;

— non possono utilizzare tali dati per finalità diverse da quelle strettamente legate alla gestione del sinistro.

In caso di manomissione della scatola nera l’assicurato perde la riduzione del premio ed è sottoposto alle eventuali sanzioni penali.

Ulteriori misure di contrasto delle frodi assicurative sono contenute nel nuovo art. 148 D.Lgs. 209/2005, che estende i casi nei quali, sussistendo elementi che siano sintomo di frode, si applica una specifica procedura che consente all’impresa di assicurazioni di non presentare offerta di risarcimento.

In particolare, il nuovo comma 2bis dell’art. 148 prevede che:

— gli elementi sintomi di frode si possono ricavare dall’archivio informatico integrato dell’IVASS (in luogo della banca-dati sinistri, previsto dalla previgente formulazione);

— l’azione in giudizio per il risarcimento dei danni è proponibile solo dopo la ricezione delle determinazioni conclusive dell’impresa o, in sua mancanza, allo spirare del termine di sessanta giorni di sospensione della procedura;

— rimane salvo il diritto del danneggiato di ottenere l’accesso agli atti nei termini previsti dall’art. 146 (sessanta giorni dalla richiesta scritta dei contraenti e dei danneggiati di accesso agli atti a conclusione dei procedimenti di valutazione, constatazione e liquidazione dei danni che li riguardano), salvo il caso di presentazione di querela o denuncia.

È stato integrato anche l’art. 201 Cod. strada: laddove sia rilevata la violazione per mezzo di appositi dispositivi o apparecchiature di rilevamento, non è necessaria la presenza degli organi di polizia stradale se l’accertamento avviene mediante dispositivi o apparecchiature che sono stati omologati ovvero approvati per il funzionamento in modo completamente automatico.

Infine, il nuovo art. 149bis D.Lgs. 209/2005, rubricato “Trasparenza delle procedure di risarcimento”, disciplina le modalità del risarcimento nei casi di cessione del credito.

In caso di cessione del credito, la somma da corrispondere a titolo di rimborso è versata a fronte di presentazione della fattura emessa dall’impresa di autoriparazione che ha eseguito le riparazioni.

Il comma 1 bis dell’art. 170 bis estende il principio della durata annuale del contratto RC auto e del divieto di rinnovo tacito, a richiesta dell’assicurato, ai contratti stipulati per i rischi accessori (ad es., incendio e furto), nel caso in cui la polizza accessoria sia stata stipulata in abbinamento a quella per r.c. auto (con lo stesso contratto o con un contratto stipulato contestualmente).

Con la modifica in esame si è allineata la durata delle assicurazioni per i rischi accessori alla polizza per l’assicurazione r.c. auto principale.


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